E poi arrivò la tempesta.
E fu come se non avessi mai visto la pioggia.
Come se non avessi mai visto un temporale.
Come se non avessi mai visto la forza distruttrice della natura.
E poi arrivò la tempesta.
E il vento dal quale mi lasciavo attraversare si oppose
e cercò di abbattere ogni muscolo, ogni volontà,
lasciandomi senza forze e senza voce.
Sono sola come dice Quasimodo?
Sono un'isola ?
Sono esanime, con il cuore a pezzi e l'animo in tintoria.
*******************************************************************************
Quattro by pass coronarici d'urgenza a mio padre.
Ecco il bottino spiccio dei giorni d'assenza.
Visualizzazione post con etichetta Paura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paura. Mostra tutti i post
6.5.15
26.11.14
Quando manca l'aria,
quando proprio manca,
se riesco ad accorgermene in tempo, giusto quell'attimo prima che parta anche la mancanza di terra sotto i piedi,
e se ho la fortuna che questo capiti in inverno,
respiro aria gelata.
Metto fuori la testa dalla finestra e respiro a pieni polmoni aria gelata.
Allora tutto si congela
per quella frazione di secondo sufficiente a resettare il cervello,
a rilassare le membra,
a proseguire come niente fosse.
Aria gelata.
quando proprio manca,
se riesco ad accorgermene in tempo, giusto quell'attimo prima che parta anche la mancanza di terra sotto i piedi,
e se ho la fortuna che questo capiti in inverno,
respiro aria gelata.
Metto fuori la testa dalla finestra e respiro a pieni polmoni aria gelata.
Allora tutto si congela
per quella frazione di secondo sufficiente a resettare il cervello,
a rilassare le membra,
a proseguire come niente fosse.
Aria gelata.
22.10.12
Di Felix, di Orsetta e di sentimenti vari
Sono settimane piene di ogni sorta di sentimenti.
Mi ronzano nel cervello a velocità supersonica e non riesco proprio a sbobinarli.
Come spiegare quello che ho provato vedendo Felix Baumgartner in diretta tv: per chi non l’avesse visto, è quel pazzo sponsorizzato dalla Red Bull & Co. per lanciarsi dalla stratosfera; un’emozione fortissima provata per uno che, a dirla tutta, rischiava la vita per una cosa “stupida”.
Come spiegare l’emozione dolce, duratura e che stordisce, nel guardare i primi “lavoretti” dell’asilo nido dell’Orsetta-cuore-di mamma.
Come spiegare l’emozione silenziosa per la notizia di una perdita. Perché io le amo tutte le mie cancer bloggers e spero di leggerle per i decenni a venire, ma c’è anche la dura realtà di chi non ce la fa, di chi dura a dir tanto tre mesi dalla diagnosi e non riesce neppure a scoprire cosa sia la “blog terapy”. E’ un lutto che mi colpisce come una retta parallela, indirettamente (se preferite), ma che lo stesso mi ha fatto pensare per giorni, perché quando ad andarsene è un genitore, anche se i figli sono grandi, è pur sempre un genitore. E solo adesso che sono madre, mi rendo conto che le parole “se tu continui a vivere lo porterai dentro di te, perché tu sei così anche grazie a lei” sono come acqua su una ferita infetta: non lavano niente, non medicano neppure. Perché quel cordone ombelicale che ci lega alle nostre madri, ai nostri padri, quel cordone che è stato reciso per la prima volta alla nascita e che più volte è stato reciso nella vita (quando abbiamo imparato a camminare, a vestirci da soli, quando abbiamo cominciato a scegliere come vivere, a vivere fuori di casa etc..) in realtà si riformava ancora e ancora, in un’invisibile legame inscindibile neppure dopo la morte.
E’ stato come un deserto.
Come guardare Gerusalemme dal muretto del Dominus Flevit.
Silenziosamente assordante.
Lo so, ci sono le fasi del lutto, piano piano poi ci si convive con il dolore e tutto il resto, ognuno con i suoi tempi, come spiegava bene il libro consigliato dalla Wide, ma penso che in fondo la sensazione costante sia un po’ quella di Baumgartner: un lancio nel vuoto nel quale mi hanno detto che ho assolute probabilità di arrivare alla fine sano e salvo, ma nel quale ci sono io e non loro.
Di certo è che il lancio, prima o poi, finisce.
E lui, nonostante i rischi corsi, è atterrato sano e salvo.
Mi ronzano nel cervello a velocità supersonica e non riesco proprio a sbobinarli.
Come spiegare quello che ho provato vedendo Felix Baumgartner in diretta tv: per chi non l’avesse visto, è quel pazzo sponsorizzato dalla Red Bull & Co. per lanciarsi dalla stratosfera; un’emozione fortissima provata per uno che, a dirla tutta, rischiava la vita per una cosa “stupida”.
Come spiegare l’emozione dolce, duratura e che stordisce, nel guardare i primi “lavoretti” dell’asilo nido dell’Orsetta-cuore-di mamma.
Come spiegare l’emozione silenziosa per la notizia di una perdita. Perché io le amo tutte le mie cancer bloggers e spero di leggerle per i decenni a venire, ma c’è anche la dura realtà di chi non ce la fa, di chi dura a dir tanto tre mesi dalla diagnosi e non riesce neppure a scoprire cosa sia la “blog terapy”. E’ un lutto che mi colpisce come una retta parallela, indirettamente (se preferite), ma che lo stesso mi ha fatto pensare per giorni, perché quando ad andarsene è un genitore, anche se i figli sono grandi, è pur sempre un genitore. E solo adesso che sono madre, mi rendo conto che le parole “se tu continui a vivere lo porterai dentro di te, perché tu sei così anche grazie a lei” sono come acqua su una ferita infetta: non lavano niente, non medicano neppure. Perché quel cordone ombelicale che ci lega alle nostre madri, ai nostri padri, quel cordone che è stato reciso per la prima volta alla nascita e che più volte è stato reciso nella vita (quando abbiamo imparato a camminare, a vestirci da soli, quando abbiamo cominciato a scegliere come vivere, a vivere fuori di casa etc..) in realtà si riformava ancora e ancora, in un’invisibile legame inscindibile neppure dopo la morte.
E’ stato come un deserto.
Come guardare Gerusalemme dal muretto del Dominus Flevit.
Silenziosamente assordante.
Lo so, ci sono le fasi del lutto, piano piano poi ci si convive con il dolore e tutto il resto, ognuno con i suoi tempi, come spiegava bene il libro consigliato dalla Wide, ma penso che in fondo la sensazione costante sia un po’ quella di Baumgartner: un lancio nel vuoto nel quale mi hanno detto che ho assolute probabilità di arrivare alla fine sano e salvo, ma nel quale ci sono io e non loro.
Di certo è che il lancio, prima o poi, finisce.
E lui, nonostante i rischi corsi, è atterrato sano e salvo.
2.10.12
basta un niente
Basta un niente per crollare.
Uno ha per la testa il marito e la figlia, il lavoro, il bucato, i vestiti da preparare per il giorno dopo che la sveglia suona alle 05:52, cosa cucinerà per cena.
Insomma, uno ha per la testa tutto, tranne il proprio trascorso ospedaliero.
Anche perchè sono passati 5 mesi.
Anche perchè fisicamente ci si sente abbastanza in forma.
Anche perchè "panta rei" e tutto scorre e il passato scivola in secondo piano.
Poi basta un niente
nella fattispecie infilare le mie adorate calze antiscivolo di cashmire color ottanio con i cuoricini sotto i piedi
e basta un piccolo gesto
nella fattispecie camminare solo con le calze antiscivolo sul pavimento di ceramica del bagno
per rimanere bloccati
terrorizzati
nel ricordo.
Quelle calze le indossavo in ospedale, con una bella coperta di lana sopra il lenzuolo e il copriletto, quando fuori la gente era già in maniche corte per l'eccessivo caldo fuori stagione.
Quelle calze le indossavo anche il giorno che ho fatto la mia prima colonscopia, con l'intestino pieno di ulcere, senza anestesia "perchè tanto è una rettoscopia" (invece, trovando "campo libero", si è trasformata in colonscopia ).
Le indossavo proprio quel mattino, quando prima dell'esame, aiutata dall'infermiera dolcissima, sono andata nel bagno della stanza delle colon e non avevo le ciabatte e ricordo perfettamente la sensazione della ceramica fredda sotto i piedi.
Sensazione di freddo che mi è rimasta addosso anche con le urla e il dolore per l'esame.
Amo troppo queste stupide calze color ottanio per buttarle via.
Ma sto facendo una fatica incredibile a scindere da loro questo orribile e paralizzante ricordo.
Uno ha per la testa il marito e la figlia, il lavoro, il bucato, i vestiti da preparare per il giorno dopo che la sveglia suona alle 05:52, cosa cucinerà per cena.
Insomma, uno ha per la testa tutto, tranne il proprio trascorso ospedaliero.
Anche perchè sono passati 5 mesi.
Anche perchè fisicamente ci si sente abbastanza in forma.
Anche perchè "panta rei" e tutto scorre e il passato scivola in secondo piano.
Poi basta un niente
nella fattispecie infilare le mie adorate calze antiscivolo di cashmire color ottanio con i cuoricini sotto i piedi
e basta un piccolo gesto
nella fattispecie camminare solo con le calze antiscivolo sul pavimento di ceramica del bagno
per rimanere bloccati
terrorizzati
nel ricordo.
Quelle calze le indossavo in ospedale, con una bella coperta di lana sopra il lenzuolo e il copriletto, quando fuori la gente era già in maniche corte per l'eccessivo caldo fuori stagione.
Quelle calze le indossavo anche il giorno che ho fatto la mia prima colonscopia, con l'intestino pieno di ulcere, senza anestesia "perchè tanto è una rettoscopia" (invece, trovando "campo libero", si è trasformata in colonscopia ).
Le indossavo proprio quel mattino, quando prima dell'esame, aiutata dall'infermiera dolcissima, sono andata nel bagno della stanza delle colon e non avevo le ciabatte e ricordo perfettamente la sensazione della ceramica fredda sotto i piedi.
Sensazione di freddo che mi è rimasta addosso anche con le urla e il dolore per l'esame.
Amo troppo queste stupide calze color ottanio per buttarle via.
Ma sto facendo una fatica incredibile a scindere da loro questo orribile e paralizzante ricordo.
29.5.12
Terremoto
h 9.00
no, cioè, adesso anche basta eh...
Epicentro a Modena se ho capito giusto.
Ecco, ho amici a Trieste, a Brescia, a Canelli e io sono in Brianza e s'è sentito fin troppo bene!
Un'esplosione a raggiera.
Zia Cris, ti penso tanto...
no, cioè, adesso anche basta eh...
Epicentro a Modena se ho capito giusto.
Ecco, ho amici a Trieste, a Brescia, a Canelli e io sono in Brianza e s'è sentito fin troppo bene!
Un'esplosione a raggiera.
Zia Cris, ti penso tanto...
18.5.10
Under a glass moon
Quando ti accorgi che
- non ci sono cavoli -
non sei proprio in grado di vivere alla giornata
e hai un fisiologico bisogno di tabelle e scadenze
tutto,
intorno,
scricchiola un pò.
- non ci sono cavoli -
non sei proprio in grado di vivere alla giornata
e hai un fisiologico bisogno di tabelle e scadenze
tutto,
intorno,
scricchiola un pò.
9.3.09
Sono giornate un pò così.
La felicità è isolata fuori, lontana dal luogo di lavoro.
Per la prima volta in vita mia, mi chiedo con timore che ne sarà del mio futuro e non so dare una risposta.
Dormo la notte solo perchè ho Orso, che come una grande spugna lava via tutti i miei neripensieri.
Voglia di ripresa.
La felicità è isolata fuori, lontana dal luogo di lavoro.
Per la prima volta in vita mia, mi chiedo con timore che ne sarà del mio futuro e non so dare una risposta.
Dormo la notte solo perchè ho Orso, che come una grande spugna lava via tutti i miei neripensieri.
Voglia di ripresa.
13.9.07
di canzoni che "ci arrivo, ma non mi sento all'altezza"
Sono quattro notti che faccio lo stesso incubo:
sono in piedi davanti al microfono, con le mie decoltè bronzo-oro e il vestito svolazzante, con lo spartito in mano e...
Sbaglio:
prendo una stecca,
non prendo la nota corretta,
mi si rompe improvvisamente il tacco sul passaggio più difficile,
il resto del coro mi guarda e ride (di me),
si rompono improvvisamente 3 corde su 6 ad entrambe le chitarre...
e non è ancora finita: temo che nelle prossime notti la lista degli eventi inquietanti continuerà ad aumentare.
NonsonoaffattoTosca,
e sento quanto mai il paragone a pesare sulle spalle.
sono in piedi davanti al microfono, con le mie decoltè bronzo-oro e il vestito svolazzante, con lo spartito in mano e...
Sbaglio:
prendo una stecca,
non prendo la nota corretta,
mi si rompe improvvisamente il tacco sul passaggio più difficile,
il resto del coro mi guarda e ride (di me),
si rompono improvvisamente 3 corde su 6 ad entrambe le chitarre...
e non è ancora finita: temo che nelle prossime notti la lista degli eventi inquietanti continuerà ad aumentare.
NonsonoaffattoTosca,
e sento quanto mai il paragone a pesare sulle spalle.
13.3.07
I've ciocched today...
L'adrenalina residua, come temevo, si insinua in quel ricordo orribile e in quello prima ancora... Quando, andando a letto la sera prima con tutto sommato poco dolore, mi svegliavo il giorno seguente che a muovere un dito mi veniva da piangere...
Non voglio addormentarmi, stasera....
(..lo sapevo che dovevo accettare quel goccetto di brandy...)
Non voglio addormentarmi, stasera....
(..lo sapevo che dovevo accettare quel goccetto di brandy...)
Iscriviti a:
Post (Atom)
