31.12.13

ultimo post del 2013

Oh che turbinio di cose da fare.
Da pensare.
Da vivere.

E' un 31 dicembre diverso dai soliti.
Niente montagna per cause lavorative.
Niente invitati, perché ci siamo mossi tardi.
Niente inviti perché abbiamo abituato bene gli altri.

Sarà un 31 dicembre solo io, Orsomarito e l'Orsina e va bene così, che non ci faremo mancare niente, dalle lenticchie con il cotechino (al barolo) alle stelline di magnesio a una piccola gita nelle prime ore del pomeriggio.

Nonostante tutto, caro 2013, ti ho voluto bene perché mi hai fatto crescere tanto.
Mi hai dato, mi hai tolto (Anna mia, sempre con me), ma siamo qui ancora tutti e 3 uniti e saldi e questo è quello che conta.

Buon 2014 a chi passa, vi penso tutti, vi abbraccio di cuore, vi voglio bene.

23.12.13

La mia Brianza oggi è grigio-nebbia.
Io mi ci immergo, diventando leggera, aspettando domani che sarà un giorno di fuoco.

Ho la promessa di un Natale caldo e rassicurante: buone feste miei cari.

30.11.13

Aprire le persiane e trovarsi davanti fiocchi grossi, grossissimi ed essere felice, talmente felice da prendere il cellulare e volerlo condividere con coloro che ti sono cari e sono lontani: quasi sicuramente da loro non nevica.

E mentre invii l'sms ti accorgi...

Di averlo inviato anche a chi non lo leggerà mai.

Che baratro.

26.11.13

La Brianza è bella.
A volte grigia e plumbea e soffocante.

A volte così piena di colore da lasciare senza fiato, come in giornate invernali come questa, dove il termometro è passato dai -1°C di questa mattina alle 08.00 ai +8°C delle 12.00 fino a una temperatura imprecisata delle 16.30: un cielo terso e il sole che tramonta e tinge di un rosa impossibile da definire e bellissimo le mie amate Grigne colme di neve fresca.

Una sensazione che dura pochissimi minuti, tanti quanti ne mette il sole a scomparire, e allo stesso tempo meravigliosa, perchè ti fa rendere conto di quanto è grande l'immensità di questa Natura che non capiremo mai fino in fondo e ti fa stare zitta zitta, quasi senza respirare, per non rovinare l'attimo e l'adesso.

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Ti penso ogni giorno, Anna.
E questo pensiero è come un'altalena che oscilla tra serenità e dolore - oggi va bene, è dal lato "serenità".

Quante volte ti ho descritto la mia Brianza, in tutte le stagioni, in tutti i climi, in tutti i suoi colori e ogni volta era un cercare di farti capire con pochi caratteri un mondo di emozioni che suscitavano profumi, luci e ombre.

Oggi sono serena, nonostante tutto, e ti penso, leggera.



22.11.13

21.11.13

Wide

Ieri ero persa.
Ho chiamato zia Cris, ho scritto a Giorgia, ho mandato un sms ad Apinaperniciosa.
Non riuscivo neanche ad articolare una frase, un pensiero concreto.
Anna, Annina, Annina mia, Anna, Annina, Annina mia, Anna, Annina, Annina mia, continuavo a ripetere nella mia testa e il magone la faceva da padrone.

Misshajim io pensavo fosse un uomo. L'ho creduto per tanto tempo, tanti anni fa, quando l'esperienza blogger era agli esordi e commentavo molto di più le altrui vicende. Ci siamo incrociati più volte, commentando anche i commenti dell'altro.

Poi Wide aprì il blog e cominciai a seguirlo per caso, per vedere chi era questa che diceva che la sua malattia non era una battaglia da vincere ma una vita da vivere più che si può.

E poi, poi è stata Anna.
Un nome diventato volto con le foto impiccione di faccialibro, una storia fatta concretezza di sguardi e di sorrisi.

Ed arrivò la gravidanza, la maternità e i miei mms pieni di pancioni o di facce strane della Polpetta per farla sorridere.

Ed arrivò la mia degenza ospedaliera, e il suo conforto prezioso nelle notti solitarie e febbricitanti.

Sono arrivata - e ci credo davvero -  a considerarla mia sorella maggiore e non ci siamo mai viste, ma le nostre anime si sono fuse a più punti in qualcosa che - chi non ha avuto un'esperienza blogger così - i più probabilmente non capiranno.

Ieri, dicevo, ero scollegata, in devasto.

E non riuscivo a smettere di leggere i commenti sul blog, sul suo profilo fb, in un loop  imbarazzante.

Poi, la svolta: Orsa, ti stai rendendo conto di quanta è la gente a cui ha donato amore? Pensavi di essere un esserino super particolare per lei, ma ti rendi conto di quante persone sentiva, a quanti scriveva, quanti le volevano un bene dell'anima, a quanti COME A TE ha cambiato la vita? Ti rendi conto della potenza della sua comunicazione che non ha mai voluto essere presa come modello o esempio?

E ora,

E' come se fosse ancora qui con me.

Non è più semplice, non è più facile, non cambia le cose, o forse le cambia del tutto.

e ora, come diceva lei "fila via, c'è tanto da vivere, c'è tanto da fare"

Dal Blog di Widepeak - 17/10/2011
Blog: E allora dimmi, come ti senti?
Io: Mi sento triste.
Blog: E' per la morte di Anna Lisa?
Io: Sì. E' per lei, proprio per lei che sono triste, avrei voluto che vivesse più a lungo. E sono tristissima per chi la ama, per il loro dolore che è inevitabile, che deve fare malissimo.
BLog: E?
Io: E sono triste per me. A differenza delle mie amiche cancer blogger, non ho la sindrome del sopravvissuto, ma quella del prossimo in fila. Non morirò molto diversamente da Anna Lisa, lo sappiamo. In questi giorni è stato inevitabile pensarci più del solito.
Blog: E che pensi di fare?
Io: Niente. Tutto. Vivere. Approfittare di questa fase in cui la malattia non mi devasta ancora con una sofferenza continuativa come è stato per l'ultimo anno e mezzo di Anna Lisa. Approfittare di questa fase di pausa in cui mi curo con la chemio in pillole e sono più libera di muovermi.
Cercare di essere migliore. Accidenti, cercare di essere meno una stronza per le mie figlie.
Blog: Conquistare la santità, insomma.
Io: Non prendermi in giro, blog, lo so che potrebbe capitare a tutti di morire con sta cazzo di tegola in testa di cui parlano gli altri quando cerchi di spiegare cosa significa essere me, ma non è facile.
Blog: …
IO:…
Blog: Lo sai come la penso, no?
Io: Lo so.
Blog: E tra l'altro 'sta cosa di approfittare di tutto deve essere molto stancante.
Io: Sfinente. La settimana scorsa ho dormito continuativamente tutto il tempo.
Blog: Ti fa paura morire?
Io: Ma che ne so. Che ne so, veramente? Ma mi fa paura questa sorta di paralisi dell'anima che a volte mi prende.
Blog: Anche per questo sai come la penso
Io: Sì, la pensi come Anna Lisa, lo so. Pensi che la devo piantare di menarmela e darmi da fare a vivere e a godermi ogni felicità.
Aveva ragione. Aveva ragione.
Aveva ragione lei e anche un'altra amica che ho perso questa estate.
Mi hanno detto pià volte, più volte mi hanno fatto capire di non perdere tempo per le sciocchezze, per le cose che mi fanno arrabbiare che mi fanno stare male.
Blog: E allora?
Io: E allora, va bene. Mi stavo solo lamentando un po'.
Blog sbadiglia.
Io: Okkei. Ho capito. Provo a farmi passare la tristezza. Ma la sofferenza no.
Blog: Non puoi.
Io: Già. Mi mancherà tantissimo. Mi mancherà tantissimo.
Accidenti a me, mi mancherà veramente tanto.
….
Blog: Sai che potresti fare ora? Potresti metterti il grembiule e cucinare qualcosa per le tue figlie, così quando le vai a prendere all'uscita di scuola hai già pronta la merenda.
Io: Voglio rimettermi a dormire.
Blog: No dammi retta, fai qualcos'altro oggi. Magari stasera vai a letto prima, ma adesso mettiti a fare qualcosa per qualcun altro.
Io: Ok. Ci provo.
Ti voglio bene blog. A volte mi sento così sola.
Blog: Lo so. Ma non è mai vero.
Io: Sei fastidioso lo sai?
Blog: Può essere, ma intanto ho ragione io. Fila via. C'è tanto da vivere. C'è tanto da fare.

4.11.13

E' buio la mattina quando esco di casa.
E' buio la sera quando rientro.

Buia è una parte di anima che non mi fa scrivere, che non si lascia interrogare, che vegeta.

Non è che la mia vita sia buia, intendiamoci: non abito più il tunnel arredato di qualche anno fa.
Ho una teppa colorata con le sue mille domande esistenziali, ho tutto quel che posso volere e anche Pdor vegeta tranquillo, cullato dal mio andirivieni.

Ma c'è una parte di me,
quella che improvvisamente specchiandomi in una vetrina mi mostra gli anni che porto (e non sono poi molti, ma sono più di quelli che mi sento), mi chiede il conto delle azioni, degli affetti, degli addii.
E' quella parte che mi ha tormentata, per la prima volta da che ricordo, durante il giro dei miei cari e amici al cimitero: invece di uscirne "in pace", come sempre, sono uscita frastornata e con una voragine al posto del cuore.

Devo trovare un pò di tempo per metabolizzare.

23.9.13

Colori, colori e ancora colori in questo fine settimana.
Di tutte le forme, di tutte le tonalità, di tutti i sapori.

E per non perdere il ritmo, oggi indosso un maglione color senape e ho fatto mettere all'Orsetta una bella maglia color verde evidenziatore.

Colori, colori, colori nella loro ciclicità, che l'autunno non è la stagione della morte, ma la stagione del saluto e della promessa di una primavera che arriverà.

Messaggio con animebelle che sono in grado di farmi sorridere anche quando dovrei essere io a far sorridere loro.

Mangio come non ci fosse un domani, con buona pace del puntovita.

Dormo serena, nonostante tutto, e il mio corpo ne è testimone.

Cresco, invecchio, vivo.

"Mamma, ti voglio bene, vero?" 
(dove "vero" è usato come intercalare un po' ovunque)
E in quel momento, vivo ancora di più

19.9.13

E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "…Piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe, 

"Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
" E' vero", disse la volpe.
" Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" E' certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano".


Antoine de Saint-Exupéry

6.9.13

Otto anni

Otto anni di Taverna.
La voglia di avere tutti i post in formato cartaceo, ma in ordine cronologico crescente resta, ma si assottiglia la fattibilità con il passare del tempo data la titanica impresa.

Dove sono? Dove vado?

Ho passato un mese di agosto bellissimo, divisa tra il mare dell'ultimo paese Veneto e le montagne tanto care: ho fatto fatica a riabituarmi ad una Orsetta e ad un Orso marito 24 h / 24, ma alla fine ho goduto ogni momento.

Anche i momenti di voragine che ci sono stati.

Perché ho riscoperto che ho accanto davvero l'uomo della mia vita, e non è così scontato cancellare la patina della faticosa quotidianità che negli ultimi mesi era diventata opprimente e trovarci motivi di scelta dell'altro diventati più forti, più radicati, più veri di 5 anni fa.

Autunno, ti aspetto, con le tue foglie e i tuoi frutti.




31.8.13

Grazie per ogni giorno in più,
per ogni occasione in cui scambiarsi un sorriso, una parola, un confronto.

Grazie per la forza,
grazie per l'affetto.

Grazie per ogni giorno in più,
che è un altro da aggiungere alla lista dei giorni
che sembra sempre troppo breve
anche se lo specchio non direbbe lo stesso.

Grazie per ogni giorno in più,
perché è tutto fuor che una banalità.

2.8.13

Il mio nome in tutte le lingue del mondo

Quasi un anno dal rientro - fisico - dalla maternità e dalla malattia.
Sto ultimando di corsa le ultime incombenze contabili: ultimo giorno prima delle ferie estive.

In questi mesi vorticosi, noncelafaròmai-daichecelapossofare-forsecelafaccio, ho conosciuto nuove persone e ho sentito chiamare il mio nome con gli accenti del mondo. Sorrido, ogni volta che cercano di chiamarmi in Italiano ma con l'inevitabile accento francese, tedesco, russo, portoghese brasiliano: la verità è che vorrei sentirmi chiamare con l'equivalente del mio nome nella lingua straniera del mio interlocutore. Vorrei sentire il mio nome in tutte le lingue del mondo, perchè l'Orsa che tratta con i tedeschi non è la stessa che tratta con i Russi e non è la stessa che tratta con gli Italiani.

Pensandoci bene,
con il mio vero nome,
non mi chiama praticamente nessuno.

Allora, forse, ragionando, il vero problema è questo: il mio vero nome è qualcosa di così intimo e privato che sentirlo usare da persone - non così intime - mi lascia in sospeso.


Di certo, non mi aspettavo un anno così ricco di tutto.

Buone vacanze!

22.7.13

Un polpo alla gola, grande, grosso, come quelli disegnati da Zerocalcare.
Non un polpo colpevole, un polpo per non sapere cosa dire, per la gravità dei fatti, perchè fare affidamento alla positività è quasi impossibile.

Un polpo che non si stacca e non se ne vuol proprio andare.

Mi manca l'aria.

19.7.13

Sono giorni di ombra.
Quando i malati diventano quelli accanto a te, e non puoi fare altro che sederti e seguire il flusso della loro corrente. Senza guidare, senza prevaricare. Sostenendo in silenzio.

Ci sono ombre che arrivano la notte e ti prendono alla gola e non ti lasciano più dormire.

L'unnico modo per uscirne è aggrapparmi al racconto che ogni sera ti faccio, figlia mia, per farti addormentare serena, di tutte le cose belle e positive che hai fatto durante la giornata.

Tutti i baci, gli abbracci, tutte le cose che fanno stare bene.

Cullata da questo balsamo protettivo, allora mi addormento serena anche io sognando orsetti che rotolano sui prati di montagna e genzianelle blu elettrico, pronta poi, per un altro giorno.

28.6.13

Eccoci alla fine del primo anno di asilo nido.
UAU.

L'Orsina ora sa: lavarsi i denti, lavarsi le mani e la faccia, più o meno pettinarsi, mangiare e bere da sola.
Ama: ballare, saltare, giocare, colorare con i pennarelli, colorare con le tempere, colorare con i pastelli, stare all'aria aperta.

Ah sì, ama il Purè.

La sua mamma è più preparata a: mettere la crema idratante, mettere l'arnica per i doloretti, sedare sul nascere una dermatite "da contatto", una dermatite "da sudore", una dermatite "perchè sì".

E adesso arriva luglio. Un mese che sarà un barcamenarsi tra clienti, contabilità e spostamenti dell'Orsina e forse non solo! L'ultimo regalo del nido è stato l'arrivo della varicella... Aiuto.

Ho sentimenti rotolanti dentro di me, tanti e tali da non riuscire ad esprimerli: a settembre era un "e adesso? non ce la posso fare". Sono già passati 9 mesi.



14.6.13

Cose da ricordare

Premessa: sono cose da mamma.

Svolgimento:
Prima cacca e pipì nel vasino!
21mesiemmezzo.

Polla e il nido con bimbi più grandi di lei.

:D

30.5.13

Quando qualcuno mi chiede "perchè un blog", amo ripetere le parole che ho letto e sentito mie, su uno dei primissimi blog che ho cominciato a leggere (oramai) molti anni fa: c'è chi va in terapia e chi apre un blog.

Andare in terapia dovrebbe servire a capire noi stessi e il nostro percorso.

E' ora di ammettere che non sto scrivendo perchè non ho voglia di capirmi.
Non ho voglia di interrogarmi, non ho voglia di fare passi per uscire da questo pantano.
Non ho neanche voglia di ammettere che sono in un pantano.

E così passano i giorni, le settimane, nascondendo dietro "le cose da fare" il bisogno di scrivere e portandolo ad essere una voce sempre più flebile che si perde nei rumori di fondo della vita di tutti i giorni.

Oggi guardavo le nuvole in un raro momento di cielo azzurro e nuvole bianche e mi sono fermata (davvero, fermata in mezzo al parcheggio) a pensare al Portogallo e alle sue nuvole bianche così basse da arrivare a pensare che con una scala di 3 metri forse si sarebbe arrivati a toccarle.

Sono passati quasi cinque anni e quel ricordo non è sbiadito.
Come non è sbiadito il ricordo del rimescolamento interiore, dell'inadeguatezza, della paura, quando mi sono trovata davanti per la prima volta all'oceano a Cabo Espichel . A chi lo racconto, spesso non capisce perchè avevo paura.

Chissà se l'Orsina si lascerà interrogare dalla potenza della Natura o se ci passerà sopra incurante.

Nuvole nere all'orizzonte, ancora una volta: niente primavera quest'anno e nonostante questo, le mie spighe di grano cercano di passare ugualmente dal verde al biondo.

29.4.13

i giorni passati

La famiglia Orsi ha "ponteggiato" sulle montagne colorate a loro tanto care.
Il 25 aprile l'Orsina ha fatto una scorpacciata di altalena, scivoli, corse, bolle di sapone.
Il 26 aprile l'Orsina ha fatto due belle passeggiate e ha visto il suo primo torrente impetuoso (e annesso rumore), la sua prima lumacona che attraversava la pista ciclabile, e ha avuto in regalo un taglio di capelli tutto nuovo e molto estivo, a dispetto del tempo quasi invernale.
Il 27 aprile l'Orsina ha fatto spese! Pantaloncini corti e magliettine abbinate, in barba ai 6°C e alla neve che scendeva sopra i 2.000 mt.
Il 28 aprile l'Orsina ha visto il suo primo Arcobaleno. Grande. Meraviglioso. Come primo arcobaleno, non c'è che dire, una meraviglia!

La sua mamma e il suo papà si sono colmati di lei: delle sue risate, delle sue urla, dei suoi capricci, dei suoi pianti, della sua fame, della sua golosità, del suo essere un'Orsina di 21 mesi.

Giorni intensi e meravigliosamente pieni di vita.

2.4.13

Pensieri

E’ un po’ che ci penso e non riesco a dare una forma concreta alle mie parole.


Mi sveglio da lunedì a venerdì alle 05.50, mi preparo, sveglio un’Orsetta alle 06.30 e con l’aiuto di un fantastico marito la preparo, poi facciamo colazione e usciamo di casa alle 07.20 – 07.30 in direzione del nido. Alle 18.00 esco dal lavoro e vado a recuperare la bimba dai suoceri (al 99%, se no dai miei) che sono andati a recuperarla al nido entro le 17.30 (ma spesso e volentieri vanno anche prima) e se la sono spupazzata/gestita/sopportata per un’ora circa. Torno a casa per le 19.00 circa, preparo la cena a volte per tutti e 3, a volte 3 pasti divisi, e crollo addormentata verso le 21.30.

Ho una vita di corsa, che ogni tanto mi pesa.
Eppure sono fortunata.

Ho un lavoro a tempo pieno e le mie mansioni non sono modificate dopo la maternità, e con i tempi che corrono è già una grazia questo.

Ho la possibilità di uscire dal lavoro e chiudere a chiave dietro la porta dell’ufficio tutti i problemi: posso non portarmeli a casa e ho ben imparato a farlo.

Posso permettermi di pensare a cosa cucinare nel w-end durante le pause caffè e scambiarmi le ricette con la titolare.

Certo è richiesto un discreto impegno nelle 8 ore, ma ho scelto e potuto scegliere di limitarmi a quello.

Recentemente, parlando con Apina di mammitudine, mi sono trovata a pensare che sì, il tempo che passo con mia figlia è poco e che i momenti intensi e bellissimi sono ancora meno, ma non trovo giusto per quanto mi riguarda dare la “colpa” al lavoro: se sono io a non aver chiuso bene la porta dell’ufficio e ho lasciato che il malumore influenzasse la mia pigrottitudine, la mia orsaggine è colpa mia, almeno in parte.

Ma, ribadisco, io pretendo molto da me stessa, forse troppo e comunque il mio lavoro mi consente di pensarla così, dopo quasi 10 anni.

Poi mi trovo a pensare che forse, se fossi a casa tutto il giorno, non riuscirei a vivere bene tutti quei momenti che adesso mi sembrano “magnifici” perché sarebbero la normalità e non è così comune\normale\semplice stupirsi della normalità quando diventa il quotidiano ripetersi di gesti e di azioni.

Dico: io adoro andare a fare la spesa di corsa alle 19.10 con l’Orsina! Anche se mi fa impazzire e vuole sempre il cioccolato, è un modo pieno di complicità di concludere la nostra giornata fuori prima di tornare a casa.

Sarebbe lo stesso se potessi farlo in qualsiasi momento?

Che confusione.

Poi penso a chi non può avere neanche questo.

A chi viene chiesto di non usufruire della maternità.
A chi viene chiesto di tornare a lavorare dopo 2 settimane dal parto.
A chi, è inutile dire che non è vero, deve scegliere tra carriera e figli e se sceglie la carriera con figli li vedrà ancora meno di quanto io vedo la mia Orsetta.

Io ho scelto molto tempo fa e non è stata una rinuncia, ma una scelta ponderata e voluta dal profondo del cuore.

Trovo così profondamente doloroso però che una donna al giorno d’oggi debba per forza sedersi a tavolino con la propria coscienza, con il proprio stipendio e conto in banca, con la disponibilità di genitori e suoceri prima di potersi sedere a tavolino con il proprio marito/compagno per pensare di cercare un figlio che cresceranno comunque altri.

Pensieri nebulosi di inizio aprile

12.3.13

Banalità e canzoni

Il mio amore per Cesare Cremonini è conosciuto da alcuni amici, tanto che (riferendomi a lui) lo chiamo solo per nome. In questo periodo sto riascoltando alcune sue vecchie canzoni talmente spesso da finire per impararle a memoria: da alcune resto folgorata, e le ripeto, le interiorizzo, le sento mie.

"Pensa la cosa più semplice, cogli la rosa più fragile e mi avrai"

Sono io! - pensavo - E amavo questi versi ogni volta che li sentivo.
Oggi, in questa Brianza sommersa dalla pioggia, ascoltavo per l'ennesima volta questa canzone.
Mi sono detta: ma io non voglio essere la rosa più fragile, non me lo posso mica permettere! Mi sono guardata nello specchietto retrovisore, dopo aver parcheggiato, e mi son detta "Io voglio essere della Gramigna!!"**

Forse è solo una stupida illuminazione, ma rendersi conto che l'ultima cosa che si desidera è di essere considerati fragili, mi ha fatto pensare che sto crescendo davvero e che la fase "adolescenziale" del bisogno dell'altro per essere sostenuti è finita da un pezzo.




** La Gramigna (Cynodon dactylon (L.) Pers., 1805) è la pianta infestante più conosciuta al mondo. È della famiglia delle graminacee, molto competitiva, presenta un esteso apparato radicale, che può arrivare a 2 metri di profondità. Viene anche utilizzata in tappeti erbosi con clima caldo, vista la sua elevata resistenza al calpestamento - da wikipedia


8.3.13

ottomarzo

Ieri sera ho riesumato dalla cartella clinica dell'Orsina, le fotografie della sua ecografia morfologica e glie le abbiamo mostrate: "Questo è il tuo piedino", "questa è la tua mano", "questa è la tua colonna vertebrale", "e in questa foto...le tue labbra e il tuo nasino, li vedi?".

L'Orsina rideva, guardava le sue mani, i suoi piedi e si toccava le labbra (identiche alle mie) e il suo nasino a patata.

Poi ci ha indicato altre foto: “eh amore, questo è il cervello, il cuore, i reni…” Ci ha guardati con aria interrogativa ed è tornata alla foto “naso-bocca”. Come darle torto?

L’otto marzo di 5 anni fa, prenotavo le bomboniere per il matrimonio.
L’otto marzo di 2 anni fa, la morfologica mi diceva che avrei avuto un’Orsina.

Oggi è la giornata della donna. Leggo molti che dicono che non si deve “festeggiare” blablabla… Tutto vero. Come purtroppo tristi cronache su omicidi, pestaggi e chi più ne ha più ne metta. Per me però oggi resta un giorno di festa, un giorno in cui riconoscere la femminilità e la sua forza e ricordarla sì, anche con una mimosa.

Festeggerò anche uscendo, ma non oggi, domenica sera. Come da tantissimi anni a questa parte, sempre con le stesse “signore”: perché ci troviamo per ritrovarci, per vedere quanto siamo cresciute, per ridere un po’ dei nostri guai e delle nostre vittorie. Ci troviamo davanti a una pizza o a uno spaghetto allo scoglio per ricordarci che è anche l’unione delle donne che genera una forza ancora più grande.

Poi ci sono quelle che festeggiano andando per spogliarelli & co.

Non credo sia giusto demonizzare l’evento: il fatto è un altro! La libertà di un gruppo di ragazze di andare a vedere uno spogliarello maschile mi pare sia stata raggiunta da parecchio tempo. Allora perché legarlo proprio a questo giorno? Non potrebbero farlo un altro giorno qualsiasi dell’anno? Perché diventa “oggi posso fare quel che voglio, tanto ho la scusa che è la festa della donna”?

Non è un dividere le persone in brave ragazze e cattive ragazze. Questo è un chiedere: ma se vuoi fare la “cattiva ragazza” oggi, perché non puoi farlo anche durante l’anno?


“La libertà non è fare quel che si vuole”
Ohhh che frase ostica, a 18 come a (quasi) 31 anni!

19.2.13

Il sole che alle 17.20 batte ancora sui vetri delle finestre
anche se in fase di tramonto
è anche lui una grossissima promessa di primavera! :)

12.2.13

Post di autocommiserazione

Invece di essere a casa con mia figlia, la mia perla preziosa,
che ha la febbre da domenica sera,
che sembrava scesa ed è tornata prepotente
che ora è sopra i 39 e quel che mi ha dato la pediatra non le fa nulla
sono a lavorare.

Senso di inadeguatezza, di sbagliato, di ... di...

1.2.13

Ho 2 occhi color sottobosco, furbi e indagatori, sotto forma di Orsetta 18mesenne che ieri hanno visto per la prima volta la magia dello zafferano-che-colora-le-cose (è stata la prima volta che glie l'ho mostrato, lo ammetto): vederla mangiare il risotto giallo, come tradizione Brianzola vuole, l'ultimo giovedì di gennaio, è stato bello e decisamente importante (per me). E' stato un altro mattoncino di quelle "tradizioni di famiglia" che cerco di portare avanti e di far piacere anche a lei.

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Figlia, la chiamo ogni tanto, qui e anche nella mia testa.
A volte mi sono chiesta perchè non con il suo nome.
Poi finalmente ho riletto Hemingway e mi sono ricordata di questo modo di chiamare, che mi è rimasto impresso nella pelle.

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E la Amo, non sapete quanto,
anche se è una testona, anche se ha un carattere forte, anche se è una che un pò se la lega al dito.
Perchè mi bacia con tutta la passione che può una bimba,
perchè mi chiama incessantemente "mammaa", che per lei è un mantra infinito (e a volte sfiancante da sentire).
Perchè, diamine, capisce tantissimo.

Perchè è l'Orsetta di casa, con gli occhi color sottobosco, il cuore grande e il sorriso solare.

21.1.13

ShtellA

Ieri,
una bimbetta di quasi diciotto mesi,
biondina,
con gli occhioni verde sottobosco
e il sorriso sempre stampato sul viso,
ieri

ha imparato a dire il suo nome

in un modo così delizioso
così assolutamente bizzarro
da far sciogliere il cuore.

3.1.13

E così, con un mese di dicembre arrivato a gamba tesa in scivolata, è finito anche il 2012.
Devo ancora fare pace con questo anno appena finito, dove i giorni pesanti sono stati di più di quelli leggeri e dove i momenti di "leggerezza" si possono contare sulle dita di mani e piedi.
Basti pensare che l'Orso marito mi ha detto che nei 366 giorni passati le frasi che ho detto più spesso sono state "sono davvero stanca" e "sto davvero male"  -_-"

Però sono qui.
E ho passato delle fantastiche feste.
E ho intenzione di bere fino in fondo ogni singolo attimo che mi si presenta (come del resto sto già facendo).
Ogni singolo abbraccio, ogni singolo bacio.

Questo sì, 2012, me l'hai proprio insegnato.

Merry Gnu Iar Gente.
E sì, volutamente sbagliato, ma fa tanto ridere :)