E' stata una settimana lunga e brevissima allo stesso tempo.
Una settimana lavorativamente intensa, densa e a tratti allucinante.
Una settimana di sconvolgimenti dettati dal vento forte e dalla luna piena che ha fatto da calamita a tutti i neripensieri, tirandoli fuori in una volta sola, come un ciclone.
E poi oggi, a tavola, per l'ennesima volta a pranzo per lavoro,
con un vino meraviglioso,
con un ritardo nel servizio di 1 ora,
si è partiti con mille discorsi densi e importanti
discorsi corposi, opinioni cristalline, parole profumate di vita vissuta
e l'Orsa si è sentita bene.
Ma bene bene e "grande", nel senso di "adulta".
Una sensazione strana, specialmente dopo il mare in tempesta di ieri.
Mi sono ubriacata di vita e serotonina.
E, che dire.
UAU.
Così, giusto per continuare la sequenza positiva...
....Qualcuno ha del Sagrantino e dei sigarilli alla Vaniglia?
6.3.15
5.3.15
Il vento di marzo scombussola animi e cuori: finisce sempre che mi oppongo al suo flusso e invece di farmi attraversare, lo combatto; il risultato è un umore ballerino tendente all'arrabbiato, un sorriso assente, uno sguardo torvo.
Il vento di marzo arriva per alzare la polvere dell'inverno e spazzarla via lontano, per pulire il terreno e fare posto alle cose nuove, alla vita che rinasce.
Il vento di marzo non pensa.
Io sì.
E il risultato è un dolore fisso alla base del cuore, un senso di solitudine, di perdita, di mancanza.
Sono stanca di una situazione che non cambierà e che non posso cambiare e per quanto ami parlare di moto e sport, sono stanca di non poter parlare di libri, di film stupidi, di ricette ed errori in cucina.
Mi sento come se la bolla in cui lavorativamente ho vissuto in questi mesi, fosse esplosa improvvisamente.
Mi sento come se avessi vissuto a testa bassa per tutto il tempo e ora che alzo la testa, mi accorgo del devasto che ho intorno.
Di quello che non c'è più e che non tornerà.
Mi sento sola qui.
Mi fa un male tremendo.
23.2.15
Stagioni
Con questa luce del tramonto,
gialla, carica d'oro,
con questa luce
tutto
ma proprio tutto
è possibile.
gialla, carica d'oro,
con questa luce
tutto
ma proprio tutto
è possibile.
17.2.15
Cosa
Cosa ho imparato da te?
Cosa mi hai lasciato?
Ho una valigia piena di nozioni e di modi di fare.
Ho uno scaffale con le tue ricette e le tue risate.
Ho labbra che sanno fare silenzio, quando necessario.
Oh!! Quanto è stato difficile impararlo!!
"Tacere Tacere Tacere.
E il momento del riscatto arriverà!"
Quanto dannatamente avevi ragione...
Ogni volta che lascio carte in giro per l'ufficio, alla sera, sento la tua voce che mi ammonisce "non sei abbastanza ordinata!" e a costo di fare tardi, torno indietro a mettere a posto, che "del doman non v'è certezza" e tu più di ogni altro l'hai ben dimostrato.
Mi hai lasciato ricordi felici.
Tanti ricordi felici.
Tante piccole sciocchezze, che quando le penso fanno ridere me e quelli a cui le racconto
e lasciano in bocca un dolce sapore di ricordo
e non quello amaro dell'abbandono.
Ci sei e ci sarai sempre.
E forse, quel senso di vuoto che sentivo oggi, quella voragine stretta e sottile, non era davvero vuoto, ma la tua presenza che mi si è piantata nel cuore, e ha messo radici nel fondo più profondo, insieme agli affetti che ho già perso, insieme ad altre memorie leggere.
Lacio Drom
Cosa mi hai lasciato?
Ho una valigia piena di nozioni e di modi di fare.
Ho uno scaffale con le tue ricette e le tue risate.
Ho labbra che sanno fare silenzio, quando necessario.
Oh!! Quanto è stato difficile impararlo!!
"Tacere Tacere Tacere.
E il momento del riscatto arriverà!"
Quanto dannatamente avevi ragione...
Ogni volta che lascio carte in giro per l'ufficio, alla sera, sento la tua voce che mi ammonisce "non sei abbastanza ordinata!" e a costo di fare tardi, torno indietro a mettere a posto, che "del doman non v'è certezza" e tu più di ogni altro l'hai ben dimostrato.
Mi hai lasciato ricordi felici.
Tanti ricordi felici.
Tante piccole sciocchezze, che quando le penso fanno ridere me e quelli a cui le racconto
e lasciano in bocca un dolce sapore di ricordo
e non quello amaro dell'abbandono.
Ci sei e ci sarai sempre.
E forse, quel senso di vuoto che sentivo oggi, quella voragine stretta e sottile, non era davvero vuoto, ma la tua presenza che mi si è piantata nel cuore, e ha messo radici nel fondo più profondo, insieme agli affetti che ho già perso, insieme ad altre memorie leggere.
Lacio Drom
13.2.15
Dolori
Il dolore,
quello forte, quello travolgente,
me lo sono sempre immaginata come una bestia incatenata che urla.
Urla, urla fortissimo e ti fa salire l'ansia, ti fa accelerare i battiti e il respiro e l'ultima cosa che si ha voglia di fare è quella di andare incontro a questo dolore, vederlo in faccia, scontrarcisi per uscirne vincitori o vinti ma almeno uscirne.
Solo oggi mi sono accorta,
nel silenzio della stanza, mentre facevo entrare la luce di questo giorno grigio dalle tapparelle, mentre il battito aumentava e il respiro si faceva affannoso di paura, mentre lui urlava,
solo oggi mi sono accorta
che questo dolore, quello che provo ora e da qualche tempo
è solo un piccolo bimbo in fasce che piange e urla e si contorce perché non è in grado di badare a se stesso;
solo oggi mi sono accorta
che le urla che tanto mi spaventavano erano solo amplificate dal mio torace che faceva cassa di risonanza.
Solo oggi mi sono accorta
che questo dolore ha solo bisogno di essere preso per mano per essere quietato
e per la prima volta in vita mia,
questo dolore
mi ha fatto tenerezza.
quello forte, quello travolgente,
me lo sono sempre immaginata come una bestia incatenata che urla.
Urla, urla fortissimo e ti fa salire l'ansia, ti fa accelerare i battiti e il respiro e l'ultima cosa che si ha voglia di fare è quella di andare incontro a questo dolore, vederlo in faccia, scontrarcisi per uscirne vincitori o vinti ma almeno uscirne.
Solo oggi mi sono accorta,
nel silenzio della stanza, mentre facevo entrare la luce di questo giorno grigio dalle tapparelle, mentre il battito aumentava e il respiro si faceva affannoso di paura, mentre lui urlava,
solo oggi mi sono accorta
che questo dolore, quello che provo ora e da qualche tempo
è solo un piccolo bimbo in fasce che piange e urla e si contorce perché non è in grado di badare a se stesso;
solo oggi mi sono accorta
che le urla che tanto mi spaventavano erano solo amplificate dal mio torace che faceva cassa di risonanza.
Solo oggi mi sono accorta
che questo dolore ha solo bisogno di essere preso per mano per essere quietato
e per la prima volta in vita mia,
questo dolore
mi ha fatto tenerezza.
12.2.15
Sogni
Ti ho sognata questa notte.
Come è già successo, in questi mesi.
Ma questa notte è stato diverso, perché ti ho sognata ammalata.
Ti ho "vista" nel sogno come ti hanno descritta ieri, come non so se ti vedrò mai, ma è stato un attimo: poi sei tornata tu, con le unghie perfette, laccate di rosso, i capelli lunghi raccolti e il trucco; ma restavi comunque a letto e comunque non parlavi.
Ti ho preso la mano
e ho notato ancora quanto fossero sottili le tue dita e quanto fosse stretta la tua fede.
Ti ho preso la mano
e ti ho ringraziata.
Per tutto quello che mi hai insegnato, per tutto il bene che hai voluto a me e all'Orsetta, ti ho detto quanto mi mancavi e quanto avrei voluto che fossi con me e tu sorridevi e respiravi piano.
E poi guardavo a terra
e quando alzavo lo sguardo non eri più in un letto, ma in una bara
e intorno tutto era pianto
e mi guardavo le mani
ed ero io, ora, ad avere lo smalto rosso.
Mi sono svegliata senza respiro e con la paura di accendere il cellulare
e poi ho scoperto che invece, hai avuto una buona nottata.
Chissà se sono venuta nei tuoi sogni.
Io ci credo ancora, che sia possibile.
Come è già successo, in questi mesi.
Ma questa notte è stato diverso, perché ti ho sognata ammalata.
Ti ho "vista" nel sogno come ti hanno descritta ieri, come non so se ti vedrò mai, ma è stato un attimo: poi sei tornata tu, con le unghie perfette, laccate di rosso, i capelli lunghi raccolti e il trucco; ma restavi comunque a letto e comunque non parlavi.
Ti ho preso la mano
e ho notato ancora quanto fossero sottili le tue dita e quanto fosse stretta la tua fede.
Ti ho preso la mano
e ti ho ringraziata.
Per tutto quello che mi hai insegnato, per tutto il bene che hai voluto a me e all'Orsetta, ti ho detto quanto mi mancavi e quanto avrei voluto che fossi con me e tu sorridevi e respiravi piano.
E poi guardavo a terra
e quando alzavo lo sguardo non eri più in un letto, ma in una bara
e intorno tutto era pianto
e mi guardavo le mani
ed ero io, ora, ad avere lo smalto rosso.
Mi sono svegliata senza respiro e con la paura di accendere il cellulare
e poi ho scoperto che invece, hai avuto una buona nottata.
Chissà se sono venuta nei tuoi sogni.
Io ci credo ancora, che sia possibile.
29.1.15
Puccettino
E' comparso ieri.
Saltellando, nel prato, e spingendosi poi, tutt'altro che pauroso, vicino alla finestra del soggiorno.
Questa mattina l'ho salutato, aprendo la persiana, mentre stava facendo colazione con delle golose bacche rosse.
A mezzogiorno è venuto a tenermi compagnia alla finestra della cucina mentre cucinavo.
Ecco, mi ha rapito il cuore.
Puccettino.
M'è venuto da chiamarlo così,
è un pettirosso di quelli che non vedevo da anni, che mi riportano indietro ai tempi della mia fanciullezza, quando mio padre vangava nell'orto e per tutto il tempo un pettirosso aspettava paziente di trovare tra le zolle di terra un succoso vermiciattolo. Quante volte avrei voluto avvicinarlo! Mai, mai, mai stato possibile. Gli facevo paura.
In questi giorni di febbre da cavallo che ha colpito tutta la famiglia Orsi, Puccettino è un simpatico intermezzo tra un aerosol e una tachipirina.
******************************************************************************
Mesi di silenzio.
Mesi pesanti duri e dei quali faccio fatica a parlare.
Ma si riparte, si ricomincia, si va.
Saltellando, nel prato, e spingendosi poi, tutt'altro che pauroso, vicino alla finestra del soggiorno.
Questa mattina l'ho salutato, aprendo la persiana, mentre stava facendo colazione con delle golose bacche rosse.
A mezzogiorno è venuto a tenermi compagnia alla finestra della cucina mentre cucinavo.
Ecco, mi ha rapito il cuore.
Puccettino.
M'è venuto da chiamarlo così,
è un pettirosso di quelli che non vedevo da anni, che mi riportano indietro ai tempi della mia fanciullezza, quando mio padre vangava nell'orto e per tutto il tempo un pettirosso aspettava paziente di trovare tra le zolle di terra un succoso vermiciattolo. Quante volte avrei voluto avvicinarlo! Mai, mai, mai stato possibile. Gli facevo paura.
In questi giorni di febbre da cavallo che ha colpito tutta la famiglia Orsi, Puccettino è un simpatico intermezzo tra un aerosol e una tachipirina.
******************************************************************************
Mesi di silenzio.
Mesi pesanti duri e dei quali faccio fatica a parlare.
Ma si riparte, si ricomincia, si va.
26.11.14
Quando manca l'aria,
quando proprio manca,
se riesco ad accorgermene in tempo, giusto quell'attimo prima che parta anche la mancanza di terra sotto i piedi,
e se ho la fortuna che questo capiti in inverno,
respiro aria gelata.
Metto fuori la testa dalla finestra e respiro a pieni polmoni aria gelata.
Allora tutto si congela
per quella frazione di secondo sufficiente a resettare il cervello,
a rilassare le membra,
a proseguire come niente fosse.
Aria gelata.
quando proprio manca,
se riesco ad accorgermene in tempo, giusto quell'attimo prima che parta anche la mancanza di terra sotto i piedi,
e se ho la fortuna che questo capiti in inverno,
respiro aria gelata.
Metto fuori la testa dalla finestra e respiro a pieni polmoni aria gelata.
Allora tutto si congela
per quella frazione di secondo sufficiente a resettare il cervello,
a rilassare le membra,
a proseguire come niente fosse.
Aria gelata.
20.11.14
Un anno.
Anna mia, è già passato un intero anno.
Il ricordo di te è forte, anche per tutto quello che mi sta accadendo intorno.
Ho un misto di sentimenti dolci/amari e le parole proprio non vogliono uscire..
Ti voglio bene ancora, di bene te ne vorrò sempre.
Anna mia, è già passato un intero anno.
Il ricordo di te è forte, anche per tutto quello che mi sta accadendo intorno.
Ho un misto di sentimenti dolci/amari e le parole proprio non vogliono uscire..
Ti voglio bene ancora, di bene te ne vorrò sempre.
6.10.14
E d'improvviso t'accorgerai
che ti è solo stato dato indietro
solo quanto hai donato,
che l'amicizia vera
conosce fin nel profondo dell'animo,
senza sconti,
ma anche senza pene,
e che niente torna indietro,
tutto cambia incessantemente,
che le ferite sanguinano
anche quando sono cicatrici.
Autunno sfoglia alberi
come fossero margherite di campo
e ogni foglia è un pensiero
che si deposita sulla mia anima.
che ti è solo stato dato indietro
solo quanto hai donato,
che l'amicizia vera
conosce fin nel profondo dell'animo,
senza sconti,
ma anche senza pene,
e che niente torna indietro,
tutto cambia incessantemente,
che le ferite sanguinano
anche quando sono cicatrici.
Autunno sfoglia alberi
come fossero margherite di campo
e ogni foglia è un pensiero
che si deposita sulla mia anima.
7.9.14
41
Buon compleanno luce libera di volare, pensiero che fa capolino con il vento che sfiora i capelli.
Buon compleanno sorriso sereno, occhi color lago di montagna.
Buon compleanno cammino perenne, scogliera scoscesa.
Buon compleanno, Anna.
...ho imparato a volerti bene, di bene te ne vorrò sempre...
il dolore non si quieta mai del tutto
"ti auguro che sia un giorno meraviglioso con gli amori della tua vita, pieno di cose belle da ricordare, di abbracci e risate, di coccole e cose buone da mangiare!"
07/09/2013
Buon compleanno sorriso sereno, occhi color lago di montagna.
Buon compleanno cammino perenne, scogliera scoscesa.
Buon compleanno, Anna.
...ho imparato a volerti bene, di bene te ne vorrò sempre...
il dolore non si quieta mai del tutto
"ti auguro che sia un giorno meraviglioso con gli amori della tua vita, pieno di cose belle da ricordare, di abbracci e risate, di coccole e cose buone da mangiare!"
07/09/2013
5.9.14
Nove anni.
Ti voglio bene tavernetta mia :)
Sei il "progetto" più lungo che io abbia mai portato avanti.
Ti voglio bene tavernetta mia :)
Sei il "progetto" più lungo che io abbia mai portato avanti.
2.9.14
Estate
Sono stati passetti piccini, nascosti tra le giornate passate al mare in cui in acqua non volevi metterci piede che "è treeeddaaah" (è fredda), ma ti "incotolettavi" con la sabbia appena c'era la possibilità.
Passetti piccini e silenziosi, come quelli che facevi per scendere dal tuo lettino e infilarti nel nostro per riempirti (e riempirci) di baci e coccole e risate.
Sono stati passetti interrotti, per una caduta rovinosa, per lo stupore del momento, per il capriccio che ti rendeva solida come un muro (o come un mulo...).
Questi passetti ti hanno portato in 3 settimane a crescere in altezza di 3 cm e a infrangere il "muro" della lettera "F" quando, una sera, spalancando gli occhi ci hai detto "Ffffffumo!" (che poi, voglio dire, altre prime parole con la "F" no eh?? ); e ogni giorno una vittoria "Farfalla", "Famiglia", tutte scelte da te, tutte parole covate dentro per così tanto tempo da farle tue, forti, intense: "Figlia. Mamma, come mi chiami sempre tu, io sono tua Figlia" detto così con la "F" maiuscola.
E la mamma felice, un po' si è commossa e intristita senza dartelo a vedere, perchè non sono passettini ma sono rincorse, e il fatto che non ci sarà più la Pelpa ma la Felpa e che il Checchè sarà il solito Caffè mi fanno pensare a quanto cresci in fretta e a quanto vorrei fermare questi attimi con una istantanea che riproponga non solo le immagini, ma anche le emozioni.
Come la tua risata.
Ricordi? Ho registrato la seconda risata della tua vita e conservo gelosamente il file, anche se non è di una grande qualità.
Perchè la tua risata è pura e cristallina, la tua risata contagia tutti e rende felici.
La tua risata è la punta dell'iceberg che è la tua anima bella che ha sete di questo mondo infinitamente pieno di colori, profumi ed emozioni.
E io sono qui che ti guardo, Figlia mia, e vorrei avere sempre per te il tempo di questi giorni di festa.
Passetti piccini e silenziosi, come quelli che facevi per scendere dal tuo lettino e infilarti nel nostro per riempirti (e riempirci) di baci e coccole e risate.
Sono stati passetti interrotti, per una caduta rovinosa, per lo stupore del momento, per il capriccio che ti rendeva solida come un muro (o come un mulo...).
Questi passetti ti hanno portato in 3 settimane a crescere in altezza di 3 cm e a infrangere il "muro" della lettera "F" quando, una sera, spalancando gli occhi ci hai detto "Ffffffumo!" (che poi, voglio dire, altre prime parole con la "F" no eh?? ); e ogni giorno una vittoria "Farfalla", "Famiglia", tutte scelte da te, tutte parole covate dentro per così tanto tempo da farle tue, forti, intense: "Figlia. Mamma, come mi chiami sempre tu, io sono tua Figlia" detto così con la "F" maiuscola.
E la mamma felice, un po' si è commossa e intristita senza dartelo a vedere, perchè non sono passettini ma sono rincorse, e il fatto che non ci sarà più la Pelpa ma la Felpa e che il Checchè sarà il solito Caffè mi fanno pensare a quanto cresci in fretta e a quanto vorrei fermare questi attimi con una istantanea che riproponga non solo le immagini, ma anche le emozioni.
Come la tua risata.
Ricordi? Ho registrato la seconda risata della tua vita e conservo gelosamente il file, anche se non è di una grande qualità.
Perchè la tua risata è pura e cristallina, la tua risata contagia tutti e rende felici.
La tua risata è la punta dell'iceberg che è la tua anima bella che ha sete di questo mondo infinitamente pieno di colori, profumi ed emozioni.
E io sono qui che ti guardo, Figlia mia, e vorrei avere sempre per te il tempo di questi giorni di festa.
1.9.14
Ho tante cose da scrivere, tante da dire di questo Agosto scivolato via in una bolla temporale a-dimensionale, ma una su tutte ha l'urgenza di uscire.
Questo Agosto così particolare è stato costellato di notizie riguardanti persone che hanno perso la vita in montagna: chi mentre andava per funghi, chi mentre usciva in escursione.
Specialmente degli ultimi 2 casi che ho sentito, morti durante un'escursione, ho sentito ribollire dentro un po' di rabbia e un po' di dolore.
L'amore per la montagna per me nasce da piccola, da mio padre e prosegue con l'oratorio e tutte le interminabili gite a cui mi sono "sottoposta" per anni. Non sono tesserata Cai, non amo i tesseramenti per alcun motivo, ma quello che mi è stato insegnato negli anni è questo: avere rispetto per la montagna, per la natura e questo comporta anche sacrifici e rinunce.
Partire senza attrezzatura adeguata, fidandosi di quel che dice internet, rifiutando i consigli dei gestori di un rifugio e perdere la vita, permettetemi di dire che è da sciocchi.
Rifiutarsi di rinunciare a una meta in condizioni di tempo avverse e perdere la vita, anche questo è da sciocchi.
Sono circondata da persone che credono che la vita sia bella e da vivere a pieno, ogni giorno al meglio, e sono persone che hanno problemi di salute o altro e il fuoco nei loro occhi è vivo e vitale e quella vita lì, potrebbero vedersela portare via in un lampo, eppure credono e vivono, vivono a volume più alto possibile... e sentire queste notizie di morti così...mi fa cadere le braccia... Perché se ci si fermasse ad ascoltare il rumore del vento e tutto quello che la natura ha da dire, se si usasse un po' di sano buonsenso, forse, queste cose non succederebbero e non dovrebbero rischiare la vita altre persone per portare a casa un corpo su cui piangere.
Questo Agosto così particolare è stato costellato di notizie riguardanti persone che hanno perso la vita in montagna: chi mentre andava per funghi, chi mentre usciva in escursione.
Specialmente degli ultimi 2 casi che ho sentito, morti durante un'escursione, ho sentito ribollire dentro un po' di rabbia e un po' di dolore.
L'amore per la montagna per me nasce da piccola, da mio padre e prosegue con l'oratorio e tutte le interminabili gite a cui mi sono "sottoposta" per anni. Non sono tesserata Cai, non amo i tesseramenti per alcun motivo, ma quello che mi è stato insegnato negli anni è questo: avere rispetto per la montagna, per la natura e questo comporta anche sacrifici e rinunce.
Partire senza attrezzatura adeguata, fidandosi di quel che dice internet, rifiutando i consigli dei gestori di un rifugio e perdere la vita, permettetemi di dire che è da sciocchi.
Rifiutarsi di rinunciare a una meta in condizioni di tempo avverse e perdere la vita, anche questo è da sciocchi.
Sono circondata da persone che credono che la vita sia bella e da vivere a pieno, ogni giorno al meglio, e sono persone che hanno problemi di salute o altro e il fuoco nei loro occhi è vivo e vitale e quella vita lì, potrebbero vedersela portare via in un lampo, eppure credono e vivono, vivono a volume più alto possibile... e sentire queste notizie di morti così...mi fa cadere le braccia... Perché se ci si fermasse ad ascoltare il rumore del vento e tutto quello che la natura ha da dire, se si usasse un po' di sano buonsenso, forse, queste cose non succederebbero e non dovrebbero rischiare la vita altre persone per portare a casa un corpo su cui piangere.
26.7.14
di Polla - compleanno
Cara figlia,
oggi è il tuo 3° compleanno!
E' quasi finito il mese di asilo nido supplementare, l'estate in questo 2014 non si fa vedere più di tanto e mamma e papà lavorano tanto (è bene scriverlo, che di questi tempi non è così scontato).
Festeggeremo dai nonni e poi dagli altri nonni in montagna e poi forse con gli amici la prossima settimana: chissà quanti regali, quante emozioni!
Amici.
Con che semplicità tu definisci "amico" colui o colei che condivide con te la giornata, la sorte, i pasti, le lacrime e i giochi. Per te ora è sufficiente questa condivisione, chissà se in futuro sarai più selettiva. Eppure, la definizione che ne dai tu, non è forse la più vera e piena?
Mi hai chiesto in regalo una candelina da mettere sulla torta, ma non una qualunque, una di Peppa Pig! E pur esistendo (su internet ne ho trovate), non c'è stato verso di trovare un negozio in cui risolvere questo tuo desiderio! Allora mamma s'è messa di impegno e ha trovato candela e pupazzetto, papà ha trovato il supporto e con un po' di manualità ecco la candela che hai chiesto! Mi piace l'idea di regalarti una piccola luce per il compleanno, un piccolo faro nella tua vita da spegnere e ricordare per andare avanti alla tappa successiva.
Sei cresciuta tanto e vuoi essere "grande" quindi hai anche una discreta fretta di crescere ancora! Non correre piccola mia, gustati tutte le esperienze che stai facendo, ascolta i consigli di mamma e papà, non pensare che siano catene che imbrigliano la tua voglia di volare!
Qualche sera fa mi hai chiesto cos'è la guerra.
Ti ho risposto che quando i grandi litigano tanto tanto, quella si chiama guerra.
Ti è bastato.
Ma il giorno dopo ho trovato su internet questa frase e te la riporto, perché quando sarai abbastanza grande per leggere e capire queste parole, allora queste parole arricchiranno anche te
"I kept asking who did it?
Israel? Palestina?
Russians? Ukraine?
Then my mom answered.
Humans.
Humans killing Humans"
E' tutto in un equilibrio delicato, la questione tra Russia e Ucraina per la Crimea, la questione tra Ebrei e Palestinesi per Israele (e anche tra ebrei sionisti e anti sionisti). Da quando sei nata sono le "litigate" più grandi di cui si sente parlare, senza contare tutto quel che accade in Africa ed è taciuto.
Non so la tua generazione cosa si troverà ad affrontare, bimba mia. Ma spero che impariate che la violenza, le bombe, la morte, non sono la soluzione, e che il dolore causato apposta, porta solo altro dolore.
Ti amo tanto,
sei sempre nel mio cuore,
sono sempre nel tuo cuore.
La tua mamma
oggi è il tuo 3° compleanno!
E' quasi finito il mese di asilo nido supplementare, l'estate in questo 2014 non si fa vedere più di tanto e mamma e papà lavorano tanto (è bene scriverlo, che di questi tempi non è così scontato).
Festeggeremo dai nonni e poi dagli altri nonni in montagna e poi forse con gli amici la prossima settimana: chissà quanti regali, quante emozioni!
Amici.
Con che semplicità tu definisci "amico" colui o colei che condivide con te la giornata, la sorte, i pasti, le lacrime e i giochi. Per te ora è sufficiente questa condivisione, chissà se in futuro sarai più selettiva. Eppure, la definizione che ne dai tu, non è forse la più vera e piena?
Mi hai chiesto in regalo una candelina da mettere sulla torta, ma non una qualunque, una di Peppa Pig! E pur esistendo (su internet ne ho trovate), non c'è stato verso di trovare un negozio in cui risolvere questo tuo desiderio! Allora mamma s'è messa di impegno e ha trovato candela e pupazzetto, papà ha trovato il supporto e con un po' di manualità ecco la candela che hai chiesto! Mi piace l'idea di regalarti una piccola luce per il compleanno, un piccolo faro nella tua vita da spegnere e ricordare per andare avanti alla tappa successiva.
Sei cresciuta tanto e vuoi essere "grande" quindi hai anche una discreta fretta di crescere ancora! Non correre piccola mia, gustati tutte le esperienze che stai facendo, ascolta i consigli di mamma e papà, non pensare che siano catene che imbrigliano la tua voglia di volare!
Qualche sera fa mi hai chiesto cos'è la guerra.
Ti ho risposto che quando i grandi litigano tanto tanto, quella si chiama guerra.
Ti è bastato.
Ma il giorno dopo ho trovato su internet questa frase e te la riporto, perché quando sarai abbastanza grande per leggere e capire queste parole, allora queste parole arricchiranno anche te
"I kept asking who did it?
Israel? Palestina?
Russians? Ukraine?
Then my mom answered.
Humans.
Humans killing Humans"
E' tutto in un equilibrio delicato, la questione tra Russia e Ucraina per la Crimea, la questione tra Ebrei e Palestinesi per Israele (e anche tra ebrei sionisti e anti sionisti). Da quando sei nata sono le "litigate" più grandi di cui si sente parlare, senza contare tutto quel che accade in Africa ed è taciuto.
Non so la tua generazione cosa si troverà ad affrontare, bimba mia. Ma spero che impariate che la violenza, le bombe, la morte, non sono la soluzione, e che il dolore causato apposta, porta solo altro dolore.
Ti amo tanto,
sei sempre nel mio cuore,
sono sempre nel tuo cuore.
La tua mamma
Etichette:
Mammosità,
Orsina,
Parole non dette,
Ricorrenze
10.7.14
Anna
Quasi otto mesi
e il tuo ricordo,
ogni tanto,
apre ancora voragini inaspettate e dolorose.
E' un dolore diverso,
ma c'è.
E ogni tanto non me lo spiego.
Ogni tanto mi dico che non c'è niente da spiegare.
Semplicemente,
manchi.
e il tuo ricordo,
ogni tanto,
apre ancora voragini inaspettate e dolorose.
E' un dolore diverso,
ma c'è.
E ogni tanto non me lo spiego.
Ogni tanto mi dico che non c'è niente da spiegare.
Semplicemente,
manchi.
9.7.14
Solo una cosa,
piccola.
Che sono passati 6 anni e il giorno è scivolato via.
Dimmi che prima o poi, torneremo a Cabo Espichel.
Non ti chiedo di promettermelo, la vita ha troppi imprevisti celati tra le pieghe del suo vestito.
Credici con me però.
Che ci torneremo e pernotteremo al Faro,
che staremo un giorno intero a guardare l'oceano, senza parlare, in mezzo al nulla.
Solo questo.
(per chi chiede, io "sto". faccio piccoli passi e sono molto "orsa". Grazie di esserci, comunque)
piccola.
Che sono passati 6 anni e il giorno è scivolato via.
Dimmi che prima o poi, torneremo a Cabo Espichel.
Non ti chiedo di promettermelo, la vita ha troppi imprevisti celati tra le pieghe del suo vestito.
Credici con me però.
Che ci torneremo e pernotteremo al Faro,
che staremo un giorno intero a guardare l'oceano, senza parlare, in mezzo al nulla.
Solo questo.
(per chi chiede, io "sto". faccio piccoli passi e sono molto "orsa". Grazie di esserci, comunque)
19.6.14
Lungo la via
Questo è un post che serve prima di tutto a me.
E' un post pacco, sappiatelo, ma devo riorganizzare le idee e il cuore e questo è l'unico modo che conosco per farlo, perché parlare della malattia... non è semplice farlo con tutti e far capire esattamente dove è il nocciolo del problema.
Prima c'è stato il pre fiera.
Con l'eccessiva ansia sfociata in un accenno di Crohn e in una forma di dermatite.
Poi il Crohn l'abbiamo messo a tacere, per fortuna, ma la dermatite resta, tutt'ora.
Poi la cistite.
E il 2° accenno di Crohn causa farmaco per la cistite.
Forse ho sedato anche quello.
Forse.
Però nel frattempo non ho ancora chiamato il ginecologo per la visita annuale.
Però nel frattempo mi sono scordata la visita dal mio gastroenterologo prenotata un anno fa.
Tutte le sue visite mi sono state spostate 1 settimana prima perché doveva partecipare al tal convegno o perché aveva un turno che non concedeva spazi, e così non l'avevo neanche segnato.
Visita persa.
E non ho ancora richiamato.
Ah sì, nel frattempo non ho neanche ancora fatto gli esami del sangue che sono diventati semestrali.
Perché ho paura di avere gli esami sballati,
perché non voglio cambiare cura e prendere il farmaco biologico + immunosoppressori.
Perché ho paura di essermi giocata...
..di essermi giocata la possibilità di cercare un altro figlio.
E il nodo è qui eh.
Quello stronzo dell'orologio biologico che chiama, che urla nelle orecchie e che sta diventando sempre più difficile sedare.
Quel tarlo che rode dentro della voce di quella stronza di dottoressa che mi disse, quando ero ricoverata "gente come lei, con la sua patologia, non dovrebbe neanche pensarci a mettere al mondo dei figli".
Quelle domande a cui non so rispondere: dopotutto 1 ce l'hai, è giusto andare a "sfidare la sorte"? E se poi stai di nuovo male? E se fai del male a chi hai nel pancione? E se gli trasmetti i tuoi mali? E soprattutto: e se poi non arriva?
E' tutto questo che non mi fa cercare un ginecologo che sia disposto a tenere una donna Crohnica che vorrebbe cercare un figlio (sì, perché non pensate che tutti aprano le porte felici eh).
E che mi fa negare che ci sia qualche problemino di salute.
E che mi distrugge l'animo e il cuore.
Sono stanca di fare terapia tutti i giorni.
Sono stanca di stare attenta a tutto quello che mangio.
Sono stanca di dover scendere a compromessi per tutto.
Sono stanca di essere una malata cronica.
Anche per me non c'è una guarigione, ma c'è un "per tutta la vita".
Non ho una battaglia da vincere, ma un cammino da continuare finché sarà possibile.
Un cammino che non posso permettermi di abbandonare.
Però,
permettetemi,
oggi sono davvero stanca,
di quella stanchezza, che non si può spiegare se non la si è provata.
E' un post pacco, sappiatelo, ma devo riorganizzare le idee e il cuore e questo è l'unico modo che conosco per farlo, perché parlare della malattia... non è semplice farlo con tutti e far capire esattamente dove è il nocciolo del problema.
Prima c'è stato il pre fiera.
Con l'eccessiva ansia sfociata in un accenno di Crohn e in una forma di dermatite.
Poi il Crohn l'abbiamo messo a tacere, per fortuna, ma la dermatite resta, tutt'ora.
Poi la cistite.
E il 2° accenno di Crohn causa farmaco per la cistite.
Forse ho sedato anche quello.
Forse.
Però nel frattempo non ho ancora chiamato il ginecologo per la visita annuale.
Però nel frattempo mi sono scordata la visita dal mio gastroenterologo prenotata un anno fa.
Tutte le sue visite mi sono state spostate 1 settimana prima perché doveva partecipare al tal convegno o perché aveva un turno che non concedeva spazi, e così non l'avevo neanche segnato.
Visita persa.
E non ho ancora richiamato.
Ah sì, nel frattempo non ho neanche ancora fatto gli esami del sangue che sono diventati semestrali.
Perché ho paura di avere gli esami sballati,
perché non voglio cambiare cura e prendere il farmaco biologico + immunosoppressori.
Perché ho paura di essermi giocata...
..di essermi giocata la possibilità di cercare un altro figlio.
E il nodo è qui eh.
Quello stronzo dell'orologio biologico che chiama, che urla nelle orecchie e che sta diventando sempre più difficile sedare.
Quel tarlo che rode dentro della voce di quella stronza di dottoressa che mi disse, quando ero ricoverata "gente come lei, con la sua patologia, non dovrebbe neanche pensarci a mettere al mondo dei figli".
Quelle domande a cui non so rispondere: dopotutto 1 ce l'hai, è giusto andare a "sfidare la sorte"? E se poi stai di nuovo male? E se fai del male a chi hai nel pancione? E se gli trasmetti i tuoi mali? E soprattutto: e se poi non arriva?
E' tutto questo che non mi fa cercare un ginecologo che sia disposto a tenere una donna Crohnica che vorrebbe cercare un figlio (sì, perché non pensate che tutti aprano le porte felici eh).
E che mi fa negare che ci sia qualche problemino di salute.
E che mi distrugge l'animo e il cuore.
Sono stanca di fare terapia tutti i giorni.
Sono stanca di stare attenta a tutto quello che mangio.
Sono stanca di dover scendere a compromessi per tutto.
Sono stanca di essere una malata cronica.
Anche per me non c'è una guarigione, ma c'è un "per tutta la vita".
Non ho una battaglia da vincere, ma un cammino da continuare finché sarà possibile.
Un cammino che non posso permettermi di abbandonare.
Però,
permettetemi,
oggi sono davvero stanca,
di quella stanchezza, che non si può spiegare se non la si è provata.
26.5.14
Quanto scivola in fretta la vita, quanto corre.
Albe, tramonti, nuvole di panna montata, neri carichi di pioggia.
Ho finalmente aperto l'armadio dove è riposto lo zaino dei grandi viaggi impegnativi, ho fatto il primo passo: dicono sia quello più difficile da compiere, ma in realtà mi sembrano tutti ugualmente densi di un misto tra difficoltà e importanza.
Cicatrici ricordano quello che è stato, occhi domandano quello che sarà.
Il cuore è ancora perso.
Ci sarà tempo.
Ci sarà.
Albe, tramonti, nuvole di panna montata, neri carichi di pioggia.
Ho finalmente aperto l'armadio dove è riposto lo zaino dei grandi viaggi impegnativi, ho fatto il primo passo: dicono sia quello più difficile da compiere, ma in realtà mi sembrano tutti ugualmente densi di un misto tra difficoltà e importanza.
Cicatrici ricordano quello che è stato, occhi domandano quello che sarà.
Il cuore è ancora perso.
Ci sarà tempo.
Ci sarà.
7.5.14
Insonnia, giorno 2
Ogni tanto mi succede, è fisiologico.
Notti insonni.
Non quelle insonni ma piene di preoccupazioni, pensieri e chissà cos'altro.
No, semplicemente notti in cui il corpo, dopo 3 ore, ti dice che ne ha abbastanza di dormire (salvo poi ritrattare al suono della sveglia).
La prima notte cerco di non cedere, di restare comunque a letto.
Ma se la cosa si ripete nelle notti successive bhe... è inevitabile essere alzati alle 4.00 del mattino con una camomilla per cercare di conciliare il sonno per il poco tempo che resta.
*******************************************************************************
Ieri è morta una ragazza che conoscevo, più piccola di me di solo 1 anno.
Era alla terza operazione al cervello per tumore.
Il primo pensiero a quando mi hanno dato la notizia è stato "è arrivato, alla fine, il momento". Senza tristezza, pura razionalità.
Poi, mano a mano che passavano le ore, a quella pura e cruda razionalità si è affiancato un dolore. Piccolo, ma pungente e fisso: per la sua vita, per sua madre, per suo padre, per chi le ha voluto bene e le è stato accanto.
Come per Anna, dai tempi della diagnosi definitiva, la strada si sapeva che aveva per meta questo giorno: bisognava solo vedere quanto a lungo si riusciva / poteva / voleva percorrerla.
Eppure, come sempre, l'amaro in bocca resta.
*********************************************************************************
Che silenzio in questa notte.
Perfino il mio frigorifero non fa "buz-buz" e posso quasi percepire distintamente tutti i battiti del mio cuore.
Ricorda: cerca di vivere sempre, il più possibile, con gioia.
Notti insonni.
Non quelle insonni ma piene di preoccupazioni, pensieri e chissà cos'altro.
No, semplicemente notti in cui il corpo, dopo 3 ore, ti dice che ne ha abbastanza di dormire (salvo poi ritrattare al suono della sveglia).
La prima notte cerco di non cedere, di restare comunque a letto.
Ma se la cosa si ripete nelle notti successive bhe... è inevitabile essere alzati alle 4.00 del mattino con una camomilla per cercare di conciliare il sonno per il poco tempo che resta.
*******************************************************************************
Ieri è morta una ragazza che conoscevo, più piccola di me di solo 1 anno.
Era alla terza operazione al cervello per tumore.
Il primo pensiero a quando mi hanno dato la notizia è stato "è arrivato, alla fine, il momento". Senza tristezza, pura razionalità.
Poi, mano a mano che passavano le ore, a quella pura e cruda razionalità si è affiancato un dolore. Piccolo, ma pungente e fisso: per la sua vita, per sua madre, per suo padre, per chi le ha voluto bene e le è stato accanto.
Come per Anna, dai tempi della diagnosi definitiva, la strada si sapeva che aveva per meta questo giorno: bisognava solo vedere quanto a lungo si riusciva / poteva / voleva percorrerla.
Eppure, come sempre, l'amaro in bocca resta.
*********************************************************************************
Che silenzio in questa notte.
Perfino il mio frigorifero non fa "buz-buz" e posso quasi percepire distintamente tutti i battiti del mio cuore.
Ricorda: cerca di vivere sempre, il più possibile, con gioia.
21.3.14
Cara Anna,
in questi giorni la tua mancanza è così forte che sento distintamente il vuoto del pezzetto di cuore che ti sei portata via a novembre.
Prima della tua partenza, abbiamo discusso di due progetti importanti e della paura che avevo nell'affrontarli, perché li reputavo troppo al di sopra delle mie capacità.
Ora sono in mezzo al vortice del primo progetto e le cose non vanno e ti vorrei qui, fosse anche per farmi "sgridare" a fin di bene.
Perché se mi ritrovo a piangere nel bagno dell'ufficio, ma in silenzio, che nessuno senta, le cose no, non vanno per niente.
Io non so da che parte prendere questo progetto, come uscirne viva.
Non è un progetto che ho voluto, lo sai, mi ci sono trovata invischiata senza possibilità di scampo. E se delle persone vengono pagate per farle di lavoro queste cose (e io non sono tra queste, le mie mansioni sono ben altre), un motivo ci sarà: come faccio a non sentirmi inadeguata?
Lo so che sono tutte "scuse", per qualcosa che comunque dovrò portare avanti.
Lo so che il motivo vero è che non credo abbastanza nelle mie capacità.
"...e soprattutto, divertiti"
è stata l'ultima cosa che mi hai detto riguardo questo progetto.
Ci penso spesso. Ci provo sempre.
Anna mia,
non ho ancora trovato il modo.
Ti voglio bene.
la tua piccola Orsa
in questi giorni la tua mancanza è così forte che sento distintamente il vuoto del pezzetto di cuore che ti sei portata via a novembre.
Prima della tua partenza, abbiamo discusso di due progetti importanti e della paura che avevo nell'affrontarli, perché li reputavo troppo al di sopra delle mie capacità.
Ora sono in mezzo al vortice del primo progetto e le cose non vanno e ti vorrei qui, fosse anche per farmi "sgridare" a fin di bene.
Perché se mi ritrovo a piangere nel bagno dell'ufficio, ma in silenzio, che nessuno senta, le cose no, non vanno per niente.
Io non so da che parte prendere questo progetto, come uscirne viva.
Non è un progetto che ho voluto, lo sai, mi ci sono trovata invischiata senza possibilità di scampo. E se delle persone vengono pagate per farle di lavoro queste cose (e io non sono tra queste, le mie mansioni sono ben altre), un motivo ci sarà: come faccio a non sentirmi inadeguata?
Lo so che sono tutte "scuse", per qualcosa che comunque dovrò portare avanti.
Lo so che il motivo vero è che non credo abbastanza nelle mie capacità.
"...e soprattutto, divertiti"
è stata l'ultima cosa che mi hai detto riguardo questo progetto.
Ci penso spesso. Ci provo sempre.
Anna mia,
non ho ancora trovato il modo.
Ti voglio bene.
la tua piccola Orsa
20.3.14
Domenica, nel pomeriggio, mentre fuori faceva un gran caldo e l'Orsetta entrava e usciva dalle porte - finestre che danno sul giardino e mentre l'Orsa era spiaggiata leggermente sottotono sul divano, la lavastoviglie e il forno a microonde hanno deciso di abbandonarci.
Mercoledì il sig. tecnico se li è portati via entrambi, per cercare di ripararli.
Orsetta: "Ma poi ce li riporta?"
Orsa: "Certo amore"
Orsetta: "E quando arriva noi gli diciamo: Scuuuusaaa"
Orsa: "...."
Orsetta: "Ehssì, così ce li riporta!"
Orsa: "...Amore, a chi dobbiamo chiedere scusa?"
Orsetta: "all'uomo della lavastoviglie (ndr: il sig. tecnico), così ce li riporta"
Orsa: " ...." "Gioia mia, guarda che non ce li ha portati via perchè siamo stati cattivi, ce li ha portati via per ripararli!"
Orsetta, poco convinta: "ahssi?!"
********************************************************************************
Sono giornate intense, in cui mi dimentico di non lasciarmi sopraffare dagli eventi.
Tutto scorre lento.
O almeno dovrebbe, anche nel caos.
Mercoledì il sig. tecnico se li è portati via entrambi, per cercare di ripararli.
Orsetta: "Ma poi ce li riporta?"
Orsa: "Certo amore"
Orsetta: "E quando arriva noi gli diciamo: Scuuuusaaa"
Orsa: "...."
Orsetta: "Ehssì, così ce li riporta!"
Orsa: "...Amore, a chi dobbiamo chiedere scusa?"
Orsetta: "all'uomo della lavastoviglie (ndr: il sig. tecnico), così ce li riporta"
Orsa: " ...." "Gioia mia, guarda che non ce li ha portati via perchè siamo stati cattivi, ce li ha portati via per ripararli!"
Orsetta, poco convinta: "ahssi?!"
********************************************************************************
Sono giornate intense, in cui mi dimentico di non lasciarmi sopraffare dagli eventi.
Tutto scorre lento.
O almeno dovrebbe, anche nel caos.
28.2.14
di uova rotte nel paniere
Ieri sera spesa con la Polletta. Era contentissima di venire, ma poi si è stancata, io pure e sono partiti i capricci (suoi) e il muso duro (mio).
Tornati a casa, ancora con il broncio entrambe, mi aiuta a sistemare la spesa (lei prende le cose dal sacchetto, io le ripongo); indugio un momento di troppo su una confezione e succede l'irreparabile: ha deciso di prendere la confezione delle uova (che non doveva prendere), con tanta, troppa foga. Risultato? La confezione di plastica delle uova sfugge all'involucro di cartone e vola per la cucina scaraventandosi sul pavimento, aprendosi, rimbalzando e eiettando in aria tutte e sei le uova.
Terrore negli occhi della Polletta incredula.
Mamma Orsa che si trasforma in Godzilla.
Che poi lo so che se lascio le uova alla portata di una bimba di 2 anni e mezzo e le uova si sfracellano a terra è ancora colpa mia, che è piccola e tutto quel che volete.
Però ero davvero tanto stanca e mi sono arrabbiata tantissimo, soprattutto perché non avevo voglia di cucinare cose al di fuori della cena già stabilita e anelavo a una dormita colossale.
Ci ho messo un paio d'ore a farmela passare, sapendo di sbagliare anche in questo caso.
Però poi ci siamo chieste scusa a vicenda, guardando il plumcake - esperimento, che lievitava baldanzoso nel forno (delle 6 uova, 1 si è salvata, 1 ha perso l'albume e le altre erano "solo" crepate in modo vistoso).
Questa mattina l'abbiamo mangiato di colazione: era meraviglioso! E ve lo dice una che non ama molto i plumcake!
Così mi è uscita una "perla di saggezza" che ho condiviso subito con la Polletta:
"Vedi", le ho detto "alla fine si sono rotte le uova, ma abbiamo ottenuto un plumcake buonissimo! Sai, bisognerebbe sempre fare così anche nella vita. Succederà che le cose non vadano come vorremmo o vadano proprio male: bisogna cercare di tirare fuori il bello e il buono da ogni situazione!"
Lei mi ha guardata, e mi ha risposto " *munch**munch* si si *munch**munch*", e mi è andato bene così.
Ma ho aggiunto "Questo non vuol dire che la prossima volta devono cadere per terra 6 uova per fare una torta eh!!!".
E abbiamo riso. Tantissimo. : )
Tornati a casa, ancora con il broncio entrambe, mi aiuta a sistemare la spesa (lei prende le cose dal sacchetto, io le ripongo); indugio un momento di troppo su una confezione e succede l'irreparabile: ha deciso di prendere la confezione delle uova (che non doveva prendere), con tanta, troppa foga. Risultato? La confezione di plastica delle uova sfugge all'involucro di cartone e vola per la cucina scaraventandosi sul pavimento, aprendosi, rimbalzando e eiettando in aria tutte e sei le uova.
Terrore negli occhi della Polletta incredula.
Mamma Orsa che si trasforma in Godzilla.
Che poi lo so che se lascio le uova alla portata di una bimba di 2 anni e mezzo e le uova si sfracellano a terra è ancora colpa mia, che è piccola e tutto quel che volete.
Però ero davvero tanto stanca e mi sono arrabbiata tantissimo, soprattutto perché non avevo voglia di cucinare cose al di fuori della cena già stabilita e anelavo a una dormita colossale.
Ci ho messo un paio d'ore a farmela passare, sapendo di sbagliare anche in questo caso.
Però poi ci siamo chieste scusa a vicenda, guardando il plumcake - esperimento, che lievitava baldanzoso nel forno (delle 6 uova, 1 si è salvata, 1 ha perso l'albume e le altre erano "solo" crepate in modo vistoso).
Questa mattina l'abbiamo mangiato di colazione: era meraviglioso! E ve lo dice una che non ama molto i plumcake!
Così mi è uscita una "perla di saggezza" che ho condiviso subito con la Polletta:
"Vedi", le ho detto "alla fine si sono rotte le uova, ma abbiamo ottenuto un plumcake buonissimo! Sai, bisognerebbe sempre fare così anche nella vita. Succederà che le cose non vadano come vorremmo o vadano proprio male: bisogna cercare di tirare fuori il bello e il buono da ogni situazione!"
Lei mi ha guardata, e mi ha risposto " *munch**munch* si si *munch**munch*", e mi è andato bene così.
Ma ho aggiunto "Questo non vuol dire che la prossima volta devono cadere per terra 6 uova per fare una torta eh!!!".
E abbiamo riso. Tantissimo. : )
Etichette:
Le perle della Polla,
Mammosità,
Racconti,
Sapori,
Scelte
7.2.14
ultima lezione
E così è andata anche l'ultima lezione.
E' stata bella, divertente, interessante e abbiamo sforato di 1 ora rispetto al programma.
Ho realizzato uno dei sogni che sedimentavano nel fondo dell'anima, molto propensi a restare là: imparare a temperare il cioccolato. Diciamola meglio và: imparare la teoria e visualizzare la pratica corretta che porta a temperare il cioccolato.La voglia di provare, ora, è infinita.
Ho scoperto un dolce che ho sempre snobbato: i Macarons. E, come dire, UAU. (e pure questi sto seriamente meditando di farli).
Ho finito il corso capendo che la pasticceria, come del resto la cucina, come del resto la vita, è una pratica rigida e Zen allo stesso tempo scandita da tempi corretti, azioni e attese. e "l'Amore" che si può mettere nei piatti / dolci che si preparano è proprio il rispetto di queste 3 cose. L'Amore verso se stessi, è fatto dal rispetto di queste 3 cose e senza queste 3 cose anche Amare gli altri diventa un groviglio destinato solamente ad attorcigliarsi su se stesso in preda alla fretta di rincorrere azioni e all'accorciare attese.
C'è un libro che amo molto, è il piccolo Principe. In uno dei capitoli, il piccolo Principe incontra un venditore di pillole che calmano la sete per una settimana: le vendeva perché così la gente poteva risparmiare 53 minuti a settimana
da brava Brianzola, la digestione di questa frase non è mai stata completata.
Ma prima taiji, poi la nascita della Polletta e infine questo corso, mi hanno portato a "farla mia".
Davvero, io non pensavo, non credevo, che un corso di pasticceria potesse darmi altro oltre alle indicazioni tecniche e pratiche di esecuzione delle ricette: ho ricevuto in cambio la chiave per scegliere ogni giorno, almeno un pochino, di varcare la soglia del cambiamento.
E, che dire: UAU.
E' stata bella, divertente, interessante e abbiamo sforato di 1 ora rispetto al programma.
Ho realizzato uno dei sogni che sedimentavano nel fondo dell'anima, molto propensi a restare là: imparare a temperare il cioccolato. Diciamola meglio và: imparare la teoria e visualizzare la pratica corretta che porta a temperare il cioccolato.La voglia di provare, ora, è infinita.
Ho scoperto un dolce che ho sempre snobbato: i Macarons. E, come dire, UAU. (e pure questi sto seriamente meditando di farli).
Ho finito il corso capendo che la pasticceria, come del resto la cucina, come del resto la vita, è una pratica rigida e Zen allo stesso tempo scandita da tempi corretti, azioni e attese. e "l'Amore" che si può mettere nei piatti / dolci che si preparano è proprio il rispetto di queste 3 cose. L'Amore verso se stessi, è fatto dal rispetto di queste 3 cose e senza queste 3 cose anche Amare gli altri diventa un groviglio destinato solamente ad attorcigliarsi su se stesso in preda alla fretta di rincorrere azioni e all'accorciare attese.
C'è un libro che amo molto, è il piccolo Principe. In uno dei capitoli, il piccolo Principe incontra un venditore di pillole che calmano la sete per una settimana: le vendeva perché così la gente poteva risparmiare 53 minuti a settimana
"E che cosa se ne fa di questi cinquantatré minuti?"
"Se ne fa quel che si vuole.. ."
"Io", disse il piccolo principe, "se avessi cinquantatré minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana…"
da brava Brianzola, la digestione di questa frase non è mai stata completata.
Ma prima taiji, poi la nascita della Polletta e infine questo corso, mi hanno portato a "farla mia".
Davvero, io non pensavo, non credevo, che un corso di pasticceria potesse darmi altro oltre alle indicazioni tecniche e pratiche di esecuzione delle ricette: ho ricevuto in cambio la chiave per scegliere ogni giorno, almeno un pochino, di varcare la soglia del cambiamento.
E, che dire: UAU.
31.1.14
E', credo, dalla prima lezione del corso di pasticceria che "scherzo" (ma mica poi tanto), sul fatto che fare davvero pasticceria è un'arte Zen. Ma più le lezioni proseguono e più provo a toccare con mano le ricette e i tempi, più mi accorgo che non è una banalità. Così ieri sera, all'ennesima stoccata tirata a J. quando ci intimava di girare lentamente la glassa, pena antiestetiche bollicine d'aria sul prodotto finito ("Niente da fare, arte Zen anche qui" gli ho detto), lui ha parato il colpo e affondato con un "sì è Zen. Dopotutto è un'intera e intensa scelta di vita".
Colpita e affondata.
Perché che ci fosse un filo rosso che unisse il mio percorso di Taiji a quello di questo corso di pasticceria, proprio, non lo credevo possibile.
Ho addosso un grande senso di disagio per come sto conducendo la mia vita in questi giorni e queste parole hanno colpito nel segno.
Mi aggrappo a questa frase, trovata tempo fa sulla rete, non ricordo neanche dove:
"PEACE.
It does not mean to be in a place where there is no noise, trouble or hard work. It means to be in the midst of those things and still be calm in your heart" - unknown -
(Pace. Non significa essere in un luogo dove non c'è rumore, problemi o duro lavoro. Significa essere nel mezzo di quelle cose e continuare ad essere sereno nel tuo cuore. - anonimo - )
Colpita e affondata.
Perché che ci fosse un filo rosso che unisse il mio percorso di Taiji a quello di questo corso di pasticceria, proprio, non lo credevo possibile.
Ho addosso un grande senso di disagio per come sto conducendo la mia vita in questi giorni e queste parole hanno colpito nel segno.
Mi aggrappo a questa frase, trovata tempo fa sulla rete, non ricordo neanche dove:
"PEACE.
It does not mean to be in a place where there is no noise, trouble or hard work. It means to be in the midst of those things and still be calm in your heart" - unknown -
(Pace. Non significa essere in un luogo dove non c'è rumore, problemi o duro lavoro. Significa essere nel mezzo di quelle cose e continuare ad essere sereno nel tuo cuore. - anonimo - )
24.1.14
Caro pasticcere
che stai tenendo il corso serale al quale partecipo: grazie.
Parlo per me, perché non so gli altri come la pensano a riguardo: grazie davvero.
Tra una ricetta, un suggerimento, una esecuzione pratica, tu non hai idea di cosa mi stai regalando: felicità, azzeramento delle tensioni, nuova energia. Non ci credi? Ieri sera sono arrivata al corso con una contrattura muscolare a livello della scapola che durava dalla mattina e sono tornata a casa che la contrattura era quasi completamente scomparsa perché i miei muscoli erano rilassatissimi.
So di essere sempre un'entusiasta (tu non lo sai, non mi "conosci" nemmeno), era così in qualche maniera anche per il corso di taiji, e questo perché ho scelto di lasciarmi plasmare dalle cose che vivo davvero e cerco di assorbire e amalgamare il tutto nel miglior modo possibile.
Ieri, complici tutti, si è creato un clima in cui rideva il mio cuore.
E quando a ridere è il mio cuore, so di sbocciare come un mandorlo a primavera e mi sento bellissima, anche con il capello a carciofo. E oltre a "sentirmi" bellissima, lo divento davvero.
Mi fai sorridere, te l'ho detto, perché le chiami "Brioches" con il più milanese degli accenti "per integrarmi" hai detto, e ti si sono velati gli occhi, come tutte le volte che accenni alla fatica che hai fatto a inserirti qui. E mi sorge il sospetto che infondo, inserito, tu non ti senta effettivamente ancora.
Siamo gente fredda, è inutile negarlo. E abbiamo il cuore duro, come la nostra terra gelata su cui si spaccano le zolle, in inverno.
Ma se tu continuerai ad aver pazienza, ad evolvere (hai scoperto i cannoncini venendo in Italia, sai quante cose ci sono ancora??), ad essere pulito e netto nei rapporti come mi pare tu riesca ad essere, tra un inverno e l'altro sarai riuscito a piantare un seme nel cuore di questi Brianzoli. E quando non ti accorgerai, quando non lo starai più aspettando, quando avrai smesso di crederci, spunterà una pianta bellissima. Ne spunterà forse 1 su 100, ma su quei cuori che germoglieranno alla primavera, avrai la certezza di poter sempre contare.
Ancora due lezioni: cercherò di fare tesoro di tutto.
che stai tenendo il corso serale al quale partecipo: grazie.
Parlo per me, perché non so gli altri come la pensano a riguardo: grazie davvero.
Tra una ricetta, un suggerimento, una esecuzione pratica, tu non hai idea di cosa mi stai regalando: felicità, azzeramento delle tensioni, nuova energia. Non ci credi? Ieri sera sono arrivata al corso con una contrattura muscolare a livello della scapola che durava dalla mattina e sono tornata a casa che la contrattura era quasi completamente scomparsa perché i miei muscoli erano rilassatissimi.
So di essere sempre un'entusiasta (tu non lo sai, non mi "conosci" nemmeno), era così in qualche maniera anche per il corso di taiji, e questo perché ho scelto di lasciarmi plasmare dalle cose che vivo davvero e cerco di assorbire e amalgamare il tutto nel miglior modo possibile.
Ieri, complici tutti, si è creato un clima in cui rideva il mio cuore.
E quando a ridere è il mio cuore, so di sbocciare come un mandorlo a primavera e mi sento bellissima, anche con il capello a carciofo. E oltre a "sentirmi" bellissima, lo divento davvero.
Mi fai sorridere, te l'ho detto, perché le chiami "Brioches" con il più milanese degli accenti "per integrarmi" hai detto, e ti si sono velati gli occhi, come tutte le volte che accenni alla fatica che hai fatto a inserirti qui. E mi sorge il sospetto che infondo, inserito, tu non ti senta effettivamente ancora.
Siamo gente fredda, è inutile negarlo. E abbiamo il cuore duro, come la nostra terra gelata su cui si spaccano le zolle, in inverno.
Ma se tu continuerai ad aver pazienza, ad evolvere (hai scoperto i cannoncini venendo in Italia, sai quante cose ci sono ancora??), ad essere pulito e netto nei rapporti come mi pare tu riesca ad essere, tra un inverno e l'altro sarai riuscito a piantare un seme nel cuore di questi Brianzoli. E quando non ti accorgerai, quando non lo starai più aspettando, quando avrai smesso di crederci, spunterà una pianta bellissima. Ne spunterà forse 1 su 100, ma su quei cuori che germoglieranno alla primavera, avrai la certezza di poter sempre contare.
Ancora due lezioni: cercherò di fare tesoro di tutto.
31.12.13
ultimo post del 2013
Oh che turbinio di cose da fare.
Da pensare.
Da vivere.
E' un 31 dicembre diverso dai soliti.
Niente montagna per cause lavorative.
Niente invitati, perché ci siamo mossi tardi.
Niente inviti perché abbiamo abituato bene gli altri.
Sarà un 31 dicembre solo io, Orsomarito e l'Orsina e va bene così, che non ci faremo mancare niente, dalle lenticchie con il cotechino (al barolo) alle stelline di magnesio a una piccola gita nelle prime ore del pomeriggio.
Nonostante tutto, caro 2013, ti ho voluto bene perché mi hai fatto crescere tanto.
Mi hai dato, mi hai tolto (Anna mia, sempre con me), ma siamo qui ancora tutti e 3 uniti e saldi e questo è quello che conta.
Buon 2014 a chi passa, vi penso tutti, vi abbraccio di cuore, vi voglio bene.
Da pensare.
Da vivere.
E' un 31 dicembre diverso dai soliti.
Niente montagna per cause lavorative.
Niente invitati, perché ci siamo mossi tardi.
Niente inviti perché abbiamo abituato bene gli altri.
Sarà un 31 dicembre solo io, Orsomarito e l'Orsina e va bene così, che non ci faremo mancare niente, dalle lenticchie con il cotechino (al barolo) alle stelline di magnesio a una piccola gita nelle prime ore del pomeriggio.
Nonostante tutto, caro 2013, ti ho voluto bene perché mi hai fatto crescere tanto.
Mi hai dato, mi hai tolto (Anna mia, sempre con me), ma siamo qui ancora tutti e 3 uniti e saldi e questo è quello che conta.
Buon 2014 a chi passa, vi penso tutti, vi abbraccio di cuore, vi voglio bene.
23.12.13
30.11.13
Aprire le persiane e trovarsi davanti fiocchi grossi, grossissimi ed essere felice, talmente felice da prendere il cellulare e volerlo condividere con coloro che ti sono cari e sono lontani: quasi sicuramente da loro non nevica.
E mentre invii l'sms ti accorgi...
Di averlo inviato anche a chi non lo leggerà mai.
Che baratro.
E mentre invii l'sms ti accorgi...
Di averlo inviato anche a chi non lo leggerà mai.
Che baratro.
26.11.13
La Brianza è bella.
A volte grigia e plumbea e soffocante.
A volte così piena di colore da lasciare senza fiato, come in giornate invernali come questa, dove il termometro è passato dai -1°C di questa mattina alle 08.00 ai +8°C delle 12.00 fino a una temperatura imprecisata delle 16.30: un cielo terso e il sole che tramonta e tinge di un rosa impossibile da definire e bellissimo le mie amate Grigne colme di neve fresca.
Una sensazione che dura pochissimi minuti, tanti quanti ne mette il sole a scomparire, e allo stesso tempo meravigliosa, perchè ti fa rendere conto di quanto è grande l'immensità di questa Natura che non capiremo mai fino in fondo e ti fa stare zitta zitta, quasi senza respirare, per non rovinare l'attimo e l'adesso.
********************************************************************************
Ti penso ogni giorno, Anna.
E questo pensiero è come un'altalena che oscilla tra serenità e dolore - oggi va bene, è dal lato "serenità".
Quante volte ti ho descritto la mia Brianza, in tutte le stagioni, in tutti i climi, in tutti i suoi colori e ogni volta era un cercare di farti capire con pochi caratteri un mondo di emozioni che suscitavano profumi, luci e ombre.
Oggi sono serena, nonostante tutto, e ti penso, leggera.
A volte grigia e plumbea e soffocante.
A volte così piena di colore da lasciare senza fiato, come in giornate invernali come questa, dove il termometro è passato dai -1°C di questa mattina alle 08.00 ai +8°C delle 12.00 fino a una temperatura imprecisata delle 16.30: un cielo terso e il sole che tramonta e tinge di un rosa impossibile da definire e bellissimo le mie amate Grigne colme di neve fresca.
Una sensazione che dura pochissimi minuti, tanti quanti ne mette il sole a scomparire, e allo stesso tempo meravigliosa, perchè ti fa rendere conto di quanto è grande l'immensità di questa Natura che non capiremo mai fino in fondo e ti fa stare zitta zitta, quasi senza respirare, per non rovinare l'attimo e l'adesso.
********************************************************************************
Ti penso ogni giorno, Anna.
E questo pensiero è come un'altalena che oscilla tra serenità e dolore - oggi va bene, è dal lato "serenità".
Quante volte ti ho descritto la mia Brianza, in tutte le stagioni, in tutti i climi, in tutti i suoi colori e ogni volta era un cercare di farti capire con pochi caratteri un mondo di emozioni che suscitavano profumi, luci e ombre.
Oggi sono serena, nonostante tutto, e ti penso, leggera.
22.11.13
21.11.13
Wide
Ieri ero persa.
Ho chiamato zia Cris, ho scritto a
Giorgia, ho mandato un sms ad Apinaperniciosa.
Non riuscivo neanche ad articolare una
frase, un pensiero concreto.
Anna, Annina, Annina mia, Anna, Annina,
Annina mia, Anna, Annina, Annina mia, continuavo a ripetere nella mia testa e
il magone la faceva da padrone.
Misshajim io pensavo fosse un uomo. L'ho creduto per tanto tempo, tanti anni
fa, quando l'esperienza blogger era agli esordi e commentavo molto di più le
altrui vicende. Ci siamo incrociati più volte, commentando anche i commenti
dell'altro.
Poi Wide aprì il blog e cominciai a
seguirlo per caso, per vedere chi era questa che diceva che la sua malattia non
era una battaglia da vincere ma una vita da vivere più che si può.
E poi, poi è stata Anna.
Un nome diventato volto con le foto
impiccione di faccialibro, una storia fatta concretezza di sguardi e di
sorrisi.
Ed arrivò la gravidanza, la maternità e i
miei mms pieni di pancioni o di facce strane della Polpetta per farla
sorridere.
Ed arrivò la mia degenza ospedaliera, e il
suo conforto prezioso nelle notti solitarie e febbricitanti.
Sono arrivata - e ci credo davvero -
a considerarla mia sorella maggiore e non ci siamo mai viste, ma le
nostre anime si sono fuse a più punti in qualcosa che - chi non ha avuto
un'esperienza blogger così - i più probabilmente non capiranno.
Ieri, dicevo, ero scollegata, in devasto.
E non riuscivo a smettere di leggere i
commenti sul blog, sul suo profilo fb, in un loop imbarazzante.
Poi, la svolta: Orsa, ti stai rendendo
conto di quanta è la gente a cui ha donato amore? Pensavi di essere un esserino
super particolare per lei, ma ti rendi conto di quante persone sentiva, a
quanti scriveva, quanti le volevano un bene dell'anima, a quanti COME A TE ha
cambiato la vita? Ti rendi conto della potenza della sua comunicazione che non
ha mai voluto essere presa come modello o esempio?
E ora,
E' come se fosse ancora qui con me.
Non è più semplice, non è più facile, non
cambia le cose, o forse le cambia del tutto.
e ora, come diceva lei "fila via, c'è
tanto da vivere, c'è tanto da fare"
Dal Blog di
Widepeak - 17/10/2011
Blog: E allora dimmi, come ti senti?
Io: Mi sento triste.
Blog: E' per la morte di Anna Lisa?
Io: Sì. E' per lei, proprio per lei che sono triste, avrei voluto che vivesse più a lungo. E sono tristissima per chi la ama, per il loro dolore che è inevitabile, che deve fare malissimo.
BLog: E?
Io: E sono triste per me. A differenza delle mie amiche cancer blogger, non ho la sindrome del sopravvissuto, ma quella del prossimo in fila. Non morirò molto diversamente da Anna Lisa, lo sappiamo. In questi giorni è stato inevitabile pensarci più del solito.
Blog: E che pensi di fare?
Io: Niente. Tutto. Vivere. Approfittare di questa fase in cui la malattia non mi devasta ancora con una sofferenza continuativa come è stato per l'ultimo anno e mezzo di Anna Lisa. Approfittare di questa fase di pausa in cui mi curo con la chemio in pillole e sono più libera di muovermi.
Cercare di essere migliore. Accidenti, cercare di essere meno una stronza per le mie figlie.
Blog: Conquistare la santità, insomma.
Io: Non prendermi in giro, blog, lo so che potrebbe capitare a tutti di morire con sta cazzo di tegola in testa di cui parlano gli altri quando cerchi di spiegare cosa significa essere me, ma non è facile.
Blog: …
IO:…
Blog: Lo sai come la penso, no?
Io: Lo so.
Blog: E tra l'altro 'sta cosa di approfittare di tutto deve essere molto stancante.
Io: Sfinente. La settimana scorsa ho dormito continuativamente tutto il tempo.
Blog: Ti fa paura morire?
Io: Ma che ne so. Che ne so, veramente? Ma mi fa paura questa sorta di paralisi dell'anima che a volte mi prende.
Blog: Anche per questo sai come la penso
Io: Sì, la pensi come Anna Lisa, lo so. Pensi che la devo piantare di menarmela e darmi da fare a vivere e a godermi ogni felicità.
Aveva ragione. Aveva ragione.
Aveva ragione lei e anche un'altra amica che ho perso questa estate.
Mi hanno detto pià volte, più volte mi hanno fatto capire di non perdere tempo per le sciocchezze, per le cose che mi fanno arrabbiare che mi fanno stare male.
Blog: E allora?
Io: E allora, va bene. Mi stavo solo lamentando un po'.
Blog sbadiglia.
Io: Okkei. Ho capito. Provo a farmi passare la tristezza. Ma la sofferenza no.
Blog: Non puoi.
Io: Già. Mi mancherà tantissimo. Mi mancherà tantissimo.
Accidenti a me, mi mancherà veramente tanto.
….
Blog: Sai che potresti fare ora? Potresti metterti il grembiule e cucinare qualcosa per le tue figlie, così quando le vai a prendere all'uscita di scuola hai già pronta la merenda.
Io: Voglio rimettermi a dormire.
Blog: No dammi retta, fai qualcos'altro oggi. Magari stasera vai a letto prima, ma adesso mettiti a fare qualcosa per qualcun altro.
Io: Ok. Ci provo.
Ti voglio bene blog. A volte mi sento così sola.
Blog: Lo so. Ma non è mai vero.
Io: Sei fastidioso lo sai?
Blog: Può essere, ma intanto ho ragione io. Fila via. C'è tanto da vivere. C'è tanto da fare.
Io: Mi sento triste.
Blog: E' per la morte di Anna Lisa?
Io: Sì. E' per lei, proprio per lei che sono triste, avrei voluto che vivesse più a lungo. E sono tristissima per chi la ama, per il loro dolore che è inevitabile, che deve fare malissimo.
BLog: E?
Io: E sono triste per me. A differenza delle mie amiche cancer blogger, non ho la sindrome del sopravvissuto, ma quella del prossimo in fila. Non morirò molto diversamente da Anna Lisa, lo sappiamo. In questi giorni è stato inevitabile pensarci più del solito.
Blog: E che pensi di fare?
Io: Niente. Tutto. Vivere. Approfittare di questa fase in cui la malattia non mi devasta ancora con una sofferenza continuativa come è stato per l'ultimo anno e mezzo di Anna Lisa. Approfittare di questa fase di pausa in cui mi curo con la chemio in pillole e sono più libera di muovermi.
Cercare di essere migliore. Accidenti, cercare di essere meno una stronza per le mie figlie.
Blog: Conquistare la santità, insomma.
Io: Non prendermi in giro, blog, lo so che potrebbe capitare a tutti di morire con sta cazzo di tegola in testa di cui parlano gli altri quando cerchi di spiegare cosa significa essere me, ma non è facile.
Blog: …
IO:…
Blog: Lo sai come la penso, no?
Io: Lo so.
Blog: E tra l'altro 'sta cosa di approfittare di tutto deve essere molto stancante.
Io: Sfinente. La settimana scorsa ho dormito continuativamente tutto il tempo.
Blog: Ti fa paura morire?
Io: Ma che ne so. Che ne so, veramente? Ma mi fa paura questa sorta di paralisi dell'anima che a volte mi prende.
Blog: Anche per questo sai come la penso
Io: Sì, la pensi come Anna Lisa, lo so. Pensi che la devo piantare di menarmela e darmi da fare a vivere e a godermi ogni felicità.
Aveva ragione. Aveva ragione.
Aveva ragione lei e anche un'altra amica che ho perso questa estate.
Mi hanno detto pià volte, più volte mi hanno fatto capire di non perdere tempo per le sciocchezze, per le cose che mi fanno arrabbiare che mi fanno stare male.
Blog: E allora?
Io: E allora, va bene. Mi stavo solo lamentando un po'.
Blog sbadiglia.
Io: Okkei. Ho capito. Provo a farmi passare la tristezza. Ma la sofferenza no.
Blog: Non puoi.
Io: Già. Mi mancherà tantissimo. Mi mancherà tantissimo.
Accidenti a me, mi mancherà veramente tanto.
….
Blog: Sai che potresti fare ora? Potresti metterti il grembiule e cucinare qualcosa per le tue figlie, così quando le vai a prendere all'uscita di scuola hai già pronta la merenda.
Io: Voglio rimettermi a dormire.
Blog: No dammi retta, fai qualcos'altro oggi. Magari stasera vai a letto prima, ma adesso mettiti a fare qualcosa per qualcun altro.
Io: Ok. Ci provo.
Ti voglio bene blog. A volte mi sento così sola.
Blog: Lo so. Ma non è mai vero.
Io: Sei fastidioso lo sai?
Blog: Può essere, ma intanto ho ragione io. Fila via. C'è tanto da vivere. C'è tanto da fare.
20.11.13
4.11.13
E' buio la mattina quando esco di casa.
E' buio la sera quando rientro.
Buia è una parte di anima che non mi fa scrivere, che non si lascia interrogare, che vegeta.
Non è che la mia vita sia buia, intendiamoci: non abito più il tunnel arredato di qualche anno fa.
Ho una teppa colorata con le sue mille domande esistenziali, ho tutto quel che posso volere e anche Pdor vegeta tranquillo, cullato dal mio andirivieni.
Ma c'è una parte di me,
quella che improvvisamente specchiandomi in una vetrina mi mostra gli anni che porto (e non sono poi molti, ma sono più di quelli che mi sento), mi chiede il conto delle azioni, degli affetti, degli addii.
E' quella parte che mi ha tormentata, per la prima volta da che ricordo, durante il giro dei miei cari e amici al cimitero: invece di uscirne "in pace", come sempre, sono uscita frastornata e con una voragine al posto del cuore.
Devo trovare un pò di tempo per metabolizzare.
E' buio la sera quando rientro.
Buia è una parte di anima che non mi fa scrivere, che non si lascia interrogare, che vegeta.
Non è che la mia vita sia buia, intendiamoci: non abito più il tunnel arredato di qualche anno fa.
Ho una teppa colorata con le sue mille domande esistenziali, ho tutto quel che posso volere e anche Pdor vegeta tranquillo, cullato dal mio andirivieni.
Ma c'è una parte di me,
quella che improvvisamente specchiandomi in una vetrina mi mostra gli anni che porto (e non sono poi molti, ma sono più di quelli che mi sento), mi chiede il conto delle azioni, degli affetti, degli addii.
E' quella parte che mi ha tormentata, per la prima volta da che ricordo, durante il giro dei miei cari e amici al cimitero: invece di uscirne "in pace", come sempre, sono uscita frastornata e con una voragine al posto del cuore.
Devo trovare un pò di tempo per metabolizzare.
23.9.13
Colori, colori e ancora colori in questo fine settimana.
Di tutte le forme, di tutte le tonalità, di tutti i sapori.
E per non perdere il ritmo, oggi indosso un maglione color senape e ho fatto mettere all'Orsetta una bella maglia color verde evidenziatore.
Colori, colori, colori nella loro ciclicità, che l'autunno non è la stagione della morte, ma la stagione del saluto e della promessa di una primavera che arriverà.
Messaggio con animebelle che sono in grado di farmi sorridere anche quando dovrei essere io a far sorridere loro.
Mangio come non ci fosse un domani, con buona pace del puntovita.
Dormo serena, nonostante tutto, e il mio corpo ne è testimone.
Cresco, invecchio, vivo.
"Mamma, ti voglio bene, vero?"
(dove "vero" è usato come intercalare un po' ovunque)
E in quel momento, vivo ancora di più
E in quel momento, vivo ancora di più
19.9.13
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "…Piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe,
"Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
" E' vero", disse la volpe.
" Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" E' certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano".
Antoine de Saint-Exupéry
"Ah!" disse la volpe, "…Piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe,
"Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
" E' vero", disse la volpe.
" Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" E' certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
" Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano".
Antoine de Saint-Exupéry
6.9.13
Otto anni
Otto anni di Taverna.
La voglia di avere tutti i post in formato cartaceo, ma in ordine cronologico crescente resta, ma si assottiglia la fattibilità con il passare del tempo data la titanica impresa.
Dove sono? Dove vado?
Ho passato un mese di agosto bellissimo, divisa tra il mare dell'ultimo paese Veneto e le montagne tanto care: ho fatto fatica a riabituarmi ad una Orsetta e ad un Orso marito 24 h / 24, ma alla fine ho goduto ogni momento.
Anche i momenti di voragine che ci sono stati.
Perché ho riscoperto che ho accanto davvero l'uomo della mia vita, e non è così scontato cancellare la patina della faticosa quotidianità che negli ultimi mesi era diventata opprimente e trovarci motivi di scelta dell'altro diventati più forti, più radicati, più veri di 5 anni fa.
Autunno, ti aspetto, con le tue foglie e i tuoi frutti.
La voglia di avere tutti i post in formato cartaceo, ma in ordine cronologico crescente resta, ma si assottiglia la fattibilità con il passare del tempo data la titanica impresa.
Dove sono? Dove vado?
Ho passato un mese di agosto bellissimo, divisa tra il mare dell'ultimo paese Veneto e le montagne tanto care: ho fatto fatica a riabituarmi ad una Orsetta e ad un Orso marito 24 h / 24, ma alla fine ho goduto ogni momento.
Anche i momenti di voragine che ci sono stati.
Perché ho riscoperto che ho accanto davvero l'uomo della mia vita, e non è così scontato cancellare la patina della faticosa quotidianità che negli ultimi mesi era diventata opprimente e trovarci motivi di scelta dell'altro diventati più forti, più radicati, più veri di 5 anni fa.
Autunno, ti aspetto, con le tue foglie e i tuoi frutti.
31.8.13
Grazie per ogni giorno in più,
per ogni occasione in cui scambiarsi un sorriso, una parola, un confronto.
Grazie per la forza,
grazie per l'affetto.
Grazie per ogni giorno in più,
che è un altro da aggiungere alla lista dei giorni
che sembra sempre troppo breve
anche se lo specchio non direbbe lo stesso.
Grazie per ogni giorno in più,
perché è tutto fuor che una banalità.
per ogni occasione in cui scambiarsi un sorriso, una parola, un confronto.
Grazie per la forza,
grazie per l'affetto.
Grazie per ogni giorno in più,
che è un altro da aggiungere alla lista dei giorni
che sembra sempre troppo breve
anche se lo specchio non direbbe lo stesso.
Grazie per ogni giorno in più,
perché è tutto fuor che una banalità.
2.8.13
Il mio nome in tutte le lingue del mondo
Quasi un anno dal rientro - fisico - dalla maternità e dalla malattia.
Sto ultimando di corsa le ultime incombenze contabili: ultimo giorno prima delle ferie estive.
In questi mesi vorticosi, noncelafaròmai-daichecelapossofare-forsecelafaccio, ho conosciuto nuove persone e ho sentito chiamare il mio nome con gli accenti del mondo. Sorrido, ogni volta che cercano di chiamarmi in Italiano ma con l'inevitabile accento francese, tedesco, russo,portoghese brasiliano: la verità è che vorrei sentirmi chiamare con l'equivalente del mio nome nella lingua straniera del mio interlocutore. Vorrei sentire il mio nome in tutte le lingue del mondo, perchè l'Orsa che tratta con i tedeschi non è la stessa che tratta con i Russi e non è la stessa che tratta con gli Italiani.
Pensandoci bene,
con il mio vero nome,
non mi chiama praticamente nessuno.
Allora, forse, ragionando, il vero problema è questo: il mio vero nome è qualcosa di così intimo e privato che sentirlo usare da persone - non così intime - mi lascia in sospeso.
Di certo, non mi aspettavo un anno così ricco di tutto.
Buone vacanze!
Sto ultimando di corsa le ultime incombenze contabili: ultimo giorno prima delle ferie estive.
In questi mesi vorticosi, noncelafaròmai-daichecelapossofare-forsecelafaccio, ho conosciuto nuove persone e ho sentito chiamare il mio nome con gli accenti del mondo. Sorrido, ogni volta che cercano di chiamarmi in Italiano ma con l'inevitabile accento francese, tedesco, russo,
Pensandoci bene,
con il mio vero nome,
non mi chiama praticamente nessuno.
Allora, forse, ragionando, il vero problema è questo: il mio vero nome è qualcosa di così intimo e privato che sentirlo usare da persone - non così intime - mi lascia in sospeso.
Di certo, non mi aspettavo un anno così ricco di tutto.
Buone vacanze!
22.7.13
Un polpo alla gola, grande, grosso, come quelli disegnati da Zerocalcare.
Non un polpo colpevole, un polpo per non sapere cosa dire, per la gravità dei fatti, perchè fare affidamento alla positività è quasi impossibile.
Un polpo che non si stacca e non se ne vuol proprio andare.
Mi manca l'aria.
Non un polpo colpevole, un polpo per non sapere cosa dire, per la gravità dei fatti, perchè fare affidamento alla positività è quasi impossibile.
Un polpo che non si stacca e non se ne vuol proprio andare.
Mi manca l'aria.
19.7.13
Sono giorni di ombra.
Quando i malati diventano quelli accanto a te, e non puoi fare altro che sederti e seguire il flusso della loro corrente. Senza guidare, senza prevaricare. Sostenendo in silenzio.
Ci sono ombre che arrivano la notte e ti prendono alla gola e non ti lasciano più dormire.
L'unnico modo per uscirne è aggrapparmi al racconto che ogni sera ti faccio, figlia mia, per farti addormentare serena, di tutte le cose belle e positive che hai fatto durante la giornata.
Tutti i baci, gli abbracci, tutte le cose che fanno stare bene.
Cullata da questo balsamo protettivo, allora mi addormento serena anche io sognando orsetti che rotolano sui prati di montagna e genzianelle blu elettrico, pronta poi, per un altro giorno.
Quando i malati diventano quelli accanto a te, e non puoi fare altro che sederti e seguire il flusso della loro corrente. Senza guidare, senza prevaricare. Sostenendo in silenzio.
Ci sono ombre che arrivano la notte e ti prendono alla gola e non ti lasciano più dormire.
L'unnico modo per uscirne è aggrapparmi al racconto che ogni sera ti faccio, figlia mia, per farti addormentare serena, di tutte le cose belle e positive che hai fatto durante la giornata.
Tutti i baci, gli abbracci, tutte le cose che fanno stare bene.
Cullata da questo balsamo protettivo, allora mi addormento serena anche io sognando orsetti che rotolano sui prati di montagna e genzianelle blu elettrico, pronta poi, per un altro giorno.
28.6.13
Eccoci alla fine del primo anno di asilo nido.
UAU.
L'Orsina ora sa: lavarsi i denti, lavarsi le mani e la faccia, più o meno pettinarsi, mangiare e bere da sola.
Ama: ballare, saltare, giocare, colorare con i pennarelli, colorare con le tempere, colorare con i pastelli, stare all'aria aperta.
Ah sì, ama il Purè.
La sua mamma è più preparata a: mettere la crema idratante, mettere l'arnica per i doloretti, sedare sul nascere una dermatite "da contatto", una dermatite "da sudore", una dermatite "perchè sì".
E adesso arriva luglio. Un mese che sarà un barcamenarsi tra clienti, contabilità e spostamenti dell'Orsina e forse non solo! L'ultimo regalo del nido è stato l'arrivo della varicella... Aiuto.
Ho sentimenti rotolanti dentro di me, tanti e tali da non riuscire ad esprimerli: a settembre era un "e adesso? non ce la posso fare". Sono già passati 9 mesi.
UAU.
L'Orsina ora sa: lavarsi i denti, lavarsi le mani e la faccia, più o meno pettinarsi, mangiare e bere da sola.
Ama: ballare, saltare, giocare, colorare con i pennarelli, colorare con le tempere, colorare con i pastelli, stare all'aria aperta.
Ah sì, ama il Purè.
La sua mamma è più preparata a: mettere la crema idratante, mettere l'arnica per i doloretti, sedare sul nascere una dermatite "da contatto", una dermatite "da sudore", una dermatite "perchè sì".
E adesso arriva luglio. Un mese che sarà un barcamenarsi tra clienti, contabilità e spostamenti dell'Orsina e forse non solo! L'ultimo regalo del nido è stato l'arrivo della varicella... Aiuto.
Ho sentimenti rotolanti dentro di me, tanti e tali da non riuscire ad esprimerli: a settembre era un "e adesso? non ce la posso fare". Sono già passati 9 mesi.
14.6.13
Cose da ricordare
Premessa: sono cose da mamma.
Svolgimento:
Prima cacca e pipì nel vasino!
21mesiemmezzo.
Polla e il nido con bimbi più grandi di lei.
:D
Svolgimento:
Prima cacca e pipì nel vasino!
21mesiemmezzo.
Polla e il nido con bimbi più grandi di lei.
:D
30.5.13
Quando qualcuno mi chiede "perchè un blog", amo ripetere le parole che ho letto e sentito mie, su uno dei primissimi blog che ho cominciato a leggere (oramai) molti anni fa: c'è chi va in terapia e chi apre un blog.
Andare in terapia dovrebbe servire a capire noi stessi e il nostro percorso.
E' ora di ammettere che non sto scrivendo perchè non ho voglia di capirmi.
Non ho voglia di interrogarmi, non ho voglia di fare passi per uscire da questo pantano.
Non ho neanche voglia di ammettere che sono in un pantano.
E così passano i giorni, le settimane, nascondendo dietro "le cose da fare" il bisogno di scrivere e portandolo ad essere una voce sempre più flebile che si perde nei rumori di fondo della vita di tutti i giorni.
Oggi guardavo le nuvole in un raro momento di cielo azzurro e nuvole bianche e mi sono fermata (davvero, fermata in mezzo al parcheggio) a pensare al Portogallo e alle sue nuvole bianche così basse da arrivare a pensare che con una scala di 3 metri forse si sarebbe arrivati a toccarle.
Sono passati quasi cinque anni e quel ricordo non è sbiadito.
Come non è sbiadito il ricordo del rimescolamento interiore, dell'inadeguatezza, della paura, quando mi sono trovata davanti per la prima volta all'oceano a Cabo Espichel . A chi lo racconto, spesso non capisce perchè avevo paura.
Chissà se l'Orsina si lascerà interrogare dalla potenza della Natura o se ci passerà sopra incurante.
Nuvole nere all'orizzonte, ancora una volta: niente primavera quest'anno e nonostante questo, le mie spighe di grano cercano di passare ugualmente dal verde al biondo.
Andare in terapia dovrebbe servire a capire noi stessi e il nostro percorso.
E' ora di ammettere che non sto scrivendo perchè non ho voglia di capirmi.
Non ho voglia di interrogarmi, non ho voglia di fare passi per uscire da questo pantano.
Non ho neanche voglia di ammettere che sono in un pantano.
E così passano i giorni, le settimane, nascondendo dietro "le cose da fare" il bisogno di scrivere e portandolo ad essere una voce sempre più flebile che si perde nei rumori di fondo della vita di tutti i giorni.
Oggi guardavo le nuvole in un raro momento di cielo azzurro e nuvole bianche e mi sono fermata (davvero, fermata in mezzo al parcheggio) a pensare al Portogallo e alle sue nuvole bianche così basse da arrivare a pensare che con una scala di 3 metri forse si sarebbe arrivati a toccarle.
Sono passati quasi cinque anni e quel ricordo non è sbiadito.
Come non è sbiadito il ricordo del rimescolamento interiore, dell'inadeguatezza, della paura, quando mi sono trovata davanti per la prima volta all'oceano a Cabo Espichel . A chi lo racconto, spesso non capisce perchè avevo paura.
Chissà se l'Orsina si lascerà interrogare dalla potenza della Natura o se ci passerà sopra incurante.
Nuvole nere all'orizzonte, ancora una volta: niente primavera quest'anno e nonostante questo, le mie spighe di grano cercano di passare ugualmente dal verde al biondo.
29.4.13
i giorni passati
La famiglia Orsi ha "ponteggiato" sulle montagne colorate a loro tanto care.
Il 25 aprile l'Orsina ha fatto una scorpacciata di altalena, scivoli, corse, bolle di sapone.
Il 26 aprile l'Orsina ha fatto due belle passeggiate e ha visto il suo primo torrente impetuoso (e annesso rumore), la sua prima lumacona che attraversava la pista ciclabile, e ha avuto in regalo un taglio di capelli tutto nuovo e molto estivo, a dispetto del tempo quasi invernale.
Il 27 aprile l'Orsina ha fatto spese! Pantaloncini corti e magliettine abbinate, in barba ai 6°C e alla neve che scendeva sopra i 2.000 mt.
Il 28 aprile l'Orsina ha visto il suo primo Arcobaleno. Grande. Meraviglioso. Come primo arcobaleno, non c'è che dire, una meraviglia!
La sua mamma e il suo papà si sono colmati di lei: delle sue risate, delle sue urla, dei suoi capricci, dei suoi pianti, della sua fame, della sua golosità, del suo essere un'Orsina di 21 mesi.
Giorni intensi e meravigliosamente pieni di vita.
Il 25 aprile l'Orsina ha fatto una scorpacciata di altalena, scivoli, corse, bolle di sapone.
Il 26 aprile l'Orsina ha fatto due belle passeggiate e ha visto il suo primo torrente impetuoso (e annesso rumore), la sua prima lumacona che attraversava la pista ciclabile, e ha avuto in regalo un taglio di capelli tutto nuovo e molto estivo, a dispetto del tempo quasi invernale.
Il 27 aprile l'Orsina ha fatto spese! Pantaloncini corti e magliettine abbinate, in barba ai 6°C e alla neve che scendeva sopra i 2.000 mt.
Il 28 aprile l'Orsina ha visto il suo primo Arcobaleno. Grande. Meraviglioso. Come primo arcobaleno, non c'è che dire, una meraviglia!
La sua mamma e il suo papà si sono colmati di lei: delle sue risate, delle sue urla, dei suoi capricci, dei suoi pianti, della sua fame, della sua golosità, del suo essere un'Orsina di 21 mesi.
Giorni intensi e meravigliosamente pieni di vita.
2.4.13
Pensieri
E’ un po’ che ci penso e non riesco a dare una forma concreta alle mie parole.
Mi sveglio da lunedì a venerdì alle 05.50, mi preparo, sveglio un’Orsetta alle 06.30 e con l’aiuto di un fantastico marito la preparo, poi facciamo colazione e usciamo di casa alle 07.20 – 07.30 in direzione del nido. Alle 18.00 esco dal lavoro e vado a recuperare la bimba dai suoceri (al 99%, se no dai miei) che sono andati a recuperarla al nido entro le 17.30 (ma spesso e volentieri vanno anche prima) e se la sono spupazzata/gestita/sopportata per un’ora circa. Torno a casa per le 19.00 circa, preparo la cena a volte per tutti e 3, a volte 3 pasti divisi, e crollo addormentata verso le 21.30.
Ho una vita di corsa, che ogni tanto mi pesa.
Eppure sono fortunata.
Ho un lavoro a tempo pieno e le mie mansioni non sono modificate dopo la maternità, e con i tempi che corrono è già una grazia questo.
Ho la possibilità di uscire dal lavoro e chiudere a chiave dietro la porta dell’ufficio tutti i problemi: posso non portarmeli a casa e ho ben imparato a farlo.
Posso permettermi di pensare a cosa cucinare nel w-end durante le pause caffè e scambiarmi le ricette con la titolare.
Certo è richiesto un discreto impegno nelle 8 ore, ma ho scelto e potuto scegliere di limitarmi a quello.
Recentemente, parlando con Apina di mammitudine, mi sono trovata a pensare che sì, il tempo che passo con mia figlia è poco e che i momenti intensi e bellissimi sono ancora meno, ma non trovo giusto per quanto mi riguarda dare la “colpa” al lavoro: se sono io a non aver chiuso bene la porta dell’ufficio e ho lasciato che il malumore influenzasse la mia pigrottitudine, la mia orsaggine è colpa mia, almeno in parte.
Ma, ribadisco, io pretendo molto da me stessa, forse troppo e comunque il mio lavoro mi consente di pensarla così, dopo quasi 10 anni.
Poi mi trovo a pensare che forse, se fossi a casa tutto il giorno, non riuscirei a vivere bene tutti quei momenti che adesso mi sembrano “magnifici” perché sarebbero la normalità e non è così comune\normale\semplice stupirsi della normalità quando diventa il quotidiano ripetersi di gesti e di azioni.
Dico: io adoro andare a fare la spesa di corsa alle 19.10 con l’Orsina! Anche se mi fa impazzire e vuole sempre il cioccolato, è un modo pieno di complicità di concludere la nostra giornata fuori prima di tornare a casa.
Sarebbe lo stesso se potessi farlo in qualsiasi momento?
Che confusione.
Poi penso a chi non può avere neanche questo.
A chi viene chiesto di non usufruire della maternità.
A chi viene chiesto di tornare a lavorare dopo 2 settimane dal parto.
A chi, è inutile dire che non è vero, deve scegliere tra carriera e figli e se sceglie la carriera con figli li vedrà ancora meno di quanto io vedo la mia Orsetta.
Io ho scelto molto tempo fa e non è stata una rinuncia, ma una scelta ponderata e voluta dal profondo del cuore.
Trovo così profondamente doloroso però che una donna al giorno d’oggi debba per forza sedersi a tavolino con la propria coscienza, con il proprio stipendio e conto in banca, con la disponibilità di genitori e suoceri prima di potersi sedere a tavolino con il proprio marito/compagno per pensare di cercare un figlio che cresceranno comunque altri.
Pensieri nebulosi di inizio aprile
Mi sveglio da lunedì a venerdì alle 05.50, mi preparo, sveglio un’Orsetta alle 06.30 e con l’aiuto di un fantastico marito la preparo, poi facciamo colazione e usciamo di casa alle 07.20 – 07.30 in direzione del nido. Alle 18.00 esco dal lavoro e vado a recuperare la bimba dai suoceri (al 99%, se no dai miei) che sono andati a recuperarla al nido entro le 17.30 (ma spesso e volentieri vanno anche prima) e se la sono spupazzata/gestita/sopportata per un’ora circa. Torno a casa per le 19.00 circa, preparo la cena a volte per tutti e 3, a volte 3 pasti divisi, e crollo addormentata verso le 21.30.
Ho una vita di corsa, che ogni tanto mi pesa.
Eppure sono fortunata.
Ho un lavoro a tempo pieno e le mie mansioni non sono modificate dopo la maternità, e con i tempi che corrono è già una grazia questo.
Ho la possibilità di uscire dal lavoro e chiudere a chiave dietro la porta dell’ufficio tutti i problemi: posso non portarmeli a casa e ho ben imparato a farlo.
Posso permettermi di pensare a cosa cucinare nel w-end durante le pause caffè e scambiarmi le ricette con la titolare.
Certo è richiesto un discreto impegno nelle 8 ore, ma ho scelto e potuto scegliere di limitarmi a quello.
Recentemente, parlando con Apina di mammitudine, mi sono trovata a pensare che sì, il tempo che passo con mia figlia è poco e che i momenti intensi e bellissimi sono ancora meno, ma non trovo giusto per quanto mi riguarda dare la “colpa” al lavoro: se sono io a non aver chiuso bene la porta dell’ufficio e ho lasciato che il malumore influenzasse la mia pigrottitudine, la mia orsaggine è colpa mia, almeno in parte.
Ma, ribadisco, io pretendo molto da me stessa, forse troppo e comunque il mio lavoro mi consente di pensarla così, dopo quasi 10 anni.
Poi mi trovo a pensare che forse, se fossi a casa tutto il giorno, non riuscirei a vivere bene tutti quei momenti che adesso mi sembrano “magnifici” perché sarebbero la normalità e non è così comune\normale\semplice stupirsi della normalità quando diventa il quotidiano ripetersi di gesti e di azioni.
Dico: io adoro andare a fare la spesa di corsa alle 19.10 con l’Orsina! Anche se mi fa impazzire e vuole sempre il cioccolato, è un modo pieno di complicità di concludere la nostra giornata fuori prima di tornare a casa.
Sarebbe lo stesso se potessi farlo in qualsiasi momento?
Che confusione.
Poi penso a chi non può avere neanche questo.
A chi viene chiesto di non usufruire della maternità.
A chi viene chiesto di tornare a lavorare dopo 2 settimane dal parto.
A chi, è inutile dire che non è vero, deve scegliere tra carriera e figli e se sceglie la carriera con figli li vedrà ancora meno di quanto io vedo la mia Orsetta.
Io ho scelto molto tempo fa e non è stata una rinuncia, ma una scelta ponderata e voluta dal profondo del cuore.
Trovo così profondamente doloroso però che una donna al giorno d’oggi debba per forza sedersi a tavolino con la propria coscienza, con il proprio stipendio e conto in banca, con la disponibilità di genitori e suoceri prima di potersi sedere a tavolino con il proprio marito/compagno per pensare di cercare un figlio che cresceranno comunque altri.
Pensieri nebulosi di inizio aprile
12.3.13
Banalità e canzoni
Il mio amore per Cesare Cremonini è conosciuto da alcuni amici, tanto che (riferendomi a lui) lo chiamo solo per nome. In questo periodo sto riascoltando alcune sue vecchie canzoni talmente spesso da finire per impararle a memoria: da alcune resto folgorata, e le ripeto, le interiorizzo, le sento mie.
"Pensa la cosa più semplice, cogli la rosa più fragile e mi avrai"
Sono io! - pensavo - E amavo questi versi ogni volta che li sentivo.
Oggi, in questa Brianza sommersa dalla pioggia, ascoltavo per l'ennesima volta questa canzone.
Mi sono detta: ma io non voglio essere la rosa più fragile, non me lo posso mica permettere! Mi sono guardata nello specchietto retrovisore, dopo aver parcheggiato, e mi son detta "Io voglio essere della Gramigna!!"**
Forse è solo una stupida illuminazione, ma rendersi conto che l'ultima cosa che si desidera è di essere considerati fragili, mi ha fatto pensare che sto crescendo davvero e che la fase "adolescenziale" del bisogno dell'altro per essere sostenuti è finita da un pezzo.
** La Gramigna (Cynodon dactylon (L.) Pers., 1805) è la pianta infestante più conosciuta al mondo. È della famiglia delle graminacee, molto competitiva, presenta un esteso apparato radicale, che può arrivare a 2 metri di profondità. Viene anche utilizzata in tappeti erbosi con clima caldo, vista la sua elevata resistenza al calpestamento - da wikipedia
"Pensa la cosa più semplice, cogli la rosa più fragile e mi avrai"
Sono io! - pensavo - E amavo questi versi ogni volta che li sentivo.
Oggi, in questa Brianza sommersa dalla pioggia, ascoltavo per l'ennesima volta questa canzone.
Mi sono detta: ma io non voglio essere la rosa più fragile, non me lo posso mica permettere! Mi sono guardata nello specchietto retrovisore, dopo aver parcheggiato, e mi son detta "Io voglio essere della Gramigna!!"**
Forse è solo una stupida illuminazione, ma rendersi conto che l'ultima cosa che si desidera è di essere considerati fragili, mi ha fatto pensare che sto crescendo davvero e che la fase "adolescenziale" del bisogno dell'altro per essere sostenuti è finita da un pezzo.
** La Gramigna (Cynodon dactylon (L.) Pers., 1805) è la pianta infestante più conosciuta al mondo. È della famiglia delle graminacee, molto competitiva, presenta un esteso apparato radicale, che può arrivare a 2 metri di profondità. Viene anche utilizzata in tappeti erbosi con clima caldo, vista la sua elevata resistenza al calpestamento - da wikipedia
8.3.13
ottomarzo
Ieri sera ho riesumato dalla cartella clinica dell'Orsina, le fotografie della sua ecografia morfologica e glie le abbiamo mostrate: "Questo è il tuo piedino", "questa è la tua mano", "questa è la tua colonna vertebrale", "e in questa foto...le tue labbra e il tuo nasino, li vedi?".
L'Orsina rideva, guardava le sue mani, i suoi piedi e si toccava le labbra (identiche alle mie) e il suo nasino a patata.
Poi ci ha indicato altre foto: “eh amore, questo è il cervello, il cuore, i reni…” Ci ha guardati con aria interrogativa ed è tornata alla foto “naso-bocca”. Come darle torto?
L’otto marzo di 5 anni fa, prenotavo le bomboniere per il matrimonio.
L’otto marzo di 2 anni fa, la morfologica mi diceva che avrei avuto un’Orsina.
Oggi è la giornata della donna. Leggo molti che dicono che non si deve “festeggiare” blablabla… Tutto vero. Come purtroppo tristi cronache su omicidi, pestaggi e chi più ne ha più ne metta. Per me però oggi resta un giorno di festa, un giorno in cui riconoscere la femminilità e la sua forza e ricordarla sì, anche con una mimosa.
Festeggerò anche uscendo, ma non oggi, domenica sera. Come da tantissimi anni a questa parte, sempre con le stesse “signore”: perché ci troviamo per ritrovarci, per vedere quanto siamo cresciute, per ridere un po’ dei nostri guai e delle nostre vittorie. Ci troviamo davanti a una pizza o a uno spaghetto allo scoglio per ricordarci che è anche l’unione delle donne che genera una forza ancora più grande.
Poi ci sono quelle che festeggiano andando per spogliarelli & co.
Non credo sia giusto demonizzare l’evento: il fatto è un altro! La libertà di un gruppo di ragazze di andare a vedere uno spogliarello maschile mi pare sia stata raggiunta da parecchio tempo. Allora perché legarlo proprio a questo giorno? Non potrebbero farlo un altro giorno qualsiasi dell’anno? Perché diventa “oggi posso fare quel che voglio, tanto ho la scusa che è la festa della donna”?
Non è un dividere le persone in brave ragazze e cattive ragazze. Questo è un chiedere: ma se vuoi fare la “cattiva ragazza” oggi, perché non puoi farlo anche durante l’anno?
“La libertà non è fare quel che si vuole”
Ohhh che frase ostica, a 18 come a (quasi) 31 anni!
L'Orsina rideva, guardava le sue mani, i suoi piedi e si toccava le labbra (identiche alle mie) e il suo nasino a patata.
Poi ci ha indicato altre foto: “eh amore, questo è il cervello, il cuore, i reni…” Ci ha guardati con aria interrogativa ed è tornata alla foto “naso-bocca”. Come darle torto?
L’otto marzo di 5 anni fa, prenotavo le bomboniere per il matrimonio.
L’otto marzo di 2 anni fa, la morfologica mi diceva che avrei avuto un’Orsina.
Oggi è la giornata della donna. Leggo molti che dicono che non si deve “festeggiare” blablabla… Tutto vero. Come purtroppo tristi cronache su omicidi, pestaggi e chi più ne ha più ne metta. Per me però oggi resta un giorno di festa, un giorno in cui riconoscere la femminilità e la sua forza e ricordarla sì, anche con una mimosa.
Festeggerò anche uscendo, ma non oggi, domenica sera. Come da tantissimi anni a questa parte, sempre con le stesse “signore”: perché ci troviamo per ritrovarci, per vedere quanto siamo cresciute, per ridere un po’ dei nostri guai e delle nostre vittorie. Ci troviamo davanti a una pizza o a uno spaghetto allo scoglio per ricordarci che è anche l’unione delle donne che genera una forza ancora più grande.
Poi ci sono quelle che festeggiano andando per spogliarelli & co.
Non credo sia giusto demonizzare l’evento: il fatto è un altro! La libertà di un gruppo di ragazze di andare a vedere uno spogliarello maschile mi pare sia stata raggiunta da parecchio tempo. Allora perché legarlo proprio a questo giorno? Non potrebbero farlo un altro giorno qualsiasi dell’anno? Perché diventa “oggi posso fare quel che voglio, tanto ho la scusa che è la festa della donna”?
Non è un dividere le persone in brave ragazze e cattive ragazze. Questo è un chiedere: ma se vuoi fare la “cattiva ragazza” oggi, perché non puoi farlo anche durante l’anno?
“La libertà non è fare quel che si vuole”
Ohhh che frase ostica, a 18 come a (quasi) 31 anni!
19.2.13
Il sole che alle 17.20 batte ancora sui vetri delle finestre
anche se in fase di tramonto
è anche lui una grossissima promessa di primavera! :)
anche se in fase di tramonto
è anche lui una grossissima promessa di primavera! :)
12.2.13
Post di autocommiserazione
Invece di essere a casa con mia figlia, la mia perla preziosa,
che ha la febbre da domenica sera,
che sembrava scesa ed è tornata prepotente
che ora è sopra i 39 e quel che mi ha dato la pediatra non le fa nulla
sono a lavorare.
Senso di inadeguatezza, di sbagliato, di ... di...
che ha la febbre da domenica sera,
che sembrava scesa ed è tornata prepotente
che ora è sopra i 39 e quel che mi ha dato la pediatra non le fa nulla
sono a lavorare.
Senso di inadeguatezza, di sbagliato, di ... di...
1.2.13
Ho 2 occhi color sottobosco, furbi e indagatori, sotto forma di Orsetta 18mesenne che ieri hanno visto per la prima volta la magia dello zafferano-che-colora-le-cose (è stata la prima volta che glie l'ho mostrato, lo ammetto): vederla mangiare il risotto giallo, come tradizione Brianzola vuole, l'ultimo giovedì di gennaio, è stato bello e decisamente importante (per me). E' stato un altro mattoncino di quelle "tradizioni di famiglia" che cerco di portare avanti e di far piacere anche a lei.
****************************************************************************
Figlia, la chiamo ogni tanto, qui e anche nella mia testa.
A volte mi sono chiesta perchè non con il suo nome.
Poi finalmente ho riletto Hemingway e mi sono ricordata di questo modo di chiamare, che mi è rimasto impresso nella pelle.
****************************************************************************
E la Amo, non sapete quanto,
anche se è una testona, anche se ha un carattere forte, anche se è una che un pò se la lega al dito.
Perchè mi bacia con tutta la passione che può una bimba,
perchè mi chiama incessantemente "mammaa", che per lei è un mantra infinito (e a volte sfiancante da sentire).
Perchè, diamine, capisce tantissimo.
Perchè è l'Orsetta di casa, con gli occhi color sottobosco, il cuore grande e il sorriso solare.
****************************************************************************
Figlia, la chiamo ogni tanto, qui e anche nella mia testa.
A volte mi sono chiesta perchè non con il suo nome.
Poi finalmente ho riletto Hemingway e mi sono ricordata di questo modo di chiamare, che mi è rimasto impresso nella pelle.
****************************************************************************
E la Amo, non sapete quanto,
anche se è una testona, anche se ha un carattere forte, anche se è una che un pò se la lega al dito.
Perchè mi bacia con tutta la passione che può una bimba,
perchè mi chiama incessantemente "mammaa", che per lei è un mantra infinito (e a volte sfiancante da sentire).
Perchè, diamine, capisce tantissimo.
Perchè è l'Orsetta di casa, con gli occhi color sottobosco, il cuore grande e il sorriso solare.
21.1.13
ShtellA
Ieri,
una bimbetta di quasi diciotto mesi,
biondina,
con gli occhioni verde sottobosco
e il sorriso sempre stampato sul viso,
ieri
ha imparato a dire il suo nome
in un modo così delizioso
così assolutamente bizzarro
da far sciogliere il cuore.
una bimbetta di quasi diciotto mesi,
biondina,
con gli occhioni verde sottobosco
e il sorriso sempre stampato sul viso,
ieri
ha imparato a dire il suo nome
in un modo così delizioso
così assolutamente bizzarro
da far sciogliere il cuore.
3.1.13
E così, con un mese di dicembre arrivato a gamba tesa in scivolata, è finito anche il 2012.
Devo ancora fare pace con questo anno appena finito, dove i giorni pesanti sono stati di più di quelli leggeri e dove i momenti di "leggerezza" si possono contare sulle dita di mani e piedi.
Basti pensare che l'Orso marito mi ha detto che nei 366 giorni passati le frasi che ho detto più spesso sono state "sono davvero stanca" e "sto davvero male" -_-"
Però sono qui.
E ho passato delle fantastiche feste.
E ho intenzione di bere fino in fondo ogni singolo attimo che mi si presenta (come del resto sto già facendo).
Ogni singolo abbraccio, ogni singolo bacio.
Questo sì, 2012, me l'hai proprio insegnato.
Merry Gnu Iar Gente.
E sì, volutamente sbagliato, ma fa tanto ridere :)
Devo ancora fare pace con questo anno appena finito, dove i giorni pesanti sono stati di più di quelli leggeri e dove i momenti di "leggerezza" si possono contare sulle dita di mani e piedi.
Basti pensare che l'Orso marito mi ha detto che nei 366 giorni passati le frasi che ho detto più spesso sono state "sono davvero stanca" e "sto davvero male" -_-"
Però sono qui.
E ho passato delle fantastiche feste.
E ho intenzione di bere fino in fondo ogni singolo attimo che mi si presenta (come del resto sto già facendo).
Ogni singolo abbraccio, ogni singolo bacio.
Questo sì, 2012, me l'hai proprio insegnato.
Merry Gnu Iar Gente.
E sì, volutamente sbagliato, ma fa tanto ridere :)
19.12.12
Strade gelate
e cuore ghiacciato.
Una volta almeno avevo "gli occhi di ghiaccio e il cuore di terra".
"ci vuole pioggia
vento
e sangue nelle vene
e sangue nelle vene
e una ragione per vivere
per sollevare le palpebre
e non restare a compiangermi
e innamorarmi ogni giorno ogni ora ogni giorno ogni ora di più
di più"
e cuore ghiacciato.
Una volta almeno avevo "gli occhi di ghiaccio e il cuore di terra".
"ci vuole pioggia
vento
e sangue nelle vene
e sangue nelle vene
e una ragione per vivere
per sollevare le palpebre
e non restare a compiangermi
e innamorarmi ogni giorno ogni ora ogni giorno ogni ora di più
di più"
12.12.12
Occhi di cane azzurro
Io un pò alle dinamiche di questo racconto ci ho sempre creduto.
Così, anche questa notte, quando sono entrata in una stanza e ho fatto un inaspettato quanto gradito incontro che si è basato su chiacchiere, musica e cibo, al risveglio non ho potuto fare a meno di pensarci.
Una volta tanto niente incubi!
Così, anche questa notte, quando sono entrata in una stanza e ho fatto un inaspettato quanto gradito incontro che si è basato su chiacchiere, musica e cibo, al risveglio non ho potuto fare a meno di pensarci.
Una volta tanto niente incubi!
10.12.12
E quando
E quando Pdor decide di starsene tranquillo nei (miei) nostri metri di intestino.
E quando prendo 1 giorno di malattia per poter stare a letto per curare questo mega raffreddore sinusale per il quale non posso prendere nulla (causa Pdor).
E quando tutto sembra andare a posto,
dopo 10 giorni di Polla - Antibiotico,
dopo 10 giorni di Polla - Aerosol,
dopo averla sfebbrata nei primi 3 giorni e pian piano averle fatto riacquistare l'appetito,
dopo
soprattutto,
essere - quasi - riusciti a farle sparire i crepitii dai polmoni.
Ecco, è quel "quasi" il problema.
Perchè è quando "quasi" le cose sono a posto che va un pò tutto a rotoli.
12 ore senza copertura di antibiotico.
12 ore.
E' tornata la febbre,
alta,
fastidiosa,
da inappetenza.
- scusate eh -
Emacazzo.
...............
Attimo di incazzatura, paura enorme, angoscia.
Poi ci si rimbocca le maniche, si somministrano tachipirine e coccole, si sta svegli questa notte.
Ma vi scordate che io prepari anche solo il menù di Natale.
Non ci voglio nemmeno pensare.
Neanche lontanamente.
Neppure l'idea di festeggiare tutti insieme.
Non me lo permetto proprio di sognare.
E quando prendo 1 giorno di malattia per poter stare a letto per curare questo mega raffreddore sinusale per il quale non posso prendere nulla (causa Pdor).
E quando tutto sembra andare a posto,
dopo 10 giorni di Polla - Antibiotico,
dopo 10 giorni di Polla - Aerosol,
dopo averla sfebbrata nei primi 3 giorni e pian piano averle fatto riacquistare l'appetito,
dopo
soprattutto,
essere - quasi - riusciti a farle sparire i crepitii dai polmoni.
Ecco, è quel "quasi" il problema.
Perchè è quando "quasi" le cose sono a posto che va un pò tutto a rotoli.
12 ore senza copertura di antibiotico.
12 ore.
E' tornata la febbre,
alta,
fastidiosa,
da inappetenza.
- scusate eh -
Emacazzo.
...............
Attimo di incazzatura, paura enorme, angoscia.
Poi ci si rimbocca le maniche, si somministrano tachipirine e coccole, si sta svegli questa notte.
Ma vi scordate che io prepari anche solo il menù di Natale.
Non ci voglio nemmeno pensare.
Neanche lontanamente.
Neppure l'idea di festeggiare tutti insieme.
Non me lo permetto proprio di sognare.
25.11.12
io e Pdor
Ci ho pensato per un pò, dopo i risultati delle biopsie: l'unico modo per uscire fuori da questa voragine in cui sono stata assorbita fatta di negatività e di grigiume è trovare il modo di scherzarci su.
Quindi ho deciso che non lo chiamerò più Crohn, ma che lo "farò mio" e gli cambierò per questo nome, dandogliene uno tutto nuovo: Pdor.
Avevo pensato a Zubbrighen, abbreviandolo poi in Zub, ma non rendeva abbastanza.
*******************************************************************************
Io e Pdor martedì andremo dal gastroenterologo per vedere come migliorare ulteriormente la nostra relazione: pensateci!
Quindi ho deciso che non lo chiamerò più Crohn, ma che lo "farò mio" e gli cambierò per questo nome, dandogliene uno tutto nuovo: Pdor.
Avevo pensato a Zubbrighen, abbreviandolo poi in Zub, ma non rendeva abbastanza.
*******************************************************************************
Io e Pdor martedì andremo dal gastroenterologo per vedere come migliorare ulteriormente la nostra relazione: pensateci!
20.11.12
e arrivarono i risultati.
Crohn.
Ancora in fase attiva.
Attivissima.
E io che lo credevo dormiente.
E io che lo credevo sparito.
Se ne stà nell'ombra, ma c'è.
Devo ancora metabolizzare che è parte di me, punto.
Ancora in fase attiva.
Attivissima.
E io che lo credevo dormiente.
E io che lo credevo sparito.
Se ne stà nell'ombra, ma c'è.
Devo ancora metabolizzare che è parte di me, punto.
16.11.12
Stanchezza
C’è un po’ di stanchezza nell’aria, dovuta al mese-e-passa di “calvario” per l’Orsina che ogni settimana porta a casa dal nido tanti bei germini nuovi. Germini che poi in un modo o nell’altro attaccano voracemente il suo papà Orso e infine anche me, con la differenza che io non posso prendere niente di niente a causa del simpatico Crohn. Così è una settimana che alterno raffreddore-sinusale-massiccio a tosse-senza-fine e ultimo di un paio di giorni CONGIUNTIVITE. Caspita, capirete la “stanchezza”.
Mi sono trovata a guardarmi allo specchio invecchiata.
E no, non insultatemi, perché comunque i 30 li ho superati e non posso permettermi più di “trascurarmi” per qualche tempo come facevo prima: la pelle del mio viso, una volta così remissiva, ora urla vendetta e si raggrinza come le migliori novantenni a spasso per le vie del corso imponendomi lunghi ed estenuanti trattamenti per riportarla a una normale elasticità e lucentezza. Colore neanche a parlarne: pallida ero, pallida resto di base.
Ho visto per l’ennesima volta cambiare in modo radicale il mio modo di vedere alcune cose, vedi ad esempio il concerto del post precedente: quando ho letto i costi allucinanti del biglietto mi sono detta che, oggi come oggi, non li avrei mai spesi per un concerto. So che potrebbe essere un “regalo” che mi faccio, ma considerato che si va tra i 50 e i 92 euro più la prevendita e che se vai a un concerto così mica puoi essere all’ultimo anello dello stadio, spendendo sì la cifra più bassa, ma non vedendo niente o quasi, ho cominciato a pensare che avrei potuto regalarmi un maglione. O una borsa. O quelle scarpe che mi piacciono tanto. Insomma, tutte cose che poi mi resterebbero per più di una sera e che sarebbero materialmente più utili di un ricordo. (Senza considerare tutto quello che potrei comprare all’Orsina con quei soldi…)
Dove sto andando? Sono piombata in una fredda razionalità che non mi consente più di sognare qualcosa. O forse sarebbe più giusto dire che non mi consento più di sognare una cosa al punto da desiderala così tanto da cercare di averla a tutti i costi. Mi sono autoimposta inconsciamente questo blocco e non so neppure dire il perché. Sognavo una festa di compleanno che non c’è mai stata prima per la salute malconcia, poi perché infondo interessava solo a me. Sognavo un Natale con “tutte le famiglie” della “mia famiglia” (leggi genitori, fratello & suoceri) e trovo tutti i “se” e i “ma” di alcuni invitati che mi fanno quasi desiderare di restare sola con marito e Orsetta e stop. Non mi permetto neanche di sognare qualcosa per il prossimo 5 luglio che segna il 5°anno da orsa-moglie perché ho paura che tanto poi non si possa realizzare.
Ho perso la fiducia nei sogni e non me ne vanto.
Forse è tutta colpa della colon e dei risultati delle biopsie che andrò a ritirare lunedì pomeriggio.
Forse è tutta colpa di un 2012 veramente molto impegnativo che si sta rivelando molto intenso anche sul finale.
Forse è solo l’autunno che avanza e io sono solo un’Orsa.
Un’Orsa grigia e appannata che guarda dalla finestra e resta in silenzio.
Almeno per un po'.
Mi sono trovata a guardarmi allo specchio invecchiata.
E no, non insultatemi, perché comunque i 30 li ho superati e non posso permettermi più di “trascurarmi” per qualche tempo come facevo prima: la pelle del mio viso, una volta così remissiva, ora urla vendetta e si raggrinza come le migliori novantenni a spasso per le vie del corso imponendomi lunghi ed estenuanti trattamenti per riportarla a una normale elasticità e lucentezza. Colore neanche a parlarne: pallida ero, pallida resto di base.
Ho visto per l’ennesima volta cambiare in modo radicale il mio modo di vedere alcune cose, vedi ad esempio il concerto del post precedente: quando ho letto i costi allucinanti del biglietto mi sono detta che, oggi come oggi, non li avrei mai spesi per un concerto. So che potrebbe essere un “regalo” che mi faccio, ma considerato che si va tra i 50 e i 92 euro più la prevendita e che se vai a un concerto così mica puoi essere all’ultimo anello dello stadio, spendendo sì la cifra più bassa, ma non vedendo niente o quasi, ho cominciato a pensare che avrei potuto regalarmi un maglione. O una borsa. O quelle scarpe che mi piacciono tanto. Insomma, tutte cose che poi mi resterebbero per più di una sera e che sarebbero materialmente più utili di un ricordo. (Senza considerare tutto quello che potrei comprare all’Orsina con quei soldi…)
Dove sto andando? Sono piombata in una fredda razionalità che non mi consente più di sognare qualcosa. O forse sarebbe più giusto dire che non mi consento più di sognare una cosa al punto da desiderala così tanto da cercare di averla a tutti i costi. Mi sono autoimposta inconsciamente questo blocco e non so neppure dire il perché. Sognavo una festa di compleanno che non c’è mai stata prima per la salute malconcia, poi perché infondo interessava solo a me. Sognavo un Natale con “tutte le famiglie” della “mia famiglia” (leggi genitori, fratello & suoceri) e trovo tutti i “se” e i “ma” di alcuni invitati che mi fanno quasi desiderare di restare sola con marito e Orsetta e stop. Non mi permetto neanche di sognare qualcosa per il prossimo 5 luglio che segna il 5°anno da orsa-moglie perché ho paura che tanto poi non si possa realizzare.
Ho perso la fiducia nei sogni e non me ne vanto.
Forse è tutta colpa della colon e dei risultati delle biopsie che andrò a ritirare lunedì pomeriggio.
Forse è tutta colpa di un 2012 veramente molto impegnativo che si sta rivelando molto intenso anche sul finale.
Forse è solo l’autunno che avanza e io sono solo un’Orsa.
Un’Orsa grigia e appannata che guarda dalla finestra e resta in silenzio.
Almeno per un po'.
6.11.12
No, cioè, tipo
Bon Jovi in concerto a San Siro
il prossimo giugno.
Parliamone.
Bon Jovi in concerto a San Siro
il prossimo giugno.
Parliamone.
26.10.12
la simpatica colon del giovedì
Come è grigia la mia Brianza oggi.
Un grigio stanco, asfissiante, terribilmente opaco.
Puoi lavorare in un ufficio con le pareti bianche e arancioni, con una officina con macchinari verdi e gialli.
Puoi indossare calze a righe di caldi colori autunnali e un maglione color ciclamino.
Puoi fare tutte queste cose, ma quando la Brianza è così grigia, mi ingrigisce anche il cuore.
Forse è per l'anestesia di ieri, che si è aggrappata al cuore oltre che alle membra, e mi ha portata in un gorgo scuro, nero e denso fatto di spossatezza, zero volontà e zero appetito (dannata preparazione alla colon. ho perso 2 kg di liquidi in 1 gg e mi ha tolto la voglia di mangiare).
Forse è che l'inverno incalza l'autunno (anche se mancano ancora quasi 2 mesi) e io sono in "fase letargica".
Forse è solo che è venerdì e che sono un pò giù per la colon.
E' che speravo, innanzi tutto, che con l'anestesia (non la totale) non avrei provato alcun dolore. Invece...
E' che speravo, dato quanto stavo bene, di trovare un intestino perfetto. Invece ci sono tratti ancora malati.
Lo so che sono passati solo 5 mesi dalla dimissione e dall'inizio della terapia, ma, come si dice, uno ci spera sempre. So anche che prendo solo Mesalazina e che risultati del genere per il tipo di terapia che faccio sono fantastici (data la situazione che avevo).
Adesso aspettiamo i risultati delle biopsie, ma ci vorrà quasi un mese.
Ecco, quello che cercherò di fare, è che non sia un mese solamente grigio.
Un grigio stanco, asfissiante, terribilmente opaco.
Puoi lavorare in un ufficio con le pareti bianche e arancioni, con una officina con macchinari verdi e gialli.
Puoi indossare calze a righe di caldi colori autunnali e un maglione color ciclamino.
Puoi fare tutte queste cose, ma quando la Brianza è così grigia, mi ingrigisce anche il cuore.
Forse è per l'anestesia di ieri, che si è aggrappata al cuore oltre che alle membra, e mi ha portata in un gorgo scuro, nero e denso fatto di spossatezza, zero volontà e zero appetito (dannata preparazione alla colon. ho perso 2 kg di liquidi in 1 gg e mi ha tolto la voglia di mangiare).
Forse è che l'inverno incalza l'autunno (anche se mancano ancora quasi 2 mesi) e io sono in "fase letargica".
Forse è solo che è venerdì e che sono un pò giù per la colon.
E' che speravo, innanzi tutto, che con l'anestesia (non la totale) non avrei provato alcun dolore. Invece...
E' che speravo, dato quanto stavo bene, di trovare un intestino perfetto. Invece ci sono tratti ancora malati.
Lo so che sono passati solo 5 mesi dalla dimissione e dall'inizio della terapia, ma, come si dice, uno ci spera sempre. So anche che prendo solo Mesalazina e che risultati del genere per il tipo di terapia che faccio sono fantastici (data la situazione che avevo).
Adesso aspettiamo i risultati delle biopsie, ma ci vorrà quasi un mese.
Ecco, quello che cercherò di fare, è che non sia un mese solamente grigio.
22.10.12
Di Felix, di Orsetta e di sentimenti vari
Sono settimane piene di ogni sorta di sentimenti.
Mi ronzano nel cervello a velocità supersonica e non riesco proprio a sbobinarli.
Come spiegare quello che ho provato vedendo Felix Baumgartner in diretta tv: per chi non l’avesse visto, è quel pazzo sponsorizzato dalla Red Bull & Co. per lanciarsi dalla stratosfera; un’emozione fortissima provata per uno che, a dirla tutta, rischiava la vita per una cosa “stupida”.
Come spiegare l’emozione dolce, duratura e che stordisce, nel guardare i primi “lavoretti” dell’asilo nido dell’Orsetta-cuore-di mamma.
Come spiegare l’emozione silenziosa per la notizia di una perdita. Perché io le amo tutte le mie cancer bloggers e spero di leggerle per i decenni a venire, ma c’è anche la dura realtà di chi non ce la fa, di chi dura a dir tanto tre mesi dalla diagnosi e non riesce neppure a scoprire cosa sia la “blog terapy”. E’ un lutto che mi colpisce come una retta parallela, indirettamente (se preferite), ma che lo stesso mi ha fatto pensare per giorni, perché quando ad andarsene è un genitore, anche se i figli sono grandi, è pur sempre un genitore. E solo adesso che sono madre, mi rendo conto che le parole “se tu continui a vivere lo porterai dentro di te, perché tu sei così anche grazie a lei” sono come acqua su una ferita infetta: non lavano niente, non medicano neppure. Perché quel cordone ombelicale che ci lega alle nostre madri, ai nostri padri, quel cordone che è stato reciso per la prima volta alla nascita e che più volte è stato reciso nella vita (quando abbiamo imparato a camminare, a vestirci da soli, quando abbiamo cominciato a scegliere come vivere, a vivere fuori di casa etc..) in realtà si riformava ancora e ancora, in un’invisibile legame inscindibile neppure dopo la morte.
E’ stato come un deserto.
Come guardare Gerusalemme dal muretto del Dominus Flevit.
Silenziosamente assordante.
Lo so, ci sono le fasi del lutto, piano piano poi ci si convive con il dolore e tutto il resto, ognuno con i suoi tempi, come spiegava bene il libro consigliato dalla Wide, ma penso che in fondo la sensazione costante sia un po’ quella di Baumgartner: un lancio nel vuoto nel quale mi hanno detto che ho assolute probabilità di arrivare alla fine sano e salvo, ma nel quale ci sono io e non loro.
Di certo è che il lancio, prima o poi, finisce.
E lui, nonostante i rischi corsi, è atterrato sano e salvo.
Mi ronzano nel cervello a velocità supersonica e non riesco proprio a sbobinarli.
Come spiegare quello che ho provato vedendo Felix Baumgartner in diretta tv: per chi non l’avesse visto, è quel pazzo sponsorizzato dalla Red Bull & Co. per lanciarsi dalla stratosfera; un’emozione fortissima provata per uno che, a dirla tutta, rischiava la vita per una cosa “stupida”.
Come spiegare l’emozione dolce, duratura e che stordisce, nel guardare i primi “lavoretti” dell’asilo nido dell’Orsetta-cuore-di mamma.
Come spiegare l’emozione silenziosa per la notizia di una perdita. Perché io le amo tutte le mie cancer bloggers e spero di leggerle per i decenni a venire, ma c’è anche la dura realtà di chi non ce la fa, di chi dura a dir tanto tre mesi dalla diagnosi e non riesce neppure a scoprire cosa sia la “blog terapy”. E’ un lutto che mi colpisce come una retta parallela, indirettamente (se preferite), ma che lo stesso mi ha fatto pensare per giorni, perché quando ad andarsene è un genitore, anche se i figli sono grandi, è pur sempre un genitore. E solo adesso che sono madre, mi rendo conto che le parole “se tu continui a vivere lo porterai dentro di te, perché tu sei così anche grazie a lei” sono come acqua su una ferita infetta: non lavano niente, non medicano neppure. Perché quel cordone ombelicale che ci lega alle nostre madri, ai nostri padri, quel cordone che è stato reciso per la prima volta alla nascita e che più volte è stato reciso nella vita (quando abbiamo imparato a camminare, a vestirci da soli, quando abbiamo cominciato a scegliere come vivere, a vivere fuori di casa etc..) in realtà si riformava ancora e ancora, in un’invisibile legame inscindibile neppure dopo la morte.
E’ stato come un deserto.
Come guardare Gerusalemme dal muretto del Dominus Flevit.
Silenziosamente assordante.
Lo so, ci sono le fasi del lutto, piano piano poi ci si convive con il dolore e tutto il resto, ognuno con i suoi tempi, come spiegava bene il libro consigliato dalla Wide, ma penso che in fondo la sensazione costante sia un po’ quella di Baumgartner: un lancio nel vuoto nel quale mi hanno detto che ho assolute probabilità di arrivare alla fine sano e salvo, ma nel quale ci sono io e non loro.
Di certo è che il lancio, prima o poi, finisce.
E lui, nonostante i rischi corsi, è atterrato sano e salvo.
15.10.12
12.10.12
Sai, figlia...
Sai, figlia, che comporta l'essere madre?
L'hanno già detto in tante, ti sembrerà ripetitivo:
la perdita di possesso del proprio corpo, dalla punta dei capelli a quella dei piedi
il sonno che diventa leggero
i sobbalzi al primo rumore notturno
le occhiaie... *sigh*
le alzate: per coprire con le coperte, per far cessare un pianto, per dare da bere...
le "cadute" chini per terra: per rialzare dopo una caduta, per far volare alti fino al cielo, per spiegare qualcosa...
la scomparsa del ribrezzo (che resta, ma che non si può fare altrimenti)
la comparsa della dote da infermiera per medicazioni e decisioni
il sentirsi una cuoca provetta e il sentirsi una cuoca inadeguata a seconda di quel che mangerai, perfida Gordon Ramsey...
E sai una cosa ancora, figlia? Per quante volte io ti dirò queste cose, fin quando non le proverai sulla tua pelle non le capirai davvero, come del resto fece mia madre con me e lo stesso mi trovo a pensare a queste cose già note come a qualcosa di nuovo. Come se avessi sempre visto una scatola sapendo quel che conteneva, ma il vederla aperta le da un senso nuovo.
Grazie comunque figlia mia, per accompagnarmi su questa strada ogni volta che ti dico "Andiamo?" con la mano tesa per prendere la mia... che alla fine non so più chi è che guida e chi è che segue.
L'hanno già detto in tante, ti sembrerà ripetitivo:
la perdita di possesso del proprio corpo, dalla punta dei capelli a quella dei piedi
il sonno che diventa leggero
i sobbalzi al primo rumore notturno
le occhiaie... *sigh*
le alzate: per coprire con le coperte, per far cessare un pianto, per dare da bere...
le "cadute" chini per terra: per rialzare dopo una caduta, per far volare alti fino al cielo, per spiegare qualcosa...
la scomparsa del ribrezzo (che resta, ma che non si può fare altrimenti)
la comparsa della dote da infermiera per medicazioni e decisioni
il sentirsi una cuoca provetta e il sentirsi una cuoca inadeguata a seconda di quel che mangerai, perfida Gordon Ramsey...
E sai una cosa ancora, figlia? Per quante volte io ti dirò queste cose, fin quando non le proverai sulla tua pelle non le capirai davvero, come del resto fece mia madre con me e lo stesso mi trovo a pensare a queste cose già note come a qualcosa di nuovo. Come se avessi sempre visto una scatola sapendo quel che conteneva, ma il vederla aperta le da un senso nuovo.
Grazie comunque figlia mia, per accompagnarmi su questa strada ogni volta che ti dico "Andiamo?" con la mano tesa per prendere la mia... che alla fine non so più chi è che guida e chi è che segue.
11.10.12
di cose particolari
LEGGE 19 settembre 2012, n.167
Norme per consentire il trapianto parziale di polmone, pancreas e
intestino tra persone viventi.
Di questa, arrivata con la mailing list della gazzetta ufficiale (sì, sono malata, ho attivato questa mailing list), dovevo prendere proprio nota.
Norme per consentire il trapianto parziale di polmone, pancreas e
intestino tra persone viventi.
Di questa, arrivata con la mailing list della gazzetta ufficiale (sì, sono malata, ho attivato questa mailing list), dovevo prendere proprio nota.
2.10.12
basta un niente
Basta un niente per crollare.
Uno ha per la testa il marito e la figlia, il lavoro, il bucato, i vestiti da preparare per il giorno dopo che la sveglia suona alle 05:52, cosa cucinerà per cena.
Insomma, uno ha per la testa tutto, tranne il proprio trascorso ospedaliero.
Anche perchè sono passati 5 mesi.
Anche perchè fisicamente ci si sente abbastanza in forma.
Anche perchè "panta rei" e tutto scorre e il passato scivola in secondo piano.
Poi basta un niente
nella fattispecie infilare le mie adorate calze antiscivolo di cashmire color ottanio con i cuoricini sotto i piedi
e basta un piccolo gesto
nella fattispecie camminare solo con le calze antiscivolo sul pavimento di ceramica del bagno
per rimanere bloccati
terrorizzati
nel ricordo.
Quelle calze le indossavo in ospedale, con una bella coperta di lana sopra il lenzuolo e il copriletto, quando fuori la gente era già in maniche corte per l'eccessivo caldo fuori stagione.
Quelle calze le indossavo anche il giorno che ho fatto la mia prima colonscopia, con l'intestino pieno di ulcere, senza anestesia "perchè tanto è una rettoscopia" (invece, trovando "campo libero", si è trasformata in colonscopia ).
Le indossavo proprio quel mattino, quando prima dell'esame, aiutata dall'infermiera dolcissima, sono andata nel bagno della stanza delle colon e non avevo le ciabatte e ricordo perfettamente la sensazione della ceramica fredda sotto i piedi.
Sensazione di freddo che mi è rimasta addosso anche con le urla e il dolore per l'esame.
Amo troppo queste stupide calze color ottanio per buttarle via.
Ma sto facendo una fatica incredibile a scindere da loro questo orribile e paralizzante ricordo.
Uno ha per la testa il marito e la figlia, il lavoro, il bucato, i vestiti da preparare per il giorno dopo che la sveglia suona alle 05:52, cosa cucinerà per cena.
Insomma, uno ha per la testa tutto, tranne il proprio trascorso ospedaliero.
Anche perchè sono passati 5 mesi.
Anche perchè fisicamente ci si sente abbastanza in forma.
Anche perchè "panta rei" e tutto scorre e il passato scivola in secondo piano.
Poi basta un niente
nella fattispecie infilare le mie adorate calze antiscivolo di cashmire color ottanio con i cuoricini sotto i piedi
e basta un piccolo gesto
nella fattispecie camminare solo con le calze antiscivolo sul pavimento di ceramica del bagno
per rimanere bloccati
terrorizzati
nel ricordo.
Quelle calze le indossavo in ospedale, con una bella coperta di lana sopra il lenzuolo e il copriletto, quando fuori la gente era già in maniche corte per l'eccessivo caldo fuori stagione.
Quelle calze le indossavo anche il giorno che ho fatto la mia prima colonscopia, con l'intestino pieno di ulcere, senza anestesia "perchè tanto è una rettoscopia" (invece, trovando "campo libero", si è trasformata in colonscopia ).
Le indossavo proprio quel mattino, quando prima dell'esame, aiutata dall'infermiera dolcissima, sono andata nel bagno della stanza delle colon e non avevo le ciabatte e ricordo perfettamente la sensazione della ceramica fredda sotto i piedi.
Sensazione di freddo che mi è rimasta addosso anche con le urla e il dolore per l'esame.
Amo troppo queste stupide calze color ottanio per buttarle via.
Ma sto facendo una fatica incredibile a scindere da loro questo orribile e paralizzante ricordo.
1.10.12
Le perle della Polla
Apriamo questa nuova categoria, sperando che riesca a strapparci un sorriso nelle giornate tristi!
L'Orsetta non ha mai dormito con il cuscino. Solo che all'asilo lo richiedevano, per fare la nanna. Allora guardo sul sito di una ditta di materassi vicina a casa se hanno quelli apposta per bambini. Li trovo alla voce "guanciali".
Dopo un pò di navigazione, mi giro verso di lei e le dico "Orsetta, allora andiamo a prendere il guanciale?" e lei, sorridendo tantissimo, porta il dito indice alla guancia ed esclama "mmmm!!" seguito da una linguetta tipo sammontana!!!
Inutile dire che ho riso per mezz'ora. :)
L'Orsetta non ha mai dormito con il cuscino. Solo che all'asilo lo richiedevano, per fare la nanna. Allora guardo sul sito di una ditta di materassi vicina a casa se hanno quelli apposta per bambini. Li trovo alla voce "guanciali".
Dopo un pò di navigazione, mi giro verso di lei e le dico "Orsetta, allora andiamo a prendere il guanciale?" e lei, sorridendo tantissimo, porta il dito indice alla guancia ed esclama "mmmm!!" seguito da una linguetta tipo sammontana!!!
Inutile dire che ho riso per mezz'ora. :)
Anche la settimana è cominciata di nuovo, portando con se gli strascichi di pioggia e tempo incerto del fine settimana.
L'Orsettina ha peggiorato la "cozzite" e mi aspetto una settimana non facile al nido: è la terza settimana che ci va ma in realtà è come se fosse al secondo giorno di inserimento!
E' come se stesse pian piano capendo che non è un posto dove starà per poco: si sta piano piano rendendo conto che la realtà delle sue giornate si svolgerà in quelle quattro mura.
E in quel cortiletto con i giochi.
E in quel vasto bellissimo parco con laghetto dei pesci rossi.
(!!!!)
E' giusto e sano che faccia così e incredibilmente non ho il cuore in frantumi: durante il giorno poi si diverte, non piange a meno che gli rubino qualche giochino, mangia tutta la pappa felice e contenta, gioca... deve "solo" metabolizzare il distacco momentaneo, ma ci vorrà un pò.
Quello che mi stupisce sempre di mia figlia è che lei (ma credo tutti i bambini) non ha paura del "diverso": a un battesimo ieri giocava con una bimba dai tratti asiatici e tanti bimbi di colore e per lei, semplicemente, erano bimbi! Che ruolo complicato riuscire a farle mantenere questo "accettare l'altro" anche da grande!
L'educazione è un infinito percorso ad ostacoli.
**************************************************************************
Per il resto l'Orsa sta bene, dai.
Ieri ho salutato una cara amica che parte per Londra, ma dato che non ho alcuna intenzione di lasciarla "perdere", credo proprio che l'Orsetta farà il suo primo volo aereo un pò prima di quando l'ho fatto io!
"Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende...)"
solo che io lo so chi va e chi resta!
L'Orsettina ha peggiorato la "cozzite" e mi aspetto una settimana non facile al nido: è la terza settimana che ci va ma in realtà è come se fosse al secondo giorno di inserimento!
E' come se stesse pian piano capendo che non è un posto dove starà per poco: si sta piano piano rendendo conto che la realtà delle sue giornate si svolgerà in quelle quattro mura.
E in quel cortiletto con i giochi.
E in quel vasto bellissimo parco con laghetto dei pesci rossi.
(!!!!)
E' giusto e sano che faccia così e incredibilmente non ho il cuore in frantumi: durante il giorno poi si diverte, non piange a meno che gli rubino qualche giochino, mangia tutta la pappa felice e contenta, gioca... deve "solo" metabolizzare il distacco momentaneo, ma ci vorrà un pò.
Quello che mi stupisce sempre di mia figlia è che lei (ma credo tutti i bambini) non ha paura del "diverso": a un battesimo ieri giocava con una bimba dai tratti asiatici e tanti bimbi di colore e per lei, semplicemente, erano bimbi! Che ruolo complicato riuscire a farle mantenere questo "accettare l'altro" anche da grande!
L'educazione è un infinito percorso ad ostacoli.
**************************************************************************
Per il resto l'Orsa sta bene, dai.
Ieri ho salutato una cara amica che parte per Londra, ma dato che non ho alcuna intenzione di lasciarla "perdere", credo proprio che l'Orsetta farà il suo primo volo aereo un pò prima di quando l'ho fatto io!
"Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende...)"
solo che io lo so chi va e chi resta!
26.9.12
E arrivò anche la grande crisi.
Grande "cozzitudine" a me e al suo papà della sera prima, seguita a un pianto disperato il giorno dopo, al nido.
E' normale, era stata fin troppo brava la mia Orsettina.
Passerà.
Però ho il cuoricino un pò in frantumi.
...passerà....
Grande "cozzitudine" a me e al suo papà della sera prima, seguita a un pianto disperato il giorno dopo, al nido.
E' normale, era stata fin troppo brava la mia Orsettina.
Passerà.
Però ho il cuoricino un pò in frantumi.
...passerà....
23.9.12
Sorso di vita
Correva il febbraio 2006.
Un tempo così lontano, così alle spalle che quasi non lo ricordavo più.
Mi arrivarono in dono 3 bottiglie di vino: vino "buono" preso da aziende vinicole e imbottigliato con attenzione; un dolcetto d'alba, che purtroppo non è sopravvissuto al trasloco dalla cantina dei miei alla taverna degli orsi, un barbera che resiste ancora imbottigliato e il vino che ho aperto oggi, un ca' de lion
COLORE: rosso rubino purpureo, con riflessi aranciati
PROFUMO:. persistente, ampio ed etereo, ricco di viola e fiori.
SAPORE: armonico, delicato ed austero
fonte http://www.vinighione.it/cadelion.html
Ho aspettato così tanto ad aprire questa bottiglia che l'ho dimenticata, adagiata nel suo giaciglio, lasciando che il tempo depositasse su di lei anni, polvere, ma non l'amaro delle cose passate creato dalla malinconia, nè l'aceto delle cattive esperienze. Ha dormito, tranquilla, cullata dalle cose belle, protetta con il suo bel vetro verde scuro, dai raggi del sole che non ne hanno intaccato l'aroma ma ha potuto lo stesso crescere, avviando l'invecchiamento.
Bere questo vino, più di altri, è per me bere un sorso di vita.
La mia.
Vita passata, giorni, mesi, anni, perfino lustri!
Paesaggi, Chilometri, esperienze, volti, sentimenti...tutto racchiuso in un sorso di vino.
Un tempo così lontano, così alle spalle che quasi non lo ricordavo più.
Mi arrivarono in dono 3 bottiglie di vino: vino "buono" preso da aziende vinicole e imbottigliato con attenzione; un dolcetto d'alba, che purtroppo non è sopravvissuto al trasloco dalla cantina dei miei alla taverna degli orsi, un barbera che resiste ancora imbottigliato e il vino che ho aperto oggi, un ca' de lion
VITIGNO E PROVENIENZA UVE: ca’ de lion è ottenuto con uve di un
piccolo e vecchio vigneto di proprietà, le cui barbatelle provengono dalla zona
francese del borgogna, sulle colline tra Canelli e san Marzano, zona ideale per
microclima e terreno.
VINIFICAZIONE: tradizionale con fermentazione del mosto a contatto con le bucce
a temperatura controllata.COLORE: rosso rubino purpureo, con riflessi aranciati
PROFUMO:. persistente, ampio ed etereo, ricco di viola e fiori.
SAPORE: armonico, delicato ed austero
fonte http://www.vinighione.it/cadelion.html
Ho aspettato così tanto ad aprire questa bottiglia che l'ho dimenticata, adagiata nel suo giaciglio, lasciando che il tempo depositasse su di lei anni, polvere, ma non l'amaro delle cose passate creato dalla malinconia, nè l'aceto delle cattive esperienze. Ha dormito, tranquilla, cullata dalle cose belle, protetta con il suo bel vetro verde scuro, dai raggi del sole che non ne hanno intaccato l'aroma ma ha potuto lo stesso crescere, avviando l'invecchiamento.
Bere questo vino, più di altri, è per me bere un sorso di vita.
La mia.
Vita passata, giorni, mesi, anni, perfino lustri!
Paesaggi, Chilometri, esperienze, volti, sentimenti...tutto racchiuso in un sorso di vino.
16.9.12
RNM e altro
A parte che ho dovuto bere 1 litro e mezzo di "liquido preparatorio".
A parte che mi hanno obbligata a bere l'ultimo bicchiere.
A parte che ne ho vomitato un pò *dannaz*
A parte che non ne ho vomitato troppo per far saltare l'esame *emmenomale*
A parte che avevo una vena bella.
A parte che non c'è più neppure lei.
A parte i 4 fori sulle braccia.
A parte l'agocanula sulla mano.
A parte la pipì che è cominciata prepotentemente a scapparmi a metà esame.
A parte che, fatta presenta la cosa, mi è stato detto "su che manca poco".
A parte che quel "poco" sarebbe stato mezz'ora.
A parte che ho cominciato a cantare tutte le canzoncine che canto a mia figlia per non pensarci.
A parte che il Buscopan in vena insieme al mezzo di contrato mi ha dato problemi.
A parte che ho visto sfocato per le tre ore successive.
A parte che la mano dell'ago canula è diventata stra gonfia.
A parte che ho fatto la pipì correndo in bagno, vedendo sfocato, in camice e cuffia e scarpine sacchetto.
A parte tutto questo
Pare che l'RNM mostri netti miglioramenti rispetto alla precedente.
"Ma lei prende cortisone, vero?"
"Emmh. No".
"Ah!!"
"Eh".
Perchè va meglio?
Anche chissene ;)
Grazie a tutti per l'interessamento!
*******************************************************************************
Domani la mia Orsetta
che ha 13 mesi e mezzo,
che mangia i ravioli agli spinaci,
che adora la frutta,
che sta imparando a camminare,
che amo alla follia,
comincia il nido.
*snifffff* :)
A parte che mi hanno obbligata a bere l'ultimo bicchiere.
A parte che ne ho vomitato un pò *dannaz*
A parte che non ne ho vomitato troppo per far saltare l'esame *emmenomale*
A parte che avevo una vena bella.
A parte che non c'è più neppure lei.
A parte i 4 fori sulle braccia.
A parte l'agocanula sulla mano.
A parte la pipì che è cominciata prepotentemente a scapparmi a metà esame.
A parte che, fatta presenta la cosa, mi è stato detto "su che manca poco".
A parte che quel "poco" sarebbe stato mezz'ora.
A parte che ho cominciato a cantare tutte le canzoncine che canto a mia figlia per non pensarci.
A parte che il Buscopan in vena insieme al mezzo di contrato mi ha dato problemi.
A parte che ho visto sfocato per le tre ore successive.
A parte che la mano dell'ago canula è diventata stra gonfia.
A parte che ho fatto la pipì correndo in bagno, vedendo sfocato, in camice e cuffia e scarpine sacchetto.
A parte tutto questo
Pare che l'RNM mostri netti miglioramenti rispetto alla precedente.
"Ma lei prende cortisone, vero?"
"Emmh. No".
"Ah!!"
"Eh".
Perchè va meglio?
Anche chissene ;)
Grazie a tutti per l'interessamento!
*******************************************************************************
Domani la mia Orsetta
che ha 13 mesi e mezzo,
che mangia i ravioli agli spinaci,
che adora la frutta,
che sta imparando a camminare,
che amo alla follia,
comincia il nido.
*snifffff* :)
11.9.12
Ho la testa piena di pensieri.
Mentre i giorni scivolano via veloci e mentre continuo a correre la mia maratona personale quotidiana su zeppe nere o color oro, si accavallano fatti, notizie e sentimenti.
Domani ho l'ennesima risonanza magnetica addome completo, con simpatico beverone da buttare giù.
Qualcuno vuol venire a cantare la simpatica canzoncina: "E bevilo bevilo bevilo!E bevilo bevilo bevilo!" ? Magari aiuta!
La verità è che sono un pò stanca di tutti questi esami.
Quante volte l'ho già detto?
* monotona e ripetitiva *
Ho bisogno di "un orizzonte da inseguire" che non diventi l'ennesimo tentativo di scappare dalla realtà dei fatti: sono "malata", devo stare sotto terapia, se faccio abbastanza la brava non avrò grossi problemi.
Se vi capita, domani, verso le 08.00, pensatemi, così, per simpatia.
Mi sentirò sicuramente meno sola brindando ad ognuno di voi con la caraffa del mezzo di contrasto.
Mentre i giorni scivolano via veloci e mentre continuo a correre la mia maratona personale quotidiana su zeppe nere o color oro, si accavallano fatti, notizie e sentimenti.
Domani ho l'ennesima risonanza magnetica addome completo, con simpatico beverone da buttare giù.
Qualcuno vuol venire a cantare la simpatica canzoncina: "E bevilo bevilo bevilo!E bevilo bevilo bevilo!" ? Magari aiuta!
La verità è che sono un pò stanca di tutti questi esami.
Quante volte l'ho già detto?
* monotona e ripetitiva *
Ho bisogno di "un orizzonte da inseguire" che non diventi l'ennesimo tentativo di scappare dalla realtà dei fatti: sono "malata", devo stare sotto terapia, se faccio abbastanza la brava non avrò grossi problemi.
Se vi capita, domani, verso le 08.00, pensatemi, così, per simpatia.
Mi sentirò sicuramente meno sola brindando ad ognuno di voi con la caraffa del mezzo di contrasto.
8.9.12
Settimo blog compleanno è magicamente passato senza un attimo per passare di qua.
E' finita la prima settimana di lavoro - con Orsetta dai suoceri (presto al nido): stancaaaante!!
La mia settimana è stata composta di levatacce, corse, risoluzione di problemi e crolli nel letto alla sera: occorre trovare un nuovo equilibrio!!!
Però sono qui, dopo sette anni e tanti cambiamenti, sono ancora qui.
E' finita la prima settimana di lavoro - con Orsetta dai suoceri (presto al nido): stancaaaante!!
La mia settimana è stata composta di levatacce, corse, risoluzione di problemi e crolli nel letto alla sera: occorre trovare un nuovo equilibrio!!!
Però sono qui, dopo sette anni e tanti cambiamenti, sono ancora qui.
2.9.12
“Vorrei fare riferimento al titolo “Come lampada che brilla in un luogo oscuro” […]. Questa parola è presa dalla seconda lettera di Pietro laddove l’apostolo descrive l’evento della trasfigurazione.
Pietro ricorda la voce scesa dall’alto: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”. E poi scrive: “è così – con questa voce – abbiamo conferma migliore della parola dei
profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione, come a lampada che brilla in un luogo oscuro”
(2Pt 1, 16-21). La voce dei profeti è dunque “come lampada che brilla in un luogo oscuro” e, dal
momento che ho chiesto a tutti voi di essere profeti nella Chiesa, questa lampada siete voi. Essa
brilla, dice ancora Pietro, “finchè non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei nostri cuori”
(2Pt 1,19): è il richiamo alle sentinelle del mattino che scrutano l’apparire del giorno e il segno della
luce.
Questa è dunque l’immagine proposta dal testo, una immagine che fa subito pensare a motivo del contrasto che si crea tra la fiamma e l’oscurità. La fiamma, infatti, è piccola, mentre l’oscurità della notte è grande. La fiamma è tremula, debole, fragile, a rischio: basta un niente per spegnerla. La notte e l’oscurità, invece, sono qualcosa di automatico: il buio è solido, va da sé. La fiamma della lampada va nutrita, coltivata. Al contrario, il buio non ha bisogno di niente perché cala da solo e rimane. Eppure questa piccolissima realtà che è la fiamma risulta vincente: vince qualunque buio, splende nelle tenebre, è la luce che viene nel mondo. Anche piccolissima, una fiamma vince l’oscurità, è sempre vittoriosa sulla notte. È questo ciò che sento: siamo una fiamma piccola, apparentemente fragile, insignificante; lo sono io, lo siete voi, lo è anche la Chiesa nel mondo. Ma questa fiamma fa risplendere una luce nella notte, è un segno di speranza, la si vede anche da lontano: è ricca, piena di calore, infonde fiducia, apre nuovi orizzonti. Siate questa fiamma! Siate questa lampada! Abbiate coscienza che essere una tale fiamma significa portare salvezza per il mondo. Siate coscienti che una fiamma, anche se piccola, vince la notte. E preghiamo insieme il Signore per essere sempre, costantemente, una tale fiamma di amore, di luce, di discernimento.”
Carlo Maria Card. Martini, veglia giovani, 19 maggio 2001
Questa è dunque l’immagine proposta dal testo, una immagine che fa subito pensare a motivo del contrasto che si crea tra la fiamma e l’oscurità. La fiamma, infatti, è piccola, mentre l’oscurità della notte è grande. La fiamma è tremula, debole, fragile, a rischio: basta un niente per spegnerla. La notte e l’oscurità, invece, sono qualcosa di automatico: il buio è solido, va da sé. La fiamma della lampada va nutrita, coltivata. Al contrario, il buio non ha bisogno di niente perché cala da solo e rimane. Eppure questa piccolissima realtà che è la fiamma risulta vincente: vince qualunque buio, splende nelle tenebre, è la luce che viene nel mondo. Anche piccolissima, una fiamma vince l’oscurità, è sempre vittoriosa sulla notte. È questo ciò che sento: siamo una fiamma piccola, apparentemente fragile, insignificante; lo sono io, lo siete voi, lo è anche la Chiesa nel mondo. Ma questa fiamma fa risplendere una luce nella notte, è un segno di speranza, la si vede anche da lontano: è ricca, piena di calore, infonde fiducia, apre nuovi orizzonti. Siate questa fiamma! Siate questa lampada! Abbiate coscienza che essere una tale fiamma significa portare salvezza per il mondo. Siate coscienti che una fiamma, anche se piccola, vince la notte. E preghiamo insieme il Signore per essere sempre, costantemente, una tale fiamma di amore, di luce, di discernimento.”
Carlo Maria Card. Martini, veglia giovani, 19 maggio 2001
Iscriviti a:
Post (Atom)

