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19.10.16

E tu ai sogni ci credi?

"E tu ai sogni ci credi?" Cita una nota pubblicità, da qualche anno.

"Certo, io sì che ci credo ai sogni. Ci credo tantissimo", ha detto l'Orsetta, rispondendo ad alta voce qualche giorno fa, lasciandomi basita.

Basita per la risposta a una domanda che si sente sempre guardando la pubblicità, ma a cui non si da risposta.

Basita per la convinzione con cui ha dato la risposta.

Basita perché mi sono trovata a pensare se io ai sogni ci credo, e ho trovato una risposta dura, come un arido campo desertico in cui passano solo sterpaglie secche portate da un vento troppo forte e troppo freddo.

Che bella la sua età, in cui è più semplice credere ai sogni.
Che triste la mia situazione, in cui la razionalità ha sepolto i sogni sotto strati di asfalto e cemento.

Non è questione di età, ma di stato mentale. Me ne sto sempre più rendendo conto.

E l'Orsetta con le sue zampine piccine, ha scavato nella mia arida terra e ci ha messo un semino. Piccolo piccolo ma forte. E ogni giorno lo annaffia con la sua speranza e la sua fiducia nei sogni.

Chissà che non riesca a tornare a sognare davvero a poco a poco, anche io.



6.8.16

pronti, partenza....

In questi giorni di corse infinite, prima delle ferie lavorative, ho provato spesso a fermarmi e a cercare un confronto con il mio agosto dello scorso anno.

E' stato strano trovare delle analogie: per molti aspetti della mia vita: in questi dodici mesi ho cercato di migliorare, di cambiare, o di accettare quello che non volevo / non potevo cambiare.

Eppure mi sono trovata ancora a certi bivi e ho scelto ancora la stessa strada, che mi ha portata in un vicolo chiuso.

A cosa è valso impegnarsi allora? Se tanto il risultato è stato lo stesso, a cosa è valso mediare, "lavorare" per migliorare, mettersi in gioco? E' valso il viaggio. E' valso tutti i momenti felici che ho avuto, ogni sorriso, ogni risata. Effettivamente impegnarsi è valso, tanto.

Anche se lo sto dicendo seduta dentro una buca profonda del mio umore blues.

Ho corso talmente tanto che anche il mio corpo, questa sera, di fronte alle mie amate montagne e al mio lago del cuore, si è lasciato andare.

Prendere e lasciare andare,
prendere e lasciare andare.

Essere presi e lasciati andare,
essere presi e lasciati andare.

Dodici mesi di equilibri cercati, creati, voluti.

Oggi mi sono stupita ancora una volta dell'emozione dei miei genitori quando li abbraccio: se penso al fatto che non potrei mai rinunciare agli abbracci di mia figlia, se penso che un giorno questa terribile cosa accadrà, spero che anche lei come me rinsavisca e mi circondi di carezze e abbracci come cerco di fare con i miei.

Ho una valigia di fianco alla porta, domani partirò di nuovo.
Potrei avere sei ore di sonno, ma verranno erose dal tempo per svuotare la lavastoviglie e da quello per chiudere casa: ci sarà tempo, per dormire.

Vado a mettere in carica l'anima e il cuore e poi torno.

Basta poco, giusto il tempo di qualche abbraccio.

Vi voglio bene, anche se siete in pochi.
Vi voglio bene e vi faccio una carezza sul viso.

Buone vacanze!

2.10.15

Passaggio di testimone

Ci sono ricette che sono preziosi ricordi.
Quella di oggi ha un profumo e un gusto particolare: sa di infanzia, di legame materno, di partecipazione alla preparazione della festa.

E' una ricetta preziosa, che profuma la casa dal giorno prima della cottura, inebriando i sensi di cioccolato fondente, di cacao amaro, di amaretti, biscotti secchi, rum e cognac.

E' una torta impegnativa e verso la quale ho sempre un timore reverenziale: domani la cottura.

Oggi l'assaggio dell'impasto, affidato a mia figlia, come una volta facevo io prima di lei:
"Orsetta, ci sono tutti i sapori? Secondo te è abbastanza dolce o ci vuole ancora un po' di zucchero?"
E ci ha pensato, seriamente e mi ha risposto, con suo gusto e allo stesso tempo correttamente.

Era felicissima, lei, investita dell'onere-onore.

Sono con le lacrime agli occhi, io, ora che posso non farmi vedere.

15.9.15

Rumori

Oggi ho per la testa solo rumori di cucina.
Il rumore del santoku sul tagliere di legno d’ulivo mentre taglio carote a dadini per il soffritto, netto, preciso e secco.
L’acqua che borbotta mentre bolle in attesa della pasta e il vapore che sale in movimento continuo, come un coro gospel.
I miei denti che mordono un pezzo di sedano croccante rubato alle preparazioni.
Le mezze maniche che scivolano dal contenitore al piatto della bilancia.
Poi le penne.
Poi i risoni.
Poi il riso.
Suoni ogni volta differenti, dal più grave al più acuto. L’avete mai notato? Che ogni pasta ha il suo rumore: perfino gli gnocchi fanno un piccolo *puf* nel piatto.
Il rumore della mannaia tenuta a due mani, che fende l'aria per tagliare il collo del fagiano selvatico, che si mischia al mio respiro trattenuto.
Quello del guanciale rigorosamente assisano che sfrigola lento nel suo stesso grasso.
Quello della mezzaluna che va e torna rapida sminuzzando prezzemolo.
Quello del coltello, più preciso, sminuzzando rosmarino ed erbe aromatiche.
Quello lieve lieve, mentre eviscero pesce fresco.
Quello sussurrato, della pasta che lievita nella ciotola in vetro, al caldo.
Mi manca la cucina. Mi manca cucinare, per piacere. Mi manca cucinare quello che mi gira.

Mi manca soprattutto, il poterlo mangiare.
E questo pensiero ha il rumore di una tazza che cade e va in frantumi, spargendo per gli angoli della casa la sua essenza che era e non sarà più.

Tornerò a godere dei rumori.
E dei profumi, almeno.

5.9.15

“Sorseggia la vita senza fretta,
con dolcezza.
Cerca di non sprecarne neanche una goccia
e di bere con un Amico al tuo fianco,
anche se orso
anche se oste.”
05 settembre 2005

Il primo post della Taverna.

Rileggendo i primi post, mi sembra di essere un’altra, di non saper scrivere più così profondamente. Recentemente l’ho pure detto a qualcuno: mi sembra di peggiorare negli anni con la scrittura, non di evolvere.

Ma la Taverna è qui, con 10 anni di storia alle spalle, ed oggi è il suo blog-compleanno!

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Con sommo dispiacere quest’anno non mi sono lasciata interrogare dalla voce della montagna: arrivavo da troppi mesi di tensione e il vento è riuscito solamente a levigarmi e a prepararmi per il mare.

Quest’anno è il mare ad avermi parlato e a lungo.

Un giorno, in particolare, senza sole, con le onde alte; era pomeriggio, ero sola (senza figlia ne marito) in spiaggia e mi sono tuffata lo stesso, nonostante i flutti, insieme a pochi pazzi, ricacciando indietro la domanda “e se ti succede qualcosa e non hai dietro neppure la carta di identità?” tipica da nonna apprensiva.

Sono rimasta lì un’ora buona a lasciarmi trasportare da quella massa potente. Venivo sollevata con i piedi almeno a un metro da terra e non riuscivo a fare altro che ridere come una matta!

All'improvviso mi sono resa conto che la mia vita dell’ultimo anno era stata come essere immersi in quelle onde, con la sostanziale differenza che ho cercato ogni volta di dare spallate invece che adeguarmi al flusso, con la sensazione di essere sola al mondo anche se non lo ero davvero e senza la carta di identità a ricordarmi chi ero in tutto quel trambusto.

Sono finita una volta sott'acqua e ho pensato a quante volte nei mesi ci sono finita, senza respiro.
Ho cercato di uscire dal mare, ma con la sua forza mi risucchiava dentro e per poco non ho rischiato di cadere: sembrava davvero impossibile uscirne sul serio.

E una volta fuori? Ho desiderato subito tornare dentro a quell’agglomerato di potenza e forza e movimento. E ci sono tornata. E in mezzo a quel non essere padrona di me stessa e di dove potevo andare, ridevo come una matta.

E’ inutile pensare di non essere più quella di un tempo: lo sono e non lo sono, come una bottiglia di Sagrantino che invecchia. Se penso a quanto poco posso bere vino ora! Se penso che non potrei proprio! Io, che ho aperto una “Taverna” virtuale dove versare bottiglie di vita! Che Crohn mi abbia influenzata anche in questo senso e il “non bere” fisico abbia influenzato il “non gustare appieno” le bottiglie che la vita mi ha proposto?

E’ inutile pensare di cambiare tipo di vita: posso smussarla e migliorarla in parte, ma è a questa vita che appartengo e che voglio appartenere e devo eliminare i paravento che si sono creati con gli anni per non mostrarmi più angoli bui e anche angoli assolati di questo luogo che è l’essere me.

Si abbandonano passioni, se ne aggiungono di nuove, si coccolano quelle vecchie: vorrei saper tornare a scrivere in versi semplicemente, ma mi riesce così difficile ora… questo sì lo rimpiango, perché vuol dire che non riesco più a sentire il mio cuore dialogare con l’anima, mentre prima mi uscivano versi tipo

“...Colorami di vita...
Che cosa useresti?”

Con la stessa facilità con cui dicevo:

“Chessimangia stassera…
Pizza?”

In realtà, pensandoci meglio non è che non sento più il cuore dialogare con l’anima: è che si è messo di mezzo il cervello!

Ci sono arrivata all'improvviso, ragionando su un discorso fatto con un Ghost Rider incontrato per caso: all'inizio della Taverna per scrivere versi mi bastava staccare il cervello e lasciare libero spazio a cuore e anima, ma ora non più… Il cervello non ne vuol sapere di scollegarsi, vuol dire la sua, vuol dare il suo punto di vista, la sua inquadratura. Ma non mi è impossibile scrivere versi, devo solo lasciare che questi tre amici si accordino sul soggetto, l’oggetto e il punto di vista da prendere, come per fare una bella foto, come per comporre una nuova canzone.

Taverna mia, non sei più il posto delle sole bevute spensierate e ridanciane! Stai diventando il circolo dove fumare un buon sigaro e bere bene, dove ridere ovvio, ma anche dove parlare di cose serie, serissime.

Ti voglio bene. E volendo bene a te scopro di volerne un po’ di più a me stessa e a tutti quelli che hanno lasciato un segno sui tuoi tavoli, sui tuoi bicchieri, e a quelli che incontrerò nuovi e di passaggio, anche se sono sempre meno dato che il web ha altri tempi ed altri spazi rispetto a dieci anni fa.

Che senso hai? Chiedevo qualche tempo fa, data la raccolta di nero che ti accompagnava.
Hai il senso di essere me, di raccogliere tutti i pezzi di me, o almeno di raccogliere quelli che non voglio si perdano nella memoria dei giorni. Hai il senso dell’incontro, della condivisione, del percorso di analisi privato e pubblico insieme. Hai, ancora dopo dieci anni, molto moltissimo senso.

E quindi Prosit! Taverna mia,  Za zdorovie!
E Spasiba, di vero cuore.

Buon viaggio, lacio drom.

Buon viaggio, share the love.

8.4.15

Post pacco variabile

Ultimamente le cose sono un po' in salita, fisicamente e umoralmente.
Pensavo di aver fatto un passo avanti con il superamento del lutto, invece l'ennesima cattiva notizia mi ha devastata.
In questo caso è una malattia che dura anni, direi decenni, lenta che logora e peggiora invece di migliorare.
Una cosa che si sa, si attende, ci si aspetta.

Ma non si è mai pronti.

Non ci sono momenti migliori di altri, o parole più giuste di altre: non si è mai pronti a sentirsi dire: "sta andando, non lo vedrai più".

Si pensa di avere tempo per tutto: lo farò domani, lo sistemerò domani, ci parlerò domani, lo bacerò domani, gli chiederò se serve aiuto domani.
Domani
domani
domani.

avrò tempo prima che arrivi il temporale.

E invece il tempo non basta mai.

Quanto mi mancano le persone che mi hanno lasciato per sempre?
In questo momento mi mancano infinitamente: per gli occhi che non vedrò, per le parole che non mi diranno, tutto quello che non potrò condividere.

Venerdì santo sono finita in pronto soccorso.
Dall'autoradio, in macchina con Marito, è partita la nuova canzone di Cesare e mi sono messa a piangere, perché non l'avevo ancora sentita e quando era uscita "il comico" nel 2012 l'avevo sentita per la prima volta in macchina con marito in direzione ospedale per il ricovero per Crohn.
Ho pianto, perché sono in un periodo in cui mi risulta difficile scendere a compromessi con la mia malattia e con tutto quello che comporta e invece si torna sempre lì.

All'equilibrio da mantenere, al cerone per nascondere le pieghe del volto crepato, al domani che ci chiama e ci promette che ci sarà ma che in realtà è un bugiardo che non dice se ci sarà esattamente proprio per te.

Ama adesso, vivi adesso e blablabla, quando leggevo cose come questa mi sembravano cose belle ma anche un po' "sciocche". E invece l'adesso è l'unico momento di cui veramente si può avere certezza.

Perché è adesso che ho una vita da vivere, anche nel dolore, ma da vivere tutta.
E non aspetterò domani per dire alle persone a cui voglio bene che le amo.

Non cambierà niente, infondo, non è che le perdite saranno meno dolorose, ma almeno non starò chiusa in una stanza, seduta su una sedia, addolorandomi per tutto quello che avrei potuto fare e dire e abbracciare e che invece non ho fatto
perché
credevo
nel domani.

12.2.15

Sogni

Ti ho sognata questa notte.
Come è già successo, in questi mesi.
Ma questa notte è stato diverso, perché ti ho sognata ammalata.
Ti ho "vista" nel sogno come ti hanno descritta ieri, come non so se ti vedrò mai, ma è stato un attimo: poi sei tornata tu, con le unghie perfette, laccate di rosso, i capelli lunghi raccolti e il trucco; ma restavi comunque a letto e comunque non parlavi.

Ti ho preso la mano
e ho notato ancora quanto fossero sottili le tue dita e quanto fosse stretta la tua fede.
Ti ho preso la mano
e ti ho ringraziata.
Per tutto quello che mi hai insegnato, per tutto il bene che hai voluto a me e all'Orsetta, ti ho detto quanto mi mancavi e quanto avrei voluto che fossi con me e tu sorridevi e respiravi piano.

E poi guardavo a terra
e quando alzavo lo sguardo non eri più in un letto, ma in una bara
e intorno tutto era pianto
e mi guardavo le mani
ed ero io, ora, ad avere lo smalto rosso.

Mi sono svegliata senza respiro e con la paura di accendere il cellulare
e poi ho scoperto che invece, hai avuto una buona nottata.

Chissà se sono venuta nei tuoi sogni.
Io ci credo ancora, che sia possibile.

26.11.13

La Brianza è bella.
A volte grigia e plumbea e soffocante.

A volte così piena di colore da lasciare senza fiato, come in giornate invernali come questa, dove il termometro è passato dai -1°C di questa mattina alle 08.00 ai +8°C delle 12.00 fino a una temperatura imprecisata delle 16.30: un cielo terso e il sole che tramonta e tinge di un rosa impossibile da definire e bellissimo le mie amate Grigne colme di neve fresca.

Una sensazione che dura pochissimi minuti, tanti quanti ne mette il sole a scomparire, e allo stesso tempo meravigliosa, perchè ti fa rendere conto di quanto è grande l'immensità di questa Natura che non capiremo mai fino in fondo e ti fa stare zitta zitta, quasi senza respirare, per non rovinare l'attimo e l'adesso.

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Ti penso ogni giorno, Anna.
E questo pensiero è come un'altalena che oscilla tra serenità e dolore - oggi va bene, è dal lato "serenità".

Quante volte ti ho descritto la mia Brianza, in tutte le stagioni, in tutti i climi, in tutti i suoi colori e ogni volta era un cercare di farti capire con pochi caratteri un mondo di emozioni che suscitavano profumi, luci e ombre.

Oggi sono serena, nonostante tutto, e ti penso, leggera.



21.11.13

Wide

Ieri ero persa.
Ho chiamato zia Cris, ho scritto a Giorgia, ho mandato un sms ad Apinaperniciosa.
Non riuscivo neanche ad articolare una frase, un pensiero concreto.
Anna, Annina, Annina mia, Anna, Annina, Annina mia, Anna, Annina, Annina mia, continuavo a ripetere nella mia testa e il magone la faceva da padrone.

Misshajim io pensavo fosse un uomo. L'ho creduto per tanto tempo, tanti anni fa, quando l'esperienza blogger era agli esordi e commentavo molto di più le altrui vicende. Ci siamo incrociati più volte, commentando anche i commenti dell'altro.

Poi Wide aprì il blog e cominciai a seguirlo per caso, per vedere chi era questa che diceva che la sua malattia non era una battaglia da vincere ma una vita da vivere più che si può.

E poi, poi è stata Anna.
Un nome diventato volto con le foto impiccione di faccialibro, una storia fatta concretezza di sguardi e di sorrisi.

Ed arrivò la gravidanza, la maternità e i miei mms pieni di pancioni o di facce strane della Polpetta per farla sorridere.

Ed arrivò la mia degenza ospedaliera, e il suo conforto prezioso nelle notti solitarie e febbricitanti.

Sono arrivata - e ci credo davvero -  a considerarla mia sorella maggiore e non ci siamo mai viste, ma le nostre anime si sono fuse a più punti in qualcosa che - chi non ha avuto un'esperienza blogger così - i più probabilmente non capiranno.

Ieri, dicevo, ero scollegata, in devasto.

E non riuscivo a smettere di leggere i commenti sul blog, sul suo profilo fb, in un loop  imbarazzante.

Poi, la svolta: Orsa, ti stai rendendo conto di quanta è la gente a cui ha donato amore? Pensavi di essere un esserino super particolare per lei, ma ti rendi conto di quante persone sentiva, a quanti scriveva, quanti le volevano un bene dell'anima, a quanti COME A TE ha cambiato la vita? Ti rendi conto della potenza della sua comunicazione che non ha mai voluto essere presa come modello o esempio?

E ora,

E' come se fosse ancora qui con me.

Non è più semplice, non è più facile, non cambia le cose, o forse le cambia del tutto.

e ora, come diceva lei "fila via, c'è tanto da vivere, c'è tanto da fare"

Dal Blog di Widepeak - 17/10/2011
Blog: E allora dimmi, come ti senti?
Io: Mi sento triste.
Blog: E' per la morte di Anna Lisa?
Io: Sì. E' per lei, proprio per lei che sono triste, avrei voluto che vivesse più a lungo. E sono tristissima per chi la ama, per il loro dolore che è inevitabile, che deve fare malissimo.
BLog: E?
Io: E sono triste per me. A differenza delle mie amiche cancer blogger, non ho la sindrome del sopravvissuto, ma quella del prossimo in fila. Non morirò molto diversamente da Anna Lisa, lo sappiamo. In questi giorni è stato inevitabile pensarci più del solito.
Blog: E che pensi di fare?
Io: Niente. Tutto. Vivere. Approfittare di questa fase in cui la malattia non mi devasta ancora con una sofferenza continuativa come è stato per l'ultimo anno e mezzo di Anna Lisa. Approfittare di questa fase di pausa in cui mi curo con la chemio in pillole e sono più libera di muovermi.
Cercare di essere migliore. Accidenti, cercare di essere meno una stronza per le mie figlie.
Blog: Conquistare la santità, insomma.
Io: Non prendermi in giro, blog, lo so che potrebbe capitare a tutti di morire con sta cazzo di tegola in testa di cui parlano gli altri quando cerchi di spiegare cosa significa essere me, ma non è facile.
Blog: …
IO:…
Blog: Lo sai come la penso, no?
Io: Lo so.
Blog: E tra l'altro 'sta cosa di approfittare di tutto deve essere molto stancante.
Io: Sfinente. La settimana scorsa ho dormito continuativamente tutto il tempo.
Blog: Ti fa paura morire?
Io: Ma che ne so. Che ne so, veramente? Ma mi fa paura questa sorta di paralisi dell'anima che a volte mi prende.
Blog: Anche per questo sai come la penso
Io: Sì, la pensi come Anna Lisa, lo so. Pensi che la devo piantare di menarmela e darmi da fare a vivere e a godermi ogni felicità.
Aveva ragione. Aveva ragione.
Aveva ragione lei e anche un'altra amica che ho perso questa estate.
Mi hanno detto pià volte, più volte mi hanno fatto capire di non perdere tempo per le sciocchezze, per le cose che mi fanno arrabbiare che mi fanno stare male.
Blog: E allora?
Io: E allora, va bene. Mi stavo solo lamentando un po'.
Blog sbadiglia.
Io: Okkei. Ho capito. Provo a farmi passare la tristezza. Ma la sofferenza no.
Blog: Non puoi.
Io: Già. Mi mancherà tantissimo. Mi mancherà tantissimo.
Accidenti a me, mi mancherà veramente tanto.
….
Blog: Sai che potresti fare ora? Potresti metterti il grembiule e cucinare qualcosa per le tue figlie, così quando le vai a prendere all'uscita di scuola hai già pronta la merenda.
Io: Voglio rimettermi a dormire.
Blog: No dammi retta, fai qualcos'altro oggi. Magari stasera vai a letto prima, ma adesso mettiti a fare qualcosa per qualcun altro.
Io: Ok. Ci provo.
Ti voglio bene blog. A volte mi sento così sola.
Blog: Lo so. Ma non è mai vero.
Io: Sei fastidioso lo sai?
Blog: Può essere, ma intanto ho ragione io. Fila via. C'è tanto da vivere. C'è tanto da fare.

1.10.12

Anche la settimana è cominciata di nuovo, portando con se gli strascichi di pioggia e tempo incerto del fine settimana.

L'Orsettina ha peggiorato la "cozzite" e mi aspetto una settimana non facile al nido: è la terza settimana che ci va ma in realtà è come se fosse al secondo giorno di inserimento!

E' come se stesse pian piano capendo che non è un posto dove starà per poco: si sta piano piano rendendo conto che la realtà delle sue giornate si svolgerà in quelle quattro mura.
E in quel cortiletto con i giochi.
E in quel vasto bellissimo parco con laghetto dei pesci rossi.
(!!!!)

E' giusto e sano che faccia così e incredibilmente non ho il cuore in frantumi: durante il giorno poi si diverte, non piange a meno che gli rubino qualche giochino, mangia tutta la pappa felice e contenta, gioca... deve "solo" metabolizzare il distacco momentaneo, ma ci vorrà un pò.

Quello che mi stupisce sempre di mia figlia è che lei (ma credo tutti i bambini) non ha paura del "diverso": a un battesimo ieri giocava con una bimba dai tratti asiatici e tanti bimbi di colore e per lei, semplicemente, erano bimbi! Che ruolo complicato riuscire a farle mantenere questo "accettare l'altro" anche da grande!

L'educazione è un infinito percorso ad ostacoli.

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Per il resto l'Orsa sta bene, dai.

Ieri ho salutato una cara amica che parte per Londra, ma dato che non ho alcuna intenzione di lasciarla "perdere", credo proprio che l'Orsetta farà il suo primo volo aereo un pò prima di quando l'ho fatto io!

"Il varco è qui? (Ripullula il frangente

ancora sulla balza che scoscende...)"

solo che io lo so chi va e chi resta!

21.5.11

pesata del venerdì (un pò sabato)

66,7 kg
94 cm di girovita

...e il ginecologo mi ha intimato di non ingrassare più di 2 kg nel prox mese.

*sigh*
*sigh*
*sigh*

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Per il resto è "crisi".
Arrivata, e poi passata.
Non mi hanno concesso la flessibilità (sempre il ginecologo), alias, dalla prox settimana sono in maternità.

A casa.

Sì,
alla fine è meglio così.

Sì,
effettivamente cominciavo ad essere cotta sul serio.

Però...
Un mese in più pagato all'80% dopo il parto... ok non ci cambieranno la vita, ma facevano decisamente comodo....

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Oggi matrimonio a cui abbiamo solo cantato.
La polletta qua dentro chissà cosa sente, fatto sta che mi da una gioia incredibile cantare a pieno regime con lei lì sotto.

Piccole e nuove gioie.

E domani lasagne con pasta, ragù e besciamella interamente home made.
Ecco, questa è decisamente una bella gioia.

10.1.10

10.01.10

Quest'anno la neve sù, dove si trova il mio cuore, è caduta (e a quanto pare cade ancora).
Ma quando sono salita era un enorme lastrone di ghiaccio continuo, una neve persistente, dura.

Un lastrone di ghiaccio simile al mio animo congelato di questi mesi e sul quale mi sono schiantata, procurandomi qualche livido e parecchio dolore.
Mi è scivolato addosso il 2009 e il 2010 mi ha portato a spasso sotto braccio senza dirmi il suo nome e senza che io glie lo chiedessi: seduti a guardare il fiume scorrere e l'acqua gelida accarezzare piccole perle ghiacciate addossate ai suoi bordi; il freddo non era reale, non dava l'idea di esserci ma c'era, come del resto i giorni di gennaio corsi veloci fino ad oggi: dieci / uno / dieci.
Ributtata nella realtà di avere anni alle spalle, pelle con qualche ruga in più e capelli colorati per nascondere malamente il bianco che comincia lento ad arrivare. La percezione di non poter restare e di non sapere esattamente dove andare, che il 2010 non è piombato nella mia vita pretendendo, ma solamente e inesorabilmente aspettando.
Aspetto con il mio cappello di lana e il giaccone pesante, con il mio bagaglio di esperienze (pressapoco grande quanto un trolley per il bagaglio a mano dei voli aerei), e il problema è che non so quale è il numero del bus che devo prendere.
Conosco le fermate, o almeno la maggior parte e conosco anche chi salirà a poco a poco, ma non il numero, il percorso, la destinazione esatta.
E faccio fumetto con la bocca, sistemando i guanti di pelle e guardo assente verso l'orizzonte.
Per ora sto in un limbo e so che durerà poco, ma per la prima volta (forse per poco anche questo), non sono in ansia, ma valuto. E speriamo di farlo bene.

26.7.09

grappe e orse

E' un periodo un pò particolare quello che sto vivendo, dove lunghi silenzi servono per meditare tutte le cose che accadono, dove la luce della mia giornata è quella negli occhi di mio marito, alla sera.

E' la luce nella quale posso permettermi di essere ombra che si allunga per l'arrivo del crepuscolo, senza essere un volto o delle parole per cui rendere conto, perchè lui conosce già entrambi e ne capisce il mutamento.
La taverna ne risente, ma solo perchè non voglio che si riempia di inutili sproloqui da rileggere a distanza di tempo. La taverna è la cronaca della mia vita, ma questa parte della mia vita vorrei solo che scolorisse da sola come le fotografie digitali stampate sulla carta patinata a basso costo: perdono colore giorno dopo giorno, alba dopo alba, non come se non ci fossero state, ma solo come cose che perdono l'importanza, il colore, il potere di ferire e tagliare.
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Quindici giorni e sarò al mare, ancora quindici giorni! E potrò giocare con la sabbia, camminare all'alba sul bagnasciuga [Orso, fai finta di non aver letto ; ) ], e vivere senza scadenze e riprendermi il gusto della mia vita!
E' come se la mia vita fosse una magnifica grappa di mosto, barricata in botti di ciliegio.
Di questo ne sono convinta e conscia.
Allo stesso tempo è come se non mi venisse servita in maniera corretta!
A volte viene versata in un bicchiere per l'acqua, troppo aperto, che me ne fa sentire ogni sapore ma me ne fa perdere ogni profumo.
Altre volte viene servita in un bicchiere troppo stretto, facendomene annusare ogni minima sfumatura ma non il sapore, perchè l'alcool resta intrappolato e vince ogni altro gusto.
Voglio un bicchiere giusto per ogni momento della mia vita, per gustarla con tutti e 5 i sensi.
Voglio tornare a gustarmi!

19.6.09

Cecco style

Oggi sono felice.
Sebbene mi sia svegliata con un mal di testa sinusale-cervicale che mi ha fatto stare poco bene fino a un paio di ore fa e che tutt'ora non mi da piena autonomia.

Sono felice perchè inaspettatamente ho ritrovato dopo 7 anni una persona a cui ho voluto un mare di bene.

A cui ho dato e tolto molto.

Inaspettatamente ripartire da zero e trovarsi amici come allora, non ha prezzo.

18.5.09

rosa n°01


Prima.
Prima rosa tutta "nostra".
Prima rosa fiorita della casa degli Orsi.
[le roselline nane non contano!]
Nonostante i malefici moscerini e i dannati afidi.
Nonostante il terreno pieno di sassi e talmente duro da rompere due manici di vanga.
E' stata quasi due settimane a scegliersi i petali più adatti, a fare la preziosa, a sentirsi adorata e coccolata come la rosa del piccolo principe.
Ed eccola qua!
Ora aspettiamo le altre sue sorelle!