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16.9.16

di cori e di cantori

Caro amico/a che leggi la Taverna,
domani sarà un giorno "importante" per me: sarà l'ultima volta che canterò e tu non mi hai mai sentita  cantare, ne mi sentirai mai.

Mi è stato detto "mai dire mai!", ma per me questa è una certezza: domani canterò con IL coro. Quello che mi ha accompagnato per anni, quello che "massì la impariamo subito" "massì inventiamo le seconde voci", quello in cui ho fatto milioni di volte la solista (tirandomela anche un po'), e in cui ho gorgheggiato improbabili e fantastiche seconde voci (tirandomela ancora di più, con fuori i polmoni per sentirmi). Quello con cui abbiamo fatto qualche concerto, preparato a regola d'arte soprani - contralti - tenori.
Quello in cui, ai tempi d'oro, riuscivo a giostrarmi in più di una parte, a seconda delle necessità.

Quello con cui ho portato le chitarre elettriche arpeggiate in chiesa al venerdì santo, e che brividi.
Quello che nei momenti topici aveva il sax come intro.
Quello dei tamburelli per tenere il tempo.

Quello che, al mio di matrimonio, era organo, batteria, chitarre elettriche, tromba e tante magnifiche voci.

Quello che poi, mi sono girata ed eravamo cresciuti.
Quello che quasi tutti abbiamo figliato e abbiamo altri impegni.

Quello che, mi fa male a dirlo, a pensarlo, non tornerà più.
Come del resto la prima giovinezza che diventa ricordo.

Fa male, salutare qualcosa che ti ha dato tanta felicità (tra i ricordi più belli, il concerto fatto una settimana dopo aver scoperto di avere l'Orsetta nella pancia e quello a poche settimane dal termine).

Fa male pensare che, caro amico/a, non potrai mai sentire, davvero, "cosa" eravamo.

Fa male, anche se forse non riesco a fartelo capire.

28.2.12

Chop Suey

La prima volta che ho sentito questa canzone è stato quasi 10 anni fa e la rabbia mi navigava dentro ancora libera si fare come pirati nei mari pieni di galeoni: disastri.

C'è un momento e un luogo preciso che ricordo, ma non riesco a focalizzare esattamente nel tempo: eravamo andati a sentir suonare amici di amici (forse addirittura "di amici") che facevano un pò questo genere; era tipo venerdì sera e la settimana lavorativa era stata un devasto, il locale faceva schifo, la birra era annacquata, io volevo solo andare a casa. Poi hanno cominciato a suonare cose "così così" e improvvisamente parte questa canzone: sono scattata in piedi e ho cominciato a muovermi e poi a cantare e poi a urlare e a far uscire tutto, tutto davvero. In mezzo alla massa che pogava, che si muoveva all'unisono, che urlava, anche io ero una parte del tutto.

Alla fine avevo un senso di liberazione, leggerezza e benessere euforico che era anche un pochino inquietante.

Non ho più cantato questa canzone, e sono passati almeno 4 anni: ecco, adesso vorrei poterla urlare ancora, ma temo che la mia Orsetta si spaventerebbe.

E' da giorni che volevo scrivere un post sulla mammità, sulla difficoltà di non potersi permettere di stare a letto ammalate, sul fatto che è quasi una settimana che mi trascino gastroenterite trasformatasi in febbricola malefica, trasformatasi in tosse fastidiosa e febbre che sale e scende a suo piacimento, trasformatasi in mezza cistite. Ecco.

Volevo scrivere della fatica di smettere di allattare, del dolore egoistico che ho provato.

Ma, dopo la seconda notte consecutiva dove ho dormito 4 ore, l'unica cosa su cui riesco a scrivere è questa canzone: d'altronde, spesso e volentieri, nella mia vita ho scelto l'arrabbiatura piuttosto che lasciarmi andare.

Passerà, e vi ammorberò ancora con la mammitudine.

http://www.youtube.com/watch?v=HrQsGeKN6qk

16.11.07

12.11.07

Chi siamo noi?

QUESTE DONNE QUI
ne faranno di strada!

E potrò dire:
Io c'ero a pogare in "killing in the name of"

Tenetele d'occhio!