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28.6.16

Allora è così che piange un adulto

Alle 07.08 di questa mattina, mia madre ha chiamato per dire che mio zio era morto questa notte.
Il cuore mi diceva di andare a trovarlo domenica, ma il fisico non ha retto. 
Poi gli impegni, hanno preso il sopravvento, ma l'inquietudine è rimasta, dentro.
Come era già successo per mia zia.

E poi in un attimo è andato. 
Stanotte.

Lucido fino alla fine.

Solo che io, complice questa mancanza, all'annuncio telefonico sono scoppiata in un pianto disperato.

Di fronte a mia figlia e a mio marito.

Mi sono seduta sul letto e ho pianto come un vitello, insultandomi per non aver ascoltato ancora una volta quello che insistentemente diceva il mio cuore. 

Mamma quanto ho pianto. 
Un pianto disperato e non certo silenzioso.

E mia figlia, resa edotta da suo padre sull'accaduto ha detto:

"Adesso ho capito. Allora è così che piange un adulto."

Ho cercato di ricompormi, e le ho spiegato i sentimenti che mi giravano dentro ed era giusto che venissero fuori, perché se no  mi avrebbero fatto male.

Mi ha vista ridere, stare male, arrabbiarmi. Piangere effettivamente, non l'avevo mai fatto di fronte a lei. Perché l'idea è che la mamma debba essere roccia, porto sicuro, acciaio che non si spezza. Ma vedere che le mamme possono crollare per poi ricomporsi più solide di prima, sarà un bell'insegnamento lo stesso e me ne sono resa conto solo ora.

Eccolo, il granoturco che lo zio non vedrà maturare.
Ecco il ricordo indelebile di questo giorno, insieme alle parole di mia figlia:

Allora è così,
che piange
un adulto.



12.10.15

Sabato sera -

Non pensavo si potessero davvero azzerare i pensieri.
Non pensare a nulla e avere il sorriso sulla faccia, guardando il profilo dell'orizzonte sfilare a fianco, sui toni del viola e del blu dopo un tramonto già passato che si tramuta in notte.
Fluire solo con la moto, piegando quando c'è da piegare, frenando quando c'è da frenare, ascoltando le vibrazioni che la strada impone, il rombo del motore e il vento all'interno del casco.

E non pensare
davvero
a niente.

Nulla.

Il silenzio più totale.

La pace dell'anima, della mente, del cuore,
tutto incredibilmente fermo e immobile.

Rilassare i muscoli, le braccia, il viso contratto, il respiro che rallenta tranquillo,la vita che passa sotto i miei piedi una curva dopo l'altra, senza fare male.

Senza dire una parola,
ne con la bocca, ne con il cuore.

17.2.15

Cosa

Cosa ho imparato da te?
Cosa mi  hai lasciato?

Ho una valigia piena di nozioni e di modi di fare.
Ho uno scaffale con le tue ricette e le tue risate.

Ho labbra che sanno fare silenzio, quando necessario.
Oh!! Quanto è stato difficile impararlo!!
"Tacere Tacere Tacere.
E il momento del riscatto arriverà!"
Quanto dannatamente avevi ragione...

Ogni volta che lascio carte in giro per l'ufficio, alla sera, sento la tua voce che mi ammonisce "non sei abbastanza ordinata!" e a costo di fare tardi, torno indietro a mettere a posto, che "del doman non v'è certezza" e tu più di ogni altro l'hai ben dimostrato.

Mi hai lasciato ricordi felici.
Tanti ricordi felici.
Tante piccole sciocchezze, che quando le penso fanno ridere me e quelli a cui le racconto
e lasciano in bocca un dolce sapore di ricordo
e non quello amaro dell'abbandono.

Ci sei e ci sarai sempre.
E forse, quel senso di vuoto che sentivo oggi,  quella voragine stretta e sottile, non era davvero vuoto, ma la tua presenza che mi si è piantata nel cuore, e ha messo radici nel fondo più profondo, insieme agli affetti che ho già perso, insieme ad altre memorie leggere.

Lacio Drom


2.9.14

Estate

Sono stati passetti piccini, nascosti tra le giornate passate al mare in cui in acqua non volevi metterci piede che "è treeeddaaah" (è fredda), ma ti "incotolettavi" con la sabbia appena c'era la possibilità.

Passetti piccini e silenziosi, come quelli che facevi per scendere dal tuo lettino e infilarti nel nostro per riempirti (e riempirci) di baci e coccole e risate.

Sono stati passetti interrotti, per una caduta rovinosa, per lo stupore del momento, per il capriccio che ti rendeva solida come un muro (o come un mulo...).

Questi passetti ti hanno portato in 3 settimane a crescere in altezza di 3 cm e a infrangere il "muro" della lettera "F" quando, una sera, spalancando gli occhi ci hai detto "Ffffffumo!" (che poi, voglio dire, altre prime parole con la "F" no eh?? ); e ogni giorno una vittoria "Farfalla", "Famiglia", tutte scelte da te, tutte parole covate dentro per così tanto tempo da farle tue, forti, intense: "Figlia. Mamma, come mi chiami sempre tu, io sono tua Figlia" detto così con la "F" maiuscola.

E la mamma felice, un po' si è commossa e intristita senza dartelo a vedere, perchè non sono passettini ma sono rincorse, e il fatto che non ci sarà più la Pelpa ma la Felpa e che il Checchè sarà il solito Caffè mi fanno pensare a quanto cresci in fretta e a quanto vorrei fermare questi attimi con una istantanea che riproponga non solo le immagini, ma anche le emozioni.

Come la tua risata.
Ricordi? Ho registrato la seconda risata della tua vita e conservo gelosamente il file, anche se non è di una grande qualità.

Perchè la tua risata è pura e cristallina, la tua risata contagia tutti e rende felici.

La tua risata è la punta dell'iceberg che è la tua anima bella che ha sete di questo mondo infinitamente pieno di colori, profumi ed emozioni.

E io sono qui che ti guardo, Figlia mia, e vorrei avere sempre per te il tempo di questi giorni di festa.

26.5.14

Quanto scivola in fretta la vita, quanto corre.
Albe, tramonti, nuvole di panna montata, neri carichi di pioggia.
Ho finalmente aperto l'armadio dove è riposto lo zaino dei grandi viaggi impegnativi, ho fatto il primo passo: dicono sia quello più difficile da compiere, ma in realtà mi sembrano tutti ugualmente densi di un misto tra difficoltà e importanza.
Cicatrici ricordano quello che è stato, occhi domandano quello che sarà.

Il cuore è ancora perso.
Ci sarà tempo.
Ci sarà.

7.2.14

ultima lezione

E così è andata anche l'ultima lezione.
E' stata bella, divertente, interessante e abbiamo sforato di 1 ora rispetto al programma.
Ho realizzato uno dei sogni che sedimentavano nel fondo dell'anima, molto propensi a restare là: imparare a temperare il cioccolato. Diciamola meglio và: imparare la teoria e visualizzare la pratica corretta che porta a temperare il cioccolato.La voglia di provare, ora, è infinita.
Ho scoperto un dolce che ho sempre snobbato: i Macarons. E, come dire, UAU. (e pure questi sto seriamente meditando di farli).

Ho finito il corso capendo che la pasticceria, come del resto la cucina, come del resto la vita,  è una pratica rigida e Zen allo stesso tempo scandita da tempi corretti, azioni e attese. e "l'Amore" che si può  mettere nei piatti / dolci che si preparano è proprio il rispetto di queste 3 cose. L'Amore verso se stessi, è fatto dal rispetto di queste 3 cose e senza queste 3 cose anche Amare gli altri diventa un groviglio destinato solamente ad attorcigliarsi su se stesso in preda alla fretta di rincorrere azioni e all'accorciare attese.

C'è un libro che amo molto, è il piccolo Principe. In uno dei capitoli, il piccolo Principe incontra un venditore di pillole che calmano la sete per una settimana: le vendeva perché così la gente poteva risparmiare 53 minuti a settimana

"E che cosa se ne fa di questi cinquantatré minuti?"
"Se ne fa quel che si vuole.. ."
"Io", disse il piccolo principe, "se avessi cinquantatré minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana…"

da brava Brianzola, la digestione di questa frase non è mai stata completata.
Ma prima taiji, poi la nascita della Polletta e infine questo corso, mi hanno portato a "farla mia".

Davvero, io non pensavo, non credevo, che un corso di pasticceria potesse darmi altro oltre alle indicazioni tecniche e pratiche di esecuzione delle ricette: ho ricevuto in cambio la chiave per scegliere ogni giorno, almeno un pochino, di varcare la soglia del cambiamento.

E, che dire: UAU.

21.11.13

Wide

Ieri ero persa.
Ho chiamato zia Cris, ho scritto a Giorgia, ho mandato un sms ad Apinaperniciosa.
Non riuscivo neanche ad articolare una frase, un pensiero concreto.
Anna, Annina, Annina mia, Anna, Annina, Annina mia, Anna, Annina, Annina mia, continuavo a ripetere nella mia testa e il magone la faceva da padrone.

Misshajim io pensavo fosse un uomo. L'ho creduto per tanto tempo, tanti anni fa, quando l'esperienza blogger era agli esordi e commentavo molto di più le altrui vicende. Ci siamo incrociati più volte, commentando anche i commenti dell'altro.

Poi Wide aprì il blog e cominciai a seguirlo per caso, per vedere chi era questa che diceva che la sua malattia non era una battaglia da vincere ma una vita da vivere più che si può.

E poi, poi è stata Anna.
Un nome diventato volto con le foto impiccione di faccialibro, una storia fatta concretezza di sguardi e di sorrisi.

Ed arrivò la gravidanza, la maternità e i miei mms pieni di pancioni o di facce strane della Polpetta per farla sorridere.

Ed arrivò la mia degenza ospedaliera, e il suo conforto prezioso nelle notti solitarie e febbricitanti.

Sono arrivata - e ci credo davvero -  a considerarla mia sorella maggiore e non ci siamo mai viste, ma le nostre anime si sono fuse a più punti in qualcosa che - chi non ha avuto un'esperienza blogger così - i più probabilmente non capiranno.

Ieri, dicevo, ero scollegata, in devasto.

E non riuscivo a smettere di leggere i commenti sul blog, sul suo profilo fb, in un loop  imbarazzante.

Poi, la svolta: Orsa, ti stai rendendo conto di quanta è la gente a cui ha donato amore? Pensavi di essere un esserino super particolare per lei, ma ti rendi conto di quante persone sentiva, a quanti scriveva, quanti le volevano un bene dell'anima, a quanti COME A TE ha cambiato la vita? Ti rendi conto della potenza della sua comunicazione che non ha mai voluto essere presa come modello o esempio?

E ora,

E' come se fosse ancora qui con me.

Non è più semplice, non è più facile, non cambia le cose, o forse le cambia del tutto.

e ora, come diceva lei "fila via, c'è tanto da vivere, c'è tanto da fare"

Dal Blog di Widepeak - 17/10/2011
Blog: E allora dimmi, come ti senti?
Io: Mi sento triste.
Blog: E' per la morte di Anna Lisa?
Io: Sì. E' per lei, proprio per lei che sono triste, avrei voluto che vivesse più a lungo. E sono tristissima per chi la ama, per il loro dolore che è inevitabile, che deve fare malissimo.
BLog: E?
Io: E sono triste per me. A differenza delle mie amiche cancer blogger, non ho la sindrome del sopravvissuto, ma quella del prossimo in fila. Non morirò molto diversamente da Anna Lisa, lo sappiamo. In questi giorni è stato inevitabile pensarci più del solito.
Blog: E che pensi di fare?
Io: Niente. Tutto. Vivere. Approfittare di questa fase in cui la malattia non mi devasta ancora con una sofferenza continuativa come è stato per l'ultimo anno e mezzo di Anna Lisa. Approfittare di questa fase di pausa in cui mi curo con la chemio in pillole e sono più libera di muovermi.
Cercare di essere migliore. Accidenti, cercare di essere meno una stronza per le mie figlie.
Blog: Conquistare la santità, insomma.
Io: Non prendermi in giro, blog, lo so che potrebbe capitare a tutti di morire con sta cazzo di tegola in testa di cui parlano gli altri quando cerchi di spiegare cosa significa essere me, ma non è facile.
Blog: …
IO:…
Blog: Lo sai come la penso, no?
Io: Lo so.
Blog: E tra l'altro 'sta cosa di approfittare di tutto deve essere molto stancante.
Io: Sfinente. La settimana scorsa ho dormito continuativamente tutto il tempo.
Blog: Ti fa paura morire?
Io: Ma che ne so. Che ne so, veramente? Ma mi fa paura questa sorta di paralisi dell'anima che a volte mi prende.
Blog: Anche per questo sai come la penso
Io: Sì, la pensi come Anna Lisa, lo so. Pensi che la devo piantare di menarmela e darmi da fare a vivere e a godermi ogni felicità.
Aveva ragione. Aveva ragione.
Aveva ragione lei e anche un'altra amica che ho perso questa estate.
Mi hanno detto pià volte, più volte mi hanno fatto capire di non perdere tempo per le sciocchezze, per le cose che mi fanno arrabbiare che mi fanno stare male.
Blog: E allora?
Io: E allora, va bene. Mi stavo solo lamentando un po'.
Blog sbadiglia.
Io: Okkei. Ho capito. Provo a farmi passare la tristezza. Ma la sofferenza no.
Blog: Non puoi.
Io: Già. Mi mancherà tantissimo. Mi mancherà tantissimo.
Accidenti a me, mi mancherà veramente tanto.
….
Blog: Sai che potresti fare ora? Potresti metterti il grembiule e cucinare qualcosa per le tue figlie, così quando le vai a prendere all'uscita di scuola hai già pronta la merenda.
Io: Voglio rimettermi a dormire.
Blog: No dammi retta, fai qualcos'altro oggi. Magari stasera vai a letto prima, ma adesso mettiti a fare qualcosa per qualcun altro.
Io: Ok. Ci provo.
Ti voglio bene blog. A volte mi sento così sola.
Blog: Lo so. Ma non è mai vero.
Io: Sei fastidioso lo sai?
Blog: Può essere, ma intanto ho ragione io. Fila via. C'è tanto da vivere. C'è tanto da fare.

29.4.13

i giorni passati

La famiglia Orsi ha "ponteggiato" sulle montagne colorate a loro tanto care.
Il 25 aprile l'Orsina ha fatto una scorpacciata di altalena, scivoli, corse, bolle di sapone.
Il 26 aprile l'Orsina ha fatto due belle passeggiate e ha visto il suo primo torrente impetuoso (e annesso rumore), la sua prima lumacona che attraversava la pista ciclabile, e ha avuto in regalo un taglio di capelli tutto nuovo e molto estivo, a dispetto del tempo quasi invernale.
Il 27 aprile l'Orsina ha fatto spese! Pantaloncini corti e magliettine abbinate, in barba ai 6°C e alla neve che scendeva sopra i 2.000 mt.
Il 28 aprile l'Orsina ha visto il suo primo Arcobaleno. Grande. Meraviglioso. Come primo arcobaleno, non c'è che dire, una meraviglia!

La sua mamma e il suo papà si sono colmati di lei: delle sue risate, delle sue urla, dei suoi capricci, dei suoi pianti, della sua fame, della sua golosità, del suo essere un'Orsina di 21 mesi.

Giorni intensi e meravigliosamente pieni di vita.

1.10.12

Anche la settimana è cominciata di nuovo, portando con se gli strascichi di pioggia e tempo incerto del fine settimana.

L'Orsettina ha peggiorato la "cozzite" e mi aspetto una settimana non facile al nido: è la terza settimana che ci va ma in realtà è come se fosse al secondo giorno di inserimento!

E' come se stesse pian piano capendo che non è un posto dove starà per poco: si sta piano piano rendendo conto che la realtà delle sue giornate si svolgerà in quelle quattro mura.
E in quel cortiletto con i giochi.
E in quel vasto bellissimo parco con laghetto dei pesci rossi.
(!!!!)

E' giusto e sano che faccia così e incredibilmente non ho il cuore in frantumi: durante il giorno poi si diverte, non piange a meno che gli rubino qualche giochino, mangia tutta la pappa felice e contenta, gioca... deve "solo" metabolizzare il distacco momentaneo, ma ci vorrà un pò.

Quello che mi stupisce sempre di mia figlia è che lei (ma credo tutti i bambini) non ha paura del "diverso": a un battesimo ieri giocava con una bimba dai tratti asiatici e tanti bimbi di colore e per lei, semplicemente, erano bimbi! Che ruolo complicato riuscire a farle mantenere questo "accettare l'altro" anche da grande!

L'educazione è un infinito percorso ad ostacoli.

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Per il resto l'Orsa sta bene, dai.

Ieri ho salutato una cara amica che parte per Londra, ma dato che non ho alcuna intenzione di lasciarla "perdere", credo proprio che l'Orsetta farà il suo primo volo aereo un pò prima di quando l'ho fatto io!

"Il varco è qui? (Ripullula il frangente

ancora sulla balza che scoscende...)"

solo che io lo so chi va e chi resta!

23.9.12

Sorso di vita

Correva il febbraio 2006.
Un tempo così lontano, così alle spalle che quasi non lo ricordavo più.
Mi arrivarono in dono 3 bottiglie di vino: vino "buono" preso da aziende vinicole e imbottigliato con attenzione; un dolcetto d'alba, che purtroppo non è sopravvissuto al trasloco dalla cantina dei miei alla taverna degli orsi, un barbera che resiste ancora imbottigliato e il vino che ho aperto oggi, un ca' de lion
 
 
VITIGNO E PROVENIENZA UVE: ca’ de lion è ottenuto con uve di un piccolo e vecchio vigneto di proprietà, le cui barbatelle provengono dalla zona francese del borgogna, sulle colline tra Canelli e san Marzano, zona ideale per microclima e terreno.
VINIFICAZIONE: tradizionale con fermentazione del mosto a contatto con le bucce a temperatura controllata.
COLORE: rosso rubino purpureo, con riflessi aranciati
PROFUMO:. persistente, ampio ed etereo, ricco di viola e fiori.
SAPORE: armonico, delicato ed austero

fonte http://www.vinighione.it/cadelion.html

Ho aspettato così tanto ad aprire questa bottiglia che l'ho dimenticata, adagiata nel suo giaciglio, lasciando che il tempo depositasse su di lei anni, polvere, ma non l'amaro delle cose passate creato dalla malinconia, nè l'aceto  delle cattive esperienze. Ha dormito, tranquilla, cullata dalle cose belle, protetta con il suo bel vetro verde scuro, dai raggi del sole che non ne hanno intaccato l'aroma ma ha potuto lo stesso crescere, avviando l'invecchiamento.

Bere questo vino, più di altri, è per me bere un sorso di vita.
La mia.
Vita passata, giorni, mesi, anni, perfino lustri!
Paesaggi, Chilometri, esperienze, volti, sentimenti...tutto racchiuso in un sorso di vino.

28.8.12

Di estati che passano


Oggi sono andata qui con Orso marito e Orsetta e ancora più di altre volte in questa estate passata principalmente in Val Malenco, sentivo forte la necessità di camminare e di non fermarmi. Se non fosse stato per questo post della Wide non ci sarei arrivata...

Correvo.
Via.
Lontano da questo settembre che arriva e mi fiata sul collo, con la ripresa del lavoro, l'inizio del nido per l'Orsetta, l'ennesima risonanza e più in là una cara amica che si trasferisce all'estero, un'altra colon tanto per gradire, esami del sangue etc...
Il riuscire a camminare, e camminare a lungo, era un dimostrare a me stessa che stavo bene, che ero in forma smagliante più degli altri anni. Le gambe andavano ancora di più, perchè sotto sotto, pure il cervello alimentava questo bisogno.

Quale è stato il risultatato?
Che ho effettivamente una muscolatura più tonica degli altri anni! Ma anche che non ho goduto della montagna come al solito: non ero parte della natura, il vento non mi attraversava pulendo ogni pensiero, la terra sotto i piedi nudi non mi dava energia positiva.

Ero un cilindro d'acciaio non malleabile.
Se però voglio sopravvivere agli eventi che mi travolgeranno come un'onda sarà il caso di cambiare registro.

30.5.12

in viaggio

Cammino, cammino.
Mi sforzo di camminare ogni giorno, anche se non mi va.
Stringo i denti, non guardo la strada alle spalle.

Cammino, cammino, cammino.

Poi succedono dei giorni che mi fermo.
I piedi non vanno, le gambe cedono, le spalle sono stanche.

E sono vuota.

Mi fermo, mi sdraio sul sentiero polveroso e di sassi
e non guardo neppure il paesaggio, sono ad occhi chiusi.
E la fronte mi gronda di sudore, il respiro è affannoso.

Fatica.

Oggi sono davvero stanca.

Passerà.

10.1.12

72 ore

Il primo giorno è quello della sorpresa, della novità.
Il secondo è quello più lungo, e va dalla sera del primo al mattino del terzo: è quello del rifiuto, del fastidio.
Il terzo giorno è quello della pacata accettazione.

Mia figlia ha impiegato 72 ore ad abituarsi alla casa sui monti, al lettino non suo, ai nuovi odori e a tutta quella strana roba bianca che scendeva dal cielo.

Forse esagera? Ad essere sinceri no. Anche il mio corpo ha reagito allo stesso modo, dormendo male e soprattutto con la solita dermatite uscita dopo 4 ore in quella casa e scomparsa dopo quintali di crema e 72 ore.

Forse crescendo crediamo di adattarci a tutti i cambiamenti molto più rapidamente di quanto il nostro corpo in realtà riesca a fare.

Domani si torna alla quotidianità delle cose: ben arrivato 2012!

E voi? Come state?




***Nota di servizio: il mio pc, quasi dato per disperso, è ANCORA in assistenza...***

29.8.10

Ricordi e scritti dalle ferie, il giorno prima di tornare al lavoro

Svegliarsi all'alba mi mancherà.
So che può sembrare un'assurdità, e lo sembrerebbe anche a me specialmente nel periodo lavorativo!

Ma sentire la luce che piano piano schiarisce, fino a mostrare una sfera arancione che fa capolino dal suo letto di mare, mentre la natura tutta si ferma e aspetta silenziosamente, è qualcosa di stupendo.

Mare altamente salato, praticamente mai calmo, mare di sassi senza sabbia, alcuni grandi come briciole e altri simili a confetti, tutti accarezzati così tanto dal mare da essere smussati sugli spigoli della personalità; personalità modellata dal mare come quella del proprietario dello stabilimento: sereno, quieto, ma costante.

Mi mancherà la vista del monte Conero con Numana alta e Sirolo (dove ho fatto una delle migliori mangiate di pesce della mia vita), presi da questo punto preciso in cui il monte Conero somiglia alla testa di un orso dormiente a ridosso del mare.

Mi mancherà la vista su Loreto, specialmente la sera, al tramonto, quando con una magnifica luce arancione si creava un panorama suggestivo.

Mi mancheranno questi quasi-dieci-giorni-solo-di-pesce, specialmente questo inverno quando anelerò a qualche sapore estivo.

Mi mancherà questo vento, vento da coccole e a volte vento freddoe potente da vela, catamarano e wind surf.

Sta finendo un'altra estate e io mi ci lascio scivolare, dondolo sulle curve dei miei capelli a polipetti - causa aria di mare - e riposo.

5.8.10

Buone vacanze!

Oggi era novembre.
Grigio, freddo e con 15°C.
Il cielo era una coltre di nuvole spessa
che tristezza!

Con questi grigio pensieri
vado a cercare il caldo e il sole!

Ci sentiamo a fine agosto, cari.

Caspoggio, Numana, Assisi mi attendono:
sai mai che torno a fare Taiji che pigramente ho abbandonato!

1.11.09

Ciao Alda

"I fogli bianchi sono la dismisura dell'anima
e io su questo sapore agrodolce vorrò un giorno morire
perchè il foglio bianco è violento
violento come una bandiera, una voragine di fuoco
e così io mi compongo, lettera su lettera all'infinito
affinchè uno mi legga, ma nessuno impari nulla
perchè la vita è un sorso
è sorso di vita...i fogli bianchi dismisura dell'anima"

22.10.09

Prima nevicata della stagione sulle mie montagne, in anticipo di un po di giorni rispetto all'anno scorso.

Anche se ancora in devasto causa febbrone, questo andava documentato!

29.8.09

summer holidays 2009

E' inutile.

Non ve lo so descrivere il sapore di una pesca matura.
Non vi so descrivere il volto della nostra vicina di ombrellone mentre la prendeva con delicatezza, la accarezzava, la annusava per poi mangiarla con gusto, non lo so fare.
Ma sono più che certa che quella pesca aveva sicuramente un sapore zuccherino e una polpa morbida e allo stesso tempo croccante e le mie papille gustative hanno esultato in preda all'estasi che il cervello ha saputo trasmettergli.

La mia vacanza è stata alla riscoperta dei sapori.

Mi sono trovata quasi a piangere di gioia nel dire "ho un universo di sapori nella bocca".

Il gusto di un semplice insaccato con il giusto bicchiere di vino, la scoperta del pesce e delle mille ricette che lo accompagnano, il sapore di una pasta cotta al dente in una piccola spaghetteria o di un filetto alto due dita, dalla cottura perfetta.

Il gusto di rivedere un ghiacciaio, di stare in ammollo nell'acqua salata, il piacere di sciogliersi delle tensioni e di tutto quello che quotidianamente mi accompagna.

Il gusto di mangiare e bere bene e ridere e piangere e vivere.
Anche se in misura ridotta rispetto alle mille avventure che potete aver fatto tutti.
Tornare a vivere accorgendosi di farlo.

E, perchè no, lo scoprire di aver preso solamente 400 gr, facilmente eliminabili.

Non vi so dare la precisa percezione di tutte queste cose.
Sappiate però che sono state bellissime.











10.8.09

on holidaysss

La taverna chiude per ferie!
Finito di stirare la montangna di maglie che mi aspettano comodamente sdraiate sul divano del soggiorno, preparerò una valigia sicuramente troppo carica pronta bene o male a partire per il maaaareeee!

Ci si risente verso fine di agosto!

Un abbraccio a tutti.