Dialogo tra l'Orsina e i nonni.
O: Nonni, voi siete vecchi?
N: eh sì Orsina, siamo vecchi.
O: E quindi prima o poi morirete e andrete in Paradiso
N: err... S-sì Orsina, prima o poi.
O: E, nonno, se muore prima la nonna e tu resti da solo, come fai? Trovi un'altra moglie?
N: Nono!!! Mi è già bastata la nonna!!!
O: E, ma non puoi restare da solo! Facciamo così: nonna, aspetti a morire che divento grande così poi faccio io la moglie del nonno e gli tengo compagnia e così lui non è solo?
Orsina, quattro anni.
Ecco come sta metabolizzando lei il lutto.
Quella che stamattina mi ha chiesto "Mamma, che cos'è il destino?"
Chi crede nel destino, figlia mia, crede che le cose che accadano siano già scritte, come in un libro. Per esempio, anche il fatto che noi abbiamo fatto tardi oggi e che tu stai facendo colazione in macchina, anche quello era già scritto sul libro delle nostre vite e non si può modificare.
Alcuni lo chiamano Destino, altri Fato, altri ancora Disegno di Dio.
Lo so che Elsa in Frozen dice "da oggi il destino appartiene a me". E sai perché lo dice? Perché è come se dicesse "da oggi non lascio più che qualcun altro scriva la mia vita. Da oggi le mie scelte, le mie decisioni, il mio ... Destino, lo scelgo da sola". Ecco, la mamma la pensa come Elsa.
11.9.15
9.9.15
Onda lunga
E poi l'onda lunga arriva, dopo quattro ore di sonno, alle 2.26 di notte, complice la sveglia per richiesta d'acqua dell'Orsina.
E la accolgo, e ci finisco in mezzo e mi abbandono a un pianto liberatorio: il sigarillo ha sciolto gli argini della diga e i sentimenti hanno potuto fluire liberi.
Non ho paura della morte.
Ho paura di tutto il dolore che porta insieme a tutti i "mai più" moltiplicati per il numero di zii e zie. E sono davvero tanti.
E la accolgo, e ci finisco in mezzo e mi abbandono a un pianto liberatorio: il sigarillo ha sciolto gli argini della diga e i sentimenti hanno potuto fluire liberi.
Non ho paura della morte.
Ho paura di tutto il dolore che porta insieme a tutti i "mai più" moltiplicati per il numero di zii e zie. E sono davvero tanti.
8.9.15
Attimi
Entra il fumo acre, aspirato con voglia,
esce tutto il nero stipato nei polmoni.
Respiri profondi per espirare meglio.
Fumo avidamente il mio sigarillo alla vaniglia.
Avidamente elimino ogni dolore, nero, paura.
Resta circoscritto all'attimo,
resta il vizio del momento limitato nel tempo.
Non ci sarà più tardi,
non ci sarà domani.
Per pulirmi l'anima e smuovere ciò che è senza senso,
devo sporcarmi i polmoni di caldo fumo denso.
esce tutto il nero stipato nei polmoni.
Respiri profondi per espirare meglio.
Fumo avidamente il mio sigarillo alla vaniglia.
Avidamente elimino ogni dolore, nero, paura.
Resta circoscritto all'attimo,
resta il vizio del momento limitato nel tempo.
Non ci sarà più tardi,
non ci sarà domani.
Per pulirmi l'anima e smuovere ciò che è senza senso,
devo sporcarmi i polmoni di caldo fumo denso.
7.9.15
Mai più e per sempre
Sabato è stata una bella giornata.
Un blog-versario felice, un matrimonio di amici a cui mi sono divertita molto.
E poi.
E poi la chiamata che sapevi prima o poi sarebbe arrivata: la zia terminale che se ne è andata a poco più di due mesi dalla diagnosi.
E allora ti togli l'abitino corto, i tacchi, le forcine, il trucco e infili i jeans, le scarpe da ginnastica, il felpone pesante e un mollettone nei capelli e vai. E niente trucco, che non servono più maschere ma solo facce vere, libere di piangere e mordersi le labbra se necessario, senza il pensiero di sporcarsi di nero e rosso vivo.
E la tua presenza richiesta tra le righe, timidamente, è accettata e diventa parte importante.
Perché ti trasformi nell'Orsa che sa che non può dare spazio ai sentimenti cupi, perché c'è bisogno di qualcuno di freddo e razionale e lo diventi, automaticamente: fredda e calda insieme, come i tuoi occhi. E agisci. Anche se sei la più "piccola", agisci.
E il Nero non ha spazio, e insieme alla razionalità compare anche la serenità di una malattia senza sofferenza se non nelle ultimissime ore sedate dalla morfina, di un riavvicinamento sincero di tutti i nipoti, senza secondi fini.
E poi la visita delle persone e i "non voglio vederla, dopo non dormo di notte. Voglio ricordarmela com'era" e i "non sono andato a trovarla perché pensavo solo di disturbare e che non avesse piacere" (mi chiedo su che basi) e la mia faccia stupita, e il loro imbarazzo.
E i ricordi, i tanti ricordi di quella casa, dalle piastrelle ai quadri appesi, allo zucchero macchiato di caffè e acqua frizzante di quando ero una nanina poco più grande dell'Orsetta.
E ora, un piccolo seme di dolore si apre.
Ora, oggi, pensando ad Anna, ad O. e a mia Zia, ultima di un elenco sempre più lungo.
Sento il bisogno di un sigarillo, per sputare fuori con il fumo questo male, o per anestetizzarlo, o per fare finta che non ci sia.
Ma resto qui, sconclusionata, ad attendere l'onda grossa che arriverà, ne sono certa e spero questa volta di riuscire a non affogare.
Un blog-versario felice, un matrimonio di amici a cui mi sono divertita molto.
E poi.
E poi la chiamata che sapevi prima o poi sarebbe arrivata: la zia terminale che se ne è andata a poco più di due mesi dalla diagnosi.
E allora ti togli l'abitino corto, i tacchi, le forcine, il trucco e infili i jeans, le scarpe da ginnastica, il felpone pesante e un mollettone nei capelli e vai. E niente trucco, che non servono più maschere ma solo facce vere, libere di piangere e mordersi le labbra se necessario, senza il pensiero di sporcarsi di nero e rosso vivo.
E la tua presenza richiesta tra le righe, timidamente, è accettata e diventa parte importante.
Perché ti trasformi nell'Orsa che sa che non può dare spazio ai sentimenti cupi, perché c'è bisogno di qualcuno di freddo e razionale e lo diventi, automaticamente: fredda e calda insieme, come i tuoi occhi. E agisci. Anche se sei la più "piccola", agisci.
E il Nero non ha spazio, e insieme alla razionalità compare anche la serenità di una malattia senza sofferenza se non nelle ultimissime ore sedate dalla morfina, di un riavvicinamento sincero di tutti i nipoti, senza secondi fini.
E poi la visita delle persone e i "non voglio vederla, dopo non dormo di notte. Voglio ricordarmela com'era" e i "non sono andato a trovarla perché pensavo solo di disturbare e che non avesse piacere" (mi chiedo su che basi) e la mia faccia stupita, e il loro imbarazzo.
E i ricordi, i tanti ricordi di quella casa, dalle piastrelle ai quadri appesi, allo zucchero macchiato di caffè e acqua frizzante di quando ero una nanina poco più grande dell'Orsetta.
E ora, un piccolo seme di dolore si apre.
Ora, oggi, pensando ad Anna, ad O. e a mia Zia, ultima di un elenco sempre più lungo.
Sento il bisogno di un sigarillo, per sputare fuori con il fumo questo male, o per anestetizzarlo, o per fare finta che non ci sia.
Ma resto qui, sconclusionata, ad attendere l'onda grossa che arriverà, ne sono certa e spero questa volta di riuscire a non affogare.
5.9.15
“Sorseggia la vita senza
fretta,
con dolcezza.
Cerca di non sprecarne neanche una goccia
e di bere con un Amico al tuo fianco,
anche se orso
anche se oste.”
con dolcezza.
Cerca di non sprecarne neanche una goccia
e di bere con un Amico al tuo fianco,
anche se orso
anche se oste.”
05 settembre 2005
Il primo post della
Taverna.
Rileggendo i primi post,
mi sembra di essere un’altra, di non saper scrivere più così profondamente.
Recentemente l’ho pure detto a qualcuno: mi sembra di peggiorare negli anni con
la scrittura, non di evolvere.
Ma la Taverna è qui, con
10 anni di storia alle spalle, ed oggi è il suo blog-compleanno!
*********************************************************************************
Con sommo dispiacere quest’anno non mi sono lasciata
interrogare dalla voce della montagna: arrivavo da troppi mesi di tensione e il
vento è riuscito solamente a levigarmi e a prepararmi per il mare.
Quest’anno è il mare ad avermi parlato e a lungo.
Un giorno, in particolare, senza sole, con le onde alte; era
pomeriggio, ero sola (senza figlia ne marito) in spiaggia e mi sono tuffata lo
stesso, nonostante i flutti, insieme a pochi pazzi, ricacciando indietro la
domanda “e se ti succede qualcosa e non hai dietro neppure la carta di
identità?” tipica da nonna apprensiva.
Sono rimasta lì un’ora buona a lasciarmi trasportare da
quella massa potente. Venivo sollevata con i piedi almeno a un metro da terra e
non riuscivo a fare altro che ridere come una matta!
All'improvviso mi sono resa conto che la mia vita
dell’ultimo anno era stata come essere immersi in quelle onde, con la
sostanziale differenza che ho cercato ogni volta di dare spallate invece che
adeguarmi al flusso, con la sensazione di essere sola al mondo anche se non lo
ero davvero e senza la carta di identità a ricordarmi chi ero in tutto quel
trambusto.
Sono finita una volta sott'acqua e ho pensato a quante volte
nei mesi ci sono finita, senza respiro.
Ho cercato di uscire dal mare, ma con la sua forza mi
risucchiava dentro e per poco non ho rischiato di cadere: sembrava davvero
impossibile uscirne sul serio.
E una volta fuori? Ho desiderato subito tornare dentro a
quell’agglomerato di potenza e forza e movimento. E ci sono tornata. E in mezzo
a quel non essere padrona di me stessa e di dove potevo andare, ridevo come una
matta.
E’ inutile pensare di non essere più quella di un tempo: lo sono e non lo sono, come una bottiglia di Sagrantino che invecchia. Se penso a quanto poco posso bere vino ora! Se penso che non potrei proprio! Io, che ho aperto una “Taverna” virtuale dove versare bottiglie di vita! Che Crohn mi abbia influenzata anche in questo senso e il “non bere” fisico abbia influenzato il “non gustare appieno” le bottiglie che la vita mi ha proposto?
E’ inutile pensare di non essere più quella di un tempo: lo sono e non lo sono, come una bottiglia di Sagrantino che invecchia. Se penso a quanto poco posso bere vino ora! Se penso che non potrei proprio! Io, che ho aperto una “Taverna” virtuale dove versare bottiglie di vita! Che Crohn mi abbia influenzata anche in questo senso e il “non bere” fisico abbia influenzato il “non gustare appieno” le bottiglie che la vita mi ha proposto?
E’ inutile pensare di cambiare tipo di vita: posso smussarla
e migliorarla in parte, ma è a questa vita che appartengo e che voglio
appartenere e devo eliminare i paravento che si sono creati con gli anni per
non mostrarmi più angoli bui e anche angoli assolati di questo luogo che è
l’essere me.
Si abbandonano passioni, se ne aggiungono di nuove, si coccolano quelle vecchie: vorrei saper tornare a scrivere in versi semplicemente, ma mi riesce così difficile ora… questo sì lo rimpiango, perché vuol dire che non riesco più a sentire il mio cuore dialogare con l’anima, mentre prima mi uscivano versi tipo
“...Colorami di vita...
Che cosa useresti?”
Che cosa useresti?”
Con la stessa facilità con cui dicevo:
“Chessimangia stassera…
Pizza?”
In realtà, pensandoci meglio non è che non sento più il cuore dialogare
con l’anima: è che si è messo di mezzo il cervello!
Ci sono arrivata all'improvviso, ragionando su un discorso fatto con un
Ghost Rider incontrato per caso: all'inizio della Taverna per scrivere versi mi
bastava staccare il cervello e lasciare libero spazio a cuore e anima, ma ora
non più… Il cervello non ne vuol sapere di scollegarsi, vuol dire la sua, vuol
dare il suo punto di vista, la sua inquadratura. Ma non mi è impossibile
scrivere versi, devo solo lasciare che questi tre amici si accordino sul soggetto,
l’oggetto e il punto di vista da prendere, come per fare una bella foto, come
per comporre una nuova canzone.
Taverna mia, non sei più il posto delle sole bevute spensierate e
ridanciane! Stai diventando il circolo dove fumare un buon sigaro e bere bene,
dove ridere ovvio, ma anche dove parlare di cose serie, serissime.
Ti voglio bene. E volendo bene a te scopro di volerne un po’ di più a
me stessa e a tutti quelli che hanno lasciato un segno sui tuoi tavoli, sui
tuoi bicchieri, e a quelli che incontrerò nuovi e di passaggio, anche se sono
sempre meno dato che il web ha altri tempi ed altri spazi rispetto a dieci anni
fa.
Che senso hai? Chiedevo qualche tempo fa, data la raccolta di nero che
ti accompagnava.
Hai il senso di essere me, di raccogliere tutti i pezzi di me, o almeno
di raccogliere quelli che non voglio si perdano nella memoria dei giorni. Hai
il senso dell’incontro, della condivisione, del percorso di analisi privato e
pubblico insieme. Hai, ancora dopo dieci anni, molto moltissimo senso.
E quindi Prosit! Taverna mia, Za
zdorovie!
E Spasiba, di vero cuore.
Buon viaggio, lacio drom.
Buon viaggio, share the love.
7.8.15
Amatela tutta questa estate,
amatela a pieno, amatela anche se non vi dovesse ricambiare.
Amatela di giorno, anche nella calura.
Amatela di notte e dialogate con le stelle, se possibile.
Arriverà settembre e il decimo blog compleanno, ma ora,
amate l'estate in cui siamo.
Buon viaggio, lacio drom
Buon viaggio, share the love.
amatela a pieno, amatela anche se non vi dovesse ricambiare.
Amatela di giorno, anche nella calura.
Amatela di notte e dialogate con le stelle, se possibile.
Arriverà settembre e il decimo blog compleanno, ma ora,
amate l'estate in cui siamo.
Buon viaggio, lacio drom
Buon viaggio, share the love.
31.7.15
Tabù e post peso
Ho bisogno di sputare fuori questa cosa, anche se è un po' che ne parlo con chi amo e ancora di più che ci medito da sola, ma non ne vengo a capo.
Oh insomma, è inutile che ci giro intorno, non c'è un modo delicato per dirlo.
E' giusto non informare un proprio caro del fatto che è malato terminale?
Ogni caso è a se. Ogni persona lo è. E potremmo stare qui ore a dire "bhe che cambia se glie lo dici e lo sa?".
La domanda cambia ancora.
Sapete che mi sono fatta i miei 20 giorni di ospedale.
Sapete che ci stavo lasciando le penne
che mi hanno ripresa per i capelli.
Forse non sapete, che parecchie sere mi sono chiesta se sarei mai uscita di lì.
(ricaduta pesissima nonostante 3 antibiotici in vena costantemente e altre amenità)
Se dovesse succedermi ancora, se dovessi essere sul serio irrecuperabile, terminale, insomma...
Lo vorrei sapere?
E,
me lo direbbero?
Ho una figlia piccola, così ancora piccola e avrei da dire ancora così tanto... Vorrei saperlo per potermi organizzare e scriverle almeno qualcosa... Vorrei saperlo per passare con lei e marito ogni secondo vivibile in modo decoroso,,, Vorrei saperlo anche se non so se avrei la forza di camminare diritta verso il limite ultimo.
A che età dei figli viene concesso/imposto/diventa accettabile il non far sapere all'ammalato?
Anna aveva ragione, la Morte è ancora un grande tabù.
In questi anni ne sto venendo a contatto e a patti, tante e tante volte.
Non giudico nessuno per le scelte fatte: appunto, le storie sono tante e diverse, le persone anche.
Giudico me stessa però. E giudico l'educazione che sto dando a mia figlia.
E ho ancora paura di quello che arrivare alla morte comporta.
E un po' di chiarezza in più con questo post tabù è arrivata.
Oh insomma, è inutile che ci giro intorno, non c'è un modo delicato per dirlo.
E' giusto non informare un proprio caro del fatto che è malato terminale?
Ogni caso è a se. Ogni persona lo è. E potremmo stare qui ore a dire "bhe che cambia se glie lo dici e lo sa?".
La domanda cambia ancora.
Sapete che mi sono fatta i miei 20 giorni di ospedale.
Sapete che ci stavo lasciando le penne
che mi hanno ripresa per i capelli.
Forse non sapete, che parecchie sere mi sono chiesta se sarei mai uscita di lì.
(ricaduta pesissima nonostante 3 antibiotici in vena costantemente e altre amenità)
Se dovesse succedermi ancora, se dovessi essere sul serio irrecuperabile, terminale, insomma...
Lo vorrei sapere?
E,
me lo direbbero?
Ho una figlia piccola, così ancora piccola e avrei da dire ancora così tanto... Vorrei saperlo per potermi organizzare e scriverle almeno qualcosa... Vorrei saperlo per passare con lei e marito ogni secondo vivibile in modo decoroso,,, Vorrei saperlo anche se non so se avrei la forza di camminare diritta verso il limite ultimo.
A che età dei figli viene concesso/imposto/diventa accettabile il non far sapere all'ammalato?
Anna aveva ragione, la Morte è ancora un grande tabù.
In questi anni ne sto venendo a contatto e a patti, tante e tante volte.
Non giudico nessuno per le scelte fatte: appunto, le storie sono tante e diverse, le persone anche.
Giudico me stessa però. E giudico l'educazione che sto dando a mia figlia.
E ho ancora paura di quello che arrivare alla morte comporta.
E un po' di chiarezza in più con questo post tabù è arrivata.
26.7.15
quattro
Sto piangendo.
Sono due giorni che sto vivendo il pre parto e il parto di quattro anni fa, emotivamente e fisicamente... Non chiamate la neuro!!
Quattro anni e mi sembra stia accadendo tutto ora, mentre sento il respiro leggero della mia Polpetta nella camera accanto e penso a tutto quello che è cambiato nella mia vita in questi quattro anni.
Come corri, come cresci bene, merito di chi sta con te tutto il giorno, come scivoli via dalle mie braccia...
Ti voglio bene Orsettina.
Sono due giorni che sto vivendo il pre parto e il parto di quattro anni fa, emotivamente e fisicamente... Non chiamate la neuro!!
Quattro anni e mi sembra stia accadendo tutto ora, mentre sento il respiro leggero della mia Polpetta nella camera accanto e penso a tutto quello che è cambiato nella mia vita in questi quattro anni.
Come corri, come cresci bene, merito di chi sta con te tutto il giorno, come scivoli via dalle mie braccia...
Ti voglio bene Orsettina.
19.7.15
Il problema non è entrare in un hospice.
Cammini, arrivi, lasci che le porte automatiche si aprano.
Sali i gradini e lasci che il tuo corpo si abitui alla nuova temperatura, che si abitui alla luce.
Lasci che i nervi si distendano con il suono della piccola fontana - piscinetta che c'è all'ingresso.
Lasci che i muscoli del viso si distendano guardando il salone colorato, "l'area relax".
Poi prendi un respiro e percorri i metri che ti separano dalla stanza e guardi con discrezione, perché magari hai capito male il numero, e poi ci arrivi, alla stanza.
E ci entri.
Il problema non è neanche parlare con chi è degente.
Coccolarlo, sorridere, parlare e stare in silenzio se necessario.
Farla sentire amata. Farle sentire la presenza. Farle sentire tutta la pace che si può.
Il problema,
almeno per me,
è uscire dall'hospice.
Uscire dalla luce, uscire dalla pace,
Essere ributtati nel quotidiano.
*******************************************************************************
A cosa serve una Taverna così piena di un nero elenco di cose negative?
Giorni, mesi, anni complicati.
Cuore ricucito in più punti.
Anima precaria.
Stanchezza, tanta, tantissima.
Senso di mancanza, forte.
Ne uscirò.
Cammini, arrivi, lasci che le porte automatiche si aprano.
Sali i gradini e lasci che il tuo corpo si abitui alla nuova temperatura, che si abitui alla luce.
Lasci che i nervi si distendano con il suono della piccola fontana - piscinetta che c'è all'ingresso.
Lasci che i muscoli del viso si distendano guardando il salone colorato, "l'area relax".
Poi prendi un respiro e percorri i metri che ti separano dalla stanza e guardi con discrezione, perché magari hai capito male il numero, e poi ci arrivi, alla stanza.
E ci entri.
Il problema non è neanche parlare con chi è degente.
Coccolarlo, sorridere, parlare e stare in silenzio se necessario.
Farla sentire amata. Farle sentire la presenza. Farle sentire tutta la pace che si può.
Il problema,
almeno per me,
è uscire dall'hospice.
Uscire dalla luce, uscire dalla pace,
Essere ributtati nel quotidiano.
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A cosa serve una Taverna così piena di un nero elenco di cose negative?
Giorni, mesi, anni complicati.
Cuore ricucito in più punti.
Anima precaria.
Stanchezza, tanta, tantissima.
Senso di mancanza, forte.
Ne uscirò.
24.6.15
Ultimamente è un continuo ricevere colpi al cuore.
E mi fanno sentire vecchia e così instabile.
Se solo piangere risolvesse qualcosa, lo farei; se mi togliesse almeno per un po' la sensazione di avere delle tenaglie piantate dentro, lo farei con meno remore.
Lacrime invece chiamano altre lacrime e altro dolore: è questo il "diventar grandi"?
E mi fanno sentire vecchia e così instabile.
Se solo piangere risolvesse qualcosa, lo farei; se mi togliesse almeno per un po' la sensazione di avere delle tenaglie piantate dentro, lo farei con meno remore.
Lacrime invece chiamano altre lacrime e altro dolore: è questo il "diventar grandi"?
17.6.15
otto e quattro
Otto mesi che non sei più a lavoro,
quattro mesi che non sei più punto.
Il tempo è strano, dilatato e ristretto insieme.
Ricordo la tua risata,
che ritrovo in quella di tuo figlio
e ogni volta resto interdetta.
Manchi.
Tanto.
quattro mesi che non sei più punto.
Il tempo è strano, dilatato e ristretto insieme.
Ricordo la tua risata,
che ritrovo in quella di tuo figlio
e ogni volta resto interdetta.
Manchi.
Tanto.
16.6.15
Dimenticare la cartelletta con tutta la propria storia
clinica.
Dimenticarla nella farmacia di fronte l’ambulatorio dell’ultima
visita in cui ti hanno confermato che sì, sei cronica al quadrato e che sì, sei
cronica “strana” che a noi la normalità non piace.
Accorgersene solo perché quelle anime pie della farmacia se
ne accorgono e ti telefonano dopo 3 giorni che per grazia ricevuta ci deve
essere stato il tuo numero di cellulare da qualche parte lì dentro.
Come lo vogliamo chiamare?
Arteriosclerosi o Rifiuto del riconoscersi come malato?
Adesso ci rido e mi do della “cronica al quadrato”. Ma al
momento, scoprire che al mio sistema immunitario oltre che il mio intestino fa
schifo anche la mia pelle non è stato molto piacevole…
29.5.15
Stare un passo indietro
pronta però per fare due balzi in avanti, se necessario.
Anche con i tacchi.
Quanto è difficile.
Oggi mi manchi tanto O. , lo sai?
pronta però per fare due balzi in avanti, se necessario.
Anche con i tacchi.
Quanto è difficile.
Oggi mi manchi tanto O. , lo sai?
27.5.15
6.5.15
E poi...
E poi arrivò la tempesta.
E fu come se non avessi mai visto la pioggia.
Come se non avessi mai visto un temporale.
Come se non avessi mai visto la forza distruttrice della natura.
E poi arrivò la tempesta.
E il vento dal quale mi lasciavo attraversare si oppose
e cercò di abbattere ogni muscolo, ogni volontà,
lasciandomi senza forze e senza voce.
Sono sola come dice Quasimodo?
Sono un'isola ?
Sono esanime, con il cuore a pezzi e l'animo in tintoria.
*******************************************************************************
Quattro by pass coronarici d'urgenza a mio padre.
Ecco il bottino spiccio dei giorni d'assenza.
E fu come se non avessi mai visto la pioggia.
Come se non avessi mai visto un temporale.
Come se non avessi mai visto la forza distruttrice della natura.
E poi arrivò la tempesta.
E il vento dal quale mi lasciavo attraversare si oppose
e cercò di abbattere ogni muscolo, ogni volontà,
lasciandomi senza forze e senza voce.
Sono sola come dice Quasimodo?
Sono un'isola ?
Sono esanime, con il cuore a pezzi e l'animo in tintoria.
*******************************************************************************
Quattro by pass coronarici d'urgenza a mio padre.
Ecco il bottino spiccio dei giorni d'assenza.
8.4.15
Post pacco variabile
Ultimamente le cose sono un po' in salita, fisicamente e umoralmente.
Pensavo di aver fatto un passo avanti con il superamento del lutto, invece l'ennesima cattiva notizia mi ha devastata.
In questo caso è una malattia che dura anni, direi decenni, lenta che logora e peggiora invece di migliorare.
Una cosa che si sa, si attende, ci si aspetta.
Ma non si è mai pronti.
Non ci sono momenti migliori di altri, o parole più giuste di altre: non si è mai pronti a sentirsi dire: "sta andando, non lo vedrai più".
Si pensa di avere tempo per tutto: lo farò domani, lo sistemerò domani, ci parlerò domani, lo bacerò domani, gli chiederò se serve aiuto domani.
Domani
domani
domani.
avrò tempo prima che arrivi il temporale.
E invece il tempo non basta mai.
Quanto mi mancano le persone che mi hanno lasciato per sempre?
In questo momento mi mancano infinitamente: per gli occhi che non vedrò, per le parole che non mi diranno, tutto quello che non potrò condividere.
Venerdì santo sono finita in pronto soccorso.
Dall'autoradio, in macchina con Marito, è partita la nuova canzone di Cesare e mi sono messa a piangere, perché non l'avevo ancora sentita e quando era uscita "il comico" nel 2012 l'avevo sentita per la prima volta in macchina con marito in direzione ospedale per il ricovero per Crohn.
Ho pianto, perché sono in un periodo in cui mi risulta difficile scendere a compromessi con la mia malattia e con tutto quello che comporta e invece si torna sempre lì.
All'equilibrio da mantenere, al cerone per nascondere le pieghe del volto crepato, al domani che ci chiama e ci promette che ci sarà ma che in realtà è un bugiardo che non dice se ci sarà esattamente proprio per te.
Ama adesso, vivi adesso e blablabla, quando leggevo cose come questa mi sembravano cose belle ma anche un po' "sciocche". E invece l'adesso è l'unico momento di cui veramente si può avere certezza.
Perché è adesso che ho una vita da vivere, anche nel dolore, ma da vivere tutta.
E non aspetterò domani per dire alle persone a cui voglio bene che le amo.
Non cambierà niente, infondo, non è che le perdite saranno meno dolorose, ma almeno non starò chiusa in una stanza, seduta su una sedia, addolorandomi per tutto quello che avrei potuto fare e dire e abbracciare e che invece non ho fatto
perché
credevo
nel domani.
Pensavo di aver fatto un passo avanti con il superamento del lutto, invece l'ennesima cattiva notizia mi ha devastata.
In questo caso è una malattia che dura anni, direi decenni, lenta che logora e peggiora invece di migliorare.
Una cosa che si sa, si attende, ci si aspetta.
Ma non si è mai pronti.
Non ci sono momenti migliori di altri, o parole più giuste di altre: non si è mai pronti a sentirsi dire: "sta andando, non lo vedrai più".
Si pensa di avere tempo per tutto: lo farò domani, lo sistemerò domani, ci parlerò domani, lo bacerò domani, gli chiederò se serve aiuto domani.
Domani
domani
domani.
avrò tempo prima che arrivi il temporale.
E invece il tempo non basta mai.
Quanto mi mancano le persone che mi hanno lasciato per sempre?
In questo momento mi mancano infinitamente: per gli occhi che non vedrò, per le parole che non mi diranno, tutto quello che non potrò condividere.
Venerdì santo sono finita in pronto soccorso.
Dall'autoradio, in macchina con Marito, è partita la nuova canzone di Cesare e mi sono messa a piangere, perché non l'avevo ancora sentita e quando era uscita "il comico" nel 2012 l'avevo sentita per la prima volta in macchina con marito in direzione ospedale per il ricovero per Crohn.
Ho pianto, perché sono in un periodo in cui mi risulta difficile scendere a compromessi con la mia malattia e con tutto quello che comporta e invece si torna sempre lì.
All'equilibrio da mantenere, al cerone per nascondere le pieghe del volto crepato, al domani che ci chiama e ci promette che ci sarà ma che in realtà è un bugiardo che non dice se ci sarà esattamente proprio per te.
Ama adesso, vivi adesso e blablabla, quando leggevo cose come questa mi sembravano cose belle ma anche un po' "sciocche". E invece l'adesso è l'unico momento di cui veramente si può avere certezza.
Perché è adesso che ho una vita da vivere, anche nel dolore, ma da vivere tutta.
E non aspetterò domani per dire alle persone a cui voglio bene che le amo.
Non cambierà niente, infondo, non è che le perdite saranno meno dolorose, ma almeno non starò chiusa in una stanza, seduta su una sedia, addolorandomi per tutto quello che avrei potuto fare e dire e abbracciare e che invece non ho fatto
perché
credevo
nel domani.
6.3.15
Stupore
E' stata una settimana lunga e brevissima allo stesso tempo.
Una settimana lavorativamente intensa, densa e a tratti allucinante.
Una settimana di sconvolgimenti dettati dal vento forte e dalla luna piena che ha fatto da calamita a tutti i neripensieri, tirandoli fuori in una volta sola, come un ciclone.
E poi oggi, a tavola, per l'ennesima volta a pranzo per lavoro,
con un vino meraviglioso,
con un ritardo nel servizio di 1 ora,
si è partiti con mille discorsi densi e importanti
discorsi corposi, opinioni cristalline, parole profumate di vita vissuta
e l'Orsa si è sentita bene.
Ma bene bene e "grande", nel senso di "adulta".
Una sensazione strana, specialmente dopo il mare in tempesta di ieri.
Mi sono ubriacata di vita e serotonina.
E, che dire.
UAU.
Così, giusto per continuare la sequenza positiva...
....Qualcuno ha del Sagrantino e dei sigarilli alla Vaniglia?
Una settimana lavorativamente intensa, densa e a tratti allucinante.
Una settimana di sconvolgimenti dettati dal vento forte e dalla luna piena che ha fatto da calamita a tutti i neripensieri, tirandoli fuori in una volta sola, come un ciclone.
E poi oggi, a tavola, per l'ennesima volta a pranzo per lavoro,
con un vino meraviglioso,
con un ritardo nel servizio di 1 ora,
si è partiti con mille discorsi densi e importanti
discorsi corposi, opinioni cristalline, parole profumate di vita vissuta
e l'Orsa si è sentita bene.
Ma bene bene e "grande", nel senso di "adulta".
Una sensazione strana, specialmente dopo il mare in tempesta di ieri.
Mi sono ubriacata di vita e serotonina.
E, che dire.
UAU.
Così, giusto per continuare la sequenza positiva...
....Qualcuno ha del Sagrantino e dei sigarilli alla Vaniglia?
5.3.15
Il vento di marzo scombussola animi e cuori: finisce sempre che mi oppongo al suo flusso e invece di farmi attraversare, lo combatto; il risultato è un umore ballerino tendente all'arrabbiato, un sorriso assente, uno sguardo torvo.
Il vento di marzo arriva per alzare la polvere dell'inverno e spazzarla via lontano, per pulire il terreno e fare posto alle cose nuove, alla vita che rinasce.
Il vento di marzo non pensa.
Io sì.
E il risultato è un dolore fisso alla base del cuore, un senso di solitudine, di perdita, di mancanza.
Sono stanca di una situazione che non cambierà e che non posso cambiare e per quanto ami parlare di moto e sport, sono stanca di non poter parlare di libri, di film stupidi, di ricette ed errori in cucina.
Mi sento come se la bolla in cui lavorativamente ho vissuto in questi mesi, fosse esplosa improvvisamente.
Mi sento come se avessi vissuto a testa bassa per tutto il tempo e ora che alzo la testa, mi accorgo del devasto che ho intorno.
Di quello che non c'è più e che non tornerà.
Mi sento sola qui.
Mi fa un male tremendo.
23.2.15
Stagioni
Con questa luce del tramonto,
gialla, carica d'oro,
con questa luce
tutto
ma proprio tutto
è possibile.
gialla, carica d'oro,
con questa luce
tutto
ma proprio tutto
è possibile.
17.2.15
Cosa
Cosa ho imparato da te?
Cosa mi hai lasciato?
Ho una valigia piena di nozioni e di modi di fare.
Ho uno scaffale con le tue ricette e le tue risate.
Ho labbra che sanno fare silenzio, quando necessario.
Oh!! Quanto è stato difficile impararlo!!
"Tacere Tacere Tacere.
E il momento del riscatto arriverà!"
Quanto dannatamente avevi ragione...
Ogni volta che lascio carte in giro per l'ufficio, alla sera, sento la tua voce che mi ammonisce "non sei abbastanza ordinata!" e a costo di fare tardi, torno indietro a mettere a posto, che "del doman non v'è certezza" e tu più di ogni altro l'hai ben dimostrato.
Mi hai lasciato ricordi felici.
Tanti ricordi felici.
Tante piccole sciocchezze, che quando le penso fanno ridere me e quelli a cui le racconto
e lasciano in bocca un dolce sapore di ricordo
e non quello amaro dell'abbandono.
Ci sei e ci sarai sempre.
E forse, quel senso di vuoto che sentivo oggi, quella voragine stretta e sottile, non era davvero vuoto, ma la tua presenza che mi si è piantata nel cuore, e ha messo radici nel fondo più profondo, insieme agli affetti che ho già perso, insieme ad altre memorie leggere.
Lacio Drom
Cosa mi hai lasciato?
Ho una valigia piena di nozioni e di modi di fare.
Ho uno scaffale con le tue ricette e le tue risate.
Ho labbra che sanno fare silenzio, quando necessario.
Oh!! Quanto è stato difficile impararlo!!
"Tacere Tacere Tacere.
E il momento del riscatto arriverà!"
Quanto dannatamente avevi ragione...
Ogni volta che lascio carte in giro per l'ufficio, alla sera, sento la tua voce che mi ammonisce "non sei abbastanza ordinata!" e a costo di fare tardi, torno indietro a mettere a posto, che "del doman non v'è certezza" e tu più di ogni altro l'hai ben dimostrato.
Mi hai lasciato ricordi felici.
Tanti ricordi felici.
Tante piccole sciocchezze, che quando le penso fanno ridere me e quelli a cui le racconto
e lasciano in bocca un dolce sapore di ricordo
e non quello amaro dell'abbandono.
Ci sei e ci sarai sempre.
E forse, quel senso di vuoto che sentivo oggi, quella voragine stretta e sottile, non era davvero vuoto, ma la tua presenza che mi si è piantata nel cuore, e ha messo radici nel fondo più profondo, insieme agli affetti che ho già perso, insieme ad altre memorie leggere.
Lacio Drom
13.2.15
Dolori
Il dolore,
quello forte, quello travolgente,
me lo sono sempre immaginata come una bestia incatenata che urla.
Urla, urla fortissimo e ti fa salire l'ansia, ti fa accelerare i battiti e il respiro e l'ultima cosa che si ha voglia di fare è quella di andare incontro a questo dolore, vederlo in faccia, scontrarcisi per uscirne vincitori o vinti ma almeno uscirne.
Solo oggi mi sono accorta,
nel silenzio della stanza, mentre facevo entrare la luce di questo giorno grigio dalle tapparelle, mentre il battito aumentava e il respiro si faceva affannoso di paura, mentre lui urlava,
solo oggi mi sono accorta
che questo dolore, quello che provo ora e da qualche tempo
è solo un piccolo bimbo in fasce che piange e urla e si contorce perché non è in grado di badare a se stesso;
solo oggi mi sono accorta
che le urla che tanto mi spaventavano erano solo amplificate dal mio torace che faceva cassa di risonanza.
Solo oggi mi sono accorta
che questo dolore ha solo bisogno di essere preso per mano per essere quietato
e per la prima volta in vita mia,
questo dolore
mi ha fatto tenerezza.
quello forte, quello travolgente,
me lo sono sempre immaginata come una bestia incatenata che urla.
Urla, urla fortissimo e ti fa salire l'ansia, ti fa accelerare i battiti e il respiro e l'ultima cosa che si ha voglia di fare è quella di andare incontro a questo dolore, vederlo in faccia, scontrarcisi per uscirne vincitori o vinti ma almeno uscirne.
Solo oggi mi sono accorta,
nel silenzio della stanza, mentre facevo entrare la luce di questo giorno grigio dalle tapparelle, mentre il battito aumentava e il respiro si faceva affannoso di paura, mentre lui urlava,
solo oggi mi sono accorta
che questo dolore, quello che provo ora e da qualche tempo
è solo un piccolo bimbo in fasce che piange e urla e si contorce perché non è in grado di badare a se stesso;
solo oggi mi sono accorta
che le urla che tanto mi spaventavano erano solo amplificate dal mio torace che faceva cassa di risonanza.
Solo oggi mi sono accorta
che questo dolore ha solo bisogno di essere preso per mano per essere quietato
e per la prima volta in vita mia,
questo dolore
mi ha fatto tenerezza.
12.2.15
Sogni
Ti ho sognata questa notte.
Come è già successo, in questi mesi.
Ma questa notte è stato diverso, perché ti ho sognata ammalata.
Ti ho "vista" nel sogno come ti hanno descritta ieri, come non so se ti vedrò mai, ma è stato un attimo: poi sei tornata tu, con le unghie perfette, laccate di rosso, i capelli lunghi raccolti e il trucco; ma restavi comunque a letto e comunque non parlavi.
Ti ho preso la mano
e ho notato ancora quanto fossero sottili le tue dita e quanto fosse stretta la tua fede.
Ti ho preso la mano
e ti ho ringraziata.
Per tutto quello che mi hai insegnato, per tutto il bene che hai voluto a me e all'Orsetta, ti ho detto quanto mi mancavi e quanto avrei voluto che fossi con me e tu sorridevi e respiravi piano.
E poi guardavo a terra
e quando alzavo lo sguardo non eri più in un letto, ma in una bara
e intorno tutto era pianto
e mi guardavo le mani
ed ero io, ora, ad avere lo smalto rosso.
Mi sono svegliata senza respiro e con la paura di accendere il cellulare
e poi ho scoperto che invece, hai avuto una buona nottata.
Chissà se sono venuta nei tuoi sogni.
Io ci credo ancora, che sia possibile.
Come è già successo, in questi mesi.
Ma questa notte è stato diverso, perché ti ho sognata ammalata.
Ti ho "vista" nel sogno come ti hanno descritta ieri, come non so se ti vedrò mai, ma è stato un attimo: poi sei tornata tu, con le unghie perfette, laccate di rosso, i capelli lunghi raccolti e il trucco; ma restavi comunque a letto e comunque non parlavi.
Ti ho preso la mano
e ho notato ancora quanto fossero sottili le tue dita e quanto fosse stretta la tua fede.
Ti ho preso la mano
e ti ho ringraziata.
Per tutto quello che mi hai insegnato, per tutto il bene che hai voluto a me e all'Orsetta, ti ho detto quanto mi mancavi e quanto avrei voluto che fossi con me e tu sorridevi e respiravi piano.
E poi guardavo a terra
e quando alzavo lo sguardo non eri più in un letto, ma in una bara
e intorno tutto era pianto
e mi guardavo le mani
ed ero io, ora, ad avere lo smalto rosso.
Mi sono svegliata senza respiro e con la paura di accendere il cellulare
e poi ho scoperto che invece, hai avuto una buona nottata.
Chissà se sono venuta nei tuoi sogni.
Io ci credo ancora, che sia possibile.
29.1.15
Puccettino
E' comparso ieri.
Saltellando, nel prato, e spingendosi poi, tutt'altro che pauroso, vicino alla finestra del soggiorno.
Questa mattina l'ho salutato, aprendo la persiana, mentre stava facendo colazione con delle golose bacche rosse.
A mezzogiorno è venuto a tenermi compagnia alla finestra della cucina mentre cucinavo.
Ecco, mi ha rapito il cuore.
Puccettino.
M'è venuto da chiamarlo così,
è un pettirosso di quelli che non vedevo da anni, che mi riportano indietro ai tempi della mia fanciullezza, quando mio padre vangava nell'orto e per tutto il tempo un pettirosso aspettava paziente di trovare tra le zolle di terra un succoso vermiciattolo. Quante volte avrei voluto avvicinarlo! Mai, mai, mai stato possibile. Gli facevo paura.
In questi giorni di febbre da cavallo che ha colpito tutta la famiglia Orsi, Puccettino è un simpatico intermezzo tra un aerosol e una tachipirina.
******************************************************************************
Mesi di silenzio.
Mesi pesanti duri e dei quali faccio fatica a parlare.
Ma si riparte, si ricomincia, si va.
Saltellando, nel prato, e spingendosi poi, tutt'altro che pauroso, vicino alla finestra del soggiorno.
Questa mattina l'ho salutato, aprendo la persiana, mentre stava facendo colazione con delle golose bacche rosse.
A mezzogiorno è venuto a tenermi compagnia alla finestra della cucina mentre cucinavo.
Ecco, mi ha rapito il cuore.
Puccettino.
M'è venuto da chiamarlo così,
è un pettirosso di quelli che non vedevo da anni, che mi riportano indietro ai tempi della mia fanciullezza, quando mio padre vangava nell'orto e per tutto il tempo un pettirosso aspettava paziente di trovare tra le zolle di terra un succoso vermiciattolo. Quante volte avrei voluto avvicinarlo! Mai, mai, mai stato possibile. Gli facevo paura.
In questi giorni di febbre da cavallo che ha colpito tutta la famiglia Orsi, Puccettino è un simpatico intermezzo tra un aerosol e una tachipirina.
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Mesi di silenzio.
Mesi pesanti duri e dei quali faccio fatica a parlare.
Ma si riparte, si ricomincia, si va.
26.11.14
Quando manca l'aria,
quando proprio manca,
se riesco ad accorgermene in tempo, giusto quell'attimo prima che parta anche la mancanza di terra sotto i piedi,
e se ho la fortuna che questo capiti in inverno,
respiro aria gelata.
Metto fuori la testa dalla finestra e respiro a pieni polmoni aria gelata.
Allora tutto si congela
per quella frazione di secondo sufficiente a resettare il cervello,
a rilassare le membra,
a proseguire come niente fosse.
Aria gelata.
quando proprio manca,
se riesco ad accorgermene in tempo, giusto quell'attimo prima che parta anche la mancanza di terra sotto i piedi,
e se ho la fortuna che questo capiti in inverno,
respiro aria gelata.
Metto fuori la testa dalla finestra e respiro a pieni polmoni aria gelata.
Allora tutto si congela
per quella frazione di secondo sufficiente a resettare il cervello,
a rilassare le membra,
a proseguire come niente fosse.
Aria gelata.
20.11.14
Un anno.
Anna mia, è già passato un intero anno.
Il ricordo di te è forte, anche per tutto quello che mi sta accadendo intorno.
Ho un misto di sentimenti dolci/amari e le parole proprio non vogliono uscire..
Ti voglio bene ancora, di bene te ne vorrò sempre.
Anna mia, è già passato un intero anno.
Il ricordo di te è forte, anche per tutto quello che mi sta accadendo intorno.
Ho un misto di sentimenti dolci/amari e le parole proprio non vogliono uscire..
Ti voglio bene ancora, di bene te ne vorrò sempre.
6.10.14
E d'improvviso t'accorgerai
che ti è solo stato dato indietro
solo quanto hai donato,
che l'amicizia vera
conosce fin nel profondo dell'animo,
senza sconti,
ma anche senza pene,
e che niente torna indietro,
tutto cambia incessantemente,
che le ferite sanguinano
anche quando sono cicatrici.
Autunno sfoglia alberi
come fossero margherite di campo
e ogni foglia è un pensiero
che si deposita sulla mia anima.
che ti è solo stato dato indietro
solo quanto hai donato,
che l'amicizia vera
conosce fin nel profondo dell'animo,
senza sconti,
ma anche senza pene,
e che niente torna indietro,
tutto cambia incessantemente,
che le ferite sanguinano
anche quando sono cicatrici.
Autunno sfoglia alberi
come fossero margherite di campo
e ogni foglia è un pensiero
che si deposita sulla mia anima.
7.9.14
41
Buon compleanno luce libera di volare, pensiero che fa capolino con il vento che sfiora i capelli.
Buon compleanno sorriso sereno, occhi color lago di montagna.
Buon compleanno cammino perenne, scogliera scoscesa.
Buon compleanno, Anna.
...ho imparato a volerti bene, di bene te ne vorrò sempre...
il dolore non si quieta mai del tutto
"ti auguro che sia un giorno meraviglioso con gli amori della tua vita, pieno di cose belle da ricordare, di abbracci e risate, di coccole e cose buone da mangiare!"
07/09/2013
Buon compleanno sorriso sereno, occhi color lago di montagna.
Buon compleanno cammino perenne, scogliera scoscesa.
Buon compleanno, Anna.
...ho imparato a volerti bene, di bene te ne vorrò sempre...
il dolore non si quieta mai del tutto
"ti auguro che sia un giorno meraviglioso con gli amori della tua vita, pieno di cose belle da ricordare, di abbracci e risate, di coccole e cose buone da mangiare!"
07/09/2013
5.9.14
Nove anni.
Ti voglio bene tavernetta mia :)
Sei il "progetto" più lungo che io abbia mai portato avanti.
Ti voglio bene tavernetta mia :)
Sei il "progetto" più lungo che io abbia mai portato avanti.
2.9.14
Estate
Sono stati passetti piccini, nascosti tra le giornate passate al mare in cui in acqua non volevi metterci piede che "è treeeddaaah" (è fredda), ma ti "incotolettavi" con la sabbia appena c'era la possibilità.
Passetti piccini e silenziosi, come quelli che facevi per scendere dal tuo lettino e infilarti nel nostro per riempirti (e riempirci) di baci e coccole e risate.
Sono stati passetti interrotti, per una caduta rovinosa, per lo stupore del momento, per il capriccio che ti rendeva solida come un muro (o come un mulo...).
Questi passetti ti hanno portato in 3 settimane a crescere in altezza di 3 cm e a infrangere il "muro" della lettera "F" quando, una sera, spalancando gli occhi ci hai detto "Ffffffumo!" (che poi, voglio dire, altre prime parole con la "F" no eh?? ); e ogni giorno una vittoria "Farfalla", "Famiglia", tutte scelte da te, tutte parole covate dentro per così tanto tempo da farle tue, forti, intense: "Figlia. Mamma, come mi chiami sempre tu, io sono tua Figlia" detto così con la "F" maiuscola.
E la mamma felice, un po' si è commossa e intristita senza dartelo a vedere, perchè non sono passettini ma sono rincorse, e il fatto che non ci sarà più la Pelpa ma la Felpa e che il Checchè sarà il solito Caffè mi fanno pensare a quanto cresci in fretta e a quanto vorrei fermare questi attimi con una istantanea che riproponga non solo le immagini, ma anche le emozioni.
Come la tua risata.
Ricordi? Ho registrato la seconda risata della tua vita e conservo gelosamente il file, anche se non è di una grande qualità.
Perchè la tua risata è pura e cristallina, la tua risata contagia tutti e rende felici.
La tua risata è la punta dell'iceberg che è la tua anima bella che ha sete di questo mondo infinitamente pieno di colori, profumi ed emozioni.
E io sono qui che ti guardo, Figlia mia, e vorrei avere sempre per te il tempo di questi giorni di festa.
Passetti piccini e silenziosi, come quelli che facevi per scendere dal tuo lettino e infilarti nel nostro per riempirti (e riempirci) di baci e coccole e risate.
Sono stati passetti interrotti, per una caduta rovinosa, per lo stupore del momento, per il capriccio che ti rendeva solida come un muro (o come un mulo...).
Questi passetti ti hanno portato in 3 settimane a crescere in altezza di 3 cm e a infrangere il "muro" della lettera "F" quando, una sera, spalancando gli occhi ci hai detto "Ffffffumo!" (che poi, voglio dire, altre prime parole con la "F" no eh?? ); e ogni giorno una vittoria "Farfalla", "Famiglia", tutte scelte da te, tutte parole covate dentro per così tanto tempo da farle tue, forti, intense: "Figlia. Mamma, come mi chiami sempre tu, io sono tua Figlia" detto così con la "F" maiuscola.
E la mamma felice, un po' si è commossa e intristita senza dartelo a vedere, perchè non sono passettini ma sono rincorse, e il fatto che non ci sarà più la Pelpa ma la Felpa e che il Checchè sarà il solito Caffè mi fanno pensare a quanto cresci in fretta e a quanto vorrei fermare questi attimi con una istantanea che riproponga non solo le immagini, ma anche le emozioni.
Come la tua risata.
Ricordi? Ho registrato la seconda risata della tua vita e conservo gelosamente il file, anche se non è di una grande qualità.
Perchè la tua risata è pura e cristallina, la tua risata contagia tutti e rende felici.
La tua risata è la punta dell'iceberg che è la tua anima bella che ha sete di questo mondo infinitamente pieno di colori, profumi ed emozioni.
E io sono qui che ti guardo, Figlia mia, e vorrei avere sempre per te il tempo di questi giorni di festa.
1.9.14
Ho tante cose da scrivere, tante da dire di questo Agosto scivolato via in una bolla temporale a-dimensionale, ma una su tutte ha l'urgenza di uscire.
Questo Agosto così particolare è stato costellato di notizie riguardanti persone che hanno perso la vita in montagna: chi mentre andava per funghi, chi mentre usciva in escursione.
Specialmente degli ultimi 2 casi che ho sentito, morti durante un'escursione, ho sentito ribollire dentro un po' di rabbia e un po' di dolore.
L'amore per la montagna per me nasce da piccola, da mio padre e prosegue con l'oratorio e tutte le interminabili gite a cui mi sono "sottoposta" per anni. Non sono tesserata Cai, non amo i tesseramenti per alcun motivo, ma quello che mi è stato insegnato negli anni è questo: avere rispetto per la montagna, per la natura e questo comporta anche sacrifici e rinunce.
Partire senza attrezzatura adeguata, fidandosi di quel che dice internet, rifiutando i consigli dei gestori di un rifugio e perdere la vita, permettetemi di dire che è da sciocchi.
Rifiutarsi di rinunciare a una meta in condizioni di tempo avverse e perdere la vita, anche questo è da sciocchi.
Sono circondata da persone che credono che la vita sia bella e da vivere a pieno, ogni giorno al meglio, e sono persone che hanno problemi di salute o altro e il fuoco nei loro occhi è vivo e vitale e quella vita lì, potrebbero vedersela portare via in un lampo, eppure credono e vivono, vivono a volume più alto possibile... e sentire queste notizie di morti così...mi fa cadere le braccia... Perché se ci si fermasse ad ascoltare il rumore del vento e tutto quello che la natura ha da dire, se si usasse un po' di sano buonsenso, forse, queste cose non succederebbero e non dovrebbero rischiare la vita altre persone per portare a casa un corpo su cui piangere.
Questo Agosto così particolare è stato costellato di notizie riguardanti persone che hanno perso la vita in montagna: chi mentre andava per funghi, chi mentre usciva in escursione.
Specialmente degli ultimi 2 casi che ho sentito, morti durante un'escursione, ho sentito ribollire dentro un po' di rabbia e un po' di dolore.
L'amore per la montagna per me nasce da piccola, da mio padre e prosegue con l'oratorio e tutte le interminabili gite a cui mi sono "sottoposta" per anni. Non sono tesserata Cai, non amo i tesseramenti per alcun motivo, ma quello che mi è stato insegnato negli anni è questo: avere rispetto per la montagna, per la natura e questo comporta anche sacrifici e rinunce.
Partire senza attrezzatura adeguata, fidandosi di quel che dice internet, rifiutando i consigli dei gestori di un rifugio e perdere la vita, permettetemi di dire che è da sciocchi.
Rifiutarsi di rinunciare a una meta in condizioni di tempo avverse e perdere la vita, anche questo è da sciocchi.
Sono circondata da persone che credono che la vita sia bella e da vivere a pieno, ogni giorno al meglio, e sono persone che hanno problemi di salute o altro e il fuoco nei loro occhi è vivo e vitale e quella vita lì, potrebbero vedersela portare via in un lampo, eppure credono e vivono, vivono a volume più alto possibile... e sentire queste notizie di morti così...mi fa cadere le braccia... Perché se ci si fermasse ad ascoltare il rumore del vento e tutto quello che la natura ha da dire, se si usasse un po' di sano buonsenso, forse, queste cose non succederebbero e non dovrebbero rischiare la vita altre persone per portare a casa un corpo su cui piangere.
26.7.14
di Polla - compleanno
Cara figlia,
oggi è il tuo 3° compleanno!
E' quasi finito il mese di asilo nido supplementare, l'estate in questo 2014 non si fa vedere più di tanto e mamma e papà lavorano tanto (è bene scriverlo, che di questi tempi non è così scontato).
Festeggeremo dai nonni e poi dagli altri nonni in montagna e poi forse con gli amici la prossima settimana: chissà quanti regali, quante emozioni!
Amici.
Con che semplicità tu definisci "amico" colui o colei che condivide con te la giornata, la sorte, i pasti, le lacrime e i giochi. Per te ora è sufficiente questa condivisione, chissà se in futuro sarai più selettiva. Eppure, la definizione che ne dai tu, non è forse la più vera e piena?
Mi hai chiesto in regalo una candelina da mettere sulla torta, ma non una qualunque, una di Peppa Pig! E pur esistendo (su internet ne ho trovate), non c'è stato verso di trovare un negozio in cui risolvere questo tuo desiderio! Allora mamma s'è messa di impegno e ha trovato candela e pupazzetto, papà ha trovato il supporto e con un po' di manualità ecco la candela che hai chiesto! Mi piace l'idea di regalarti una piccola luce per il compleanno, un piccolo faro nella tua vita da spegnere e ricordare per andare avanti alla tappa successiva.
Sei cresciuta tanto e vuoi essere "grande" quindi hai anche una discreta fretta di crescere ancora! Non correre piccola mia, gustati tutte le esperienze che stai facendo, ascolta i consigli di mamma e papà, non pensare che siano catene che imbrigliano la tua voglia di volare!
Qualche sera fa mi hai chiesto cos'è la guerra.
Ti ho risposto che quando i grandi litigano tanto tanto, quella si chiama guerra.
Ti è bastato.
Ma il giorno dopo ho trovato su internet questa frase e te la riporto, perché quando sarai abbastanza grande per leggere e capire queste parole, allora queste parole arricchiranno anche te
"I kept asking who did it?
Israel? Palestina?
Russians? Ukraine?
Then my mom answered.
Humans.
Humans killing Humans"
E' tutto in un equilibrio delicato, la questione tra Russia e Ucraina per la Crimea, la questione tra Ebrei e Palestinesi per Israele (e anche tra ebrei sionisti e anti sionisti). Da quando sei nata sono le "litigate" più grandi di cui si sente parlare, senza contare tutto quel che accade in Africa ed è taciuto.
Non so la tua generazione cosa si troverà ad affrontare, bimba mia. Ma spero che impariate che la violenza, le bombe, la morte, non sono la soluzione, e che il dolore causato apposta, porta solo altro dolore.
Ti amo tanto,
sei sempre nel mio cuore,
sono sempre nel tuo cuore.
La tua mamma
oggi è il tuo 3° compleanno!
E' quasi finito il mese di asilo nido supplementare, l'estate in questo 2014 non si fa vedere più di tanto e mamma e papà lavorano tanto (è bene scriverlo, che di questi tempi non è così scontato).
Festeggeremo dai nonni e poi dagli altri nonni in montagna e poi forse con gli amici la prossima settimana: chissà quanti regali, quante emozioni!
Amici.
Con che semplicità tu definisci "amico" colui o colei che condivide con te la giornata, la sorte, i pasti, le lacrime e i giochi. Per te ora è sufficiente questa condivisione, chissà se in futuro sarai più selettiva. Eppure, la definizione che ne dai tu, non è forse la più vera e piena?
Mi hai chiesto in regalo una candelina da mettere sulla torta, ma non una qualunque, una di Peppa Pig! E pur esistendo (su internet ne ho trovate), non c'è stato verso di trovare un negozio in cui risolvere questo tuo desiderio! Allora mamma s'è messa di impegno e ha trovato candela e pupazzetto, papà ha trovato il supporto e con un po' di manualità ecco la candela che hai chiesto! Mi piace l'idea di regalarti una piccola luce per il compleanno, un piccolo faro nella tua vita da spegnere e ricordare per andare avanti alla tappa successiva.
Sei cresciuta tanto e vuoi essere "grande" quindi hai anche una discreta fretta di crescere ancora! Non correre piccola mia, gustati tutte le esperienze che stai facendo, ascolta i consigli di mamma e papà, non pensare che siano catene che imbrigliano la tua voglia di volare!
Qualche sera fa mi hai chiesto cos'è la guerra.
Ti ho risposto che quando i grandi litigano tanto tanto, quella si chiama guerra.
Ti è bastato.
Ma il giorno dopo ho trovato su internet questa frase e te la riporto, perché quando sarai abbastanza grande per leggere e capire queste parole, allora queste parole arricchiranno anche te
"I kept asking who did it?
Israel? Palestina?
Russians? Ukraine?
Then my mom answered.
Humans.
Humans killing Humans"
E' tutto in un equilibrio delicato, la questione tra Russia e Ucraina per la Crimea, la questione tra Ebrei e Palestinesi per Israele (e anche tra ebrei sionisti e anti sionisti). Da quando sei nata sono le "litigate" più grandi di cui si sente parlare, senza contare tutto quel che accade in Africa ed è taciuto.
Non so la tua generazione cosa si troverà ad affrontare, bimba mia. Ma spero che impariate che la violenza, le bombe, la morte, non sono la soluzione, e che il dolore causato apposta, porta solo altro dolore.
Ti amo tanto,
sei sempre nel mio cuore,
sono sempre nel tuo cuore.
La tua mamma
Etichette:
Mammosità,
Orsina,
Parole non dette,
Ricorrenze
10.7.14
Anna
Quasi otto mesi
e il tuo ricordo,
ogni tanto,
apre ancora voragini inaspettate e dolorose.
E' un dolore diverso,
ma c'è.
E ogni tanto non me lo spiego.
Ogni tanto mi dico che non c'è niente da spiegare.
Semplicemente,
manchi.
e il tuo ricordo,
ogni tanto,
apre ancora voragini inaspettate e dolorose.
E' un dolore diverso,
ma c'è.
E ogni tanto non me lo spiego.
Ogni tanto mi dico che non c'è niente da spiegare.
Semplicemente,
manchi.
9.7.14
Solo una cosa,
piccola.
Che sono passati 6 anni e il giorno è scivolato via.
Dimmi che prima o poi, torneremo a Cabo Espichel.
Non ti chiedo di promettermelo, la vita ha troppi imprevisti celati tra le pieghe del suo vestito.
Credici con me però.
Che ci torneremo e pernotteremo al Faro,
che staremo un giorno intero a guardare l'oceano, senza parlare, in mezzo al nulla.
Solo questo.
(per chi chiede, io "sto". faccio piccoli passi e sono molto "orsa". Grazie di esserci, comunque)
piccola.
Che sono passati 6 anni e il giorno è scivolato via.
Dimmi che prima o poi, torneremo a Cabo Espichel.
Non ti chiedo di promettermelo, la vita ha troppi imprevisti celati tra le pieghe del suo vestito.
Credici con me però.
Che ci torneremo e pernotteremo al Faro,
che staremo un giorno intero a guardare l'oceano, senza parlare, in mezzo al nulla.
Solo questo.
(per chi chiede, io "sto". faccio piccoli passi e sono molto "orsa". Grazie di esserci, comunque)
19.6.14
Lungo la via
Questo è un post che serve prima di tutto a me.
E' un post pacco, sappiatelo, ma devo riorganizzare le idee e il cuore e questo è l'unico modo che conosco per farlo, perché parlare della malattia... non è semplice farlo con tutti e far capire esattamente dove è il nocciolo del problema.
Prima c'è stato il pre fiera.
Con l'eccessiva ansia sfociata in un accenno di Crohn e in una forma di dermatite.
Poi il Crohn l'abbiamo messo a tacere, per fortuna, ma la dermatite resta, tutt'ora.
Poi la cistite.
E il 2° accenno di Crohn causa farmaco per la cistite.
Forse ho sedato anche quello.
Forse.
Però nel frattempo non ho ancora chiamato il ginecologo per la visita annuale.
Però nel frattempo mi sono scordata la visita dal mio gastroenterologo prenotata un anno fa.
Tutte le sue visite mi sono state spostate 1 settimana prima perché doveva partecipare al tal convegno o perché aveva un turno che non concedeva spazi, e così non l'avevo neanche segnato.
Visita persa.
E non ho ancora richiamato.
Ah sì, nel frattempo non ho neanche ancora fatto gli esami del sangue che sono diventati semestrali.
Perché ho paura di avere gli esami sballati,
perché non voglio cambiare cura e prendere il farmaco biologico + immunosoppressori.
Perché ho paura di essermi giocata...
..di essermi giocata la possibilità di cercare un altro figlio.
E il nodo è qui eh.
Quello stronzo dell'orologio biologico che chiama, che urla nelle orecchie e che sta diventando sempre più difficile sedare.
Quel tarlo che rode dentro della voce di quella stronza di dottoressa che mi disse, quando ero ricoverata "gente come lei, con la sua patologia, non dovrebbe neanche pensarci a mettere al mondo dei figli".
Quelle domande a cui non so rispondere: dopotutto 1 ce l'hai, è giusto andare a "sfidare la sorte"? E se poi stai di nuovo male? E se fai del male a chi hai nel pancione? E se gli trasmetti i tuoi mali? E soprattutto: e se poi non arriva?
E' tutto questo che non mi fa cercare un ginecologo che sia disposto a tenere una donna Crohnica che vorrebbe cercare un figlio (sì, perché non pensate che tutti aprano le porte felici eh).
E che mi fa negare che ci sia qualche problemino di salute.
E che mi distrugge l'animo e il cuore.
Sono stanca di fare terapia tutti i giorni.
Sono stanca di stare attenta a tutto quello che mangio.
Sono stanca di dover scendere a compromessi per tutto.
Sono stanca di essere una malata cronica.
Anche per me non c'è una guarigione, ma c'è un "per tutta la vita".
Non ho una battaglia da vincere, ma un cammino da continuare finché sarà possibile.
Un cammino che non posso permettermi di abbandonare.
Però,
permettetemi,
oggi sono davvero stanca,
di quella stanchezza, che non si può spiegare se non la si è provata.
E' un post pacco, sappiatelo, ma devo riorganizzare le idee e il cuore e questo è l'unico modo che conosco per farlo, perché parlare della malattia... non è semplice farlo con tutti e far capire esattamente dove è il nocciolo del problema.
Prima c'è stato il pre fiera.
Con l'eccessiva ansia sfociata in un accenno di Crohn e in una forma di dermatite.
Poi il Crohn l'abbiamo messo a tacere, per fortuna, ma la dermatite resta, tutt'ora.
Poi la cistite.
E il 2° accenno di Crohn causa farmaco per la cistite.
Forse ho sedato anche quello.
Forse.
Però nel frattempo non ho ancora chiamato il ginecologo per la visita annuale.
Però nel frattempo mi sono scordata la visita dal mio gastroenterologo prenotata un anno fa.
Tutte le sue visite mi sono state spostate 1 settimana prima perché doveva partecipare al tal convegno o perché aveva un turno che non concedeva spazi, e così non l'avevo neanche segnato.
Visita persa.
E non ho ancora richiamato.
Ah sì, nel frattempo non ho neanche ancora fatto gli esami del sangue che sono diventati semestrali.
Perché ho paura di avere gli esami sballati,
perché non voglio cambiare cura e prendere il farmaco biologico + immunosoppressori.
Perché ho paura di essermi giocata...
..di essermi giocata la possibilità di cercare un altro figlio.
E il nodo è qui eh.
Quello stronzo dell'orologio biologico che chiama, che urla nelle orecchie e che sta diventando sempre più difficile sedare.
Quel tarlo che rode dentro della voce di quella stronza di dottoressa che mi disse, quando ero ricoverata "gente come lei, con la sua patologia, non dovrebbe neanche pensarci a mettere al mondo dei figli".
Quelle domande a cui non so rispondere: dopotutto 1 ce l'hai, è giusto andare a "sfidare la sorte"? E se poi stai di nuovo male? E se fai del male a chi hai nel pancione? E se gli trasmetti i tuoi mali? E soprattutto: e se poi non arriva?
E' tutto questo che non mi fa cercare un ginecologo che sia disposto a tenere una donna Crohnica che vorrebbe cercare un figlio (sì, perché non pensate che tutti aprano le porte felici eh).
E che mi fa negare che ci sia qualche problemino di salute.
E che mi distrugge l'animo e il cuore.
Sono stanca di fare terapia tutti i giorni.
Sono stanca di stare attenta a tutto quello che mangio.
Sono stanca di dover scendere a compromessi per tutto.
Sono stanca di essere una malata cronica.
Anche per me non c'è una guarigione, ma c'è un "per tutta la vita".
Non ho una battaglia da vincere, ma un cammino da continuare finché sarà possibile.
Un cammino che non posso permettermi di abbandonare.
Però,
permettetemi,
oggi sono davvero stanca,
di quella stanchezza, che non si può spiegare se non la si è provata.
26.5.14
Quanto scivola in fretta la vita, quanto corre.
Albe, tramonti, nuvole di panna montata, neri carichi di pioggia.
Ho finalmente aperto l'armadio dove è riposto lo zaino dei grandi viaggi impegnativi, ho fatto il primo passo: dicono sia quello più difficile da compiere, ma in realtà mi sembrano tutti ugualmente densi di un misto tra difficoltà e importanza.
Cicatrici ricordano quello che è stato, occhi domandano quello che sarà.
Il cuore è ancora perso.
Ci sarà tempo.
Ci sarà.
Albe, tramonti, nuvole di panna montata, neri carichi di pioggia.
Ho finalmente aperto l'armadio dove è riposto lo zaino dei grandi viaggi impegnativi, ho fatto il primo passo: dicono sia quello più difficile da compiere, ma in realtà mi sembrano tutti ugualmente densi di un misto tra difficoltà e importanza.
Cicatrici ricordano quello che è stato, occhi domandano quello che sarà.
Il cuore è ancora perso.
Ci sarà tempo.
Ci sarà.
7.5.14
Insonnia, giorno 2
Ogni tanto mi succede, è fisiologico.
Notti insonni.
Non quelle insonni ma piene di preoccupazioni, pensieri e chissà cos'altro.
No, semplicemente notti in cui il corpo, dopo 3 ore, ti dice che ne ha abbastanza di dormire (salvo poi ritrattare al suono della sveglia).
La prima notte cerco di non cedere, di restare comunque a letto.
Ma se la cosa si ripete nelle notti successive bhe... è inevitabile essere alzati alle 4.00 del mattino con una camomilla per cercare di conciliare il sonno per il poco tempo che resta.
*******************************************************************************
Ieri è morta una ragazza che conoscevo, più piccola di me di solo 1 anno.
Era alla terza operazione al cervello per tumore.
Il primo pensiero a quando mi hanno dato la notizia è stato "è arrivato, alla fine, il momento". Senza tristezza, pura razionalità.
Poi, mano a mano che passavano le ore, a quella pura e cruda razionalità si è affiancato un dolore. Piccolo, ma pungente e fisso: per la sua vita, per sua madre, per suo padre, per chi le ha voluto bene e le è stato accanto.
Come per Anna, dai tempi della diagnosi definitiva, la strada si sapeva che aveva per meta questo giorno: bisognava solo vedere quanto a lungo si riusciva / poteva / voleva percorrerla.
Eppure, come sempre, l'amaro in bocca resta.
*********************************************************************************
Che silenzio in questa notte.
Perfino il mio frigorifero non fa "buz-buz" e posso quasi percepire distintamente tutti i battiti del mio cuore.
Ricorda: cerca di vivere sempre, il più possibile, con gioia.
Notti insonni.
Non quelle insonni ma piene di preoccupazioni, pensieri e chissà cos'altro.
No, semplicemente notti in cui il corpo, dopo 3 ore, ti dice che ne ha abbastanza di dormire (salvo poi ritrattare al suono della sveglia).
La prima notte cerco di non cedere, di restare comunque a letto.
Ma se la cosa si ripete nelle notti successive bhe... è inevitabile essere alzati alle 4.00 del mattino con una camomilla per cercare di conciliare il sonno per il poco tempo che resta.
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Ieri è morta una ragazza che conoscevo, più piccola di me di solo 1 anno.
Era alla terza operazione al cervello per tumore.
Il primo pensiero a quando mi hanno dato la notizia è stato "è arrivato, alla fine, il momento". Senza tristezza, pura razionalità.
Poi, mano a mano che passavano le ore, a quella pura e cruda razionalità si è affiancato un dolore. Piccolo, ma pungente e fisso: per la sua vita, per sua madre, per suo padre, per chi le ha voluto bene e le è stato accanto.
Come per Anna, dai tempi della diagnosi definitiva, la strada si sapeva che aveva per meta questo giorno: bisognava solo vedere quanto a lungo si riusciva / poteva / voleva percorrerla.
Eppure, come sempre, l'amaro in bocca resta.
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Che silenzio in questa notte.
Perfino il mio frigorifero non fa "buz-buz" e posso quasi percepire distintamente tutti i battiti del mio cuore.
Ricorda: cerca di vivere sempre, il più possibile, con gioia.
21.3.14
Cara Anna,
in questi giorni la tua mancanza è così forte che sento distintamente il vuoto del pezzetto di cuore che ti sei portata via a novembre.
Prima della tua partenza, abbiamo discusso di due progetti importanti e della paura che avevo nell'affrontarli, perché li reputavo troppo al di sopra delle mie capacità.
Ora sono in mezzo al vortice del primo progetto e le cose non vanno e ti vorrei qui, fosse anche per farmi "sgridare" a fin di bene.
Perché se mi ritrovo a piangere nel bagno dell'ufficio, ma in silenzio, che nessuno senta, le cose no, non vanno per niente.
Io non so da che parte prendere questo progetto, come uscirne viva.
Non è un progetto che ho voluto, lo sai, mi ci sono trovata invischiata senza possibilità di scampo. E se delle persone vengono pagate per farle di lavoro queste cose (e io non sono tra queste, le mie mansioni sono ben altre), un motivo ci sarà: come faccio a non sentirmi inadeguata?
Lo so che sono tutte "scuse", per qualcosa che comunque dovrò portare avanti.
Lo so che il motivo vero è che non credo abbastanza nelle mie capacità.
"...e soprattutto, divertiti"
è stata l'ultima cosa che mi hai detto riguardo questo progetto.
Ci penso spesso. Ci provo sempre.
Anna mia,
non ho ancora trovato il modo.
Ti voglio bene.
la tua piccola Orsa
in questi giorni la tua mancanza è così forte che sento distintamente il vuoto del pezzetto di cuore che ti sei portata via a novembre.
Prima della tua partenza, abbiamo discusso di due progetti importanti e della paura che avevo nell'affrontarli, perché li reputavo troppo al di sopra delle mie capacità.
Ora sono in mezzo al vortice del primo progetto e le cose non vanno e ti vorrei qui, fosse anche per farmi "sgridare" a fin di bene.
Perché se mi ritrovo a piangere nel bagno dell'ufficio, ma in silenzio, che nessuno senta, le cose no, non vanno per niente.
Io non so da che parte prendere questo progetto, come uscirne viva.
Non è un progetto che ho voluto, lo sai, mi ci sono trovata invischiata senza possibilità di scampo. E se delle persone vengono pagate per farle di lavoro queste cose (e io non sono tra queste, le mie mansioni sono ben altre), un motivo ci sarà: come faccio a non sentirmi inadeguata?
Lo so che sono tutte "scuse", per qualcosa che comunque dovrò portare avanti.
Lo so che il motivo vero è che non credo abbastanza nelle mie capacità.
"...e soprattutto, divertiti"
è stata l'ultima cosa che mi hai detto riguardo questo progetto.
Ci penso spesso. Ci provo sempre.
Anna mia,
non ho ancora trovato il modo.
Ti voglio bene.
la tua piccola Orsa
20.3.14
Domenica, nel pomeriggio, mentre fuori faceva un gran caldo e l'Orsetta entrava e usciva dalle porte - finestre che danno sul giardino e mentre l'Orsa era spiaggiata leggermente sottotono sul divano, la lavastoviglie e il forno a microonde hanno deciso di abbandonarci.
Mercoledì il sig. tecnico se li è portati via entrambi, per cercare di ripararli.
Orsetta: "Ma poi ce li riporta?"
Orsa: "Certo amore"
Orsetta: "E quando arriva noi gli diciamo: Scuuuusaaa"
Orsa: "...."
Orsetta: "Ehssì, così ce li riporta!"
Orsa: "...Amore, a chi dobbiamo chiedere scusa?"
Orsetta: "all'uomo della lavastoviglie (ndr: il sig. tecnico), così ce li riporta"
Orsa: " ...." "Gioia mia, guarda che non ce li ha portati via perchè siamo stati cattivi, ce li ha portati via per ripararli!"
Orsetta, poco convinta: "ahssi?!"
********************************************************************************
Sono giornate intense, in cui mi dimentico di non lasciarmi sopraffare dagli eventi.
Tutto scorre lento.
O almeno dovrebbe, anche nel caos.
Mercoledì il sig. tecnico se li è portati via entrambi, per cercare di ripararli.
Orsetta: "Ma poi ce li riporta?"
Orsa: "Certo amore"
Orsetta: "E quando arriva noi gli diciamo: Scuuuusaaa"
Orsa: "...."
Orsetta: "Ehssì, così ce li riporta!"
Orsa: "...Amore, a chi dobbiamo chiedere scusa?"
Orsetta: "all'uomo della lavastoviglie (ndr: il sig. tecnico), così ce li riporta"
Orsa: " ...." "Gioia mia, guarda che non ce li ha portati via perchè siamo stati cattivi, ce li ha portati via per ripararli!"
Orsetta, poco convinta: "ahssi?!"
********************************************************************************
Sono giornate intense, in cui mi dimentico di non lasciarmi sopraffare dagli eventi.
Tutto scorre lento.
O almeno dovrebbe, anche nel caos.
28.2.14
di uova rotte nel paniere
Ieri sera spesa con la Polletta. Era contentissima di venire, ma poi si è stancata, io pure e sono partiti i capricci (suoi) e il muso duro (mio).
Tornati a casa, ancora con il broncio entrambe, mi aiuta a sistemare la spesa (lei prende le cose dal sacchetto, io le ripongo); indugio un momento di troppo su una confezione e succede l'irreparabile: ha deciso di prendere la confezione delle uova (che non doveva prendere), con tanta, troppa foga. Risultato? La confezione di plastica delle uova sfugge all'involucro di cartone e vola per la cucina scaraventandosi sul pavimento, aprendosi, rimbalzando e eiettando in aria tutte e sei le uova.
Terrore negli occhi della Polletta incredula.
Mamma Orsa che si trasforma in Godzilla.
Che poi lo so che se lascio le uova alla portata di una bimba di 2 anni e mezzo e le uova si sfracellano a terra è ancora colpa mia, che è piccola e tutto quel che volete.
Però ero davvero tanto stanca e mi sono arrabbiata tantissimo, soprattutto perché non avevo voglia di cucinare cose al di fuori della cena già stabilita e anelavo a una dormita colossale.
Ci ho messo un paio d'ore a farmela passare, sapendo di sbagliare anche in questo caso.
Però poi ci siamo chieste scusa a vicenda, guardando il plumcake - esperimento, che lievitava baldanzoso nel forno (delle 6 uova, 1 si è salvata, 1 ha perso l'albume e le altre erano "solo" crepate in modo vistoso).
Questa mattina l'abbiamo mangiato di colazione: era meraviglioso! E ve lo dice una che non ama molto i plumcake!
Così mi è uscita una "perla di saggezza" che ho condiviso subito con la Polletta:
"Vedi", le ho detto "alla fine si sono rotte le uova, ma abbiamo ottenuto un plumcake buonissimo! Sai, bisognerebbe sempre fare così anche nella vita. Succederà che le cose non vadano come vorremmo o vadano proprio male: bisogna cercare di tirare fuori il bello e il buono da ogni situazione!"
Lei mi ha guardata, e mi ha risposto " *munch**munch* si si *munch**munch*", e mi è andato bene così.
Ma ho aggiunto "Questo non vuol dire che la prossima volta devono cadere per terra 6 uova per fare una torta eh!!!".
E abbiamo riso. Tantissimo. : )
Tornati a casa, ancora con il broncio entrambe, mi aiuta a sistemare la spesa (lei prende le cose dal sacchetto, io le ripongo); indugio un momento di troppo su una confezione e succede l'irreparabile: ha deciso di prendere la confezione delle uova (che non doveva prendere), con tanta, troppa foga. Risultato? La confezione di plastica delle uova sfugge all'involucro di cartone e vola per la cucina scaraventandosi sul pavimento, aprendosi, rimbalzando e eiettando in aria tutte e sei le uova.
Terrore negli occhi della Polletta incredula.
Mamma Orsa che si trasforma in Godzilla.
Che poi lo so che se lascio le uova alla portata di una bimba di 2 anni e mezzo e le uova si sfracellano a terra è ancora colpa mia, che è piccola e tutto quel che volete.
Però ero davvero tanto stanca e mi sono arrabbiata tantissimo, soprattutto perché non avevo voglia di cucinare cose al di fuori della cena già stabilita e anelavo a una dormita colossale.
Ci ho messo un paio d'ore a farmela passare, sapendo di sbagliare anche in questo caso.
Però poi ci siamo chieste scusa a vicenda, guardando il plumcake - esperimento, che lievitava baldanzoso nel forno (delle 6 uova, 1 si è salvata, 1 ha perso l'albume e le altre erano "solo" crepate in modo vistoso).
Questa mattina l'abbiamo mangiato di colazione: era meraviglioso! E ve lo dice una che non ama molto i plumcake!
Così mi è uscita una "perla di saggezza" che ho condiviso subito con la Polletta:
"Vedi", le ho detto "alla fine si sono rotte le uova, ma abbiamo ottenuto un plumcake buonissimo! Sai, bisognerebbe sempre fare così anche nella vita. Succederà che le cose non vadano come vorremmo o vadano proprio male: bisogna cercare di tirare fuori il bello e il buono da ogni situazione!"
Lei mi ha guardata, e mi ha risposto " *munch**munch* si si *munch**munch*", e mi è andato bene così.
Ma ho aggiunto "Questo non vuol dire che la prossima volta devono cadere per terra 6 uova per fare una torta eh!!!".
E abbiamo riso. Tantissimo. : )
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7.2.14
ultima lezione
E così è andata anche l'ultima lezione.
E' stata bella, divertente, interessante e abbiamo sforato di 1 ora rispetto al programma.
Ho realizzato uno dei sogni che sedimentavano nel fondo dell'anima, molto propensi a restare là: imparare a temperare il cioccolato. Diciamola meglio và: imparare la teoria e visualizzare la pratica corretta che porta a temperare il cioccolato.La voglia di provare, ora, è infinita.
Ho scoperto un dolce che ho sempre snobbato: i Macarons. E, come dire, UAU. (e pure questi sto seriamente meditando di farli).
Ho finito il corso capendo che la pasticceria, come del resto la cucina, come del resto la vita, è una pratica rigida e Zen allo stesso tempo scandita da tempi corretti, azioni e attese. e "l'Amore" che si può mettere nei piatti / dolci che si preparano è proprio il rispetto di queste 3 cose. L'Amore verso se stessi, è fatto dal rispetto di queste 3 cose e senza queste 3 cose anche Amare gli altri diventa un groviglio destinato solamente ad attorcigliarsi su se stesso in preda alla fretta di rincorrere azioni e all'accorciare attese.
C'è un libro che amo molto, è il piccolo Principe. In uno dei capitoli, il piccolo Principe incontra un venditore di pillole che calmano la sete per una settimana: le vendeva perché così la gente poteva risparmiare 53 minuti a settimana
da brava Brianzola, la digestione di questa frase non è mai stata completata.
Ma prima taiji, poi la nascita della Polletta e infine questo corso, mi hanno portato a "farla mia".
Davvero, io non pensavo, non credevo, che un corso di pasticceria potesse darmi altro oltre alle indicazioni tecniche e pratiche di esecuzione delle ricette: ho ricevuto in cambio la chiave per scegliere ogni giorno, almeno un pochino, di varcare la soglia del cambiamento.
E, che dire: UAU.
E' stata bella, divertente, interessante e abbiamo sforato di 1 ora rispetto al programma.
Ho realizzato uno dei sogni che sedimentavano nel fondo dell'anima, molto propensi a restare là: imparare a temperare il cioccolato. Diciamola meglio và: imparare la teoria e visualizzare la pratica corretta che porta a temperare il cioccolato.La voglia di provare, ora, è infinita.
Ho scoperto un dolce che ho sempre snobbato: i Macarons. E, come dire, UAU. (e pure questi sto seriamente meditando di farli).
Ho finito il corso capendo che la pasticceria, come del resto la cucina, come del resto la vita, è una pratica rigida e Zen allo stesso tempo scandita da tempi corretti, azioni e attese. e "l'Amore" che si può mettere nei piatti / dolci che si preparano è proprio il rispetto di queste 3 cose. L'Amore verso se stessi, è fatto dal rispetto di queste 3 cose e senza queste 3 cose anche Amare gli altri diventa un groviglio destinato solamente ad attorcigliarsi su se stesso in preda alla fretta di rincorrere azioni e all'accorciare attese.
C'è un libro che amo molto, è il piccolo Principe. In uno dei capitoli, il piccolo Principe incontra un venditore di pillole che calmano la sete per una settimana: le vendeva perché così la gente poteva risparmiare 53 minuti a settimana
"E che cosa se ne fa di questi cinquantatré minuti?"
"Se ne fa quel che si vuole.. ."
"Io", disse il piccolo principe, "se avessi cinquantatré minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana…"
da brava Brianzola, la digestione di questa frase non è mai stata completata.
Ma prima taiji, poi la nascita della Polletta e infine questo corso, mi hanno portato a "farla mia".
Davvero, io non pensavo, non credevo, che un corso di pasticceria potesse darmi altro oltre alle indicazioni tecniche e pratiche di esecuzione delle ricette: ho ricevuto in cambio la chiave per scegliere ogni giorno, almeno un pochino, di varcare la soglia del cambiamento.
E, che dire: UAU.
31.1.14
E', credo, dalla prima lezione del corso di pasticceria che "scherzo" (ma mica poi tanto), sul fatto che fare davvero pasticceria è un'arte Zen. Ma più le lezioni proseguono e più provo a toccare con mano le ricette e i tempi, più mi accorgo che non è una banalità. Così ieri sera, all'ennesima stoccata tirata a J. quando ci intimava di girare lentamente la glassa, pena antiestetiche bollicine d'aria sul prodotto finito ("Niente da fare, arte Zen anche qui" gli ho detto), lui ha parato il colpo e affondato con un "sì è Zen. Dopotutto è un'intera e intensa scelta di vita".
Colpita e affondata.
Perché che ci fosse un filo rosso che unisse il mio percorso di Taiji a quello di questo corso di pasticceria, proprio, non lo credevo possibile.
Ho addosso un grande senso di disagio per come sto conducendo la mia vita in questi giorni e queste parole hanno colpito nel segno.
Mi aggrappo a questa frase, trovata tempo fa sulla rete, non ricordo neanche dove:
"PEACE.
It does not mean to be in a place where there is no noise, trouble or hard work. It means to be in the midst of those things and still be calm in your heart" - unknown -
(Pace. Non significa essere in un luogo dove non c'è rumore, problemi o duro lavoro. Significa essere nel mezzo di quelle cose e continuare ad essere sereno nel tuo cuore. - anonimo - )
Colpita e affondata.
Perché che ci fosse un filo rosso che unisse il mio percorso di Taiji a quello di questo corso di pasticceria, proprio, non lo credevo possibile.
Ho addosso un grande senso di disagio per come sto conducendo la mia vita in questi giorni e queste parole hanno colpito nel segno.
Mi aggrappo a questa frase, trovata tempo fa sulla rete, non ricordo neanche dove:
"PEACE.
It does not mean to be in a place where there is no noise, trouble or hard work. It means to be in the midst of those things and still be calm in your heart" - unknown -
(Pace. Non significa essere in un luogo dove non c'è rumore, problemi o duro lavoro. Significa essere nel mezzo di quelle cose e continuare ad essere sereno nel tuo cuore. - anonimo - )
24.1.14
Caro pasticcere
che stai tenendo il corso serale al quale partecipo: grazie.
Parlo per me, perché non so gli altri come la pensano a riguardo: grazie davvero.
Tra una ricetta, un suggerimento, una esecuzione pratica, tu non hai idea di cosa mi stai regalando: felicità, azzeramento delle tensioni, nuova energia. Non ci credi? Ieri sera sono arrivata al corso con una contrattura muscolare a livello della scapola che durava dalla mattina e sono tornata a casa che la contrattura era quasi completamente scomparsa perché i miei muscoli erano rilassatissimi.
So di essere sempre un'entusiasta (tu non lo sai, non mi "conosci" nemmeno), era così in qualche maniera anche per il corso di taiji, e questo perché ho scelto di lasciarmi plasmare dalle cose che vivo davvero e cerco di assorbire e amalgamare il tutto nel miglior modo possibile.
Ieri, complici tutti, si è creato un clima in cui rideva il mio cuore.
E quando a ridere è il mio cuore, so di sbocciare come un mandorlo a primavera e mi sento bellissima, anche con il capello a carciofo. E oltre a "sentirmi" bellissima, lo divento davvero.
Mi fai sorridere, te l'ho detto, perché le chiami "Brioches" con il più milanese degli accenti "per integrarmi" hai detto, e ti si sono velati gli occhi, come tutte le volte che accenni alla fatica che hai fatto a inserirti qui. E mi sorge il sospetto che infondo, inserito, tu non ti senta effettivamente ancora.
Siamo gente fredda, è inutile negarlo. E abbiamo il cuore duro, come la nostra terra gelata su cui si spaccano le zolle, in inverno.
Ma se tu continuerai ad aver pazienza, ad evolvere (hai scoperto i cannoncini venendo in Italia, sai quante cose ci sono ancora??), ad essere pulito e netto nei rapporti come mi pare tu riesca ad essere, tra un inverno e l'altro sarai riuscito a piantare un seme nel cuore di questi Brianzoli. E quando non ti accorgerai, quando non lo starai più aspettando, quando avrai smesso di crederci, spunterà una pianta bellissima. Ne spunterà forse 1 su 100, ma su quei cuori che germoglieranno alla primavera, avrai la certezza di poter sempre contare.
Ancora due lezioni: cercherò di fare tesoro di tutto.
che stai tenendo il corso serale al quale partecipo: grazie.
Parlo per me, perché non so gli altri come la pensano a riguardo: grazie davvero.
Tra una ricetta, un suggerimento, una esecuzione pratica, tu non hai idea di cosa mi stai regalando: felicità, azzeramento delle tensioni, nuova energia. Non ci credi? Ieri sera sono arrivata al corso con una contrattura muscolare a livello della scapola che durava dalla mattina e sono tornata a casa che la contrattura era quasi completamente scomparsa perché i miei muscoli erano rilassatissimi.
So di essere sempre un'entusiasta (tu non lo sai, non mi "conosci" nemmeno), era così in qualche maniera anche per il corso di taiji, e questo perché ho scelto di lasciarmi plasmare dalle cose che vivo davvero e cerco di assorbire e amalgamare il tutto nel miglior modo possibile.
Ieri, complici tutti, si è creato un clima in cui rideva il mio cuore.
E quando a ridere è il mio cuore, so di sbocciare come un mandorlo a primavera e mi sento bellissima, anche con il capello a carciofo. E oltre a "sentirmi" bellissima, lo divento davvero.
Mi fai sorridere, te l'ho detto, perché le chiami "Brioches" con il più milanese degli accenti "per integrarmi" hai detto, e ti si sono velati gli occhi, come tutte le volte che accenni alla fatica che hai fatto a inserirti qui. E mi sorge il sospetto che infondo, inserito, tu non ti senta effettivamente ancora.
Siamo gente fredda, è inutile negarlo. E abbiamo il cuore duro, come la nostra terra gelata su cui si spaccano le zolle, in inverno.
Ma se tu continuerai ad aver pazienza, ad evolvere (hai scoperto i cannoncini venendo in Italia, sai quante cose ci sono ancora??), ad essere pulito e netto nei rapporti come mi pare tu riesca ad essere, tra un inverno e l'altro sarai riuscito a piantare un seme nel cuore di questi Brianzoli. E quando non ti accorgerai, quando non lo starai più aspettando, quando avrai smesso di crederci, spunterà una pianta bellissima. Ne spunterà forse 1 su 100, ma su quei cuori che germoglieranno alla primavera, avrai la certezza di poter sempre contare.
Ancora due lezioni: cercherò di fare tesoro di tutto.
31.12.13
ultimo post del 2013
Oh che turbinio di cose da fare.
Da pensare.
Da vivere.
E' un 31 dicembre diverso dai soliti.
Niente montagna per cause lavorative.
Niente invitati, perché ci siamo mossi tardi.
Niente inviti perché abbiamo abituato bene gli altri.
Sarà un 31 dicembre solo io, Orsomarito e l'Orsina e va bene così, che non ci faremo mancare niente, dalle lenticchie con il cotechino (al barolo) alle stelline di magnesio a una piccola gita nelle prime ore del pomeriggio.
Nonostante tutto, caro 2013, ti ho voluto bene perché mi hai fatto crescere tanto.
Mi hai dato, mi hai tolto (Anna mia, sempre con me), ma siamo qui ancora tutti e 3 uniti e saldi e questo è quello che conta.
Buon 2014 a chi passa, vi penso tutti, vi abbraccio di cuore, vi voglio bene.
Da pensare.
Da vivere.
E' un 31 dicembre diverso dai soliti.
Niente montagna per cause lavorative.
Niente invitati, perché ci siamo mossi tardi.
Niente inviti perché abbiamo abituato bene gli altri.
Sarà un 31 dicembre solo io, Orsomarito e l'Orsina e va bene così, che non ci faremo mancare niente, dalle lenticchie con il cotechino (al barolo) alle stelline di magnesio a una piccola gita nelle prime ore del pomeriggio.
Nonostante tutto, caro 2013, ti ho voluto bene perché mi hai fatto crescere tanto.
Mi hai dato, mi hai tolto (Anna mia, sempre con me), ma siamo qui ancora tutti e 3 uniti e saldi e questo è quello che conta.
Buon 2014 a chi passa, vi penso tutti, vi abbraccio di cuore, vi voglio bene.
23.12.13
30.11.13
Aprire le persiane e trovarsi davanti fiocchi grossi, grossissimi ed essere felice, talmente felice da prendere il cellulare e volerlo condividere con coloro che ti sono cari e sono lontani: quasi sicuramente da loro non nevica.
E mentre invii l'sms ti accorgi...
Di averlo inviato anche a chi non lo leggerà mai.
Che baratro.
E mentre invii l'sms ti accorgi...
Di averlo inviato anche a chi non lo leggerà mai.
Che baratro.
26.11.13
La Brianza è bella.
A volte grigia e plumbea e soffocante.
A volte così piena di colore da lasciare senza fiato, come in giornate invernali come questa, dove il termometro è passato dai -1°C di questa mattina alle 08.00 ai +8°C delle 12.00 fino a una temperatura imprecisata delle 16.30: un cielo terso e il sole che tramonta e tinge di un rosa impossibile da definire e bellissimo le mie amate Grigne colme di neve fresca.
Una sensazione che dura pochissimi minuti, tanti quanti ne mette il sole a scomparire, e allo stesso tempo meravigliosa, perchè ti fa rendere conto di quanto è grande l'immensità di questa Natura che non capiremo mai fino in fondo e ti fa stare zitta zitta, quasi senza respirare, per non rovinare l'attimo e l'adesso.
********************************************************************************
Ti penso ogni giorno, Anna.
E questo pensiero è come un'altalena che oscilla tra serenità e dolore - oggi va bene, è dal lato "serenità".
Quante volte ti ho descritto la mia Brianza, in tutte le stagioni, in tutti i climi, in tutti i suoi colori e ogni volta era un cercare di farti capire con pochi caratteri un mondo di emozioni che suscitavano profumi, luci e ombre.
Oggi sono serena, nonostante tutto, e ti penso, leggera.
A volte grigia e plumbea e soffocante.
A volte così piena di colore da lasciare senza fiato, come in giornate invernali come questa, dove il termometro è passato dai -1°C di questa mattina alle 08.00 ai +8°C delle 12.00 fino a una temperatura imprecisata delle 16.30: un cielo terso e il sole che tramonta e tinge di un rosa impossibile da definire e bellissimo le mie amate Grigne colme di neve fresca.
Una sensazione che dura pochissimi minuti, tanti quanti ne mette il sole a scomparire, e allo stesso tempo meravigliosa, perchè ti fa rendere conto di quanto è grande l'immensità di questa Natura che non capiremo mai fino in fondo e ti fa stare zitta zitta, quasi senza respirare, per non rovinare l'attimo e l'adesso.
********************************************************************************
Ti penso ogni giorno, Anna.
E questo pensiero è come un'altalena che oscilla tra serenità e dolore - oggi va bene, è dal lato "serenità".
Quante volte ti ho descritto la mia Brianza, in tutte le stagioni, in tutti i climi, in tutti i suoi colori e ogni volta era un cercare di farti capire con pochi caratteri un mondo di emozioni che suscitavano profumi, luci e ombre.
Oggi sono serena, nonostante tutto, e ti penso, leggera.
22.11.13
21.11.13
Wide
Ieri ero persa.
Ho chiamato zia Cris, ho scritto a
Giorgia, ho mandato un sms ad Apinaperniciosa.
Non riuscivo neanche ad articolare una
frase, un pensiero concreto.
Anna, Annina, Annina mia, Anna, Annina,
Annina mia, Anna, Annina, Annina mia, continuavo a ripetere nella mia testa e
il magone la faceva da padrone.
Misshajim io pensavo fosse un uomo. L'ho creduto per tanto tempo, tanti anni
fa, quando l'esperienza blogger era agli esordi e commentavo molto di più le
altrui vicende. Ci siamo incrociati più volte, commentando anche i commenti
dell'altro.
Poi Wide aprì il blog e cominciai a
seguirlo per caso, per vedere chi era questa che diceva che la sua malattia non
era una battaglia da vincere ma una vita da vivere più che si può.
E poi, poi è stata Anna.
Un nome diventato volto con le foto
impiccione di faccialibro, una storia fatta concretezza di sguardi e di
sorrisi.
Ed arrivò la gravidanza, la maternità e i
miei mms pieni di pancioni o di facce strane della Polpetta per farla
sorridere.
Ed arrivò la mia degenza ospedaliera, e il
suo conforto prezioso nelle notti solitarie e febbricitanti.
Sono arrivata - e ci credo davvero -
a considerarla mia sorella maggiore e non ci siamo mai viste, ma le
nostre anime si sono fuse a più punti in qualcosa che - chi non ha avuto
un'esperienza blogger così - i più probabilmente non capiranno.
Ieri, dicevo, ero scollegata, in devasto.
E non riuscivo a smettere di leggere i
commenti sul blog, sul suo profilo fb, in un loop imbarazzante.
Poi, la svolta: Orsa, ti stai rendendo
conto di quanta è la gente a cui ha donato amore? Pensavi di essere un esserino
super particolare per lei, ma ti rendi conto di quante persone sentiva, a
quanti scriveva, quanti le volevano un bene dell'anima, a quanti COME A TE ha
cambiato la vita? Ti rendi conto della potenza della sua comunicazione che non
ha mai voluto essere presa come modello o esempio?
E ora,
E' come se fosse ancora qui con me.
Non è più semplice, non è più facile, non
cambia le cose, o forse le cambia del tutto.
e ora, come diceva lei "fila via, c'è
tanto da vivere, c'è tanto da fare"
Dal Blog di
Widepeak - 17/10/2011
Blog: E allora dimmi, come ti senti?
Io: Mi sento triste.
Blog: E' per la morte di Anna Lisa?
Io: Sì. E' per lei, proprio per lei che sono triste, avrei voluto che vivesse più a lungo. E sono tristissima per chi la ama, per il loro dolore che è inevitabile, che deve fare malissimo.
BLog: E?
Io: E sono triste per me. A differenza delle mie amiche cancer blogger, non ho la sindrome del sopravvissuto, ma quella del prossimo in fila. Non morirò molto diversamente da Anna Lisa, lo sappiamo. In questi giorni è stato inevitabile pensarci più del solito.
Blog: E che pensi di fare?
Io: Niente. Tutto. Vivere. Approfittare di questa fase in cui la malattia non mi devasta ancora con una sofferenza continuativa come è stato per l'ultimo anno e mezzo di Anna Lisa. Approfittare di questa fase di pausa in cui mi curo con la chemio in pillole e sono più libera di muovermi.
Cercare di essere migliore. Accidenti, cercare di essere meno una stronza per le mie figlie.
Blog: Conquistare la santità, insomma.
Io: Non prendermi in giro, blog, lo so che potrebbe capitare a tutti di morire con sta cazzo di tegola in testa di cui parlano gli altri quando cerchi di spiegare cosa significa essere me, ma non è facile.
Blog: …
IO:…
Blog: Lo sai come la penso, no?
Io: Lo so.
Blog: E tra l'altro 'sta cosa di approfittare di tutto deve essere molto stancante.
Io: Sfinente. La settimana scorsa ho dormito continuativamente tutto il tempo.
Blog: Ti fa paura morire?
Io: Ma che ne so. Che ne so, veramente? Ma mi fa paura questa sorta di paralisi dell'anima che a volte mi prende.
Blog: Anche per questo sai come la penso
Io: Sì, la pensi come Anna Lisa, lo so. Pensi che la devo piantare di menarmela e darmi da fare a vivere e a godermi ogni felicità.
Aveva ragione. Aveva ragione.
Aveva ragione lei e anche un'altra amica che ho perso questa estate.
Mi hanno detto pià volte, più volte mi hanno fatto capire di non perdere tempo per le sciocchezze, per le cose che mi fanno arrabbiare che mi fanno stare male.
Blog: E allora?
Io: E allora, va bene. Mi stavo solo lamentando un po'.
Blog sbadiglia.
Io: Okkei. Ho capito. Provo a farmi passare la tristezza. Ma la sofferenza no.
Blog: Non puoi.
Io: Già. Mi mancherà tantissimo. Mi mancherà tantissimo.
Accidenti a me, mi mancherà veramente tanto.
….
Blog: Sai che potresti fare ora? Potresti metterti il grembiule e cucinare qualcosa per le tue figlie, così quando le vai a prendere all'uscita di scuola hai già pronta la merenda.
Io: Voglio rimettermi a dormire.
Blog: No dammi retta, fai qualcos'altro oggi. Magari stasera vai a letto prima, ma adesso mettiti a fare qualcosa per qualcun altro.
Io: Ok. Ci provo.
Ti voglio bene blog. A volte mi sento così sola.
Blog: Lo so. Ma non è mai vero.
Io: Sei fastidioso lo sai?
Blog: Può essere, ma intanto ho ragione io. Fila via. C'è tanto da vivere. C'è tanto da fare.
Io: Mi sento triste.
Blog: E' per la morte di Anna Lisa?
Io: Sì. E' per lei, proprio per lei che sono triste, avrei voluto che vivesse più a lungo. E sono tristissima per chi la ama, per il loro dolore che è inevitabile, che deve fare malissimo.
BLog: E?
Io: E sono triste per me. A differenza delle mie amiche cancer blogger, non ho la sindrome del sopravvissuto, ma quella del prossimo in fila. Non morirò molto diversamente da Anna Lisa, lo sappiamo. In questi giorni è stato inevitabile pensarci più del solito.
Blog: E che pensi di fare?
Io: Niente. Tutto. Vivere. Approfittare di questa fase in cui la malattia non mi devasta ancora con una sofferenza continuativa come è stato per l'ultimo anno e mezzo di Anna Lisa. Approfittare di questa fase di pausa in cui mi curo con la chemio in pillole e sono più libera di muovermi.
Cercare di essere migliore. Accidenti, cercare di essere meno una stronza per le mie figlie.
Blog: Conquistare la santità, insomma.
Io: Non prendermi in giro, blog, lo so che potrebbe capitare a tutti di morire con sta cazzo di tegola in testa di cui parlano gli altri quando cerchi di spiegare cosa significa essere me, ma non è facile.
Blog: …
IO:…
Blog: Lo sai come la penso, no?
Io: Lo so.
Blog: E tra l'altro 'sta cosa di approfittare di tutto deve essere molto stancante.
Io: Sfinente. La settimana scorsa ho dormito continuativamente tutto il tempo.
Blog: Ti fa paura morire?
Io: Ma che ne so. Che ne so, veramente? Ma mi fa paura questa sorta di paralisi dell'anima che a volte mi prende.
Blog: Anche per questo sai come la penso
Io: Sì, la pensi come Anna Lisa, lo so. Pensi che la devo piantare di menarmela e darmi da fare a vivere e a godermi ogni felicità.
Aveva ragione. Aveva ragione.
Aveva ragione lei e anche un'altra amica che ho perso questa estate.
Mi hanno detto pià volte, più volte mi hanno fatto capire di non perdere tempo per le sciocchezze, per le cose che mi fanno arrabbiare che mi fanno stare male.
Blog: E allora?
Io: E allora, va bene. Mi stavo solo lamentando un po'.
Blog sbadiglia.
Io: Okkei. Ho capito. Provo a farmi passare la tristezza. Ma la sofferenza no.
Blog: Non puoi.
Io: Già. Mi mancherà tantissimo. Mi mancherà tantissimo.
Accidenti a me, mi mancherà veramente tanto.
….
Blog: Sai che potresti fare ora? Potresti metterti il grembiule e cucinare qualcosa per le tue figlie, così quando le vai a prendere all'uscita di scuola hai già pronta la merenda.
Io: Voglio rimettermi a dormire.
Blog: No dammi retta, fai qualcos'altro oggi. Magari stasera vai a letto prima, ma adesso mettiti a fare qualcosa per qualcun altro.
Io: Ok. Ci provo.
Ti voglio bene blog. A volte mi sento così sola.
Blog: Lo so. Ma non è mai vero.
Io: Sei fastidioso lo sai?
Blog: Può essere, ma intanto ho ragione io. Fila via. C'è tanto da vivere. C'è tanto da fare.
20.11.13
4.11.13
E' buio la mattina quando esco di casa.
E' buio la sera quando rientro.
Buia è una parte di anima che non mi fa scrivere, che non si lascia interrogare, che vegeta.
Non è che la mia vita sia buia, intendiamoci: non abito più il tunnel arredato di qualche anno fa.
Ho una teppa colorata con le sue mille domande esistenziali, ho tutto quel che posso volere e anche Pdor vegeta tranquillo, cullato dal mio andirivieni.
Ma c'è una parte di me,
quella che improvvisamente specchiandomi in una vetrina mi mostra gli anni che porto (e non sono poi molti, ma sono più di quelli che mi sento), mi chiede il conto delle azioni, degli affetti, degli addii.
E' quella parte che mi ha tormentata, per la prima volta da che ricordo, durante il giro dei miei cari e amici al cimitero: invece di uscirne "in pace", come sempre, sono uscita frastornata e con una voragine al posto del cuore.
Devo trovare un pò di tempo per metabolizzare.
E' buio la sera quando rientro.
Buia è una parte di anima che non mi fa scrivere, che non si lascia interrogare, che vegeta.
Non è che la mia vita sia buia, intendiamoci: non abito più il tunnel arredato di qualche anno fa.
Ho una teppa colorata con le sue mille domande esistenziali, ho tutto quel che posso volere e anche Pdor vegeta tranquillo, cullato dal mio andirivieni.
Ma c'è una parte di me,
quella che improvvisamente specchiandomi in una vetrina mi mostra gli anni che porto (e non sono poi molti, ma sono più di quelli che mi sento), mi chiede il conto delle azioni, degli affetti, degli addii.
E' quella parte che mi ha tormentata, per la prima volta da che ricordo, durante il giro dei miei cari e amici al cimitero: invece di uscirne "in pace", come sempre, sono uscita frastornata e con una voragine al posto del cuore.
Devo trovare un pò di tempo per metabolizzare.
23.9.13
Colori, colori e ancora colori in questo fine settimana.
Di tutte le forme, di tutte le tonalità, di tutti i sapori.
E per non perdere il ritmo, oggi indosso un maglione color senape e ho fatto mettere all'Orsetta una bella maglia color verde evidenziatore.
Colori, colori, colori nella loro ciclicità, che l'autunno non è la stagione della morte, ma la stagione del saluto e della promessa di una primavera che arriverà.
Messaggio con animebelle che sono in grado di farmi sorridere anche quando dovrei essere io a far sorridere loro.
Mangio come non ci fosse un domani, con buona pace del puntovita.
Dormo serena, nonostante tutto, e il mio corpo ne è testimone.
Cresco, invecchio, vivo.
"Mamma, ti voglio bene, vero?"
(dove "vero" è usato come intercalare un po' ovunque)
E in quel momento, vivo ancora di più
E in quel momento, vivo ancora di più
19.9.13
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "…Piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe,
"Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
" E' vero", disse la volpe.
" Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" E' certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano".
Antoine de Saint-Exupéry
"Ah!" disse la volpe, "…Piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe,
"Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
" E' vero", disse la volpe.
" Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" E' certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano".
Antoine de Saint-Exupéry
6.9.13
Otto anni
Otto anni di Taverna.
La voglia di avere tutti i post in formato cartaceo, ma in ordine cronologico crescente resta, ma si assottiglia la fattibilità con il passare del tempo data la titanica impresa.
Dove sono? Dove vado?
Ho passato un mese di agosto bellissimo, divisa tra il mare dell'ultimo paese Veneto e le montagne tanto care: ho fatto fatica a riabituarmi ad una Orsetta e ad un Orso marito 24 h / 24, ma alla fine ho goduto ogni momento.
Anche i momenti di voragine che ci sono stati.
Perché ho riscoperto che ho accanto davvero l'uomo della mia vita, e non è così scontato cancellare la patina della faticosa quotidianità che negli ultimi mesi era diventata opprimente e trovarci motivi di scelta dell'altro diventati più forti, più radicati, più veri di 5 anni fa.
Autunno, ti aspetto, con le tue foglie e i tuoi frutti.
La voglia di avere tutti i post in formato cartaceo, ma in ordine cronologico crescente resta, ma si assottiglia la fattibilità con il passare del tempo data la titanica impresa.
Dove sono? Dove vado?
Ho passato un mese di agosto bellissimo, divisa tra il mare dell'ultimo paese Veneto e le montagne tanto care: ho fatto fatica a riabituarmi ad una Orsetta e ad un Orso marito 24 h / 24, ma alla fine ho goduto ogni momento.
Anche i momenti di voragine che ci sono stati.
Perché ho riscoperto che ho accanto davvero l'uomo della mia vita, e non è così scontato cancellare la patina della faticosa quotidianità che negli ultimi mesi era diventata opprimente e trovarci motivi di scelta dell'altro diventati più forti, più radicati, più veri di 5 anni fa.
Autunno, ti aspetto, con le tue foglie e i tuoi frutti.
31.8.13
Grazie per ogni giorno in più,
per ogni occasione in cui scambiarsi un sorriso, una parola, un confronto.
Grazie per la forza,
grazie per l'affetto.
Grazie per ogni giorno in più,
che è un altro da aggiungere alla lista dei giorni
che sembra sempre troppo breve
anche se lo specchio non direbbe lo stesso.
Grazie per ogni giorno in più,
perché è tutto fuor che una banalità.
per ogni occasione in cui scambiarsi un sorriso, una parola, un confronto.
Grazie per la forza,
grazie per l'affetto.
Grazie per ogni giorno in più,
che è un altro da aggiungere alla lista dei giorni
che sembra sempre troppo breve
anche se lo specchio non direbbe lo stesso.
Grazie per ogni giorno in più,
perché è tutto fuor che una banalità.
2.8.13
Il mio nome in tutte le lingue del mondo
Quasi un anno dal rientro - fisico - dalla maternità e dalla malattia.
Sto ultimando di corsa le ultime incombenze contabili: ultimo giorno prima delle ferie estive.
In questi mesi vorticosi, noncelafaròmai-daichecelapossofare-forsecelafaccio, ho conosciuto nuove persone e ho sentito chiamare il mio nome con gli accenti del mondo. Sorrido, ogni volta che cercano di chiamarmi in Italiano ma con l'inevitabile accento francese, tedesco, russo,portoghese brasiliano: la verità è che vorrei sentirmi chiamare con l'equivalente del mio nome nella lingua straniera del mio interlocutore. Vorrei sentire il mio nome in tutte le lingue del mondo, perchè l'Orsa che tratta con i tedeschi non è la stessa che tratta con i Russi e non è la stessa che tratta con gli Italiani.
Pensandoci bene,
con il mio vero nome,
non mi chiama praticamente nessuno.
Allora, forse, ragionando, il vero problema è questo: il mio vero nome è qualcosa di così intimo e privato che sentirlo usare da persone - non così intime - mi lascia in sospeso.
Di certo, non mi aspettavo un anno così ricco di tutto.
Buone vacanze!
Sto ultimando di corsa le ultime incombenze contabili: ultimo giorno prima delle ferie estive.
In questi mesi vorticosi, noncelafaròmai-daichecelapossofare-forsecelafaccio, ho conosciuto nuove persone e ho sentito chiamare il mio nome con gli accenti del mondo. Sorrido, ogni volta che cercano di chiamarmi in Italiano ma con l'inevitabile accento francese, tedesco, russo,
Pensandoci bene,
con il mio vero nome,
non mi chiama praticamente nessuno.
Allora, forse, ragionando, il vero problema è questo: il mio vero nome è qualcosa di così intimo e privato che sentirlo usare da persone - non così intime - mi lascia in sospeso.
Di certo, non mi aspettavo un anno così ricco di tutto.
Buone vacanze!
22.7.13
Un polpo alla gola, grande, grosso, come quelli disegnati da Zerocalcare.
Non un polpo colpevole, un polpo per non sapere cosa dire, per la gravità dei fatti, perchè fare affidamento alla positività è quasi impossibile.
Un polpo che non si stacca e non se ne vuol proprio andare.
Mi manca l'aria.
Non un polpo colpevole, un polpo per non sapere cosa dire, per la gravità dei fatti, perchè fare affidamento alla positività è quasi impossibile.
Un polpo che non si stacca e non se ne vuol proprio andare.
Mi manca l'aria.
19.7.13
Sono giorni di ombra.
Quando i malati diventano quelli accanto a te, e non puoi fare altro che sederti e seguire il flusso della loro corrente. Senza guidare, senza prevaricare. Sostenendo in silenzio.
Ci sono ombre che arrivano la notte e ti prendono alla gola e non ti lasciano più dormire.
L'unnico modo per uscirne è aggrapparmi al racconto che ogni sera ti faccio, figlia mia, per farti addormentare serena, di tutte le cose belle e positive che hai fatto durante la giornata.
Tutti i baci, gli abbracci, tutte le cose che fanno stare bene.
Cullata da questo balsamo protettivo, allora mi addormento serena anche io sognando orsetti che rotolano sui prati di montagna e genzianelle blu elettrico, pronta poi, per un altro giorno.
Quando i malati diventano quelli accanto a te, e non puoi fare altro che sederti e seguire il flusso della loro corrente. Senza guidare, senza prevaricare. Sostenendo in silenzio.
Ci sono ombre che arrivano la notte e ti prendono alla gola e non ti lasciano più dormire.
L'unnico modo per uscirne è aggrapparmi al racconto che ogni sera ti faccio, figlia mia, per farti addormentare serena, di tutte le cose belle e positive che hai fatto durante la giornata.
Tutti i baci, gli abbracci, tutte le cose che fanno stare bene.
Cullata da questo balsamo protettivo, allora mi addormento serena anche io sognando orsetti che rotolano sui prati di montagna e genzianelle blu elettrico, pronta poi, per un altro giorno.
28.6.13
Eccoci alla fine del primo anno di asilo nido.
UAU.
L'Orsina ora sa: lavarsi i denti, lavarsi le mani e la faccia, più o meno pettinarsi, mangiare e bere da sola.
Ama: ballare, saltare, giocare, colorare con i pennarelli, colorare con le tempere, colorare con i pastelli, stare all'aria aperta.
Ah sì, ama il Purè.
La sua mamma è più preparata a: mettere la crema idratante, mettere l'arnica per i doloretti, sedare sul nascere una dermatite "da contatto", una dermatite "da sudore", una dermatite "perchè sì".
E adesso arriva luglio. Un mese che sarà un barcamenarsi tra clienti, contabilità e spostamenti dell'Orsina e forse non solo! L'ultimo regalo del nido è stato l'arrivo della varicella... Aiuto.
Ho sentimenti rotolanti dentro di me, tanti e tali da non riuscire ad esprimerli: a settembre era un "e adesso? non ce la posso fare". Sono già passati 9 mesi.
UAU.
L'Orsina ora sa: lavarsi i denti, lavarsi le mani e la faccia, più o meno pettinarsi, mangiare e bere da sola.
Ama: ballare, saltare, giocare, colorare con i pennarelli, colorare con le tempere, colorare con i pastelli, stare all'aria aperta.
Ah sì, ama il Purè.
La sua mamma è più preparata a: mettere la crema idratante, mettere l'arnica per i doloretti, sedare sul nascere una dermatite "da contatto", una dermatite "da sudore", una dermatite "perchè sì".
E adesso arriva luglio. Un mese che sarà un barcamenarsi tra clienti, contabilità e spostamenti dell'Orsina e forse non solo! L'ultimo regalo del nido è stato l'arrivo della varicella... Aiuto.
Ho sentimenti rotolanti dentro di me, tanti e tali da non riuscire ad esprimerli: a settembre era un "e adesso? non ce la posso fare". Sono già passati 9 mesi.
14.6.13
Cose da ricordare
Premessa: sono cose da mamma.
Svolgimento:
Prima cacca e pipì nel vasino!
21mesiemmezzo.
Polla e il nido con bimbi più grandi di lei.
:D
Svolgimento:
Prima cacca e pipì nel vasino!
21mesiemmezzo.
Polla e il nido con bimbi più grandi di lei.
:D
30.5.13
Quando qualcuno mi chiede "perchè un blog", amo ripetere le parole che ho letto e sentito mie, su uno dei primissimi blog che ho cominciato a leggere (oramai) molti anni fa: c'è chi va in terapia e chi apre un blog.
Andare in terapia dovrebbe servire a capire noi stessi e il nostro percorso.
E' ora di ammettere che non sto scrivendo perchè non ho voglia di capirmi.
Non ho voglia di interrogarmi, non ho voglia di fare passi per uscire da questo pantano.
Non ho neanche voglia di ammettere che sono in un pantano.
E così passano i giorni, le settimane, nascondendo dietro "le cose da fare" il bisogno di scrivere e portandolo ad essere una voce sempre più flebile che si perde nei rumori di fondo della vita di tutti i giorni.
Oggi guardavo le nuvole in un raro momento di cielo azzurro e nuvole bianche e mi sono fermata (davvero, fermata in mezzo al parcheggio) a pensare al Portogallo e alle sue nuvole bianche così basse da arrivare a pensare che con una scala di 3 metri forse si sarebbe arrivati a toccarle.
Sono passati quasi cinque anni e quel ricordo non è sbiadito.
Come non è sbiadito il ricordo del rimescolamento interiore, dell'inadeguatezza, della paura, quando mi sono trovata davanti per la prima volta all'oceano a Cabo Espichel . A chi lo racconto, spesso non capisce perchè avevo paura.
Chissà se l'Orsina si lascerà interrogare dalla potenza della Natura o se ci passerà sopra incurante.
Nuvole nere all'orizzonte, ancora una volta: niente primavera quest'anno e nonostante questo, le mie spighe di grano cercano di passare ugualmente dal verde al biondo.
Andare in terapia dovrebbe servire a capire noi stessi e il nostro percorso.
E' ora di ammettere che non sto scrivendo perchè non ho voglia di capirmi.
Non ho voglia di interrogarmi, non ho voglia di fare passi per uscire da questo pantano.
Non ho neanche voglia di ammettere che sono in un pantano.
E così passano i giorni, le settimane, nascondendo dietro "le cose da fare" il bisogno di scrivere e portandolo ad essere una voce sempre più flebile che si perde nei rumori di fondo della vita di tutti i giorni.
Oggi guardavo le nuvole in un raro momento di cielo azzurro e nuvole bianche e mi sono fermata (davvero, fermata in mezzo al parcheggio) a pensare al Portogallo e alle sue nuvole bianche così basse da arrivare a pensare che con una scala di 3 metri forse si sarebbe arrivati a toccarle.
Sono passati quasi cinque anni e quel ricordo non è sbiadito.
Come non è sbiadito il ricordo del rimescolamento interiore, dell'inadeguatezza, della paura, quando mi sono trovata davanti per la prima volta all'oceano a Cabo Espichel . A chi lo racconto, spesso non capisce perchè avevo paura.
Chissà se l'Orsina si lascerà interrogare dalla potenza della Natura o se ci passerà sopra incurante.
Nuvole nere all'orizzonte, ancora una volta: niente primavera quest'anno e nonostante questo, le mie spighe di grano cercano di passare ugualmente dal verde al biondo.
29.4.13
i giorni passati
La famiglia Orsi ha "ponteggiato" sulle montagne colorate a loro tanto care.
Il 25 aprile l'Orsina ha fatto una scorpacciata di altalena, scivoli, corse, bolle di sapone.
Il 26 aprile l'Orsina ha fatto due belle passeggiate e ha visto il suo primo torrente impetuoso (e annesso rumore), la sua prima lumacona che attraversava la pista ciclabile, e ha avuto in regalo un taglio di capelli tutto nuovo e molto estivo, a dispetto del tempo quasi invernale.
Il 27 aprile l'Orsina ha fatto spese! Pantaloncini corti e magliettine abbinate, in barba ai 6°C e alla neve che scendeva sopra i 2.000 mt.
Il 28 aprile l'Orsina ha visto il suo primo Arcobaleno. Grande. Meraviglioso. Come primo arcobaleno, non c'è che dire, una meraviglia!
La sua mamma e il suo papà si sono colmati di lei: delle sue risate, delle sue urla, dei suoi capricci, dei suoi pianti, della sua fame, della sua golosità, del suo essere un'Orsina di 21 mesi.
Giorni intensi e meravigliosamente pieni di vita.
Il 25 aprile l'Orsina ha fatto una scorpacciata di altalena, scivoli, corse, bolle di sapone.
Il 26 aprile l'Orsina ha fatto due belle passeggiate e ha visto il suo primo torrente impetuoso (e annesso rumore), la sua prima lumacona che attraversava la pista ciclabile, e ha avuto in regalo un taglio di capelli tutto nuovo e molto estivo, a dispetto del tempo quasi invernale.
Il 27 aprile l'Orsina ha fatto spese! Pantaloncini corti e magliettine abbinate, in barba ai 6°C e alla neve che scendeva sopra i 2.000 mt.
Il 28 aprile l'Orsina ha visto il suo primo Arcobaleno. Grande. Meraviglioso. Come primo arcobaleno, non c'è che dire, una meraviglia!
La sua mamma e il suo papà si sono colmati di lei: delle sue risate, delle sue urla, dei suoi capricci, dei suoi pianti, della sua fame, della sua golosità, del suo essere un'Orsina di 21 mesi.
Giorni intensi e meravigliosamente pieni di vita.
2.4.13
Pensieri
E’ un po’ che ci penso e non riesco a dare una forma concreta alle mie parole.
Mi sveglio da lunedì a venerdì alle 05.50, mi preparo, sveglio un’Orsetta alle 06.30 e con l’aiuto di un fantastico marito la preparo, poi facciamo colazione e usciamo di casa alle 07.20 – 07.30 in direzione del nido. Alle 18.00 esco dal lavoro e vado a recuperare la bimba dai suoceri (al 99%, se no dai miei) che sono andati a recuperarla al nido entro le 17.30 (ma spesso e volentieri vanno anche prima) e se la sono spupazzata/gestita/sopportata per un’ora circa. Torno a casa per le 19.00 circa, preparo la cena a volte per tutti e 3, a volte 3 pasti divisi, e crollo addormentata verso le 21.30.
Ho una vita di corsa, che ogni tanto mi pesa.
Eppure sono fortunata.
Ho un lavoro a tempo pieno e le mie mansioni non sono modificate dopo la maternità, e con i tempi che corrono è già una grazia questo.
Ho la possibilità di uscire dal lavoro e chiudere a chiave dietro la porta dell’ufficio tutti i problemi: posso non portarmeli a casa e ho ben imparato a farlo.
Posso permettermi di pensare a cosa cucinare nel w-end durante le pause caffè e scambiarmi le ricette con la titolare.
Certo è richiesto un discreto impegno nelle 8 ore, ma ho scelto e potuto scegliere di limitarmi a quello.
Recentemente, parlando con Apina di mammitudine, mi sono trovata a pensare che sì, il tempo che passo con mia figlia è poco e che i momenti intensi e bellissimi sono ancora meno, ma non trovo giusto per quanto mi riguarda dare la “colpa” al lavoro: se sono io a non aver chiuso bene la porta dell’ufficio e ho lasciato che il malumore influenzasse la mia pigrottitudine, la mia orsaggine è colpa mia, almeno in parte.
Ma, ribadisco, io pretendo molto da me stessa, forse troppo e comunque il mio lavoro mi consente di pensarla così, dopo quasi 10 anni.
Poi mi trovo a pensare che forse, se fossi a casa tutto il giorno, non riuscirei a vivere bene tutti quei momenti che adesso mi sembrano “magnifici” perché sarebbero la normalità e non è così comune\normale\semplice stupirsi della normalità quando diventa il quotidiano ripetersi di gesti e di azioni.
Dico: io adoro andare a fare la spesa di corsa alle 19.10 con l’Orsina! Anche se mi fa impazzire e vuole sempre il cioccolato, è un modo pieno di complicità di concludere la nostra giornata fuori prima di tornare a casa.
Sarebbe lo stesso se potessi farlo in qualsiasi momento?
Che confusione.
Poi penso a chi non può avere neanche questo.
A chi viene chiesto di non usufruire della maternità.
A chi viene chiesto di tornare a lavorare dopo 2 settimane dal parto.
A chi, è inutile dire che non è vero, deve scegliere tra carriera e figli e se sceglie la carriera con figli li vedrà ancora meno di quanto io vedo la mia Orsetta.
Io ho scelto molto tempo fa e non è stata una rinuncia, ma una scelta ponderata e voluta dal profondo del cuore.
Trovo così profondamente doloroso però che una donna al giorno d’oggi debba per forza sedersi a tavolino con la propria coscienza, con il proprio stipendio e conto in banca, con la disponibilità di genitori e suoceri prima di potersi sedere a tavolino con il proprio marito/compagno per pensare di cercare un figlio che cresceranno comunque altri.
Pensieri nebulosi di inizio aprile
Mi sveglio da lunedì a venerdì alle 05.50, mi preparo, sveglio un’Orsetta alle 06.30 e con l’aiuto di un fantastico marito la preparo, poi facciamo colazione e usciamo di casa alle 07.20 – 07.30 in direzione del nido. Alle 18.00 esco dal lavoro e vado a recuperare la bimba dai suoceri (al 99%, se no dai miei) che sono andati a recuperarla al nido entro le 17.30 (ma spesso e volentieri vanno anche prima) e se la sono spupazzata/gestita/sopportata per un’ora circa. Torno a casa per le 19.00 circa, preparo la cena a volte per tutti e 3, a volte 3 pasti divisi, e crollo addormentata verso le 21.30.
Ho una vita di corsa, che ogni tanto mi pesa.
Eppure sono fortunata.
Ho un lavoro a tempo pieno e le mie mansioni non sono modificate dopo la maternità, e con i tempi che corrono è già una grazia questo.
Ho la possibilità di uscire dal lavoro e chiudere a chiave dietro la porta dell’ufficio tutti i problemi: posso non portarmeli a casa e ho ben imparato a farlo.
Posso permettermi di pensare a cosa cucinare nel w-end durante le pause caffè e scambiarmi le ricette con la titolare.
Certo è richiesto un discreto impegno nelle 8 ore, ma ho scelto e potuto scegliere di limitarmi a quello.
Recentemente, parlando con Apina di mammitudine, mi sono trovata a pensare che sì, il tempo che passo con mia figlia è poco e che i momenti intensi e bellissimi sono ancora meno, ma non trovo giusto per quanto mi riguarda dare la “colpa” al lavoro: se sono io a non aver chiuso bene la porta dell’ufficio e ho lasciato che il malumore influenzasse la mia pigrottitudine, la mia orsaggine è colpa mia, almeno in parte.
Ma, ribadisco, io pretendo molto da me stessa, forse troppo e comunque il mio lavoro mi consente di pensarla così, dopo quasi 10 anni.
Poi mi trovo a pensare che forse, se fossi a casa tutto il giorno, non riuscirei a vivere bene tutti quei momenti che adesso mi sembrano “magnifici” perché sarebbero la normalità e non è così comune\normale\semplice stupirsi della normalità quando diventa il quotidiano ripetersi di gesti e di azioni.
Dico: io adoro andare a fare la spesa di corsa alle 19.10 con l’Orsina! Anche se mi fa impazzire e vuole sempre il cioccolato, è un modo pieno di complicità di concludere la nostra giornata fuori prima di tornare a casa.
Sarebbe lo stesso se potessi farlo in qualsiasi momento?
Che confusione.
Poi penso a chi non può avere neanche questo.
A chi viene chiesto di non usufruire della maternità.
A chi viene chiesto di tornare a lavorare dopo 2 settimane dal parto.
A chi, è inutile dire che non è vero, deve scegliere tra carriera e figli e se sceglie la carriera con figli li vedrà ancora meno di quanto io vedo la mia Orsetta.
Io ho scelto molto tempo fa e non è stata una rinuncia, ma una scelta ponderata e voluta dal profondo del cuore.
Trovo così profondamente doloroso però che una donna al giorno d’oggi debba per forza sedersi a tavolino con la propria coscienza, con il proprio stipendio e conto in banca, con la disponibilità di genitori e suoceri prima di potersi sedere a tavolino con il proprio marito/compagno per pensare di cercare un figlio che cresceranno comunque altri.
Pensieri nebulosi di inizio aprile
12.3.13
Banalità e canzoni
Il mio amore per Cesare Cremonini è conosciuto da alcuni amici, tanto che (riferendomi a lui) lo chiamo solo per nome. In questo periodo sto riascoltando alcune sue vecchie canzoni talmente spesso da finire per impararle a memoria: da alcune resto folgorata, e le ripeto, le interiorizzo, le sento mie.
"Pensa la cosa più semplice, cogli la rosa più fragile e mi avrai"
Sono io! - pensavo - E amavo questi versi ogni volta che li sentivo.
Oggi, in questa Brianza sommersa dalla pioggia, ascoltavo per l'ennesima volta questa canzone.
Mi sono detta: ma io non voglio essere la rosa più fragile, non me lo posso mica permettere! Mi sono guardata nello specchietto retrovisore, dopo aver parcheggiato, e mi son detta "Io voglio essere della Gramigna!!"**
Forse è solo una stupida illuminazione, ma rendersi conto che l'ultima cosa che si desidera è di essere considerati fragili, mi ha fatto pensare che sto crescendo davvero e che la fase "adolescenziale" del bisogno dell'altro per essere sostenuti è finita da un pezzo.
** La Gramigna (Cynodon dactylon (L.) Pers., 1805) è la pianta infestante più conosciuta al mondo. È della famiglia delle graminacee, molto competitiva, presenta un esteso apparato radicale, che può arrivare a 2 metri di profondità. Viene anche utilizzata in tappeti erbosi con clima caldo, vista la sua elevata resistenza al calpestamento - da wikipedia
"Pensa la cosa più semplice, cogli la rosa più fragile e mi avrai"
Sono io! - pensavo - E amavo questi versi ogni volta che li sentivo.
Oggi, in questa Brianza sommersa dalla pioggia, ascoltavo per l'ennesima volta questa canzone.
Mi sono detta: ma io non voglio essere la rosa più fragile, non me lo posso mica permettere! Mi sono guardata nello specchietto retrovisore, dopo aver parcheggiato, e mi son detta "Io voglio essere della Gramigna!!"**
Forse è solo una stupida illuminazione, ma rendersi conto che l'ultima cosa che si desidera è di essere considerati fragili, mi ha fatto pensare che sto crescendo davvero e che la fase "adolescenziale" del bisogno dell'altro per essere sostenuti è finita da un pezzo.
** La Gramigna (Cynodon dactylon (L.) Pers., 1805) è la pianta infestante più conosciuta al mondo. È della famiglia delle graminacee, molto competitiva, presenta un esteso apparato radicale, che può arrivare a 2 metri di profondità. Viene anche utilizzata in tappeti erbosi con clima caldo, vista la sua elevata resistenza al calpestamento - da wikipedia
8.3.13
ottomarzo
Ieri sera ho riesumato dalla cartella clinica dell'Orsina, le fotografie della sua ecografia morfologica e glie le abbiamo mostrate: "Questo è il tuo piedino", "questa è la tua mano", "questa è la tua colonna vertebrale", "e in questa foto...le tue labbra e il tuo nasino, li vedi?".
L'Orsina rideva, guardava le sue mani, i suoi piedi e si toccava le labbra (identiche alle mie) e il suo nasino a patata.
Poi ci ha indicato altre foto: “eh amore, questo è il cervello, il cuore, i reni…” Ci ha guardati con aria interrogativa ed è tornata alla foto “naso-bocca”. Come darle torto?
L’otto marzo di 5 anni fa, prenotavo le bomboniere per il matrimonio.
L’otto marzo di 2 anni fa, la morfologica mi diceva che avrei avuto un’Orsina.
Oggi è la giornata della donna. Leggo molti che dicono che non si deve “festeggiare” blablabla… Tutto vero. Come purtroppo tristi cronache su omicidi, pestaggi e chi più ne ha più ne metta. Per me però oggi resta un giorno di festa, un giorno in cui riconoscere la femminilità e la sua forza e ricordarla sì, anche con una mimosa.
Festeggerò anche uscendo, ma non oggi, domenica sera. Come da tantissimi anni a questa parte, sempre con le stesse “signore”: perché ci troviamo per ritrovarci, per vedere quanto siamo cresciute, per ridere un po’ dei nostri guai e delle nostre vittorie. Ci troviamo davanti a una pizza o a uno spaghetto allo scoglio per ricordarci che è anche l’unione delle donne che genera una forza ancora più grande.
Poi ci sono quelle che festeggiano andando per spogliarelli & co.
Non credo sia giusto demonizzare l’evento: il fatto è un altro! La libertà di un gruppo di ragazze di andare a vedere uno spogliarello maschile mi pare sia stata raggiunta da parecchio tempo. Allora perché legarlo proprio a questo giorno? Non potrebbero farlo un altro giorno qualsiasi dell’anno? Perché diventa “oggi posso fare quel che voglio, tanto ho la scusa che è la festa della donna”?
Non è un dividere le persone in brave ragazze e cattive ragazze. Questo è un chiedere: ma se vuoi fare la “cattiva ragazza” oggi, perché non puoi farlo anche durante l’anno?
“La libertà non è fare quel che si vuole”
Ohhh che frase ostica, a 18 come a (quasi) 31 anni!
L'Orsina rideva, guardava le sue mani, i suoi piedi e si toccava le labbra (identiche alle mie) e il suo nasino a patata.
Poi ci ha indicato altre foto: “eh amore, questo è il cervello, il cuore, i reni…” Ci ha guardati con aria interrogativa ed è tornata alla foto “naso-bocca”. Come darle torto?
L’otto marzo di 5 anni fa, prenotavo le bomboniere per il matrimonio.
L’otto marzo di 2 anni fa, la morfologica mi diceva che avrei avuto un’Orsina.
Oggi è la giornata della donna. Leggo molti che dicono che non si deve “festeggiare” blablabla… Tutto vero. Come purtroppo tristi cronache su omicidi, pestaggi e chi più ne ha più ne metta. Per me però oggi resta un giorno di festa, un giorno in cui riconoscere la femminilità e la sua forza e ricordarla sì, anche con una mimosa.
Festeggerò anche uscendo, ma non oggi, domenica sera. Come da tantissimi anni a questa parte, sempre con le stesse “signore”: perché ci troviamo per ritrovarci, per vedere quanto siamo cresciute, per ridere un po’ dei nostri guai e delle nostre vittorie. Ci troviamo davanti a una pizza o a uno spaghetto allo scoglio per ricordarci che è anche l’unione delle donne che genera una forza ancora più grande.
Poi ci sono quelle che festeggiano andando per spogliarelli & co.
Non credo sia giusto demonizzare l’evento: il fatto è un altro! La libertà di un gruppo di ragazze di andare a vedere uno spogliarello maschile mi pare sia stata raggiunta da parecchio tempo. Allora perché legarlo proprio a questo giorno? Non potrebbero farlo un altro giorno qualsiasi dell’anno? Perché diventa “oggi posso fare quel che voglio, tanto ho la scusa che è la festa della donna”?
Non è un dividere le persone in brave ragazze e cattive ragazze. Questo è un chiedere: ma se vuoi fare la “cattiva ragazza” oggi, perché non puoi farlo anche durante l’anno?
“La libertà non è fare quel che si vuole”
Ohhh che frase ostica, a 18 come a (quasi) 31 anni!
19.2.13
Il sole che alle 17.20 batte ancora sui vetri delle finestre
anche se in fase di tramonto
è anche lui una grossissima promessa di primavera! :)
anche se in fase di tramonto
è anche lui una grossissima promessa di primavera! :)
12.2.13
Post di autocommiserazione
Invece di essere a casa con mia figlia, la mia perla preziosa,
che ha la febbre da domenica sera,
che sembrava scesa ed è tornata prepotente
che ora è sopra i 39 e quel che mi ha dato la pediatra non le fa nulla
sono a lavorare.
Senso di inadeguatezza, di sbagliato, di ... di...
che ha la febbre da domenica sera,
che sembrava scesa ed è tornata prepotente
che ora è sopra i 39 e quel che mi ha dato la pediatra non le fa nulla
sono a lavorare.
Senso di inadeguatezza, di sbagliato, di ... di...
1.2.13
Ho 2 occhi color sottobosco, furbi e indagatori, sotto forma di Orsetta 18mesenne che ieri hanno visto per la prima volta la magia dello zafferano-che-colora-le-cose (è stata la prima volta che glie l'ho mostrato, lo ammetto): vederla mangiare il risotto giallo, come tradizione Brianzola vuole, l'ultimo giovedì di gennaio, è stato bello e decisamente importante (per me). E' stato un altro mattoncino di quelle "tradizioni di famiglia" che cerco di portare avanti e di far piacere anche a lei.
****************************************************************************
Figlia, la chiamo ogni tanto, qui e anche nella mia testa.
A volte mi sono chiesta perchè non con il suo nome.
Poi finalmente ho riletto Hemingway e mi sono ricordata di questo modo di chiamare, che mi è rimasto impresso nella pelle.
****************************************************************************
E la Amo, non sapete quanto,
anche se è una testona, anche se ha un carattere forte, anche se è una che un pò se la lega al dito.
Perchè mi bacia con tutta la passione che può una bimba,
perchè mi chiama incessantemente "mammaa", che per lei è un mantra infinito (e a volte sfiancante da sentire).
Perchè, diamine, capisce tantissimo.
Perchè è l'Orsetta di casa, con gli occhi color sottobosco, il cuore grande e il sorriso solare.
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Figlia, la chiamo ogni tanto, qui e anche nella mia testa.
A volte mi sono chiesta perchè non con il suo nome.
Poi finalmente ho riletto Hemingway e mi sono ricordata di questo modo di chiamare, che mi è rimasto impresso nella pelle.
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E la Amo, non sapete quanto,
anche se è una testona, anche se ha un carattere forte, anche se è una che un pò se la lega al dito.
Perchè mi bacia con tutta la passione che può una bimba,
perchè mi chiama incessantemente "mammaa", che per lei è un mantra infinito (e a volte sfiancante da sentire).
Perchè, diamine, capisce tantissimo.
Perchè è l'Orsetta di casa, con gli occhi color sottobosco, il cuore grande e il sorriso solare.
21.1.13
ShtellA
Ieri,
una bimbetta di quasi diciotto mesi,
biondina,
con gli occhioni verde sottobosco
e il sorriso sempre stampato sul viso,
ieri
ha imparato a dire il suo nome
in un modo così delizioso
così assolutamente bizzarro
da far sciogliere il cuore.
una bimbetta di quasi diciotto mesi,
biondina,
con gli occhioni verde sottobosco
e il sorriso sempre stampato sul viso,
ieri
ha imparato a dire il suo nome
in un modo così delizioso
così assolutamente bizzarro
da far sciogliere il cuore.
3.1.13
E così, con un mese di dicembre arrivato a gamba tesa in scivolata, è finito anche il 2012.
Devo ancora fare pace con questo anno appena finito, dove i giorni pesanti sono stati di più di quelli leggeri e dove i momenti di "leggerezza" si possono contare sulle dita di mani e piedi.
Basti pensare che l'Orso marito mi ha detto che nei 366 giorni passati le frasi che ho detto più spesso sono state "sono davvero stanca" e "sto davvero male" -_-"
Però sono qui.
E ho passato delle fantastiche feste.
E ho intenzione di bere fino in fondo ogni singolo attimo che mi si presenta (come del resto sto già facendo).
Ogni singolo abbraccio, ogni singolo bacio.
Questo sì, 2012, me l'hai proprio insegnato.
Merry Gnu Iar Gente.
E sì, volutamente sbagliato, ma fa tanto ridere :)
Devo ancora fare pace con questo anno appena finito, dove i giorni pesanti sono stati di più di quelli leggeri e dove i momenti di "leggerezza" si possono contare sulle dita di mani e piedi.
Basti pensare che l'Orso marito mi ha detto che nei 366 giorni passati le frasi che ho detto più spesso sono state "sono davvero stanca" e "sto davvero male" -_-"
Però sono qui.
E ho passato delle fantastiche feste.
E ho intenzione di bere fino in fondo ogni singolo attimo che mi si presenta (come del resto sto già facendo).
Ogni singolo abbraccio, ogni singolo bacio.
Questo sì, 2012, me l'hai proprio insegnato.
Merry Gnu Iar Gente.
E sì, volutamente sbagliato, ma fa tanto ridere :)
19.12.12
Strade gelate
e cuore ghiacciato.
Una volta almeno avevo "gli occhi di ghiaccio e il cuore di terra".
"ci vuole pioggia
vento
e sangue nelle vene
e sangue nelle vene
e una ragione per vivere
per sollevare le palpebre
e non restare a compiangermi
e innamorarmi ogni giorno ogni ora ogni giorno ogni ora di più
di più"
e cuore ghiacciato.
Una volta almeno avevo "gli occhi di ghiaccio e il cuore di terra".
"ci vuole pioggia
vento
e sangue nelle vene
e sangue nelle vene
e una ragione per vivere
per sollevare le palpebre
e non restare a compiangermi
e innamorarmi ogni giorno ogni ora ogni giorno ogni ora di più
di più"
12.12.12
Occhi di cane azzurro
Io un pò alle dinamiche di questo racconto ci ho sempre creduto.
Così, anche questa notte, quando sono entrata in una stanza e ho fatto un inaspettato quanto gradito incontro che si è basato su chiacchiere, musica e cibo, al risveglio non ho potuto fare a meno di pensarci.
Una volta tanto niente incubi!
Così, anche questa notte, quando sono entrata in una stanza e ho fatto un inaspettato quanto gradito incontro che si è basato su chiacchiere, musica e cibo, al risveglio non ho potuto fare a meno di pensarci.
Una volta tanto niente incubi!
10.12.12
E quando
E quando Pdor decide di starsene tranquillo nei (miei) nostri metri di intestino.
E quando prendo 1 giorno di malattia per poter stare a letto per curare questo mega raffreddore sinusale per il quale non posso prendere nulla (causa Pdor).
E quando tutto sembra andare a posto,
dopo 10 giorni di Polla - Antibiotico,
dopo 10 giorni di Polla - Aerosol,
dopo averla sfebbrata nei primi 3 giorni e pian piano averle fatto riacquistare l'appetito,
dopo
soprattutto,
essere - quasi - riusciti a farle sparire i crepitii dai polmoni.
Ecco, è quel "quasi" il problema.
Perchè è quando "quasi" le cose sono a posto che va un pò tutto a rotoli.
12 ore senza copertura di antibiotico.
12 ore.
E' tornata la febbre,
alta,
fastidiosa,
da inappetenza.
- scusate eh -
Emacazzo.
...............
Attimo di incazzatura, paura enorme, angoscia.
Poi ci si rimbocca le maniche, si somministrano tachipirine e coccole, si sta svegli questa notte.
Ma vi scordate che io prepari anche solo il menù di Natale.
Non ci voglio nemmeno pensare.
Neanche lontanamente.
Neppure l'idea di festeggiare tutti insieme.
Non me lo permetto proprio di sognare.
E quando prendo 1 giorno di malattia per poter stare a letto per curare questo mega raffreddore sinusale per il quale non posso prendere nulla (causa Pdor).
E quando tutto sembra andare a posto,
dopo 10 giorni di Polla - Antibiotico,
dopo 10 giorni di Polla - Aerosol,
dopo averla sfebbrata nei primi 3 giorni e pian piano averle fatto riacquistare l'appetito,
dopo
soprattutto,
essere - quasi - riusciti a farle sparire i crepitii dai polmoni.
Ecco, è quel "quasi" il problema.
Perchè è quando "quasi" le cose sono a posto che va un pò tutto a rotoli.
12 ore senza copertura di antibiotico.
12 ore.
E' tornata la febbre,
alta,
fastidiosa,
da inappetenza.
- scusate eh -
Emacazzo.
...............
Attimo di incazzatura, paura enorme, angoscia.
Poi ci si rimbocca le maniche, si somministrano tachipirine e coccole, si sta svegli questa notte.
Ma vi scordate che io prepari anche solo il menù di Natale.
Non ci voglio nemmeno pensare.
Neanche lontanamente.
Neppure l'idea di festeggiare tutti insieme.
Non me lo permetto proprio di sognare.
25.11.12
io e Pdor
Ci ho pensato per un pò, dopo i risultati delle biopsie: l'unico modo per uscire fuori da questa voragine in cui sono stata assorbita fatta di negatività e di grigiume è trovare il modo di scherzarci su.
Quindi ho deciso che non lo chiamerò più Crohn, ma che lo "farò mio" e gli cambierò per questo nome, dandogliene uno tutto nuovo: Pdor.
Avevo pensato a Zubbrighen, abbreviandolo poi in Zub, ma non rendeva abbastanza.
*******************************************************************************
Io e Pdor martedì andremo dal gastroenterologo per vedere come migliorare ulteriormente la nostra relazione: pensateci!
Quindi ho deciso che non lo chiamerò più Crohn, ma che lo "farò mio" e gli cambierò per questo nome, dandogliene uno tutto nuovo: Pdor.
Avevo pensato a Zubbrighen, abbreviandolo poi in Zub, ma non rendeva abbastanza.
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Io e Pdor martedì andremo dal gastroenterologo per vedere come migliorare ulteriormente la nostra relazione: pensateci!
20.11.12
e arrivarono i risultati.
Crohn.
Ancora in fase attiva.
Attivissima.
E io che lo credevo dormiente.
E io che lo credevo sparito.
Se ne stà nell'ombra, ma c'è.
Devo ancora metabolizzare che è parte di me, punto.
Ancora in fase attiva.
Attivissima.
E io che lo credevo dormiente.
E io che lo credevo sparito.
Se ne stà nell'ombra, ma c'è.
Devo ancora metabolizzare che è parte di me, punto.
16.11.12
Stanchezza
C’è un po’ di stanchezza nell’aria, dovuta al mese-e-passa di “calvario” per l’Orsina che ogni settimana porta a casa dal nido tanti bei germini nuovi. Germini che poi in un modo o nell’altro attaccano voracemente il suo papà Orso e infine anche me, con la differenza che io non posso prendere niente di niente a causa del simpatico Crohn. Così è una settimana che alterno raffreddore-sinusale-massiccio a tosse-senza-fine e ultimo di un paio di giorni CONGIUNTIVITE. Caspita, capirete la “stanchezza”.
Mi sono trovata a guardarmi allo specchio invecchiata.
E no, non insultatemi, perché comunque i 30 li ho superati e non posso permettermi più di “trascurarmi” per qualche tempo come facevo prima: la pelle del mio viso, una volta così remissiva, ora urla vendetta e si raggrinza come le migliori novantenni a spasso per le vie del corso imponendomi lunghi ed estenuanti trattamenti per riportarla a una normale elasticità e lucentezza. Colore neanche a parlarne: pallida ero, pallida resto di base.
Ho visto per l’ennesima volta cambiare in modo radicale il mio modo di vedere alcune cose, vedi ad esempio il concerto del post precedente: quando ho letto i costi allucinanti del biglietto mi sono detta che, oggi come oggi, non li avrei mai spesi per un concerto. So che potrebbe essere un “regalo” che mi faccio, ma considerato che si va tra i 50 e i 92 euro più la prevendita e che se vai a un concerto così mica puoi essere all’ultimo anello dello stadio, spendendo sì la cifra più bassa, ma non vedendo niente o quasi, ho cominciato a pensare che avrei potuto regalarmi un maglione. O una borsa. O quelle scarpe che mi piacciono tanto. Insomma, tutte cose che poi mi resterebbero per più di una sera e che sarebbero materialmente più utili di un ricordo. (Senza considerare tutto quello che potrei comprare all’Orsina con quei soldi…)
Dove sto andando? Sono piombata in una fredda razionalità che non mi consente più di sognare qualcosa. O forse sarebbe più giusto dire che non mi consento più di sognare una cosa al punto da desiderala così tanto da cercare di averla a tutti i costi. Mi sono autoimposta inconsciamente questo blocco e non so neppure dire il perché. Sognavo una festa di compleanno che non c’è mai stata prima per la salute malconcia, poi perché infondo interessava solo a me. Sognavo un Natale con “tutte le famiglie” della “mia famiglia” (leggi genitori, fratello & suoceri) e trovo tutti i “se” e i “ma” di alcuni invitati che mi fanno quasi desiderare di restare sola con marito e Orsetta e stop. Non mi permetto neanche di sognare qualcosa per il prossimo 5 luglio che segna il 5°anno da orsa-moglie perché ho paura che tanto poi non si possa realizzare.
Ho perso la fiducia nei sogni e non me ne vanto.
Forse è tutta colpa della colon e dei risultati delle biopsie che andrò a ritirare lunedì pomeriggio.
Forse è tutta colpa di un 2012 veramente molto impegnativo che si sta rivelando molto intenso anche sul finale.
Forse è solo l’autunno che avanza e io sono solo un’Orsa.
Un’Orsa grigia e appannata che guarda dalla finestra e resta in silenzio.
Almeno per un po'.
Mi sono trovata a guardarmi allo specchio invecchiata.
E no, non insultatemi, perché comunque i 30 li ho superati e non posso permettermi più di “trascurarmi” per qualche tempo come facevo prima: la pelle del mio viso, una volta così remissiva, ora urla vendetta e si raggrinza come le migliori novantenni a spasso per le vie del corso imponendomi lunghi ed estenuanti trattamenti per riportarla a una normale elasticità e lucentezza. Colore neanche a parlarne: pallida ero, pallida resto di base.
Ho visto per l’ennesima volta cambiare in modo radicale il mio modo di vedere alcune cose, vedi ad esempio il concerto del post precedente: quando ho letto i costi allucinanti del biglietto mi sono detta che, oggi come oggi, non li avrei mai spesi per un concerto. So che potrebbe essere un “regalo” che mi faccio, ma considerato che si va tra i 50 e i 92 euro più la prevendita e che se vai a un concerto così mica puoi essere all’ultimo anello dello stadio, spendendo sì la cifra più bassa, ma non vedendo niente o quasi, ho cominciato a pensare che avrei potuto regalarmi un maglione. O una borsa. O quelle scarpe che mi piacciono tanto. Insomma, tutte cose che poi mi resterebbero per più di una sera e che sarebbero materialmente più utili di un ricordo. (Senza considerare tutto quello che potrei comprare all’Orsina con quei soldi…)
Dove sto andando? Sono piombata in una fredda razionalità che non mi consente più di sognare qualcosa. O forse sarebbe più giusto dire che non mi consento più di sognare una cosa al punto da desiderala così tanto da cercare di averla a tutti i costi. Mi sono autoimposta inconsciamente questo blocco e non so neppure dire il perché. Sognavo una festa di compleanno che non c’è mai stata prima per la salute malconcia, poi perché infondo interessava solo a me. Sognavo un Natale con “tutte le famiglie” della “mia famiglia” (leggi genitori, fratello & suoceri) e trovo tutti i “se” e i “ma” di alcuni invitati che mi fanno quasi desiderare di restare sola con marito e Orsetta e stop. Non mi permetto neanche di sognare qualcosa per il prossimo 5 luglio che segna il 5°anno da orsa-moglie perché ho paura che tanto poi non si possa realizzare.
Ho perso la fiducia nei sogni e non me ne vanto.
Forse è tutta colpa della colon e dei risultati delle biopsie che andrò a ritirare lunedì pomeriggio.
Forse è tutta colpa di un 2012 veramente molto impegnativo che si sta rivelando molto intenso anche sul finale.
Forse è solo l’autunno che avanza e io sono solo un’Orsa.
Un’Orsa grigia e appannata che guarda dalla finestra e resta in silenzio.
Almeno per un po'.
6.11.12
No, cioè, tipo
Bon Jovi in concerto a San Siro
il prossimo giugno.
Parliamone.
Bon Jovi in concerto a San Siro
il prossimo giugno.
Parliamone.
26.10.12
la simpatica colon del giovedì
Come è grigia la mia Brianza oggi.
Un grigio stanco, asfissiante, terribilmente opaco.
Puoi lavorare in un ufficio con le pareti bianche e arancioni, con una officina con macchinari verdi e gialli.
Puoi indossare calze a righe di caldi colori autunnali e un maglione color ciclamino.
Puoi fare tutte queste cose, ma quando la Brianza è così grigia, mi ingrigisce anche il cuore.
Forse è per l'anestesia di ieri, che si è aggrappata al cuore oltre che alle membra, e mi ha portata in un gorgo scuro, nero e denso fatto di spossatezza, zero volontà e zero appetito (dannata preparazione alla colon. ho perso 2 kg di liquidi in 1 gg e mi ha tolto la voglia di mangiare).
Forse è che l'inverno incalza l'autunno (anche se mancano ancora quasi 2 mesi) e io sono in "fase letargica".
Forse è solo che è venerdì e che sono un pò giù per la colon.
E' che speravo, innanzi tutto, che con l'anestesia (non la totale) non avrei provato alcun dolore. Invece...
E' che speravo, dato quanto stavo bene, di trovare un intestino perfetto. Invece ci sono tratti ancora malati.
Lo so che sono passati solo 5 mesi dalla dimissione e dall'inizio della terapia, ma, come si dice, uno ci spera sempre. So anche che prendo solo Mesalazina e che risultati del genere per il tipo di terapia che faccio sono fantastici (data la situazione che avevo).
Adesso aspettiamo i risultati delle biopsie, ma ci vorrà quasi un mese.
Ecco, quello che cercherò di fare, è che non sia un mese solamente grigio.
Un grigio stanco, asfissiante, terribilmente opaco.
Puoi lavorare in un ufficio con le pareti bianche e arancioni, con una officina con macchinari verdi e gialli.
Puoi indossare calze a righe di caldi colori autunnali e un maglione color ciclamino.
Puoi fare tutte queste cose, ma quando la Brianza è così grigia, mi ingrigisce anche il cuore.
Forse è per l'anestesia di ieri, che si è aggrappata al cuore oltre che alle membra, e mi ha portata in un gorgo scuro, nero e denso fatto di spossatezza, zero volontà e zero appetito (dannata preparazione alla colon. ho perso 2 kg di liquidi in 1 gg e mi ha tolto la voglia di mangiare).
Forse è che l'inverno incalza l'autunno (anche se mancano ancora quasi 2 mesi) e io sono in "fase letargica".
Forse è solo che è venerdì e che sono un pò giù per la colon.
E' che speravo, innanzi tutto, che con l'anestesia (non la totale) non avrei provato alcun dolore. Invece...
E' che speravo, dato quanto stavo bene, di trovare un intestino perfetto. Invece ci sono tratti ancora malati.
Lo so che sono passati solo 5 mesi dalla dimissione e dall'inizio della terapia, ma, come si dice, uno ci spera sempre. So anche che prendo solo Mesalazina e che risultati del genere per il tipo di terapia che faccio sono fantastici (data la situazione che avevo).
Adesso aspettiamo i risultati delle biopsie, ma ci vorrà quasi un mese.
Ecco, quello che cercherò di fare, è che non sia un mese solamente grigio.
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