Ho passato gli ultimi anni a credere in un progetto.
Ad amare delle persone, a credere in loro.
Mi hanno dato enormi soddisfazioni.
Sposandomi, sono uscita dal progetto:
era ben avviato e oramai camminava con le sue gambe.
Ero contenta di lasciare un pezzetto di me.
Oggi scopro che le persone in cui continuo a credere
sono state attaccate
e non difese.
E' stato attaccato il concetto del progetto.
"non siamo mica al circo".
Mi sono sentita attaccare io.
Anche se sono sempre stata un pagliaccio e lo so.
"non siamo mica al circo"
Mi risuona nelle orecchie ed è come se mi tirassero schiaffi.
Mi sento come se lo dicessero a me.
9.4.09
6.4.09
di terremoto e preoccupazioni
Questa mattina mi sono svegliata con la notizia del terremoto a l'Aquila.
Il terrore che possa succedere qualcosa alla mia cognatina,
anche se si trova a un pò di km di distanza
il fastidio di non poterla chiamare,
l'ansia e l'amarezza tutto insieme.
in questo momento certi "perchè??" sono più forti.
Il terrore che possa succedere qualcosa alla mia cognatina,
anche se si trova a un pò di km di distanza
il fastidio di non poterla chiamare,
l'ansia e l'amarezza tutto insieme.
in questo momento certi "perchè??" sono più forti.
Ieri con Orso e altri folli, siamo andati a Treviso per vedere una mostra su Canaletto.
Non l'ho mai apprezzato sui libri di storia dell'arte.
Non mi è mai stato fatto apprezzare.
Sono andata a questa mostra perchè volevo rivedere Treviso e perchè finalmente mi ero decisa a scontrarmi con questo personaggio.
Ne sono uscita perdente e vincente.
Perdente, perchè avrei dovuto affrontarlo prima invece di illudermi che non meritasse la mia attenzione.
Vincente, perchè mi ha diradato ogni nuvola con i suoi cieli del periodo della sua età adulta.
Bistrattato perchè creduto un artista che con la sua tecnica semplicemente faceva soldi con una mera copia dal vero e senza anima.
Un predecessore inutile della fotografia.
Tacciato di eccessivo realismo
lui
che invece manipolava la realtà a suo piacere.
Adesso avrei voglia di Venezia,
per vedere anche lei con occhi diversi.
[ah Treviso! ah la cucina veneta! *slurp* !!]
Non l'ho mai apprezzato sui libri di storia dell'arte.
Non mi è mai stato fatto apprezzare.
Sono andata a questa mostra perchè volevo rivedere Treviso e perchè finalmente mi ero decisa a scontrarmi con questo personaggio.
Ne sono uscita perdente e vincente.
Perdente, perchè avrei dovuto affrontarlo prima invece di illudermi che non meritasse la mia attenzione.
Vincente, perchè mi ha diradato ogni nuvola con i suoi cieli del periodo della sua età adulta.
Bistrattato perchè creduto un artista che con la sua tecnica semplicemente faceva soldi con una mera copia dal vero e senza anima.
Un predecessore inutile della fotografia.
Tacciato di eccessivo realismo
lui
che invece manipolava la realtà a suo piacere.
Adesso avrei voglia di Venezia,
per vedere anche lei con occhi diversi.
[ah Treviso! ah la cucina veneta! *slurp* !!]
31.3.09
mareeeeeh
Un malefico amico, mi ha mostrato un paesaggio marino di indescrivibile bellezza.
Uno di quelli che, mentre lo guardi,hanno il potere di farti sentire
il lento sciabordio delle onde,
l'odore della crema solare appena spalmata,
l'odore del pranzo al sacco sotto l'ombrellone,
il colore vivace dell'ombrellone stesso.
E ora,
guardando fuori dalla finestra,
anelo l'estate ....
*sigh*
*sembra ancora autunno*
Uno di quelli che, mentre lo guardi,hanno il potere di farti sentire
il lento sciabordio delle onde,
l'odore della crema solare appena spalmata,
l'odore del pranzo al sacco sotto l'ombrellone,
il colore vivace dell'ombrellone stesso.
E ora,
guardando fuori dalla finestra,
anelo l'estate ....
*sigh*
*sembra ancora autunno*
26.3.09
reazioni inaspettate
Prendere il coraggio a due mani e dire alla propria madre che, la prima pasqua da sposata, dopo 27 anni non la passerai con loro.
Sentirsi rispondere con una grandissima felicità, di andare e divertirmi tantissimo.
Restare con lo spazzolino da denti in mano e la bocca aperta.
Pensi di conoscere una persona e non la conosci mai abbastanza!
Sentirsi rispondere con una grandissima felicità, di andare e divertirmi tantissimo.
Restare con lo spazzolino da denti in mano e la bocca aperta.
Pensi di conoscere una persona e non la conosci mai abbastanza!
24.3.09
Mi sono svegliata con il sole che entrava danzando dalle persiane chiuse e il rumore dell'acqua che scendeva nella doccia.
Raggomitolata pigramente ho alzato la zampina e spento il terzo richiamo della radio.
Apro le persiane: sole, sole, sole.
Poi, sulla via verso il lavoro, una strada di piccole nuvolette oro.
Adesso il cielo sta diventando sempre più nero e promette disastri.
...se il buon giorno si vede dal mattino....
Raggomitolata pigramente ho alzato la zampina e spento il terzo richiamo della radio.
Apro le persiane: sole, sole, sole.
Poi, sulla via verso il lavoro, una strada di piccole nuvolette oro.
Adesso il cielo sta diventando sempre più nero e promette disastri.
...se il buon giorno si vede dal mattino....
18.3.09
fa freddo, apriamo le porte!
In officina funziona così: arrivata la mezza stagione, quando si spengono i caloriferi, ma non c'è ancora il caldo torrido di giugno, luglio e agosto, si lasciano aperte le porte.
Fa freddo in officina quando si spengono i caloriferi.
C'è il freddo dell'inverno di cui le pareti si sono intrise fino all'anima.
E allora si aprono le porte e il portone,
per lasciare che il caldo entri e vinca l'inverno.
Forse dovrei spegnere il riscaldamento che mi fa "tirare avanti" e aprire le porte anche in me.
Fa freddo in officina quando si spengono i caloriferi.
C'è il freddo dell'inverno di cui le pareti si sono intrise fino all'anima.
E allora si aprono le porte e il portone,
per lasciare che il caldo entri e vinca l'inverno.
Forse dovrei spegnere il riscaldamento che mi fa "tirare avanti" e aprire le porte anche in me.
9.3.09
Sono giornate un pò così.
La felicità è isolata fuori, lontana dal luogo di lavoro.
Per la prima volta in vita mia, mi chiedo con timore che ne sarà del mio futuro e non so dare una risposta.
Dormo la notte solo perchè ho Orso, che come una grande spugna lava via tutti i miei neripensieri.
Voglia di ripresa.
La felicità è isolata fuori, lontana dal luogo di lavoro.
Per la prima volta in vita mia, mi chiedo con timore che ne sarà del mio futuro e non so dare una risposta.
Dormo la notte solo perchè ho Orso, che come una grande spugna lava via tutti i miei neripensieri.
Voglia di ripresa.
17.2.09
16.2.09
bacio del diavolo
Mentre vivevo il mio venerdì sera, mentre lo gustavo fino all’ultima goccia, mi sentivo piena di dejavù, quando, tutto d’un tratto non mi è più importato e ho vissuto al presente nel passato.
Locale nuovo, mai visto, ben fatto, ben studiato.
E poi la gente, gente e ancora più gente: facce note, facce già viste, facce vissute per anni in un altro locale ora defunto, in un’altra epoca, in un’altra vita.
Stessa birra, e li brillano gli occhi. Perché non è solo un nome, ne solo un aroma o un colore, ma tutta una serie di emozioni, racconti, vicende: ad ogni sorso spariva un colore e venivo catapultata anni indietro, sempre con la sessa gente, ma come se stessi vivendo un sogno, un ricordo.
L’unica certezza che mi trovavo nel 2009 era la fede che porto all’anulare.
Luci strobo, casse altissime da far ronzare le orecchie e system of a down nelle battute del batterista e negli arpeggi del chitarrista e voce del cantante coperta dal coro del pubblico: seduta, vedevo solo le braccia alzate e lo sguardo compiaciuto del bassista: “Now, what do you own the world? how do you own disorder, disorder” eravamo un urlo unico, carico della tensione della settimana, del risentimento per tutte le situazioni di disagio in cui ci si era trovati, pieni di rabbia inespressa, o anche solamente pieni di fiato per sputare fuori tutta la negatività, fino ad arrivare alla positività finale “When I became the sun I shone life into the man's hearts”.
In quel momento sono tornata al presente. E la Devil’s Kiss è stata apprezzata come condensato di emozioni vive in grado di essere sopportate.
Nessun rimpianto,
solo,
un sorriso agrodolce.
Locale nuovo, mai visto, ben fatto, ben studiato.
E poi la gente, gente e ancora più gente: facce note, facce già viste, facce vissute per anni in un altro locale ora defunto, in un’altra epoca, in un’altra vita.
Stessa birra, e li brillano gli occhi. Perché non è solo un nome, ne solo un aroma o un colore, ma tutta una serie di emozioni, racconti, vicende: ad ogni sorso spariva un colore e venivo catapultata anni indietro, sempre con la sessa gente, ma come se stessi vivendo un sogno, un ricordo.
L’unica certezza che mi trovavo nel 2009 era la fede che porto all’anulare.
Luci strobo, casse altissime da far ronzare le orecchie e system of a down nelle battute del batterista e negli arpeggi del chitarrista e voce del cantante coperta dal coro del pubblico: seduta, vedevo solo le braccia alzate e lo sguardo compiaciuto del bassista: “Now, what do you own the world? how do you own disorder, disorder” eravamo un urlo unico, carico della tensione della settimana, del risentimento per tutte le situazioni di disagio in cui ci si era trovati, pieni di rabbia inespressa, o anche solamente pieni di fiato per sputare fuori tutta la negatività, fino ad arrivare alla positività finale “When I became the sun I shone life into the man's hearts”.
In quel momento sono tornata al presente. E la Devil’s Kiss è stata apprezzata come condensato di emozioni vive in grado di essere sopportate.
Nessun rimpianto,
solo,
un sorriso agrodolce.
29.1.09
In questi giorni, settimane oramai, vivo nascondendomi dallo scrivere.
Mi pongo domande a cui non voglio trovare risposte, o fuggo dalle domande stesse, nell'eterno conflitto interiore che bene o male tutti si vive.
Dopo l'ennesima batosta di oggi però (meno di un mese, meno di trenta giorni di vita e sorrideva scherzava E NON AVEVA NIENTE DIO MIO. NIENTE.), mi sono detta che era il caso di riversare un pò di nero qui, che la mia anima era già troppo inquinata.
Sconsolata vedo il passaggio di molte vite accanto alla mia e i ricordi piacevoli lasciano il passo all'amarezza del momento, creando una sorta di sapore dolceamaro da buttare giù tutto d'un fiato.
La mancanza.
L'assenza.
La lontananza.
La partenza.
La fine.
Sono parole e immagini buttate sulla scrivania a casaccio e ogni tanto ne ritrovo una o l'altra o l'altra ancora.
Mi sento come se la mia anima fosse come un motore su di giri che però non riesce a cambiare marcia: continua il suo cammino, urlando le sue richieste e verità, rischiando di fondere.
Nutritemi di positività.
Per favore.
Mi pongo domande a cui non voglio trovare risposte, o fuggo dalle domande stesse, nell'eterno conflitto interiore che bene o male tutti si vive.
Dopo l'ennesima batosta di oggi però (meno di un mese, meno di trenta giorni di vita e sorrideva scherzava E NON AVEVA NIENTE DIO MIO. NIENTE.), mi sono detta che era il caso di riversare un pò di nero qui, che la mia anima era già troppo inquinata.
Sconsolata vedo il passaggio di molte vite accanto alla mia e i ricordi piacevoli lasciano il passo all'amarezza del momento, creando una sorta di sapore dolceamaro da buttare giù tutto d'un fiato.
La mancanza.
L'assenza.
La lontananza.
La partenza.
La fine.
Sono parole e immagini buttate sulla scrivania a casaccio e ogni tanto ne ritrovo una o l'altra o l'altra ancora.
Mi sento come se la mia anima fosse come un motore su di giri che però non riesce a cambiare marcia: continua il suo cammino, urlando le sue richieste e verità, rischiando di fondere.
Nutritemi di positività.
Per favore.
30.12.08
Sto cercando di fuggire.
Ogni volta che sento parlare degli attacchi israeliani cerco di non sentire, di distogliere lo sguardo.
Non voglio sentire, non voglio pensare, perchè adesso che ho avuto esperienza (seppur in minima parte) di quelle terre, non ho il coraggio di pensarle ancora più martoriate di quanto già non siano.
Non voglio pensare ai soldati e alle soldatesse israeliane, più piccoli di età di me, che ridevano e scherzavano tra loro o indicando i nostri strambi abbigliamenti o fermi, alla fermata del bus per tornare a casa.
Non voglio pensare ai loro occhi.
Agli occhi di un padre ebreo osservante, alto, magro, con il cappello e i boccoli ai lati del volto, che si sono sciolti all'arrivo in corsa della figlia di quattro anni.
Agli occhi delle donne arabe, bellissime, molto più belle di molte di noi, che senza paura si aggiravano nel suk.
Agli occhi di ammonimento degli uomini arabi, che giustamente non apprezzavano il chiasso che facevamo sulla spianata delle moschee.
Non voglio pensare a Betlemme martoriata, semidistruta e piena di ferite,
all'aeroporto di Tel Aviv, dove ti sentivi gli occhi puntati addosso e nessuno di fisicamente presente ti stava oservando (o forse erano nascosti dietro i vetri).
Non ci voglio pensare, perchè mi verrebebro frasi fatte circa la stupidità umana e non sarebbe utile a nessuno.
Non ci voglio pensare, perchè gli echi degli spari in Israele, rimbombano in Congo, in Afganistan, altrove, anche nelle nostre città, dove ogni litigio può trasformarsi in rissa e in una piccola guerra personale da portare avanti ad ogni costo.
Il sole è sorto come una grossa arancia rossa, ancora una volta, come da secoli, sul bene e sul male.
E su tutto quello che sta nel mezzo.
Penultimo giorno del 2008
Ogni volta che sento parlare degli attacchi israeliani cerco di non sentire, di distogliere lo sguardo.
Non voglio sentire, non voglio pensare, perchè adesso che ho avuto esperienza (seppur in minima parte) di quelle terre, non ho il coraggio di pensarle ancora più martoriate di quanto già non siano.
Non voglio pensare ai soldati e alle soldatesse israeliane, più piccoli di età di me, che ridevano e scherzavano tra loro o indicando i nostri strambi abbigliamenti o fermi, alla fermata del bus per tornare a casa.
Non voglio pensare ai loro occhi.
Agli occhi di un padre ebreo osservante, alto, magro, con il cappello e i boccoli ai lati del volto, che si sono sciolti all'arrivo in corsa della figlia di quattro anni.
Agli occhi delle donne arabe, bellissime, molto più belle di molte di noi, che senza paura si aggiravano nel suk.
Agli occhi di ammonimento degli uomini arabi, che giustamente non apprezzavano il chiasso che facevamo sulla spianata delle moschee.
Non voglio pensare a Betlemme martoriata, semidistruta e piena di ferite,
all'aeroporto di Tel Aviv, dove ti sentivi gli occhi puntati addosso e nessuno di fisicamente presente ti stava oservando (o forse erano nascosti dietro i vetri).
Non ci voglio pensare, perchè mi verrebebro frasi fatte circa la stupidità umana e non sarebbe utile a nessuno.
Non ci voglio pensare, perchè gli echi degli spari in Israele, rimbombano in Congo, in Afganistan, altrove, anche nelle nostre città, dove ogni litigio può trasformarsi in rissa e in una piccola guerra personale da portare avanti ad ogni costo.
Il sole è sorto come una grossa arancia rossa, ancora una volta, come da secoli, sul bene e sul male.
E su tutto quello che sta nel mezzo.
Penultimo giorno del 2008
29.12.08
11.12.08
Piove
Cerco di sciogliermi come neve al sole.
Ma di sole non v'è ombra,
C'è solo tanta pioggia.
Allora mi sciolgo come neve sotto la pioggia,
ma non è la stessa cosa!
Se prima,
avrei goduto di una sana e liberatoria evaporazione,
Adesso,
ristagno in una me stessa annacquata,
pozzanghera che avrà un lento riassorbirsi
su un terreno che non mi assorbe.
Ma di sole non v'è ombra,
C'è solo tanta pioggia.
Allora mi sciolgo come neve sotto la pioggia,
ma non è la stessa cosa!
Se prima,
avrei goduto di una sana e liberatoria evaporazione,
Adesso,
ristagno in una me stessa annacquata,
pozzanghera che avrà un lento riassorbirsi
su un terreno che non mi assorbe.
10.12.08
neeeeve
Trenta minuti per venire al lavoro.
Per fare sei chilometri.
Però, se nel delirio del traffico, mi fermo a guardare i campi e gli alberi, non riesco a non pensare che è davvero tanto bella.
Oggi ha nevicato davvero
Per fare sei chilometri.
Però, se nel delirio del traffico, mi fermo a guardare i campi e gli alberi, non riesco a non pensare che è davvero tanto bella.
Oggi ha nevicato davvero
4.12.08
Fuori dalla finestra...
Vedo le mie Grigne innevate baciate dal sole al tramonto.
Vorrei essere altrove rispetto a dove sono, ma almeno ho questa vista magnifica.
Voglia di the, biscottini e camino acceso.
Vorrei essere altrove rispetto a dove sono, ma almeno ho questa vista magnifica.
Voglia di the, biscottini e camino acceso.
3.12.08
i am a rock, i am an island. and a rock feels no pain; and an island never cries.
Di botto festeggiare il Natale ha perso completamente senso.
Lasciamo perdere per favore i vari significati religiosi e il vero significato di "festeggiare il Natale" grazie.
Il primo Natale da sposata lo immaginavo con mio marito, i miei, mio fratello e i suoceri. Tutti sotto uno stesso tetto: il nostro.
Immaginavo la nostra casina bella ancora più con colori caldi e accoglienti di quanto non lo sia già, con l'albero e le decorazioni e tanti orsi con il cappellino rosso a pon pon.
Il sapere che una cosa tanto desiderata non potrà realizzarsi mi ha smontata: quindici pezzi d'OrsaLè sparsi ovunque. Non mi viene più da pensare a niente.
So che non è giusto nei confronti del mio Orso, che si merita un Natale colorato e felice e spero di riassorbire questa cosa il più in fretta possibile.
Mi frullano in testa le parole di questa canzone mai sentita e di cui ho letto solo il testo che fa proprio per me, ora:
i am a rock,
i am an island.
and a rock feels no pain;
and an island never cries.
Lasciamo perdere per favore i vari significati religiosi e il vero significato di "festeggiare il Natale" grazie.
Il primo Natale da sposata lo immaginavo con mio marito, i miei, mio fratello e i suoceri. Tutti sotto uno stesso tetto: il nostro.
Immaginavo la nostra casina bella ancora più con colori caldi e accoglienti di quanto non lo sia già, con l'albero e le decorazioni e tanti orsi con il cappellino rosso a pon pon.
Il sapere che una cosa tanto desiderata non potrà realizzarsi mi ha smontata: quindici pezzi d'OrsaLè sparsi ovunque. Non mi viene più da pensare a niente.
So che non è giusto nei confronti del mio Orso, che si merita un Natale colorato e felice e spero di riassorbire questa cosa il più in fretta possibile.
Mi frullano in testa le parole di questa canzone mai sentita e di cui ho letto solo il testo che fa proprio per me, ora:
i am a rock,
i am an island.
and a rock feels no pain;
and an island never cries.
17.11.08
ritorni
Sono in un periodo "un pò così" della mia vita.
E non state a ripetermi che ciclicamente queste cose tornano, perchè lo so da me.
Sono tre giorni che vorrei scrivere un post e ho il blocco.
Vorrei scrivere una e - mail a Giorgia e ho il blocco.
Vorrei scrivere una lettera a mia cognata lontana e ho il blocco.
E che noia! "Il blocco", "il blocco!", neppure fossi un lucchetto o un pc con il sistema operativo infettato da un virus.
La verità è che mi sembra di non avere pieno possesso delle parole che uso: mi sembra di non saper spiegare davvero quello che sento, quello che sto provando, senza risultare monotona, e piatta.
Forse questo mi accade perchè insieme ai problemi digestivo-intestinali che mi sto portando dietro da mesi, allo stesso modo non so più metabolizzare le emozioni e trasformarle in parole e sapori: mi manca questa cosa. Oggi ho bevuto un sorso di Inferno vendemmia 2000 e mi ha solleticato il palato gorgogliandomi in gola "sono come..." ma si è perso nei meandri del mio esofago, nascosto dal rumore del cuore e da quello della cassa toracica prima che potessi capire la fine della frase.
Eppure accanto ai "disastri" della vita, sto vivendo anche cose belle, intense e piacevoli, non posso certo dire che la mia vita è solo un enorme scatolone nero!
Ma qui non è più questione di positività, è questione di diventare realisti, rimboccarsi le maniche e scavare fino a trovare la luce dentro questo dannato tunnel. L'ho fatto altre volte.
Speravo di aver smesso.
E non state a ripetermi che ciclicamente queste cose tornano, perchè lo so da me.
Sono tre giorni che vorrei scrivere un post e ho il blocco.
Vorrei scrivere una e - mail a Giorgia e ho il blocco.
Vorrei scrivere una lettera a mia cognata lontana e ho il blocco.
E che noia! "Il blocco", "il blocco!", neppure fossi un lucchetto o un pc con il sistema operativo infettato da un virus.
La verità è che mi sembra di non avere pieno possesso delle parole che uso: mi sembra di non saper spiegare davvero quello che sento, quello che sto provando, senza risultare monotona, e piatta.
Forse questo mi accade perchè insieme ai problemi digestivo-intestinali che mi sto portando dietro da mesi, allo stesso modo non so più metabolizzare le emozioni e trasformarle in parole e sapori: mi manca questa cosa. Oggi ho bevuto un sorso di Inferno vendemmia 2000 e mi ha solleticato il palato gorgogliandomi in gola "sono come..." ma si è perso nei meandri del mio esofago, nascosto dal rumore del cuore e da quello della cassa toracica prima che potessi capire la fine della frase.
Eppure accanto ai "disastri" della vita, sto vivendo anche cose belle, intense e piacevoli, non posso certo dire che la mia vita è solo un enorme scatolone nero!
Ma qui non è più questione di positività, è questione di diventare realisti, rimboccarsi le maniche e scavare fino a trovare la luce dentro questo dannato tunnel. L'ho fatto altre volte.
Speravo di aver smesso.
5.11.08
pensieri
Per un singolare gioco di luci e riflessi, accendendo i quattro faretti in stile moderno, posti come acrobati o spade di Damocle su paralleli cavi d’acciaio sopra il fax, compaiono sul muro due gabbiani stilizzati, come quelli che si usava fare da bambini: due semisfere consecutive a rappresentarne le ali.
In questa giornata di corsa, mentre invio manualmente un fax mi perdo a guardare quel disegno azzurrato: i vetri dei faretti, scopro dopo mesi, sono in realtà azzurri pur dando una calda luce gialla.
Sembra di sentire il lontananza il rumore della risacca, che porta alla luce altri sapori, altri ricordi.
Mi guardo intorno e sento l’aria pesante e non sono le finestre chiuse: per come è cambiato questo posto in questi anni, non basterebbe lasciare aerare il locale per una settimana.
Per togliere la cenere di malignità, i pensieri cattivi, gli odi inespressi, dalle pareti, dalle piastrelle, non basterebbe un nuovo colore di vernice, ne una fornitura di ammoniaca per un anno.
Mi sono persa l’attimo in cui è cominciata questa parabola discendente.
Eppure ero qui.
Ma forse non capivo, ed ero ancora persa a guardare altri gabbiani.
In questa giornata di corsa, mentre invio manualmente un fax mi perdo a guardare quel disegno azzurrato: i vetri dei faretti, scopro dopo mesi, sono in realtà azzurri pur dando una calda luce gialla.
Sembra di sentire il lontananza il rumore della risacca, che porta alla luce altri sapori, altri ricordi.
Mi guardo intorno e sento l’aria pesante e non sono le finestre chiuse: per come è cambiato questo posto in questi anni, non basterebbe lasciare aerare il locale per una settimana.
Per togliere la cenere di malignità, i pensieri cattivi, gli odi inespressi, dalle pareti, dalle piastrelle, non basterebbe un nuovo colore di vernice, ne una fornitura di ammoniaca per un anno.
Mi sono persa l’attimo in cui è cominciata questa parabola discendente.
Eppure ero qui.
Ma forse non capivo, ed ero ancora persa a guardare altri gabbiani.
Iscriviti a:
Post (Atom)